Archive for the ‘Accadde che...’ Category

Accadde che..., Follia Plagio involontario

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Da “il Corriere” del 9/5

“Alla durissima presa di posizione del Vaticano, il rappresentante del governo libico risponde con altrettanta fermezza: Quando abbiamo allentato i controlli siamo stati accusati di mandare la gente a morire. Ora che abbiamo deciso di potenziarli ci accusano di violare i diritti umani. Noi siamo aperti a tutti i tipi di cooperazione, se volete possiamo portare a piazza San Pietro tutti gli stranieri che le vostre navi hanno portato qui. Bisogna capire che la Libia da sola non ce la fa, queste persone scappano dalla fame, non dalla guerra. La coscienza dellEuropa deve svegliarsi perch noi proveremo a fermare chi affronta il mare per avere una vita migliore, per saremo costretti a fermarci se continueremo ad essere il luogo di transito di tutta lAfrica. E saremo costretti a sospendere i controlli delle frontiere verso lesterno qualora ci rendessimo conto che il peso migratorio sta diventando troppo pesante.”

Non mai bello scoprire di pensarla come Gheddafi, tranne quando c’ di mezzo il Vaticano.

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Accadde che...

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Come se non bastasse il caldo infame e la levataccia di luned쬠蠴utta la mattina che uno degli specialisti, colto da chiss࠱uale inopportuno stimolo, invece di star dietro a guasti e numerelli -beato lui che 蠳carico-, s’蠰reso l’aspirapolvere della donna delle pulizie e sta rivoluzionando la sua postazione e quelle d’intorno, e, francamente, avvelenandoci col rumore e la polvere alzata. Suppongo anche che il motore dell’aspirapolvere, continuamente in moto dalle nove, sia una concausa del caldo che ci fa ingrullire.
No, che poi l’ha preso in mano con un sogghigno e la battuta “Finalmente uno strumento adatto alle mie competenze”. Faceva il sarcastico, faceva.
C’蠴occato dirgli come accenderlo, accidenti a noi.

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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi That’s amore

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Dopo due notti fuori casa -anche se a casa di amici gentilissimi, mica sulle panchine-, due giorni ricchi di impegni -cogli amici gentilissimi di cui sopra- e un appuntamento annuale che, visto il gradimento della Figlioluccia posso sperare di rendere fisso anche per lei, dopo aver incontrato DiNozzo di NCIS e Annachiara del Grande Fratello (quella topa per topa per tre e quattordici, pi dal vivo che in televisione, per stessa ammissione della Figlioluccia, se no col cavolo che mi azzardavo a scriverlo qui, capitemi), dopo essermi innamorato di almeno sei serie televisive nuove con le quali ammorber la Figlioluccia e il mio PC per almeno un’estate, ieri s’era finalmente di ritorno. Quando ho finalmente iniziato a vedere per la prima volta e sul palmare il musical “Hair”, giusto sei minuti per capire che mi sta sulle palle (no, dico, fancazzisti drogati che campano alle spalle del prossimo), il nostro treno arrivato a Firenze.
Alle 22.42.
La Figlioluccia propone di prendere un taxi, “che tu domani monti alle sette, e io ho un sonno boia, e mi fa pure male lo stomaco”, cos un tassista logorroico ci accompagna all’auto.
Tre minuti dopo mi accorgo di non aver con me il cellulare.
Chiamo. Trilla a vuoto. Bene, almeno non l’hanno raccattato e spento, o stirato con un’auto. Non nel taxi n a terra, quindi, visto che nemmeno risponde nessuno.
La Figlioluccia -che l’auto sua- sfida il sonno e mi reca prima in stazione -di nuovo- dove io accerto la sparizione del treno tutto. Un gentilissimo ferroviere -mica ci sono solo quelli che chiudono gli sportelli in faccia ai passeggeri impedendo loro di salire in un giorno di sciopero TRE MINUTI prima della partenza, e qui ogni riferimento alla Freccia Rossa partita da Milano verso Roma alle 19:30 puramente casuale- telefona prima senza successo al convoglio, poi in deposito e avvisa che sto arrivando.
La Figlioluccia fa arrampicare l’auto fino all’Osmannoro, sopportando pure la mia fretta e i miei commenti di impazienza, e, espletate le verifiche di sicurezza del caso in guardiola ed esplorato met dell’impianto in cerca del reparto lavaggio, mi guarda vagare in pellegrinaggio da un addetto all’altro fin quando ne trovo uno in grado di capire l’italiano e che mi indica che la Freccia Rossa una delle due agli estremi dell’impianto. Una in arrivo per il lavaggio, l’altra boh. Per fortuna quella che interessa a me quella da lavare, quindi dieci minuti dopo e innumerevoli binari scavalcati, busso alla motrice come avevo visto fare al gentilissimo ferroviere di SMN, mi faccio aprire la carrozza e recupero il cellulare abbandonato sul tavolino.
Da un coglione, aggiungerei, quello che vi sta scrivendo.
La Figlioluccia, che aveva esordito con “ho sonno”, ricordate?, mi recupera e, imboccata l’autostrada, mi scodella a Figline verso le una, dove ci fiondiamo a letto dopo aver bevuto un bicchiere di Caleffi per il suo mal di stomaco, e quindi rovesciato le valigie sul divano e la roba sporca nel cesto in bagno.
Senza un’offesa, senza scaricarmi in faccia lo spray al peperoncino, senza farmi controllare la ruota posteriore in area di servizio e partire sgommando, senza farmi per sbaglio manovra addosso durante il parcheggio, senza suggerirmi di legarmi le cose al collo o di andare in vacanza in paesi nei quali non batte sole.

Capito perch la sposo?

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Accadde che..., Follia, Sapevatelo! Quattro maggio

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Stamani ho sentito pure questa:

“Ehi tu! Sei come immobile,
dato immortal sospiro”…

Perch tanto odio?

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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Virtuality Nota personale: “Mentalmente” diverso da “Ad alta voce”.

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Pomeriggio forzatamente casalingo. Io e la Figlioluccia ci alterniamo alla Wii-fit, uno a far esercizi e l’altra sul divano.
Durante le flessioni con stacchi laterali, il trainer automatico mi fa, per spronare e incoraggiare: “Visualizza mentalmente il corpo che vorresti avere”
Io, a denti stretti: “Claudia Schiffer, Claudia Schiffer!”

Ho sbloccato tre livelli avanzati della corsa solo tenendo in mano il controller nella decina di minuti successivi.

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Accadde che..., Follia Piante e sostanze

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foto0027Ieri notte, verso le una, uscivo dal casello autostradale.
Come spesso accade, le forze dell’ordine effettuavano -lodevolemente- i loro controlli, muniti di torcia, paletta e giubbetto catarinfrangente, sui mezzi in uscita.
Mi fanno cenno di accostare. Abbasso il volume dell’autoradio, tiro gi il finestrino, lato destro visto che a destra s’ posizionato il tutore.
Lui mi punta la torcia in faccia e chiede “Buonasera, di dove , lei?”. Ora, io so che i capelli scarruffati e la barba lunga che tanto piacciono alla Figlioluccia -e solo a lei- non sono rassicuranti, ma questo incalza “E come si chiama?” “Cicali”, rispondo io.
La torcia ha intanto vagato sui due cellulari in plancia, sul portapalmare -vuoto-, sulle borse appese dietro, sul mio auricolare… e non c’ nulla da ridire, suppongo. Poi si incastra sulla pianta carnivora comprata a tre euro all’esselunga e sostenuta dal supporto portatazza qui a lato -solo per non rovinarla durante il trasporto verso casa, eh!, mica ho intenzione di trasformare lo sportello di destra in un balconcino fiorito!- e chiede subito, anzi, dichiara:
“lei fa uso di sostanze”. Il punto interrogativo tanto piccolo che non si vede nemmeno.
Io ridacchio -nemmeno questo dev’esser stato rassicurante- perch ho capito e rispondo “No, una pianta carnivora, l’ho comprata questo pomeriggio e la sto portando a casa”
“Carnivora?”
“Si”, rispondo io, e spiego come una pianta colle foglie a forma di bottiglia possa essere letale per gli insetti.
“Uhm.”, dubita lui “La faccia vedere al mio collega pi avanti… Oh, guarda ’sta pianta”
Faccio dieci metri, e devo sottoporre il vasetto a nuova ispezione visiva, probabilmente ad opera di collega pi dotato in botanica, e devo spiegare di nuovo.
Insomma, torno a casa che la pianta mi mormora “Mii, che figura mi hai fatto fare… ma mettermi tra i sedili come tutti, no, eh?”

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Accadde che..., Ce l'ho con... Dotazione di serie-t

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L’altr’ieri ero in coda, come accada per una buona mezz’ora ogni mio giorno.
Sulla destra una di quelle macchine-siluro da crisi di mezz’et: bassa, filante, costosa come un panfilo.
Il tipo al volante apre il finestrino di tre dita e butta fuori il mozzicone, stando attento a non farla cadere sulla carrozzeria.
Io attiro la sua attenzione, abbasso il mio finestrino e, col mio migliore sorriso, aspetto che anche lui abbia fatto lo stesso.
“Bella macchina!” esclamo garrulo.
Il tizio sorride compiaciuto.
“Non ce l’ha il portacenere?” chiedo, sempre sorridendo.
Il tizio smette di sorridere, distoglie lo sguardo, chiude il finestrino e mette tutte e due le mani sul volante fissando davanti a s.
Senza una parola.

Ora, io sono uno stronzo. Ma I fumatori, che a un passo da un portacenere buttano la cicca a terra; quelli che la seppelliscono nella sabbia quando sono al mare; quelli fumano un po’ dovunque, fottendosene anche se ci sono bambini; quelli che per qualsiasi altra questione sono corretti e cortesi e ligi, poi per fumano in pineta e al distributore o, mentre passeggiano, tiran via il mozzicone con una schicchera; ecco, quelli cosa sono?

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Accadde che..., Tanta iNioranza Testamento biologico

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Quando ho comunicato la mia intenzione di andare a firmare sabato in piazza Beccaria, un collega di quelli baciapile ha cominciato a fare il simpatico.
Poi ho risposto.
“Guarda che se si basano sull’encefalogramma, a te l’alimentazione te la sospende il pizzicagnolo”
Non ho guadagnato un amico.

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Accadde che..., Ce l'ho con... Gli zingari non rubano i bambini

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ROMA

Spose-bimbe bulgare
vendute a 10mila e????ro

Portavano illegalmente in
Italia ragazze bulgare minorenni
per venderle come spose: il
prezzo si aggirava sui 10 mila
euro, o pi. Le ragazzine finivano
in mano ai clan nomadi,
venivano ridotte in schiavit e
costrette a commettere furti e
borseggi a Roma e in altre citt.
I carabinieri del Ros hanno arrestato
11 bulgari per tratta di
esseri umani, riduzione in
schiavit e favoreggiamento di
immigrazione clandestina.

da La Nazione di oggi.

No, li compravendono.

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Accadde che... Nel frattempo…

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Sanremo stato vinto da una tenerissima e bravissima Cortellesi colla maschera di Groucho Marx senza baffi, e da una marchetta della De Filippi.

Veltroni-chi? stato sostituito da Franceschini-chi?, senza colpo ferire e senza far cessare nemmeno per un picosecondo i continui “maggioranza cacca”.

Abbiamo temuto per l’integrit fisica di Patti Pravo, che probabilmente dietro ha tutta la pelle d’avanzo.

Al Grande Fratello sono entrati Ri-Katia e RiMedioman (su Rimedioman ho depositato i diritti, se lo volete utilizzare mi dovete pagare le royalties), ed stato buttato fuori un altro psicopatico -complimenti alla selezione- che girava nudo minacciando di defecare sui letti altrui. L’hostess stata licenziata, forse no, forse si, far la Fattoria, forse no, forse si, ha rotto il cazzo e dovrebbe andare a zappare, e senza forse.

Due bei tomi del PD han promosso un emendamento (e un dei tomi, tal Vita -ohi Vita mio!- s’ giustificato a Radio24 dicendo “non mi aspettavo certo che passasse, se no non l’avrei fatto”; abeh, complimenti per la levatura morale) per abbassare la soglia per i contributi pubblici ai partiti dal 4% al 2%. Si, insomma, il PD si frammenta, bisogna trovare il modo perch ogni frammentino continui a poppare dallo Stato. Il drammatico che detto emendamento passato alla quasi unanimit, salvo DUE radicali che la prossima volta beccheranno il mio voto, quantomeno.

Ho passato un sabato d’oro con cucina della Figlioluccia e compagnia di amici, e un venerd altrettanto ben frequentato. La domenica di TV, svacco e pigrizia stata l’ideale coronamento del tutto.
Tutto regolare, mi sembra.

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Accadde che... Degli effetti deleteri dell’alcool sull’epidermide umana

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Grappa + In my skin =

tattoo

Grazie, Mary :)

(Tatuaggio e foto ad opera di M)

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Accadde che..., Follia Brevi scambi via sms

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“Come va?”
“Sto sorvegliando 14 atleti. Sembrano bambini in gita”
“Non ti innamorare”
“Macch innamorare, son ragazzini”
“E oltre a ragazzini?”
“Son tutti ragazzini… Purtroppo! : – D”
“Vabb, da adesso sei single, goditela”

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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, HELP!, Sing Single Cose di casa

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Lo sapevate che tra un qualche (un po’ troppo) tempo la Figlioluccia verr a convivere con me? No? Sapevatelo.
Ecco. Il problema lo spazio, per ora; non tanto per lei, quanto per l’accresciuta necessit volumetrica per vestiti, scarpe e pentolame (si, che ho il culo che alla Figlioluccia piaccia cucinare, che lo faccia bene e in gran variet e copia).

In attesa che mi riesca progettare e costruire la cassapanca che, addossata al muro, contemporaneamente sostituir tre sedie, costituir dispensa e “romper” ulteriormente la stanza, abbiamo iniziato la MISSIONE ARMADIO.
Siamo stati da IKEA, KREA (noo, non quasi plagio, noooo!), Mobildiscount, Mondo Convenienza, qualche altro rivenditore minore, abbiamo scartato a priori Emmelunga del cavolo; abbiamo passato ore all’IKEA -per Befana. Vi rendete conto? Per Befana!!!- l’una o china sul programma di planner guardaroba, l’altro saltabeccante qua e l per il reparto a cercare, che so, com’era l’APPLAD dal vivo, o se c’era un’anta similMALM che non fosse la BIRKELAND (oddio, ormai le so a memoria).

Poi, appena optato per la terza delle combinazioni partorite dal planner 3d (e da una silente promessa a Pasusu che se alla Figlioluccia fosse andato bene l’angolare da me proposto avrei, dopo la mia dipartita, torturato personalmente per l’eternit le anime di una buona parte dei designers IKEA -che secondo me meritano un inferno a parte, tutto in melammina, truciolare e colori fluo, ma un altro discorso-), tornando da LIDL, siam passati davanti al Mobilmarket.
“Che si fa, si passa anche l?”
“Giusto per completezza”
Diciamo che per entrare abbiamo dovuto girare attorno all’armadio dei nostri sogni che ingombrava l’ingresso.
Scontato del 45%, in massello.
Indebitatici nel giro di mezz’ora, grazie alla simpatia e disponibilit dei commessi e del responsabile (e non poco. Giuro, non poco) per i prossimi sei mesi, la missione diventata DISPENSA COI CASSETTI. Stavolta IKEA davvero.

Ci siamo andati di domenica, che a noi piace soffrire. Abbiamo dribblato le famiglie allo stato brado e ci siam fatti fare la lista dei necessari pezzi in tempo quasi zero, visto che sapevamo cosa ci serviva.
Dopo la caccia al tesoro nello scaffale 13, e relativo appunto dei pezzi mancanti, c’ stata la placida attesa al deposito, con tanto di maltrattamento e abbattimento quasi definitivo dei sedili della Multipla della figlioluccia, il dribbling di un insistentissimo accattone (“Ma non ce li hai i soldi?” “No, non ho spiccioli, e anche se li avessi col cazzo che li do a te”) e il trasporto in autostrada con me seduto dietro la Figlioluccia che si chiedeva se la odiavo.
No, non la odiavo e non la odio.
Per adesso penso a quando venerd dovr portare, secondo la lista materiali, cinquantasette kg di legname in pacchi da due metri e cinquanta, fino su in casa, segare lo zoccolo a misura, comprarne un altro, farlo segare -stavolta bene- dal mi’babbo, e farmi aiutare a montare la dispensa cercando di non far notare che manca il frontale di un cassetto -”arriva tra dieci giorni”-, e non che la odio. Diciamo che la prossima volta piuttosto le pentole gliele faccio mettere nel letto al posto mio, e io dormo in cucina, sul tappetino dell’acquaio.

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Accadde che..., Follia Una botte di ferro

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E’ quel che ci promette il capo.

Come ad Attilio Regolo.

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Accadde che..., Cedo... Il Cicali cede…

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Nasce una nuova pagina, figlia del mio continuo riordinare, nella quale inserir gli oggetti dai quali intendo separarmi. Non solo in vendita - per quello che scrivo “cede” invece di “vende”- ma tutti quelli che un peccato buttar via. Verranno ivi sistemate anche armi da GRV, armature ad anelli, costumi, elettrodomestici sani e funzionanti, mobilia varia, libri e videocassette, fumetti… controllate di tanto in tanto ;)

Per ora, visto l’inutilizzo, cedo :

MIXER

Scatola
Rack
Mai usato, ha ancora la scatola, il polistirolo dimballaggio e la plastica che lo avvolgeva. C anche lo scontrino dentro con quanto lo pagai allepoca (centosettantamila sanguinose lire, che ai tempi dovevano essere un investimento per un progetto che poi non nemmeno partito).
Supporto microfono, echo, dj mic & phone, equalizzatore, fader (e mi pare ovvio), inutili effetti audio.
Accetto offerte, anche minime :-P

REGALO poi un letto singolo comprensivo di rete, a chiunque se lo venga a prendere :) Presto foto del medesimo smontato.

Edit: “Presto” nel senso di “a breve”, non in quello di “concedo in comodato d’uso”. Credo che delle foto e basta non se ne faccia proprio niente nessuno :D

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Accadde che... Oggi invece…

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…tra il recuperare la visibilit del tavolo e di buona parte del pavimento del garage, sistemare TUTTI i cd di casa tra scaffalatura della nicchia e libreria e ordinarli con un senso che non sia quello biografico di “Alta fedelt”, caricare l’auto con la torre porta cd da recare al mi’fratello, pasticciare coi template di questo blog e un po’ anche su quello della Figlioluccia -operazione complicata dal fatto che io di php non ne so nulla e di css ancora meno-,
non ho compicciato nulla.

Dovevo scrivere a modo il nuovo capitolo-forse domattina, dopo aver portato la roba al mi’fratello e avergli sistemato il PC-, e smontare e rimontare il cassettone IKEA per sostiruirgli un’assicella-ella-alla tra un cassetto e l’altro, rottasi mesi fa con esiti estetici minimi ma con una procedura di recupero del pezzo prima e delle istruzioni di montaggio poi -eh, si, credevo ci fosse un modo di non doverlo smontare tutto, e invece… :/-.

Ce la far, prima o poi, eh.

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Accadde che... Lo so, lo so…

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Sembra che son qui a grattarmi e non far nulla.

Ieri, tanto per gradire, ho:

- stuccato il muro, ritoccato i montanti e finalmente montato lo scaffale addizionale nella nicchia;

- iniziato a caricarlo;

- scaricato il SUV dei miei dalle masserizie ammassate in buon ordine nella loro cantina, che adesso sono ammassate in disordine nel mio garage -indovinate chi che ne sentiva l’urgenza?;

- prima di allora, avevo quasi sistemato il garage suddetto togliendo le ultime cosucce a terra dopo un’epocale riassetto);

- c’ entrato di fare una torta da offrire assieme al caff ai miei (c’ poco da fare, per fare la torta allo yoghurt molto, molto, molto spumosa, ci vuole il Muller e tanta pazienza col frullino;

- misurare ancora lo spazio per l’armadio venturo -aiutatemi a ricordarlo: 390L*300H, angolo di 115, profondit max 60;

- pianificare e copianificare un paiom di soluzioni IKEA esteticamente e economicamente dignitose;

- studiare la documentazione, i bug conosciuti e le procedure per upgradare wordpress;

- imparare a backupparne il database;

- upgradare step by step attraverso cinque diverse versioni e FTP da ere geologiche;

- provare a trasformare il tema precedente in uno widget-compatibile;

- trovarne uno nuovo e uploadarlo, con qualche plugin;

- migrare, con un minimo di tre finestre aperte pi quella dell’FTP, le mie cazzatelle da una sidebar all’altra;

- provare a rendere il tutto guardabile;

- nel frattempo frullavano sul mio PC sei puntate della serie classica di “Ai confini della realt”, due di CSI, quella di Matricole e Meteore dell’altr’ieri (peraltro epurato grazie all’avanzamento veloce di ogni intevento Papale), una di Criminal Minds e una di Law and Order.

Non poco, per un pomeriggio e un dopocena di lavoro, no?

Ecco, molte delle mie giornate di ferie sono state all’insegna dell’ozio, ma quasi altrettante son state di questo tenore.

E se vi faccio ancora aspettare il prossimo capitolo del racconto perch ho paura di scrivere troppo o troppo poco; devo soppesare troppe cose. Domani ci provo, a farlo decente, eh? :)

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Accadde che..., Ce l'ho con... Jingle ’sto par di bells

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Lo sapete, vero, che odio le feste?

Se no, sapevatelo.

Non sopporto, in ordine sparso e non di importanza:

1) Il balletto dei regali. Ora, se io ho voglia, i regali li faccio anche il sei di aprile, e non solo il venticinque dicembre. Li fo perch mi fa piacere farli, perch ho visto qualcosa che penso che farebbe piacere a qualcuno a cui tengo, senza stare a soppesare se avr qualcosa indietro, se dello stesso valore o meno -si, lo so, n voi n io ci badiamo; per c’ gente che lo fa, e il rispondere con “unregalodepregio” a “unpensierino” visto come un’offesa mortale e un affronto all’altrui grandeur. Ho conosciuto gente che si sentiva grande e bulla quando ti sbatteva in faccia il “toh, becca” di un regalo inaspettato”-, o anche solo, appunto, il valore del presente. Ho regalato scatolette portapranzo non degne del nome di Bento, spillette, magnetini alle terre rare, attrezzi multiuso, accessori per pc . E poi ogni Natale mi sento a disagio perch non so cosa regalare; non son tipo da “regalo circolare”: meglio nulla di qualcosa di non “sentito”. Quindi, se quest’anno da me non ricevete nulla, non date la colpa alla crisi: che non ho trovato nulla che VI calzasse. In ispecial modo la Figlioluccia, ok?

2) Siamo tutti pi buoni. Un accidente. Siamo tutti gli stessi stronzi. Non facciamo finta di volerci vedere per forza, magari dopo undici mesi di reciproco disinteresse, solo perch fa ghiaccio e il venticinque e/o il trentuno non sai a chi telefonare per metterti la coscienza in pace.

3) Gli auguri. Io son ateo, e ogni volta che mi fanno gli auguri di Buon Natale dovrei spiegare che son auguri infondati in quanto realtivi a una festa arbitrariamente datata in modo da soppiantare quella pagana del sole nascente, basata su un personaggio il cui mito il collage di non so quanti altri miti precedenti. Quindi, per non diventare un palo in culo con ’sta filippica, mi limito a rispondere “salute!”. Lo so, sono strano.

4) Ecologia? Cos’ l’ecologia quando si pu avere un bell’abete in casa? E chi se ne frega se morir in una settimana e finir nel cassonetto dell’umido? Tanto peggio se sar un abete centenario, come quello del P.A.P.A.: siamo al centro dell’universo, e dobbiamo farlo vedere a tutto l’ecosistema.

5) L’ultimo dell’anno. Io quest’anno sar per la scelta rivoluzionaria e alternativa. Indovinate un po’?

Insomma. A me le feste fanno un’effettaccio. Non mi deprimo pi -non son pi in fase Gremlins- ma lo stesso mi resta sulle palle vedere non so quanti miliardi di persone che rispondono come cani di Pavlov alla TV che dice loro “corri a spendere, sentiti buono, abbuffati, poi mettiti a dieta”. E scusate se quel minimo di cervello che in me funziona si sente preso in giro.

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Accadde che... Rieccomi

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Stavolta a modo, visto che sono al lavoro.

Si, insomma, una toccata e fuga, visto che appena tornato m’han fatto “hai sbagliato a contare le ferie, da domani al 6 non ci si vede”; io contavo di finire almeno la settimana, e invece ho appena fatto capolino, resettato le passwords scadute, programmato le ferie, che son gi sulla strada di casa.

Ma vabb. Anche quest’anno il compleanno arrivato, anche se lo festegger in sordina.

Non festeggio l’invecchiare, festeggio il crescere. E quest’anno sono cresciuto, spero. Ho trovato una persona e preso delle decisioni -oddio, no, ho lasciato scorrere la vita nella direzione pi giusta e naturale- che hanno cambiato e cambieranno la vita.

Sono sereno,quasi quasi felice, anche se ora quel “quasi” molto piccolo, ininfluente.

Quindi, grazie a tutti voi che anche quest’anno avete camminato accanto a me, pi o meno vicini, ma sempre nella stessa direzione. Conto di ringraziarvi anche il prossimo anno, eh?

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Accadde che... Emorroidi
Tutto quello che NON avreste voluto sapere e che nemmeno Luttazzi v’ha mai raccontato

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Ve lo dico subito, non leggete se siete di stomaco debole o facilmente offendibili.

Io scrivo per chiarire come mai non sono stato in giro per un po’, e, anche se in attesa dell’operazione ho portato per, azz, un po’ di privacy, avanti per qualche mese la balla della ciste di grasso al cavallo, visto che la mi’mamma ha gi raccontato a cani e porci e perfetti estranei ogni truculento dettaglio, ho deciso che ormai sono esposto; e siccome per rettificare le inesattezze della mi’mamma dovrei prendere una mezza pagina della Nazione, d’ora in poi mi limiter a dire “leggi sul blog, va’” a chi mi chieder innformazioni. E poi, beh, se, come ho sentito in giro, ne soffrono un po’ tutti, sapete a cosa andate incontro.
Ma cominciamo, che gi mi ci vorr un po’, visto che non posso stare a sedere troppo a lungo -leggi: ho una singola chiappa sulla sedia, e l’altro piede picchietta nervoso-.
L’epopea che mi ha tenuto lontano da amici, PC, internet, lavoro e SEDIE negli ultimi giorni iniziata alla grande nel febbraio 2001, mi pare.

Ero a Los Angeles, e dopo una delle rare e marmoree deiezioni, mi giro e vedo il water pieno di sangue. Gi che in USA i water sono pieni fino a due dita da voi, gi che il sangue tinge da far paura, gi che ancora stavo sanguinando… beh, mi son preso un coccolone. Per mia fortuna sapevo di che cosa si trattava; mando la mia ex a fermare la navetta che di l a qualche minuto ci avrebbe portato a Disneyland, e comincio a lavare, pulire, tamponare.
Raggiungo il mio posto immediatamente dietro l’autista e chiedo: “Che balla gli hai detto?”
“Che stavi facendo una telefonata. Come va?”
“Sto ancora sanguinando, ma ho un tampone di carta igienica tra le mele”
Al che l’autista si volta e escalama con appena un blando accento siciliano “Ah, italiani anche voi!!!”.
Pi tardi ci narrer la sua storia di emigrante da un anno e ci consiglier il Jack-in-the-box, che pur essendo la migliore catena di fast food del mondo, contribuir a rendere pi “colorata” l’acqua dei miei water.

Ho convissuto con il problema da allora, senza grandi dolori e a fasi alterne, fino a che qualche mese fa un periodo stranamente doloroso mi convinse a farmi visitare e operare, visto che si era passati da qualche goccia di sangue senza dolori -e grazie a una bella colonscopia avevamo escluso il polipo- a SANGUE MORTE ASTIO E DISTRUZIONE NELLE MIE TERGA.
La visita fu quantomeno imbarazzante: mai prima d’ora, con pubblico o meno, mano di altro uomo (o alcunch) aveva frugato nei miei bassifondi, guantato o meno; e dolorosa, visto che il medico, per quanto competente, gentile e professionale, aveva delle dita grosse e ignoranti come salami cacciatorini.

Ma vabb. Mi spiega che il dolore dato soprattutto da una ragade (non ci si fa mancar nulla) e che le emorroidi (quarto grado, mica pizza e fichi) sono dovute a un prolasso della mucosa, come un calzino che scende lungo la caviglia; l’operazione mi tirer su questo calzino e lo appunter ben in alto, che non abbia a scendere. Basta attendere un po’ per essere chiamto per l’operazione in day-surgery.
Sentir male? Beh, un minimo nel post-operatorio.

“Un minimo”.

Beh, se “un minimo” alzarsi alle quattro del mattino e svegliare il proprio padre presentando la siringa di Toradol gi pronta per farsi fare l’iniezione antidolorifica, non voglio sapere qual “la norma”.

Insomma. Aspetto tutta l’estate e buona parte dell’autunno, poi vengo chiamato per le analisi del sangue, elettrocardiogramma e colloquio con l’anestesista -tutta una mattinata-. Apprendo dall’anestesista che non sar in locale, ma in totale. E qui scatta la prima paranoia, visto che non ho mai avuto paura del dolore ma solo delle complicazioni, soprattutto da quando il mi’povero nonno mor di angiografia.

Mi rovino la domenica -quella del festival giapponese, ovviamente- con un digiuno di trentasei ore, un abuso di lassativi e un clisma alle tre di notte.
Alle 7.15 del luned dell’operazione, ovverosia quello dell’ultimo post, vengo fatto entrare in un reparto freddo come un frigorifero. Con me un medico che, siccome tra qualche minuto sar dalla parte sbagliata del bisturi, bestemmia come Linda Blair contro il freddo, contro le infermiere, contro il camice e le mutande di carta che ci fanno indossare, esorta scandalizzato a ri-ri-richiamare i tecnici per sistemare i termosifoni, fischia borbotta e soffia quando gli viene praticata l’iniezione di qualcosa che ci viene presentata come Atarax, e con un nome cos deve essere un calmante, seddiovuole.
Vengo fatto salire su una barella e confortato dalle confidenze della portantina -”Eh, ce le ho anche io, ma non mi faccio operare, ho troppa paura”-, quindi portato in una sala dove, in attesa dell’anestesia, mi addormento di mio, probabilmente grazie all’Atarax e al calduccio sotto le coperte.

Quando vengo svegliato, mi viene messo un ago nel polso. Nel giro di cinque minuti cinque, vengo piazzato suuna specie di tavolo ostetrico, mi vengono messe le ginocchia in bocca, stracciate le mutande e, dopo e solo dopo, vengo addormentato.

Al nuovo risveglio sono nel letto in reparto, e ho uno stimolo feroce di evacuare. Faccio per alzarmi e andare in bagno, ma vengo prontamente fermato dal mi’babbo e da due infermiere che, pronte, alzano le spondine del letto. Apprender solo dopo che lo stimolo dato da un palloncino che mi hanno cacciato e gonfiato su per il, e dal tubo per il drenaggio. Mi addormento di nuovo solo dopo aver avuto una padella che rester ovviamente inutilizzata.
Rimango rincoglionito fino al primo pomeriggio, durante le visite dei miei e della Figlioluccia, e dormo praticamente fino a quando due degli occupanti dei letti se ne vanno.
Io devo attendere la visita del chirurgo e, ovviamente, l’estrazione del turacciolo. Mia madre nel frattempo mi cazzia perch ho dato in escandescenze. E io: “O quando?” “Quando volevi andare in bagno” “Ero rincoglionito, non credo d’aver picchiato nessuno” “Ma m’ha detto il dottore accanto che…” “Chi, il bestemmiatore indemoniato?”
Ad aggravare la pessima immagine che mia madre ha di me (di solito cattiva, a priori, ma poi pronta a prendere le parti di chiunque mi dia contro, sempre e comunque) si infila la caposala. Mentre aspetto la visita, vengo bersagliato da:
“Ti porto qualcosa?”
“No, grazie”
“Un the?”
“No, non mi serve nulla, grazie, sto bene”
“Stai bene?”
“Si, grazie”
“E’ il colore tuo solito, quello che hai?”
“Si, tranquilla, grazie”
“Ti porto un caff?”
“Non vorrei essere brutale, ma il significato della frase ‘non mi serve nulla, grazie’ mi pare evidente: che al momento non mi serve niente e che comunque la ringrazio della premura”
“…”
“…”
“…Un cappuccino?”
“si, grazie, mi porti il cappuccino”.

Ovviamente il frutto della mia resa, una secchiata di latte caldo dopo trentasei ore di digiuno, mi si pianta in mezzo allo stomaco. Faccio pure la cazzata di dirglielo, e lei acquista improvvisamente una laurea: “Aaah, lo so io cos’: un calo pressorio, vieni qui che ti misuro, ti gira la testa”
“No, non mi gira la testa, ho solo la nausea. Sono donatore di sangue e riconoscerei…”
Estrae uno sfigmomanometro -accidenti a chi gli ha insegnato a usarlo- e dopo qualche secondo carico di tensione: “Hai la minima un po’ alta”
“120 su 80, vero? il mio solito”
“Si, ma ti dev’esser risalita nel frattempo”
“Eh, si, capita”
Il medico arriva mentre, esaurita ogni diplomazia, a fronte di un “ti senti debole” chiedo all’infermiera di lasciar dire a me come mi sento e di far diagnosi credendomi, se proprio la deve fare. Il chirurgo arriva, stura quel che ha da sturare, calpesta la sacca di drenaggio facendola esplodere e mi autorizza ad andare via. Contro ogni pronostico, mi fa un certificato da UN MESE dicendomi “Ti servir”. Io non ci credevo, allora.
Non sono autorizzato dalla caposala, invece, tant’ che, dopo essermi vestito, aver fatto due o tre volte su e gi per l’intero reparto, devo sottopormi a un’altra misurazione della pressione prima che mi venga tolto, peraltro in maniera frettolosa, l’ago dal polso.

Visto che mia madre incazzata con me per come ho trattato la caposala, guida come un’ottovolante con me sdraiato sul sedile posteriore, e io arrivo a casa che ho bisogno feroce di antidolorifici. Mi schianto sotto la lingua una fiala di Toradol e, visto che mia madre sta urlandomi di mangiare qualcosa agguanto, dopo due giorni di diigiuno, una banana. Con quella come primo alimento, sono fortunato a non aver successivamente defecato un gatto di maiolica a unghie sguainate.

Passo i giorni successivi tra fastidio e dolore. Sia lo stimolo che l’evacuazione mi provocano fitte, e i punti stessi, checch interni, fanno male. Come gi detto, mi son trovato la mattina alle quattro a farmi strofinare il didietro con un batuffolo asciutto da mio padre ancora addormentato, roba che se poi mi buttavo a sedere sulla siringa forse mi facevo meno male. Ma vabb, pover’uomo.

Cinque fiale di Toradol in tutto, e otto Aulin 100mg in una settimana, proprio io che ho sempre aborrito i medicinali.

Mezzo litro di olio di paraffina bevuto come emolliente delle feci, otto barattoli di Activia per evitare “carichi” troppo impegnativi.

Qualche “seduta” che ha fruttato solo sangue raggrumato e dolore.

Due nuove visite, una ogni mercoled, dal chirurgo, con tanto di indagine rettale dove io stringevo i denti e lui mi diceva “Eh, ha ragione, ha ragione” come se l’aver ragione non mi facesse sentir male.

Adesso, finalmente, sono a casa mia e non dai miei. Qui posso ululare in pace se ne ho bisogno, provare a dormire quando mi fa male e mangiare una cucina da ospedale e non quella TANTAROBA della mi’mamma.

Finalmente, da due giorni faccio a meno -anche se stato pi un punto d’impegno che effettiva guarigione- degli antidolorifici.

Torner al lavoro il 15, se il chirurgo sar d’accordo. Che, francamente, pi volentieri restavo a lavorare che a letto, su un fianco, a uggiolare.

Ecco, contenti? V’ho messo a parte di diverse cose intime, anche troppo. Poi non dite che non vi voglio bene e stimo.

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