Ho partecipato di nuovo al contest letterario di qualche post più sotto.
Stavolta il tema era questo:
Tema:
2012 – Da 10 anni è stato scoperto come alimentare il fabbisogno energetico del mondo: utilizzando una centrale nelle viscere della terra (sotto il mantello) attraverso il riscaldamento di enormi e desolati cunicoli gestiti tramite remoto lontano da essi e dalla centrale.
Un giorno, per problemi sconosciuti, il sistema in remoto smette di funzionare mandando completamente in blackout tutte le città del pianeta non alimentate dalle pochi altre fonti rinnovabili. Vengono mandati 3 specialisti (o specialiste) a controllare cosa succede nei cunicoli della centrale ma dopo poche ore di loro non c’è più traccia.
Mandando una seconda squadra di tecnici seguiti da un reparto dell’esercito si troverà solamente una delle persone scomparse.
Raccontateci che è successo
Dopo le mie perplessità sul genere “Come, SOTTO il mantello? Nel nucleo?” ho scritto non uno, ma due brevi racconti. Solo il secondo, limato e limato, è in concorso, nelle versione con il limite di caratteri.
Se interessa quella non limitata, è dopo il “more”…
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang
- Insomma, ‘sti cinesi ce la fanno a superare la crisi?
- Ce l’hanno già fatta.
- Come sarebbe a dire?
- A un civile non lo dovrei raccontare, che è un segreto di Stato, rischio l’Alto Tradimento.
- E allora non dirmi nulla, non voglio amici in galera.
- No, è che a questo punto… vabbe’, ti dico quello che so. Quello che non ho visto di persona viene dallo spionaggio, quindi non garantisco il massimo dell’accuratezza. Ascolta: i cinesi l’hanno trovata, l’energia pulita illimitata.
- E che sarebbe? Il sole?
- No, la geotermia.
- Ma i costi allo stato attuale…
- Lascia perdere lo stato attuale, sono dieci anni che hanno risolto tutto. Sono a regime dal 2002.
- Dieci anni? Come sarebbe a dire?
- Capisci perché vendono di tutto a prezzi ridicoli? Non è la manodopera, che gli costa poco, ma l’energia. E la vendono, pure. A tutto il mondo. Oddio, alle compagnie petrolifere, che estraggono solo per autotrazione, acquistano a una miseria l’elettricità dalla Cina e la rivendono come se venisse dalle loro centrali a combustibile. Non credevi mica che bastassero una dozzina di termoelettriche per tutto un paese? Sono di facciata, pure quelle.
I black-out europei di dieci anni fa erano un assestamento, prima hanno venduto a loro, e le prime releases sai come sono.
- Quindi quello mondiale…
- Esatto, altro che “effetto domino”. Gli si è fermata la centrale per una settimana, e prima che si rimettessero a regime…
- LA centrale? Una sola?
- Esatto. Dai, comincio dall’inizio. Alla fine del millennio, i cinesi riescono a mettere assieme una superlega metallica, resistentissima alle alte temperature e all’usura, niente minerali esotici, estremamente conduttiva oppure praticamente isolante a seconda del reticolo cristallino. Unobtanio, la chiamano, e ci prendono per il culo anche col nome: “non ottenibile”, “non l’avrete”. Costo di produzione minimo, processo relativamente semplice. Che fanno? Invece di ricoprirci un carro armato come faremmo noi, ne fanno delle talpe meccaniche automatizzate che tagliano la roccia come fosse burro, le piantano nel centro della placca continentale e gli danno il via. Dietro a ogni talpa fanno scendere a traino una micro-centrale metallurgica automatica che processa i metalli nei detriti di scavo e li trasforma nella superlega, che usa per costruirsi un tubo attorno mentre scendono. Insomma, in capo a tre anni hanno raggiunto la discontinuità di Gutenberg, e quindi il nucleo terrestre, con un cunicolo a vite da 30° rivestito di Unobtanio. Seimila kilometri di scavo per tremila di profondità in tre anni. Se volevano, arrivavano direttamente a Washington, sbucavano da sottoterra come formiche e ai nostri figli toccava imparare il libretto rosso a memoria. Evidentemente sono più furbi di noi. Dicevo, si son fermati solo perché a quella profondità sei tanto vicino al centro di gravità che un uomo fa fatica ad alzare un braccio, e le macchine iniziano a deformarsi sotto il loro stesso peso.
E non solo. Mentre scendeva la prima talpa-centrale, ne hanno mandate giù altre che, a profondità diverse hanno creato altri rami. Una specie di radice che affondava nel centro della terra e ne raccoglieva il calore, un tubo ramificato fresco dentro e caldo fuori. Nel frattempo, appena sotto la superficie hanno creato una centrale termoelettrica grossa come sei volte Manhattan da non so quanti Terawatt. Nel 2003 i cinesi erano già autosufficienti ed esportavano il surplus, mentre ancora la struttura dendritica cresceva. L’anno scorso il 99,8% dell’elettricità mondiale veniva da quella centrale, anche se quasi nessun governo ne aveva idea. Anche ai satelliti quel poco che c’era in superficie sembrava solo un’area industriale.
- E il black-out?
- Già. Sei settimane fa, la centrale si ferma, di botto. In superficie non arriva più calore, cosa che è impossibile, visto che i cunicoli stessi sono i conduttori, una specie di radiatori al contrario. Le talpe sono in contatto costante con la superficie, usano i tubi come cavi elettrici, e non raccolgono anomalie strutturali. Tranne una dozzina, le più profonde, che non solo hanno smesso di allargare la rete, ma hanno pure interrotto i contatti.Che si fa?
- Io avrei mandato le altre talpe a vedere.
- Vedere è una parola grossa, visto che non hanno telecamere. Però sì, hanno mandato altre tre talpe, da tre punti diversi, a vedere cosa fosse successo alle più vicine. Non appena arrivano in prossimità, anche queste spariscono. E allora si mandano i tecnici.
- Ovvio.
- I cunicoli sono scavati a vite per quello, in modo da essere ispezionabili senza grossi problemi. Preparano tre veicoli da ispezione e mandano giù tre tecnici con la pagliuzza corta in mano, ognuno in un ramo diverso. Pensa te: seimila kilometri al buio, a scendere a vite.
- Ma quanto sono grandi ‘sti cunicoli?
- Non sono piccoli: la talpa ha un diametro di cinque metri per quindici di lunghezza, e la vite un raggio di duemilacinquecento. I tecnici scendevano in fretta, ma non credo gli girasse la testa. Insomma, solo la discesa è durata tre giorni. Arrivano a due kilometri dall’ultimo contatto, indossano gli scafandri, che aria pura da quelle parti ce ne è poca, e scendono a piedi lasciando il mezzo. Tutti e tre spariscono, in tre punti a seicento kilometri l’uno dall’altro, nel giro di un secondo. Le telecamere dei mezzi e degli scafandri non vedono niente di anomalo. Mezz’ora dopo è già partita una nuova spedizione, stavolta con un contingente dell’esercito.
- Cos’è, un numero dei Fantastici Quattro contro l’uomo talpa?
- Niente del genere. Stavolta non dividono le forze, e mandano a controllare un solo ramo. Altri tre giorni di discesa. Arrivano al mezzo abbandonato dal tecnico, e dalla superficie li seguono da non sappiamo quante telecamere. Avanzano nel buio. Di punto in bianco, in terra si vede lo scafandro del tecnico, in posizione fetale. Io ho visto il filmato coi sottotitoli, quindi ti posso dire solo che balbettava. Era abbastanza lucido da aver cambiato le cartucce di riciclo aria, ma non abbastanza da tornare al mezzo e alla superficie. Mentre i paramedici lo soccorrono, i militari vanno avanti, e trovano la talpa. Cioè, solo la metà posteriore. Quella anteriore è come se fosse inghiottita dalla parete di fronte. O meglio, come se fosse stata schiacciata dalla parete, scesa come una ghigliottina. Una parete, a quella profondità, non ci doveva essere.
- E cosa è successo?
- Se lo chiedono anche i cinesi. Finchè non ci piantano contro una specie di sonar. In superficie capiscono subito che la parete racchiude un’enerme cavità. Già che ci sono, fanno una prospezione sismica, che a quella profondità ancora non aveva mai fatto nessuno. Di quelle enormi cavità, intorno al nucleo, ce ne sono un migliaio, per difetto. E ognuna contiene qualcosa.
- Magma?
- Anche. Ma non solo. Dentro al magma, le prospezioni trovano delle sagome. Sagome che si muovono, seppur lentamente. E con loro, appena, si muove il guscio esterno, perfettamente sferico. È quel movimento che ha tagliato in due le talpe: appena ha intaccato il guscio, questo è ruotato come un occhio nell’orbita e hop… Il tecnico aveva fatto la stessa ecografia, e aveva capito di trovarsi davanti a… un uovo. Gli altri due tecnici… boh? Presi nel movimento delle uova? Crolli? Di certo ci sono stati dei picchi magnetici che hanno fatto impazzire gli scafandri, ma come mai nessuno dei tre sia tornato al mezzo d’ispezione e poi in superficie, non lo sappiamo.
- Un uovo di che?
- Lo sai, tu? Io no. Qualcosa di vecchio. Vecchio quanto la Terra, perlomeno. Qualcosa di alieno, se era già qui quando la Terra era giovane.
- Sì, ma cosa c’entra con il black-out?
- Qui si va nella speculazione, ma i capoccioni pensano che in qualche modo gusci assorbano il calore raccolto dai tubi arrivati a contatto molto più efficientemente di quanto i tubi stessi possano condurre verso la superficie. Avevamo fatto un buco sul fondo della diga, e non arrivavamo più a prendere l’acqua col secchio dal bordo. Siamo tornati ai vecchi metodi per un po’, quindi. Adesso sai come mai si parla di nuovo di caro-energia.
E pare che tutto questo calore tutto assieme abbia pure velocizzato la gestazione di questi pulcini. Hanno tagliato con esplosioni mirate i tubi di raccolta in contatto con le uova: il resto del calore ha ricominciato a salire verso la centrale, ma gli embrioni non hanno rallentato lo sviluppo.
- Ecco, adesso è un buon momento per dirmi che stai scherzando.
- Purtroppo no. Hanno misurato massa e movimenti delle uova in contatto con i tubi, e pare che, bla bla bla col volume dell’uovo, sia questione di mesi per la schiusa. Non dovremmo finire il 2012 senza vedere cosa c’è nell’uovo. Ci aspettiamo una dozzina di terribili terremoti in Cina mentre le fenici –già, le hanno chiamate così- scavano per uscire, la distruzione di quasi tutta la placca eurasiatica, diverse ripercussioni sul resto del mondo. Tsunami, inondazioni, cambio delle linee costiere, apertura di diverse faglie… non ci aspettiamo che la civiltà finisca, ma subirà un duro colpo.
- E me lo dici così? Non hai paura che…
- Che tu vada a raccontarlo in giro? Per far che? Cosa ci possiamo fare? Hanno provato pure con il nucleare, su un uovo. Gli ha fatto quanto il nonno alla nonna. Possiamo solo sperare che ci sia qualcuno, dopo, che possa far aprire le uova che restano a intervalli regolari, in modo da ridurre i danni, che se si aprissero tutte assieme potremmo dire addio al pianeta, non solo all’Eurasia.
E poi, se tu avessi intenzione di seminare un’inutile panico, dovrei farti fuori, cosa che non ho proprio voglia di fare.
- Cosa si può fare, sul serio?
- Fossi in te mi comprerei una casa in montagna, e lontano da Yellowstone, da vulcani, da faglie e da montagne che possano franarti in testa. Metterei da parte diverse provviste, alleverei animali, mi farei un orto. Insomma, fai il montanaro complottista pazzo dei fumetti. Però una cosa te la posso promettere.
- Cosa?
- Quando le dodici creature di magma usciranno dalla terra martoriandola, probabilmente tra fontane di fuoco e tempeste di fulmini, non credo che staranno molto da queste parti: lo spettacolo di dodici immense fenici che abbandonano il pianeta per tornare a un nido distante anni luce sarà visibile da tutto quello che resta del mondo. Credo che ne varrà la pena.
Gli intrusi
Quando il black-out aveva steso le sue dita di tenebra sulla Repubblica Popolare Cinese le luci della caserma avevano appena ammiccato prima che i generatori d’emergenza entrassero in funzione, quindi il capitano Hu non si era allarmato fino a quando aveva appreso che il black-out era nazionale, e non limitato al Qinghai. Diede quindi l’ordine di mettere la caserma in allarme come da procedura. Dopo qualche altra ora un dispaccio lo informò che la mancanza di energia era mondiale. Cosa poteva aver fermato o reso inutilizzabili tutte le centrali elettriche del mondo?
Fu distratto dal rumore di un elicottero che atterrava nella caserma, facendo tremare i vetri della finestra dietro di lui. Con la mano istintivamente sulla pistola, scese di corsa le scale verso il piazzale di adunata.
Solo la stella rossa bordata di giallo sulle insegne dell’elicottero aveva trattenuto i soldati accorsi da tutta la caserma dall’aprire il fuoco: l’arrivo non annunciato di un mezzo del genere in una caserma già in allarme era qualcosa completamente fuori dagli schemi.
- Giù le armi! – Hu urlò per coprire il frastuono del motore che perdeva giri.
I soldati obbedirono mentre il portello dell’AC313 scorreva. Hu non fece in tempo a stupirsi che l’uomo che ne uscì non indossasse un’uniforme ma un camice, che questi si diresse verso di lui. Abbozzò un saluto che con la sua goffaggine rivelò che l’uomo non era un militare e gli tese una cartelletta.
- Capitano Hu? Io mi chiamo Kuang. Mi scuso per l’allarme, ma ho il pieno appoggio dei suoi superiori, ed è una questione nazionale che richiede rapidità. Siete i più vicini al problema.
Mezz’ora dopo l’elicottero era già ripartito, con a bordo il capitano Hu e una squadra di suoi uomini, sei tuttofare in assetto di guerra, dai fucili di precisione alle cariche da demolizione.
Hu escluse dal circuito dell’interfono in cuffia la squadra e i piloti, e ingiunse a Kuang:
- Adesso mi dia tutte le informazioni che mi servono per fare il mio lavoro.- Il tono era molto simile a un ordine.
- Abbiamo un problema di natura ignota con la centrale elettrica, e abbiamo bisogno dell’Esercito per una scorta. Hanno fatto il suo nome.
- È un po’ poco. Questo lo avevo capito.- Indicò il simbolo del fulmine sul taschino del camice dell’uomo, e allargò appena un sorriso.
Kuang parve pensarci su- Va bene. La nostra non è “una” centrale elettrica, ma “la” centrale elettrica. Alimenta tutto il Paese, e praticamente tutto il mondo. Vendiamo da dieci anni, ormai, energia alle grandi compagnie petrolifere, che la rivendono poi come se provenisse dalle loro centrali a combustibile. Molti governi e la quasi totalità dei civili mondiali ne sono all’oscuro.
La centrale Da Long attinge energia termica dalle profondità terrestri e la trasforma in elettricità.
- Come tenete il segreto? Non deve essere un impianto piccolo, eppure non ne sapevamo niente neanche noi che siamo di stanza così vicini.
- Il segreto è obbligato. L’impianto è quasi completamente sotterraneo, elettrodotti e impianti di raffreddamento compresi, e un singolo ordigno potrebbe spazzarne via la parte superficiale, mettendo in ginocchio il Paese e la sua economia. Dal cielo sembra una zona industriale. Pochi uomini bastano a far funzionare un impianto da 15 Terawatt in continua espansione.
- In espansione?
- Questo è l’orgoglio della Da Long: venti anni fa abbiamo realizzato una talpa meccanica in lega speciale in grado di scavare e rivestire di lega condotti di scambio termico fino ad una profondità di 50km. Condotti ispezionabili, in quanto scavati “a vite”, relativamente freschi poichè il trasporto del calore avviene sul lato esterno, a diversa densità. L’interno è termicamente isolante, l’esterno molto conduttivo. Inoltre, una volta arrivati alla profondità ottimale, la talpa torna a 20km, e inizia a scavare una diramazione, che, nello stesso modo in cui nuova radice porta maggior nutrimento alla pianta… – Mimò con la mano puntata verso il basso l’aprirsi di un fiore.
- Ho capito, porta più energia. Cosa si è rotto? E perché vi serviamo noi?
- Cosa si è rotto non lo sappiamo. Pensiamo sia stata la sottostazione di scambio primaria, a 10km di profondità, che ha mandato segnali di allarme alle altre sottocentrali, forzandone uno spegnimento di sicurezza, ma quando abbiamo mandato dei tecnici…
- Niente?
- Scomparsi. Solo un urlo nell’interfono. Per quanto mi sembri impossibile, là sotto c’è qualcosa che li ha… beh, uccisi, credo.
- Cosa glielo fa credere?
- Conoscevo i tre tecnici. La voce che ha urlato non era di nessuno dei tre.
Il cunicolo buio e ripido in cui stavano per entrare sembrava una bocca di metallo spalancata.
- Per arrivare alla sottostazione occorrerà meno un’ora, su questi kart. 500 metri più in basso partono le diramazioni. L’unica luce fino alla stazione sarà quella dei fari. Tenete aperta la comunicazione, che, vi ricordo, non è via radio, ma ha bisogno che tocchiate il metallo della parete. Quindi appena arrivate… Ah, i kart hanno un sistema di posizionamento e ritorno automatico, nel caso sbagliaste e… Non che creda… – Kuang era ogni minuto più agitato. Sui kart a sei posti erano rimasti liberi due sedili dopo che tre nuovi tecnici in camice si erano seduti tra i militari, ed evidentemente il tecnico temeva di doverne occupare uno. Hu tagliò corto.
- Se non c’è altro, vediamo di ridare corrente al mondo. – Sapeva che alle sue spalle almeno un paio dei suoi uomini avevano alzato gli occhi al cielo per la frase ad effetto. Sorrise appena dell’espressione di Kuang, e premette sull’acceleratore.
- Qui ci sono solo cocci di vetro.
La stazione che Hu si aspettava titanica era poco più di uno stanzino scavato nella parete del cunicolo, con due terminali di computer ridotti a schegge di vetro e circuiti stampati, una parete di strumenti di misura con i quadranti sfondati, e una stretta porta in metallo.
- È il WC chimico – spiegò uno dei tre tecnici, ma quando un militare la aprì a fucile spianato una creatura urlante e spaventata si rannicchiò in un angolo del gabinetto.
- Non sparate! -, urlò il tecnico, – È Heng, uno dei nostri. -
- Cosa è successo?
- Q-quando siamo arrivati era tutto spento. A-abbiamo visto che avevano premuto l’arresto di emergenza. – Heng indicò sul pannello un pulsante rosso dietro un vetro infranto. – Stavamo per ri… ripristinare l’operatività, ma prima del contatto con la superficie… I-io ero in bagno e… li ho sentiti urlare.
Hu non chiese altro. – Su c’eravamo noi, se c’è un sabotatore non può essere andato che giù. I tecnici restano qui col materiale di scorta e il kart della prima squadra e cominciano a riparare quello che c’è da riparare. Noi vediamo di capire chi vuole Da Long ferma.
Il punto in cui il tunnel si ramificava era ampio e dal pavimento quasi pianeggiante, come una piccola piazza. Davanti ai kart si aprivano sei tunnel.
- Da che parte andiamo?- Chiese il guidatore del kart.
- Il terzo da sinistra. – Rispose Hu. – L’hai illuminata per un secondo. Guarda. – Accese la torcia sul casco, e focalizzò il fascio fino a stringerlo su una macchia rossa sulla parete. Sangue.
- Non occorre che vi dica di stare pronti al fuoco.
- Ferma qui.-
Hu poggiò un piede a terra.
- Kuang, mi sente?-
Nell’auricolare, la voce era metallica ma chiara. – Sì, la sento.-
Hu lesse a Kuang il codice di posizionamento sul display del kart. – Cosa c’è da questa parte?
- Niente di particolare o anomalo. È una delle gallerie più esterne e meno profonde, una delle ultime ad essere state scavate. La talpa è una decina di chilometri sotto di voi.
- Qualcosa di anomalo ci deve essere. Continuiamo a scendere.
“Ed ecco là l’anomalia.”
Nella parete del tunnel si apriva un foro irregolare, di un paio di metri di diametro e col bordo inferiore all’altezza della vita degli uomini. Il rivestimento di metallo del tunnel era esposto e incorniciava le tenebre.
- Kuang, è prevista una diramazione?
- No. Non lì. Dovrebbe esserci solo roccia solida, a quella profondità. Avete quasi raggiunto la talpa.
- Quindi anche il tunnel è fresco. A quale otre avete tolto il tappo? -
Tre uomini si avvicinarono in formazione all’apertura.
- Passiamo alla visione notturna – ordinò Hu, e tutte le luci si spensero. I soldati e Hu si portarono sul volto il visore che rilevava sia la più debole luminescenza che gli infrarossi. Hu accese l’illuminatore IR quando vide che di luce da rilevare non ce ne era proprio.
In verde su nero, Hu vide i tre uomini affacciarsi al foro e uno toccarne il bordo e annusarsi le dita: – Altro sangue, devono aver portato qua i tecnici, vivi o morti.-
Poi i fari IR illuminarono le tenebre nel foro.
All’inizio i soldati li scambiarono per rocce.
Sarebbe bastato che la Bestia Mangiapietra fosse passata poco distante, e non avrebbe attraversato la Tana e portato la Grotta Liscia che ruba il calore. Quando i Più Duri di noi erano andati a vedere cosa era successo, avevano seguito la Grotta Liscia per molti passi, e avevano trovato la Grotta Strana. Avevano rotto le cose che facevano rumore che c’erano dentro, e da allora la Grotta Liscia rubava meno calore alla Tana. Poi alla Grotta Strana erano arrivati dei Morbidi. I Più Duri avevano ucciso i Morbidi, e li avevano portati alla Tana per darli da mangiare a tutti.
Poi altri Morbidi erano tornati, e vollero entrare nella Tana. Scheggiarono la pelle di molti dei Più Duri, ma alla fine furono presi e spezzati. L’ultimo di loro con un rumore più forte degli altri mandò in pezzi coloro che l’avevano catturato e fece crollare la roccia chiudendo la Grotta Liscia.
Da allora la Tana è sempre più fredda. Quello che resta della Grotta Liscia e la Bestia Mangiapietra ci rubano il caldo e lo portano ai Morbidi.
Quindi gli Antichi hanno deciso che dobbiamo andare noi, dai Morbidi, e farli smettere. La decisione è passata attraverso tutte le Tane, e saliremo tutti assieme. Dovremo scavare un po’, arrivare nel Posto Senza Soffitto, forse, ma siamo tanti, e quando avremo mangiato tutti i Morbidi tornerà il caldo in tutte le Tane.
(continua…)