Grinch.

Ogni Natale è peggio.

Ogni Natale mi trovo meno coinvolto in una festa imposta da miti sincretici che trovo insensati in una civiltà degna di tale nome e dal consumismo. Da ateo, non è una festa. Da razionale, so che si festeggia il solstizio, il sole invitto, eccetera, come ennemila anni fa. Che culo, Galilei, non hai sprecato la tua vita.

E poi, ‘sta cagata dello shopping natalizio, che tu provi a tornare a casa e ti trovi le locuste per strada a spolpare le vetrine, e preghi, quest’anno come da quando eri bambino, di trovare sotto l’albero un’apocalisse zombie.

Non pigliamoci per il culo, il mio affetto non lo comprate con un regalo dell’ultimo minuto. Non fatemene.
Lo stesso, non proverò a comprarvi io.
Se voglio farvi un regalo, ve lo faccio durante l’anno. Il mio affetto, la mia stima, provo a dimostrarvela senza guardare il calendario.
Se mi conoscete ne siete accorti. Non aspetto che sia il vostro compleanno, oppure che si sia prossimi alla festa che ha rubato la data al solstizio d’inverno: se vedo qualcosa che piace a me e che vi piacerebbe/vi servirebbe, ve la regalo.
Alla mi’moglie arrivano spesso pacchetti inaspettati -bischeratine, eh, niente mazzi di rose da 144-, a qualche amico è arrivato qualche gadget elettronico, o anche solo un attrezzo che ho trovato utile per me.
Ho sul cazzo i pranzi “volemosebbene”, di gente che se può ti scansa come la merda sul marciapiede per tutto l’anno, e per Natale invece “Su, dai, ci sono tutti i parenti/colleghi/compagni di squadra”.
Non capisco il babbaleismo di preziosa corrente sprecata -per non parlare degli alberi segati- per far lampeggiare lampadine.
Non capisco nemmeno a chi, maggiore di otto anni e cresciuto fuori da un cargo cult, possano piacere i fuochi artificiali, ma è un altro discorso. Anzi no, che ‘sto “cosa fai l’ultimo dell’anno?” l’ho sempre visto come “cosa fai mercoledì pomeriggio?”.
Non ho tredici anni, ormai il divertimento è andare a letto presto. Son vecchio, fatevene una ragione, avanza una fetta di pandoro -son pure a dieta- e una bicchierata di spumante, godeteveli. Non pensate a me che ho il giramento di palle perché tanto, anche se mi chiudessi in bagno durante il pranzo di Natale a lappare l’acqua dalla cassetta del water, troverei il modo di ingrassare ANCORA solo per osmosi gassosa. (Qui apro una parentesi: duecento, cento, cinquant’anni fa, il mangiare ipercalorico durante l’inverno era una necessità, che il freddo, il cibo scarso, eccetera. Ora che cazzo di bisogno c’è di ingollare cotechini, brodi di tacchino, farinate di castagne, al giorno d’oggi? E soprattutto, maledette le papille, c’è bisogno che siano così buoni?)

Vabbe’, sono vecchio E rompicoglioni, puntualizziamolo pure.

Però mi mantengo lucido nel cuore se non in testa.
Mi spaventano l’ipocrisia del “ti faccio un regalo anche se mi stai sul cazzo”, e, peggio, chi si fa coinvolgere dal clima natalizio, figlio delle agenzie pubblicitarie e dei servizi di Studio Aperto, e davvero ci crede, che siamo tutti più buoni.
Vi do una brutta notizia: anche se la incarti e ci metti il fiocco dorato, siamo sempre gli stessi pezzi di merda.
Siamo i pezzi di merda che la mattina del venticinque contano i regali ricevuti e dicono “Valfredo quest’anno non m’ha regalato nulla perché l’anno scorso gli ho riciclato il Risiko che non volevo, l’anno prossimo neppure io a lui faccio niente”, capaci di tenere a memoria tutto l’inventario di H&M per sapere quanto vale il golfino che t’ha regalato la zia, quanto vale quello che ha ricevuto tua cugina, e soppesare il presunto affetto relativo al centesimo.
Siamo i pezzi di merda che dicono “io alla cena ci vengo, però mettimi lontano da Valfredo, che nel ’67 m’è passato davanti in fila alla Posta”.
(Siamo tutti un po’ Valfredo, è per quello che non ci sopportiamo l’uno con l’altro, diciamocelo. Ma diciamocelo tutto l’anno, per carità.)

Insomma: io quest’anno non farò regali (come tutti i vecchi sono pure tirchio, se volete pensatela così) se non a moglie-genitori-suoceri perché tutto quello che VOLEVO regalare, i regali sentiti, ve li ho fatti durante l’anno.
Se non vi ho regalato niente, è perché non ne ho avuto l’occasione, non ho trovato niente adatto a voi.
E se l’occasione l’ho avuta, fatevi delle domande. Mi dispiace, le pillole dorate le ho messe tutte sull’abete dell’Ikea.

4 thoughts on “Grinch.”

  1. Scusa ma ti sei d’accordo con “l’altro Simone”?! no perchè…sintonia perfetta!
    E comunque a me il Grinch è sempre piaciuto di più di BabboNataleCocacola e di tutto il baraccone di falsi buoni sentimenti che si porta dietro…. l’unico motivo per cui non odio il Natale è che è la mia unica occasione per rientrare in famiglia (che comprende mamma-babbo-nonna-uomo-”comitato”). Solo per questo vale la pena di sopportare pandoro e panettoni e telefonate smielense di parenti sconosciuti che ti chiedono vita morte e miracoli giusto per poi sparlarti dietro.
    Sto proprio invecchiando anch’io….

  2. Già sai.
    Non serve che dica niente.

    Anzi, posso usarlo come “manifesto” del “come mi sento nel periodo di Natale”?
    Hai messo in parole quello che io non riesco a spiegare con educazione, a me parte l’embolo e ciao…

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