May 19, 2008
- L’unica serenitá é quella condivisa.
Non esiste vera soddisfazione che possa o debba rimanere privata. É per questo che ci vantiamo, confidiamo e congratuliamo. Ogni gioia raddoppia come davanti a uno specchio se la dividiamo e ne facciamo partecipi gli altri. Diamo il nostro meglio, quindi. Sorridiamo, miglioriamo le giornate altrui con questo piccolo dono, e ci stupiremo di quanto spesso verrá ricambiato.
Condividiamo i bei libri, andiamo al cinema cogli amici, suggeriamo il ristorante o le ricette preferite acciocché gli altri abbiano a goderne.
Ringraziamo il commesso o il cuoco di un lavoro ben fatto, della cortesia dimostrata. Una buona parola, un complimento detti con sinceritá, sono migliori, piú incisivi e costruttivi di una mancia. Un “ti voglio bene”, un “sei il collega ideale” o un “sono fiero di essere tuo amico” valgono di piú di mille regali fatti per dovere. L’ammettere un affetto non ci indebolisce, anzi, dimostra che non temiamo noi stessi e quello che proviamo.
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May 17, 2008
- La serenitá si costruisce
Si costruisce attivamente attraverso piccoli accorgimenti.
Dobbiamo smettere di dirci quanto stiamo male, é assieme troppo facile e controproducente. Se ci diciamo ogni giorno che il nostro lavoro non ci piace, che il traffico é letale, che nessuno ci vuole bene, alla lunga diventerá vero. Le cose diventano vere se ci crediamo abbastanza intensamente e abbastanza a lungo.
Troviamo le cose che ci piacciono e usiamole come premio verso noi stessi a fine di un lavoro noioso o difficile. Troviamo la parte di noi stessi che ci piace di piú e valorizziamola. Facciamo tesoro di ogni complimento per i lavori ben riusciti, che ognuno di noi é campione in qualcosa.
Diamoci piccoli piaceri ogni giorno, che siano i dolcetti alla fine del pasto che lo riempiono di aspettative e lo rendono TUTTO piú buono.
Troviamo il modo di riempire e rendere utili le nostre attese. Il libro giusto trasforma due noiosissime ore di coda, sprecate, in tempo per noi, tempo che ci costruisce e diverte.
Diciamoci tutte le mattine ‘oggi sará bello perché…’ oppure ‘oggi sará divertente perché…”.
Soprattutto, crediamoci. Spostiamoci piano piano dalla spirale del malcontento a quella della soddisfazione.
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May 15, 2008
- La serenità c’è.
Va solo trovata.
Guardatevi intorno. Godetevi il sole che vi batte in faccia e il caldo che vi rilassa, il vento che vi rinfresca, anche la pioggia che vi stimola e il freddo che corrobora.
Imparate ad apprezzare i lati buffi della vita, ridete appena potete. Cogliete il lato ridicolo della situazione, che c’è sempre. Guardate ogni problema da fuori, guadagnate prospettiva, e se non potete risolvere fate tesoro della lezione. Ogni avversità ci forma e fa crescere, ci fortifica e insegna ad apprezzare la sua mancanza, quello che abbiamo.
Impariamo, apprezziamo. E per farlo bisogna osservare cosa abbiamo, e capire cosa ci piace.
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May 12, 2008
-lo so, è un banale temporeggiamento, e non si nasconde-
Volete per primo un post sul TelefilmFestival o uno sulla prima regola dell’Attentismo? Che oggi non riuscirò a fare entrambi. E forse nemmeno domani.
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April 8, 2008
(prof. C. Florenzano, I.T.I.S. A. Meucci, circa 1990)
Quanta ragione, professore, quanta ragione.
Questa sera (per un altro quarto d’ora almeno è “questa sera”), tra una pinta di sidro e una chiacchiera con una amica improvvisamente, inaspettatamente e fugacemente giunta dal bergamasco, mi son dovuto recare in bagno.
Alle mie spalle, mentre shakeravo via gli ultimi distillati, è giunto il Geometra, diretto per fortuna verso l’orinale accanto.
Il Geometra è un ragazzo dall’età collocabile in maniera sicura solo tra i venticinque e i quarantacinque anni, lungo lungo e secco secco, sempre con un paio di pantaloni di pelle e una t-shirt scura, che, probabilmente non è mai tornato da qualche “viaggio” di piacere.
Deve il soprannome di Geometra -quantomeno tra me e il mi’fratello- al fatto che spesso ci entrava nel bar a passi resi ancora più lunghi dalle gambe da trampoliere, talvolta sacramentando, talvolta discutendo tra sè e sè, spesso contando i passi come se stesse effettuando un rilievo catastale. Lui ci ha dato la prova che sono i fatti quelli che contano, noi, per riferirci a lui, gli si mise questo soprannome.
Insomma, mentre arriva, mi guarda e mi fa, oppure “fa” e basta, senza per forza rivolgersi a me che comunque ero l’unico presente:
“Eh, il mondo è strano”.
Dieci minuti prima stavo pensando a chiudermi in casa per una settimana, sovraccarico di input emotivi come mi sento da tre o quattro giorni, e da quella frase ho capito che, beh, se la saggezza, per quanto spicciola e fatalista, si trova pure nel “Gents” del Joyce, è bene che veda più gente possibile.
Eh, già. Il mondo è proprio strano.
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