Archive for the ‘Ce l'ho con...’ Category

Ce l'ho con... Nòva

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Un bel video non embeddabile, ma questa è la notizia:
Succede? Ma dai!

Poi dice che uno pensa sempre male.

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Ce l'ho con... R.I.P.*

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Oggi è morto, in un incidente in mondovisione, quello che faceva il testimonial per le patatine sui furgoni.
Sarà che non ho mai seguito le corse in moto -e neppure in auto o in bicicletta, o qualsiasi altro tipo di competizione-, e ho dovuto googlare per sapere chi fosse quel “che tragedia, è morto” su FB, su google, in qualsiasi aggiornamento di stato di questo social mondo.
E, comunque, me ne è importata una cippa.
C’avevo mangiato assieme? No.
Ha sempre dato tutto ai babbini poberi? No.
E’ sempre sceso in pista ben pagato, ben conscio del rischio che correva, quasi adeguatamente protetto. Al contrario di tanti ALTRI morti sul lavoro. E al contrario di questi altri, è morto facendo qualcosa che gli piaceva fare. L’avessi io, quella fortuna! (Temo però che rientri nel “non fare niente che non vorresti essere trovato morto mentre lo facevi”, e allora ciccia).
Sono morti ennemila ventiquattrenni in incidenti stradali, quest’anno, e non gliene è importato una cippa a nessuno.
Cosa cazzo c’ha, questo, di diverso? Di affettivamente diverso per voi “addio, caro amico”, intendo? Nulla. Neppure voi ci avete mai fatto una serata di birre assieme, almeno per la stragrande maggioranza; l’unica differenza è che ve l’hanno fatto vedere in televisione e sui giornali mille volte, e v’è rimasto imprintato come ai paperi di Lorenz, che considerano famiglia la prima entità organica che vedono. Ai paperi passa subito dopo la nascita, però, guarda te come sono più avanti gli animali rispetto al telespettatore medio.
Anche Stivgiobs. La mi’benzinaia, quando settimana scorsa ho ordinato un Hard Disk ottenuto coi punti benzina, m’ha chiesto “Anche questo l’ha inventato quello che è morto?”. Mi c’è voluto un po’ per capire cosa intendesse, e per risponderle che no, quello che ha inventato “questo” non sapevo se era vivo o morto, ma senza di lui “quello che è morto” c’aveva avuto poco da lavorare.
Muore un capitano d’industria -innovatore? vabbe’, si, ma guardatevi “I pirati di Silicon Valley”- e la gente si straccia le vesti, solo perché è di moda dimostrare che “I care” come era diventato di moda mostrare l’iPhone. Mettiamoci poi che costa ZERO copincollare “stay foolish, stay hungry” nel proprio status (“Think different” ‘na cippa, gregge di pecore. Il prossimo capo di Apple dovrà solo mettere sul mercato iSheep, un bellissimo campanaccio da collo collegato a Foursquare con il laccetto proprietario e con il suono downloadabile solo da iTunes, e la gente sarà contenta di poter esibire quello status symbol e appartenenza a un gruppo SEMPRE), siccome costa zero, dicevo, la gggente ne ha fatto una gara.
Per il tizio che ha inventato il pacemaker solo gli status controcorrente, cavolo, lui ha solo salvato delle vite, mica cambiato la mentalità degli users-consumers.

Che poi io resto basito ogni volta che avviene un decesso “celebre” e nei tg vedo perfetti sconosciuti dall’altra parte del mondo che si strappano vesti e capelli. Sono convinto che Ledidiana stessa avrebbe detto “oh, ma chi cazzo siete? ’sti soldi che avete speso in coccarde e pupazzi da ammucchiare col muletto alla cancellata, non li potevate dare ai babbini poberi?”.
Lo stesso resto basito ogni volta che a Roma, a Milano, al Pitti, alla fiera dell’idrovolante in mogano ingioiellato artigianale di Cagate in Brianza, qualcuno mi fa “Guarda, c’è Sarcazzo!”. La mia risposta di solito è “Sarcazzo chi?” “Il terzo sostituto del cugino del tronista calciatore in quel film tratto dal romanzo delle Veline!” e, mentre di solito Sarcazzo è subissato da richieste di autografi, foto, toccate di culo e taumaturgico sudore (“Bacia il bambino! Bacia il bambino!”) io me ne vado per non mescolarmi al burinume.

Lo diceva il compianto (perché è vivo, lui) Jovanotti: “o è Natale sempre o non è Natale mai”, che dietro una esposizione da nocchini, spero possa sottintendere che se una cosa vale, vale sempre: o vi dispiace per tutti i ventiquattrenni che muoiono sotto una ruota, o non vi dispiace nemmeno per quelli miliardari che avete visto in televisione. Coglioni, non è che se è famoso lui, se vi dimostrate vicini diventate un po’ famosi anche voi. I reali non curavano col tocco nemmeno nel medioevo, quando ce ne erano una manciata per nazione, figurati se curano la pellagra adesso che si diluiscono il mana con tutti quelli che son famosi per quindici minuti (Warhol, ti prego, torna dalla tomba, prometto che non faremo caso a quanto ancora sei dimagrito, e spiega a tutti CHE NON CONTANO UN CAZZO, CHE NESSUNO CONTA UN CAZZO, CHE UN COGLIONE CHE PIANGE PER UNO CHE NON HA MAI CONOSCIUTO E DALLE CUI OPERE NON HA OTTENUTO MIGLIORAMENTO NE’ LUI NE’ L’UMANITA’ IN GENERE, HA LE MENINGI PIU’ MALLEABILI DI QUELLE DI UN PAPERO APPENA USCITO DALL’UOVO).

O è un ipocrita. Massì. Diciamocelo. “M’importasega di Giobs, nemmeno so chi è, che ha fatto, ma se tutti copincollano steifulish dev’esser fico, dai, copincollo pure io, faccio finta che mi dispiace” e ci aggiungiamo “M Dsp! Sz te Nn c avrbb stt l’iPd”. Quanto costa fingere un sentimento su feisbuk? Nulla, è gratis, allora, giù, fingiamone due.

Spero sempre più ardentemente nell’apocalisse zombie, almeno fingerete di piangervi tutti con tutti, e sarete contenti.

*Ripetitive Ipocrisie Pubbliche.

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Ce l'ho con... Aggiornamenti

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Ieri il rant narrava di eventi avvenuti fino alle 9.
Dalle 8:30, la Figlioluccia, ovverosia colei che aveva attivato l’Aspettami e presso la quale le buste sarebbero dovute arrivare, ha telefonato come una forsennata a Firenze39 -hanno risposto dopo un’ora, mica pizza e fichi- per vedere di recuperare il malconsegnato prima che tornasse in Cina.
“Signora, deve fare riferimento all’ufficio di recapito”
“L’ufficio di recapito vi ha chiamati ieri, dovrebbe avervi chiamati ieri, e vedo che le buste si stanno allontanando invece di avvicinarsi. Volevamo fermarle prima che tornassero in Cina”
“Le hanno detto che le consegnavano, no? E allora le consegnano”.
Chiama anche l’ufficio di recapito, che le conferma di non saperne niente.

Alle 10:30 le buste arrivano con una consegna apposita. Coincidenza? Certo, il mondo e CSI sono pieni di coincidenze.

Però, per pura coincidenza, il 2 corrente mese, io avevo detto alla Figlioluccia, visto che a pensar male si fa peccato:
“Scommettiamo che le buste, se arrivano, arrivano aperte, col nastro delle poste a chiusura se va bene, danneggiate se va male?”
“Scherzi?”
“No. Hanno letto l’etichetta ‘orologi’, hanno aperto, hanno deciso che gli piaceva, non hanno consegnato l’avviso. Se non li chiediamo, sono ‘persi’, e se li tengono loro”
“Non è possibile, dai”
“Scommettiamo?”

Siccome a dichiarare conta doppio, come a biliardo, sono particolarmente spiacente che la Figlioluccia abbia aperto la busta per verificare che ci fosse l’orologiuccio da nove euro (sì, noi siamo tirchi, ma ci sono anche gli uomini di merda che provano a rubare merce da nove euro) senza prima fare una foto alla busta.

Era chiusa col nastro “Poste Italiane”.

Sarà una coincidenza, eh. Però io ho una certa sensazione di schifo. Voi no?

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Ce l'ho con... Poste, ultima frontiera

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Due raccomandate spedite a luglio. Arrivano il 26 agosto, quando non ci siamo. Per fortuna abbiamo fatto “aspettami”. Però quando ci portano il tutto, il 2/9, non ci sono nè loro nè gli avvisi. Chiamiamo. Sono in giacenza, e il 26/9 sarebbero state rispedite al mittente. Chiamiamo l’ufficio di giacenza. Ci dicono che serve lo sblocco dell’ufficio di recapito. L’ufficio di recapito risponde solo ieri. Non ci dice come mai non abbiamo ricevuto avvisi. Ci dice che non trova le raccomandate. Leggiamo tre volte i numeri, e solo alla terza chiamata si accorgono che il codice della raccomandata si scrive con la R e non con la B. “Le sblocchiamo”, ci dicono, “e ve le facciamo consegnare”. Stamani risultano rimandate verso il centro di smistamento e quindi al mittente. Se non fosse una situazione tragica, starei ridendo.

Ma possibile che a questi delinquenti, che sì, sono delinquenti, perchè sono pagati per far danno, non si possa fare niente?

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Ce l'ho con... Parì Parì

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A Parigi tutto è bellissimo, comodissimo e tutti sono attenti e gentili. 
Poi però siamo dovuti uscire dalla camera.
Parigi puzza di piscio più spesso di Firenze, che è tutto dire, non ha una pianta regolare, tocca far la fila anche per guardare dalla finestra -fanno mezz’ora di fila per montare su quel traliccio e poi rompono il cazzo agli Uffizi-, e i turisti sono appena meno che merda. Anche il caffè qui a Starbucks, altro che espresso, è uno sgrondo improponibile. Meglio dei 40€ per due birre, un kebab e due fette di pane coi cetrioli, però.
Ah, la ville dell’amour! Mavaffanculo, è pure piena di francesi.
Purtroppo non posso parlare che per quelli che ho incontrato: cafoni, sudici, maleducati, invadenti, con poche eccezioni rappresentate, guarda caso, da immigrati.
Una vacanza da rifare presto.
Armati, però, stavolta.

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Ce l'ho con... Storie di ordinarie postine.

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Arriva una lettera dal signor Bancoposta:
l’interesse creditizio… passa allo 0,00%
Insomma, dal primo d’agosto pago per non avere a disposizione i miei soldi e e farli fruttare alle Poste e non a me.

Sabato andiamo all’ufficio postale di Antella:
“Senta, ma è vero che…”
“Eh, si, eh.”
“Vorrei chiudere il conto, allora”
“Non si può, dovete prendere appuntamento”
“Scommetto che se lo volevo aprire l’appuntamento non serviva”
“È una prassi interna nostra, deve prendere appuntamento”
“Chissà come sono contente le associazioni dei consumatori, l’antitrust e la guardia di finanza, di codesta prassi interna”
“Quando lo vuole, l’appuntamento?”
“Facciamo tra mezz’ora”
“No, almeno settimana prossima”
“Va bene, sabato alle nove?”
“Bene. Intanto vi fotocopio i documenti”

Si torna sabato dopo.
“Buongiorno. Abbiamo un appuntamento, vorremmo chiudere un conto”
“Si rivolga alla collega”

“Buongiorno. Abbiamo un appuntamento, vorremmo chiudere un conto”
“Attenda la collega”

“Buongiorno. Abbiamo un appuntamento, vorremmo chiudere un conto”
“Mi dia i documenti”
“Guardi, li ha già fotocopiati la sua collega, li ha in mano”
“Io non vi conosco”
“Guardi, pagina due, questi siamo noi, basta fidarsi della collega, no?”
“Non glieli posso richiedere?”
“Certo. Insisto, bastava voltare la pagina, però”.
“Datemi anche le carte”
“La carta, ne abbiamo una sola”
“Datemi la carta, facciamo le procedure”

“Ecco qua, dovete firmare”
“Vorremmo anche ritirare il possibile, salvo i 75 euro che dobbiamo lasciare in deposito”
“Non potete, ormai ho distrutto la carta”
“Sta scherzando?”
“Mi avete dato la carta per la distruzione, ormai non è più possibile prelevare”
“STA SCHERZANDO? Voi adesso mi date i miei soldi”
“Le ho detto che distruggevo la carta, doveva pensarci prima”
“Prima di tutto lei non mi ha detto niente…”
“No, no, io le ho detto ‘mi dia la carta per la distruzione’”
“‘Per la distruzione’ l’è rimasto in bocca”
(alzata di voce del Cicali, pacata alterazione della Figlioluccia)
Vari “Non alzi la voce”, “Allora non l’alzi neppure lei”, “Mi lasci parlare”, “Parli, allora, forza, su”, “Io gliel’ho detto”, “Lei non ha detto niente”, “Ma dovevate immaginarvelo”, “È il su’mestiere, non il mio, le procedure vostre io non le conosco”, “Ma è chiaro che”, “Un accidente”, eccetera, con culmine in
“Comunque i soldi vi verranno restituiti a chiusura del conto, tra qualche settimana”
“Sono soldi miei e io li voglio adesso. Se no chiamo Carabinieri e Guardia di Finanza* e vediamo cosa ne pensano”
“Chiami pure chi vuole”
Beep-beep-
“Facciamo un assegno, al signore, e lo incassa subito?”
“Eh, sì, meglio”
Fila improponibile dietro di noi mentre ci associano un libretto degli assegni chiedendoci di nuovo i documenti, la Figlioluccia ne compila uno, lo incassa, distruggono il resto del libretto, facendomi firmare e controllando le firme con quelle dei documenti.
Pensate, riescono a farmi pronunciare la parola “Bizantinismi”.
“Guardi, non sa con che gioia chiudiamo questo conto”, annuncia la Figlioluccia, mentre io alla voce “Perchè chiude il conto?” del modulo, faccio croci su ogni voce che abbia nel testo “scortesia”, “lentezza”, “scarsa competenza”.
“Scriva chiaro l’indirizzo dove vuole l’assegno di chiusura col rimborso del deposito, che sa, a volte gli assegni vanno in giro”
“Non ne dubitavo. Mi dica se riesce a leggerlo, così, in stampatello”
“Sì”
“È un sollievo, guardi. Siamo a posto?”
“Certo. Ci vorrà qualche giorno in più perché avete usato il bancomat…”
“Nessuno ci aveva detto di non usarlo, ma va bene. Basta esserci levati di qui dentro. Chiedetevi come mai la gente chiude i conti”
“Veramente, li apre”
“Si informi, faccia aritmetica. Grazie, buona giornata e buon lavoro”

Usciamo basiti e rancorosi verso la gente che usa l’unico potere dei poveracci, quello di rompere i coglioni.

Poi, quando lo raccontiamo, ci dicono che “a Grassina è pure peggio”.

*mancavano l’UNICEF e i Pompieri, lo so.

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Accadde che..., Ce l'ho con... Differenziazione dell’offerta.

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Ieri pomeriggio sono andato in Posta per ritirare un rimborso fiscale. Pochi soldi, eh, ma nemmeno dieci centesimi.
IN UFFICIO POSTALE, ripeto, non dal tabacchino.
“Dovrei ritirare questi… è possibile farli accreditare su un conto bancario?”
“No, direttamente si fa solo su un conto postale”
“Va bene. Posso ritirarli allora in contanti e fare poi un versamento su un CAB/ABI? Nel caso pago le commissioni”
“No, solo i nostri correntisti”
Ora, non pigliamoci per il culo. Io il conto bancoposta ce l’ho, ma hanno portato i già esigui interessi a 0,00%. Ti pare che tra incatenare i miei soldi facendoli fruttare solo per loro e tenerli in tasca, li incateno?
Vabbe’.
Mi tiene venti minuti tra fotocopie di documenti e codice fiscale, bla bla bla, poi comincia ad ammucchiare fogli da dieci.
“Posso avere dei tagli più grossi?”
“Purtroppo no” Mi aspettavo un “solo se ha un conto bancoposta”
E vabbe’, son soldi. Poi fa, come in un film di Pieraccioni, mentre esco:
“Vuole un gratta e vinci?”
“No, grazie, quelli li compro in banca”.

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Ce l'ho con..., Tanta iNioranza Peccato che della ciambella non si mangi il buco.

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Alla luce dei risultati del referendum, Pier Luigi Bersani ha chiesto le dimissioni del governo,
portando così il suo stesso record di richieste consecutive a 761 giorni.
Ricordo a tutti che al perfezionamento del record ininterrotto, che altrimenti sarebbe stato di 1131 giorni, è stata fatale la “dormitona” del 13 maggio 2009, a causa della quale Bersani perse il quotidiano appuntamento mattutino con l’ANSA.
Per fortuna, referendum permettendo, non se lo caga più nessuno oltre al radiogiornale delle otto. Il suo ruolo ormai è quello, quello della sinistra attuale: la negazione di Berlusconi. E non solo 1/B, ma pure i/B, che oltre l’immaginario non vanno.
A me dispiace pure, che c’avrebbero pure ragione per tante cose, ma non si può vivere solo come contrappunto a qualcuno e poi pretendere che questo qualcuno scompaia.

Se va via Berlusconi, che ruolo resta alla sinistra italiana? No, dico, oltre criticare, e spesso fuori luogo (aspetto le critiche della sinistra tutta sulle dichiarazioni di Tremonti di ieri, un piano volto alla semplificazione e alla riduzione degli sprechi che se l’aveva proposto il governo precedente era sempre lì a farsi le seghe allo specchio), dicevo, oltre a criticare, cosa sanno fare, i sinistrorsi di oggi, capaci di criticare pure il Renzi che, seppur furbo, troppo furbo -e non è un difetto-, populista (no, che lui con avantipopolo, forzaviola, vivagesù si tira dietro tutta Firenze) e arrampichino (che passare da ciellino al Dante, alla Margherita a “ci vorrebbe un rinnovamento ai vertici della sinistra, che so, uno con meno di quarant’anni e che abbia già avuto ruoli di responsabilità in una grande città del centro italia che inizia con F e finisce con -irenze” è un bel carpiato) -tirate fiato assieme a me, che forse ho esagerato con l’inciso- le sue cose buone le ha fatte? Dell’operato di Renzi, di cui personalmente non mi fido perché non mi piace la sua attitudine a cambiare casacca, non posso che dir bene: niente tramvia in piazza del Duomo -bravo Domenici, bella idea del cazzo che era-, giù la pensilina Toraldo, pisciatoio a cielo aperto, e un sacco di altre cosucce. Certo, ha ancora tanto da lavorare e da fare, ma gli conviene. Che lui fa e se ne bulla. Non mi garba che se ne bulli, ma almeno fa. E intanto gli amicici di parte sua gli dicono che è “amico di Berlusconi” se pesta ai piedi ad altri amicici di amicici non propriamente a destrissima. Non che quest’ultima destra abbia il culo pulito, ma almeno non esiste solo come negazione di spazio vuoto.
No, sul serio.
Guerra in Libia: l’unica che si oppone è la Lega. La Lega. Roba che alla prossima sagra del seitan, al banchino Vegan mi aspetto Cikatilo e Dahmer.
Per vendere la Telecom ai privati, amicici di amicici, c’è voluto D’Alema, invece.
Liberalizzazioni delle licenze: forte coi deboli e debole coi forti, l’ottimo Bersani ha fatto perdere 15000 euro da un giorno all’altro a gente con un piccolo bar come il mi’fratello, poi s’è calato le brache davanti ai tassisti.
Lo stesso Bersani ha messo nel mezzo gli studi di settore, e nel mezzo a una strada gli artigiani e le PMI interessate dai medesimi, che ovviamente “non possono guadagnare così poco, son ladri che non dichiarano”.
Riduzione delle spese e degli sgravi: c’è voluto Tremonti, che, ovviamente, sta sulle palle, come sta sulle palle Brunetta, altro che, checchè non abbia egli stesso il culo pulitissimo- cercava di aumentare l’efficienza degli stipendiati dallo Stato.

Già, l’efficienza. Che destra del cazzo, quella del lavoro, del fare.
Il problema è che in Italia, a noi il lavoro ci fa schifo. Ci fa schifo guadagnare per il lavoro svolto. In America uno si bulla ed è un ganzo, se il suo lavoro gli consente di avere uno stipendio sopra la media; in Italia è il contrario, sei un ladro. Una testa di cazzo recentemente incontrata, che a mente fredda avrei dovuto infamare come la peggio merda, un MEDICO che mi disse “io quando devo fare sciopero faccio sciopero, mi importa assai se chi ha l’operazione programmata deve fare altri sei mesi di attesa”, adduceva come motivazione dell’ultimo suo sciopero “Ma ti pare giusto che il mio capo guadagni il doppio di me?”. Sì, troia infame, visto che A TE non toglie niente, e che anzi, sei troppo pagata (si bullava di aver regalato l’Ipad alla figlia in seconda media, “sai, io ho comprato quello grigio-bianco con la mela dietro, quello a trenta? sono trenta? forse trentacinque? pollici, che non ci capisco nulla ma per tenere i numeri di telefono e fare internet mi basta”). Io, invece di picchiarla dicendole “queste sono per il bambino che patisce di non so cosa, e che tu hai fatto patire altri tre-sei mesi perchè sei una troia invidiosa e stronza”, le spiegavo che se qualcuno guadagna più di me senza a me rubare, non tocca a me preoccuparmi del suo stipendio. Se è lì lui e non io, e l’azienda va bene perché lavora e funziona, un motivo c’è. E non tocca a me decidere del suo stipendio, ma a chi questo stipendio lo elargisce. Evidentemente se li merita. Il mio sindacalista del tavolo accanto, per salvare non so quanti scaldaseggiole, ha giustificato un contratto di solidarietà* che a me, tra straordinari bloccati e riduzione di stipendio, toglie un’ottantina di euro. A me va pure bene (li spendo in fumetti, vaffanculo, se ce ne è bisogno si fa questo e altro), ma c’era gente a cui togliere gli straordinari ha tolto parecchi più soldi. E si parla di gente che ne aveva bisogno, non gente prossima alla pensione che non vuole accettare una mobilità che firmerei IO. Perché? “Perché già con la detassazione degli straordinari si invogliava la gente a farli, e non è corretto bla-bla-bla”. Eh, cazzo, sia mai che chi lavora di più prenda più soldi. Mi dice “Se gli straordinari costano tanto si invogliano le aziende ad assumere”. Certo, come no. Forse la FIAT -che però vi sta sulle palle, Marchionne merda che fa i controlli su un 8% certificato di assenteisti. L’8% di assenteismo vuol dire che su dieci operai, quasi uno non fa un cazzo, o proprio poco. e che il prezzo del lavoro di quella azienda è dell’8% maggiore di ogni sua concorrente. E poi non assume. O come mai?-, non certo una PMI che NON PUO’ PERMETTERSI di assumere un tizio in più per tre settimane l’anno di picco di produzione. E cercateveli voi, i dati di quanti sono impiegati in PMI e quanti in FIAT o equivalenti.

La sinistra, soprattutto, non fa che parlare di diritti e mai di doveri. Si deve tutelare il posto di “lavoro” anche dei fancazzisti, senza se e senza ma. Non si capisce che se si lavora alla cubana, tutti ci rimettono. Se per fare un certificato, invece di chiederlo via mail ed averlo con lo stesso mezzo (come ad esempio in Unibo, prima che gettassi la spugna per l’ultima volta) servono tre “signore, deve tornare settimana prossima, che lo devo far bollare, e il dottore è fuori stanza fino a stasera”, due dei quali sono in pausa caffè 9-11.30 e poi a far la spesa, “che una lavora tutto il giorno, mica ha il tempo di fare pure ’ste cose” (Vista in posta. Per poco non la ammazzano. Purtroppo non l’hanno toccata), ci si rimette tutti. TUTTI. Io di più perché ci devo perdere un’altra mattinata, almeno, ma pure tu che ’sto tizio in Comune lo paghi coi tuoi soldi. Però no, Brunetta** è un nano del cazzo (già, ormai quelli che fanno del male all’Italia si riconoscono dall’altezza) che non può assoggettare la ggente ai suoi metodi fascisti***.

Sarà che io son stato educato differentemente. Il mi’nonno materno ha iniziato a lavorare come garzone a dodici anni, quello paterno grossomodo, i miei genitori si son fatti un culo come il rosone di Notre-Dame per quarant’anni, e mi è sempre parso giusto vedere che di questa fatica, quando è andata bene -perchè non sempre è andata bene. Il mi’babbo non ha mai saltato un giorno di lavoro, e quando fu licenziato da gastronomo divenne lavapiatti prima e interno cucina poi, ma in casa mia il pane non è mai mancato, e non s’è mai aspettato-, se ne godevano i frutti. Io, per quanto pigro possa essere, ho goduto più delle tre lire che ho guadagnato facendo il manovale che di tutti i premi produzione, seppur basati sul lavoro svolto, di questo mondo.

Ma torniamo a noi.
Se va via Berlusconi, che cazzo fa la sinistra? Qualche governo fa la parola d’ordine era “conflitto d’interessi”. Vince la sinistra, non fa niente per risolverlo, nonostante una maggioranza e tutti i crismi. Vince la destra (ahem), la norma se la fa da sola. Al che la sinistra insorge di nuovo.
Ecco, mi pare un ottimo esempio di cosa sa fare la sinistra di adesso: criticare senza fare.
Criticare senza competenze. Criticare senza VOGLIA di fare. Criticare e dare del ladro a chi suda e guadagna, perchè prende qualche lira di più di chi non suda per nulla. Certo, principi eccetera eccetera.
Se invece che di princìpi si parlasse di estetica, vi direbbero che è meglio farsi le seghe con Playboy che fare all’amore con una donna brutta. Contenti loro, contenti tutti. Cioè, se non governassero o rischiassero di farlo.

Non sono del tutto convinto della tesi di un Wolfstep che dice che le sconfitte elettoralii di sinistra siano volute, che sia un ruolo sicuro e tranquillo (come si dice, si taglia sempre la spiga più alta), ma tanta mediocrità, tanta RICERCA della mediocrità non può essere frutto solo di meccanismi sani e democratici.
La selezione naturale del politico, “se sei un imbecille ti trombano o ti incastrano”, dovrebbe prevenire la mediocrità e l’incapacità. Quindi, qualcosa non funziona alla base, che mette il mediocre in ruoli in cui non solo non va avanti, ma blocca pure la strada a chi vorrebbe procedere. magari nella direzione sbagliata, ma avanti.
Magari la ciambella del titolo non sarà alta pasticceria, ma a forza di mangiare solo i buchi che “per fortuna sono tutto l’opposto della ciambella” si muore di fame.

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*checchè si dica che sia stato fatto a malincuore, visto che “meglio 1500 incazzati in piazza che 15000 al lavoro”

** Edit: Ho scritto prima dell’incidente coi precari. Al solito. Io la vedo così: aveva tutto il diritto di non rispondere a una domanda che non c’entrava un cazzo col convegno (sull’innovazione, tra parentesi); aveva tutte le ragioni di dire a quelli che erano andati lì solo per fare polemica quel che ha detto; lui stesso ha detto che non si riferiva, e che sarebbe stato stupido riferirsi, ai precari in genere; una cosa con gli striscioni già pronti è un agguato mediatico, e lui c’è cascato. Ovviamente è ANCHE il modo che fa la differenza, e Brunetta ha dei modi di merda. Punto.
Nonostante tutto, mi fa cacare, e cacare a spruzzo, il fiorire di citazioni imbecilli e malmesse da De Andrè che ho visto sui social networks. Ah, lo sapete che la tipa che voleva porre la domanda è la figlia di un senatore? Probabilmente poi la tipa se ne è avuta a male per il consiglio dato da Brunetta a casa Gruber, grossomodo “Ai mercati generali, a scaricar cassette lavoro si trova, ci sono quattro milioni di immigrati che fanno lavori del genere che gli italiani non vogliono”. _IO_, che sono un pigro fascista ladro di merda, quando ho voluto lavorare ho fatto pure il manovale di un muratore, e ho stuccato i pozzi neri dal di dentro, con gli orecchi tesi per lo sciacquone della vecchina del terzo piano.

*** “tornelli marcatempo”.

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Ce l'ho con... Sicuro sicuro, Roberto?

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Questo è un post che, come penseranno molti dei mie tre lettori, è pieno di luoghi comuni e preconcetti. Liberi di non leggerlo, visto che siete stati avvertiti con sufficiente anticipo, però, visto che come ha dimostrato qualcuno, luoghi comuni e preconcetti fanno risparmiare tempo ed energie e sono quindi, evoluzionisticamente parlando, una marcia in più (un solo esempio: se in Autogrill mi vogliono vendere il megaschermo a 50euro pensare “magari questo è onesto” non è una strategia vincente), lo scriverò, sia mai che a qualcuno faccia smuovere qualche sentimento che non sia disprezzo e indignazione nei miei confronti.

Unità d’Italia una bella cippa.

Non ce l’ho con regioni specifiche, persone specifiche, latitudini specifiche.
Solo, l’Italia non è un’unico organismo culturale. Ambientale, geologico, fisico, magari sì, ma culturale col cazzo.

Non ci prendiamo per il culo: Garibaldi ha fatto un lavoro che la quasi totalità dei suoi destinatari riteneva inutile o, peggio, dannoso. Quello che Benigni ha citato, il monito delle mamme del Sud ai bambini che facevano i cattivi “Arriva Canibardu”, è la minaccia di un baubau, di un cattivo. Al Sud Garibaldi non ce lo volevano: quando mai al bambino che non vuol dormire dici “Arriva Superman”?
O’Roberto, dalle parti mie c’era il Bobo, da altre ci sarà stato l’Uomo Nero, ma certo in nessun posto del mondo si dice “se non mangi arriva Che Guevara”*.

L’Italia unita, dicevo, è una cazzata: l’Italia non è uguale dappertutto.  Le regioni a statuto speciale non le ho inventate io. Se una regione deve godere di particolari vantaggi (no, dico, guardate la Sicilia quanti quattrini riceve e riceverà, alla faccia del federalismo fiscale), vuol dire che non è uguale alle altre. Se il Trentino vuole andare con l’Austria, benissimo. In Alto Adige si ricordano ancora (“Mio nòno dicefa…”) quando ”stavan meglio”. Nelle valli molti non parlano italiano. Il servizio militare si svolgeva nella regione. Anche solo le scritte in due lingue significano che NON SIAMO DEL TUTTO IN ITALIA. Volete farvi riannettere dall’Austria? Buon referendum e buon viaggio, per il vostro bene.

Da una certa latitudine in giù -per dirla alla grossa, che non c’è omogeneità nemmeno nella disomogeneità- l’Italia, gli altri Italiani sono il nemico, i fessi, mucche da mungere. E se ne bullano. Ho seguito con schifo l’allegria con cui veniva data la notizia che “sono già in circolazione finti sacchetti biodegradabili”. Ah, quale fantasia, che simpatici mariuoli!

No. Sono pezzi di merda, che per pochi centesimi lo tirano in culo a te che paghi di più, anche in sbattimento, il sacchetto come deve essere, lo tirano in culo all’ambiente, ai loro conterranei** e, soprattutto, allo Stato e alle sue leggi.

Io non mi sento uguale a gente del genere. Non mi sento uguale a gente che dall’Italia aspetta tutto e all’Italia non vuole dare niente. Ci sono zone d’Italia che a sventure simili rispondono in maniera opposta. Piove dappertutto, i fiumi esondano dappertutto, però in qualche zona si prende la pala e si comincia a scavare, pulire e ricostruire; in altre zone si prende la sedia e si comincia a frignare “sono vent’anni che sapevamo che stava per succedere, lo Stato deve darci una nuova casa”. No, cocco bello: per vent’anni, per clientelismo, hai votato rappresentanti locali che magari davano il posto a tuo figlio e se ne sono fottuti dell’argine. Ora sono cazzi tuoi, rifattela coi quattro sindaci/presidenti di provincia precedenti.

Ma si, diamo pure la colpa alla Mafia/Camorra/N’drangheta/Stidda/Sacra Corona. Peccato che siano tutte organizzazioni che hanno bisogno di un sostegno e di un terreno di connivenza VASTO.
I mafiosi non sono quattro capomafia quattro che comandano e taglieggiano milioni di innocenti, no.
Non è Romanzo Criminale. C’è tutto un sottobosco di amici di amici di amici ai quali la $organizzazionemalavitosa$ fa comodo perchè aiuta, dà una mano, chiude un occhio. Per due lire, ovviamente, che se la Camorra dovesse dare uno stipendio intero a tutte le brave nonnine che tengono in casa il carico di droga in attesa dei pusher, non ci guadagnerebbe più un cazzo.
Perchè a Rosarno si sono rivoltati gli immigrati e non i paesani? Chi c’era nei campi, chino a raccattar pomodori al nero? Non certo gli “Italiani”***.  Gli “Italiani”  sono quelli che evadono tasse e norme prendendo gente che muore di fame e dando loro una miseria per spezzarsi la schiena.
Magari il proprietario del campo non è un malavitoso propriamente detto, però con la malavita ci guadagna. Quanti proprietari di campo vanno avanti in questo modo? Quanti macellai, benzinai, negozianti, prendono soldi da questi agricoltori, facendo finta di non sapere da dove vengono questi soldi?
Poi però si lamentano “non c’è lavoro”. Vaffanculo, coglione, vai tu a raccogliere pomodori, denuncia chi non assume come  deve****, se hai fame, invece di aspettare aiuto dallo Stato, tanto per cambiare. Il Federalismo fiscale prevede la compartimentazione dell’I.V.A., le attività produttive fanno rientrare soldi in regione. Ovvio, se l’I.V.A. la dichiari e paghi. Quando ti dicono “Col federalismo ci saranno meno soldi” dimenticano di dirti “per le regioni che non hanno controlli e politiche fiscali degne di tale nome”.

Abbiamo regioni nelle quali non ci sono risorse? No.
Se non credete a me, prendete una cartina e contate i fiumi della Sicilia come in “Meri per sempre”.
Le uniche risorse che mancano in talune regioni sono la voglia di darsi una scossa e il rispetto delle regole. Se ci fossere queste, se l’Italia non fosse una mucca dalla quale prendere il latte già munto, non ci sarebbero aree “depresse” e sovvenzionate da sessant’anni.

Sia chiaro, non ce l’ho con regioni intere. Ce l’ho con le mentalità di tanti, troppi, dei loro abitanti.
Conosco persone fantastiche, genii, lavoratori, gente con quattro coglioni per parte in ogni campo, provenienti da queste regioni. Il mio sospetto è che le conosca solo perchè da queste regioni si sono spostate, sono venute via, perchè sono differenti da tanti, troppi, in quelle regioni.  Son venuti via per lavorare, per studiare, per smettere di aspettare la pappa scodellata dando contemporaneamente la colpa al cuoco che non è un ristorante a cinque stelle.
Certo, viaggiare è scomodo, è scomodo lavorare lontano da casa, soprattutto quando l’alternativa è un’eterna ora della siesta. Tanta, tanta stima. Stimo anche chi è rimasto a “lottare”, ovviamente, non è tutta un’erba un fascio. Però, capiamoci, quanti sono?

L’Italia non è una sola. Ci sono zone dove lo Stato siamo noi e zone dove lo Stato sono “quei fessi che pagano e seguono le regole”. Poi ci sono anche zone dove lo Stato dovremmo essere noi solamente, senza quelli per i quali siamo fessi; non sono d’accordo nemmeno con queste, ma le capisco un po’ di più.

Insomma, io oggi non trovo nulla da festeggiare.
L’unità d’Italia non è mai stata fatta davvero, se non per quelli che la guardavano dall’alto di una seggiola imporporinata: i confini non sono solo linee sulla cartina.
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*Al massimo Gandhi.
** Parliamo di rifiuti, volete? Chi c’era a presidiare le discariche? Chi dava fuoco ai camion? Chi bloccava la strada a chi la città la voleva ripulire? Fossi stato io non mandavo l’esercito coi compattatori, ma coi lanciafiamme. Non la vuoi in discarica? La incenerisco qui dove mi hai fermato, cazzi tuoi, idiota, e respira a fondo, per favore, che non vada sprecata. Anche qui, pensaci quando voti gli amministratori locali, cretino.
*** Si, tra virgolette.
**** Vedrai che se costa assumere un senegalese quanto uno che conosci, assumi uno che conosci. Non è guerra tra poveri, è guerra verso chi dei poveri se ne approfitta.

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Accadde che..., Ce l'ho con... 90 pences

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32 pastiglie di paracetamolo 500mg e 32 di ibuprofene 200mg.

E poi sono 90 per dire, che erano 28+28+15+15.

Ma quanto si farà cacare, noi in Italia?

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Accadde che..., Ce l'ho con... Macchine

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Ricordate, vero, che un tipo m’ha disfatto la macchina passando col rosso?

Ecco, non son due settimane che l’ho riavuta indietro. Tralascio i casini connessi, eh?

Ieri mattina, alla guida dell’auto della Figlioluccia, il cielo sereno ci ha somministrato una tempesta di grandine. Finissima, fittissima, appena toccava  terra ghiacciava in una lastra.

Ovviamente l’imbecille davanti a me, invece di rallentare gradualmente -eravamo in discesa, perdio- ha affondato il freno. S’è intraversato.

Io, per evitarlo, son finito nel fossetto, presumibilmente distorcendo un ammortizzatore, visto che adesso l’auto tira a destra e non ha più tenuta alla minima buca. Spero che sia l’ammortizzatore, ecco, visto che l’alternativa è il semiasse fottuto. Insomma, un’ora e venti di guida a trenta all’ora, col volante fisso a 90°, correggendo a ogni asperità del manto stradale, con la Figlioluccia accanto tesa come una corda di violino.

Adesso l’auto della Figlioluccia è ferma in parcheggio in attesa di visita specialistica. Chi ci ha riportati a casa? Mio fratello è passato a prenderci, e ci ha portati a recuperare l’auto di mia madre. Che non partiva: batteria scarica. Accostiamo, attacchiamo i cavi, partiamo.

Stamattina Deb deve uscire. Le do le chiavi della mia auto. Scendo a prendere roba dalla macchina, e vedo che la chiusura centralizzata non funziona. Batteria andata:  l’interruttore delle luci interne è a metà corsa: non abbastanza da accendere, ma evidentemente bastava.

Ora, per fortuna a casa mia ho un caricabatteria, per le emergenze, e, anzi, è bastato portare l’auto di mia madre accanto alla mia. Ma diciamocelo: io mi sarei anche rotto i coglioni delle gaussiane, della statistica e degli incidenti a grappolo.

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Ce l'ho con..., Recensioni Lui non credeva

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Mario Mortone, intervistato sul successo del suo film “Noi credevamo”, ha quasi testualmente detto:

“Ci aspettavamo di riscuotere i nostri riconoscimenti in altre sedi, Cannes, Venezia, non credevamo che il pubblico avrebbe apprezzato e sarebbe andato a vederlo”.

No, dico: tu hai fatto un film che non pensavi sarebbe piaciuto?

E che cazzo l’hai fatto a fare? Il tuo fornaio te l’ha detto spesso “no, sai, io il pane l’ho fatto, ma pensavo che sarebbe stato contento il vetrinista, non pensavo di venderlo”?

Vi rendete conto che gliene è fregato talmente poco, una volta avuti i soldi -suppongo in buona parte statali- per la produzione, hanno avuto la spocchia di fare un film solo per “fini esteti e addetti ai lavori”?

Poi si lamentano dei tagli al cinema. Perchè io Stato dovrei sovvenzionare dei film CHE NEMMENO IL REGISTA REPUTA DEGNI DI ESSERE VISTI?

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Ce l'ho con..., Recensioni Punti di vista

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Ieri, grazie alla segnalazione di un’amica, sono tornato sul blog di un comune conoscente.
L’ho fatto dopo un paio d’anni dalla prima lettura, e come la prima volta l’ho trovato profondo, scherzoso, ben scritto, rilevatore, coinvolgente.
Come la persona, piena di interessi, genuina e sincera che lo scrive.

Purtroppo avevo perso il link -anche perchè, come ho scoperto ieri, lo cercavo col nick sbagliato-, che adesso è nei miei preferiti, e la ri-segnalazione di ieri mi ha reso un grande favore.

Se ripenso a con quali toni mi era stato descritto la prima volta non posso che, come feci allora, storcere la bocca al pensiero della pochezza del segnalatore originario. Non so se era invidia o semplice incapacità di una lettura un pelo più profonda di quella cronachistica, ma, prima per chat e poi di persona, mi fece un quadro del blog molto falsato e parecchio, parecchio più grigio e infantile di quanto fosse in realtà. Non osavo chiederlo all’autore -non si sa mai-, e ormai lo davo per una spiacevole perdita che, forse, avrei potuto recuperare con un po’ di link-surfing a partire da un amico comune o due.

Per fortuna, a volte ritornano pure le cose buone.

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Accadde che..., Ce l'ho con..., Virtuality Commento a Luttazzi

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Commento inviato (e ovviamente mai pubblicato) al blog di Luttazzi, che leggo quotidianamente.
Per chi non lo sapesse, Luttazzi è stato accusato di plagio per qualcosa come 500 minuti di sketches e battute da stand-comedians americani.
Per saperne di più: http://ntvox.blogspot.com/ e, soprattutto, qui o qui .

“Giusto per curiosità, per te dove si ferma la citazione?
Mi spiego: la famosa battuta della mosca/falena che vola dritto quando scoreggia èna citazione per te e plagio per Bonolis. Ok.
“Troppo presto” per Bonolis, mentre tu hai aspettato vent’anni per riproporla?
E’ una questione di tempi?
Di termini esatti e adattamenti, tipo lo sketch del cameriere smemorato, dove si paga Martin in dollari e te in lire?

Una citazione è una strizzatina d’occhio, non uno sketch di tre minuti o il pezzo sull’eiaculazione precoce senza citare -appunto- la fonte.

Ok, sono saltato sul treno da poco. Mi son sempre riferito a te come “quel genio di Luttazzi”, da quando, pensa te, ti fermai per strada a Firenze per dirti “Forza con la Tamaro”, sarà perchè la caduta è da più in alto che mi fa più male.”

edit:

Proprio in apertura (e anche su boingboing)

Complimenti, Daniele. Hai dato una nuova dignità all’espressione “Italiani ladri”

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Ce l'ho con... Del perchè non mi piace Facebook

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Anche oggi su FB uno dei miei contatti ha pubblicato un video interessante, questa volta tratto da un film del 1976:

Una selva di “mi piace”.
Al che io ho chiesto “com’è finita, poi, picchi di ascolto a parte?”
Nessuna risposta.
Non poteva essere diversamente, era una prova del nove, una domanda retorica. Cosa possono -potrebbero, via, visto che è un’opera di fantasia” aver ottenuto tutti quelli affacciati alla finestra a urlare il loro disappunto, tutti con la stessa formula? Nulla: è un ottimo modo di sfogarsi, ma sfogarsi è ben differente da agire.
Lo stesso con Facebook. Maledizione al momento in cui si è diffuso tanto da diventare imprescindibile per far vedere una foto a un amico, per chattare, per fare tutto quello per cui servivano Flickr, MSN, un blog, Skype.
Prima la gente bloggava -pure io, parecchio di più, si prendeva la briga di scrivere tutti gli affari propri, quello che andava bene e quello che non le tornava. Occorreva lo sforzo di scrivere più di due righe -e che fosse roba tua, non un’immagine ripresa da chissà dove, o un testo in un quadratino come va di moda in questo momento-, che qualcuno cercasse il tuo blog o fosse iscritto ai tuoi RSS, che leggesse tutto, che poi se aveva da commentare, nel bene o nel male, scrivesse qualcosa di suo. Occoreva interesse e lavoro.

Adesso, scorrete un po’ me e tra i miei link per vedere se è vero o no, i blogger hanno molto diratato i loro interventi. Ti iscrivi a FB in tre minuti, se vuoi anche senza metterci la faccia o il nome vero, checchè se ne dica, e cominci a farti i cazzi degli altri tre righe per volta; agli altri, sempre tre righe per volta, sbatti in faccia i tuoi, che questi lo vogliano o no, visto che ignorare gli aggiornamenti o negare un’amicizia pare uno sgarbo imperdonabile.

Se quello che leggi ti piace, clicchi sull’apposito tastino.
“W le coccole”: Mi piace.
“Più rispetto alle donne”: Mi piace
“Fermiamo chi maltratta i cuccioli”: Mi piace.
“Tibet libero”: Mi piace.
“Basta a tutte le guerre del mondo”: Mi piace.

Con un click del tastino ci si mette la coscienza a posto, si fa vedere al mondo che quegli argomenti li abbiamo a cuore, che vogliamo migliorare e migliorarci. Ma quanto dura un click? Ancora meno dell’urlo “sono incazzato” alla finestra, e al contrario di quell’urlo, non implica necessariamente che alziamo il culo, nemmeno figuratamente, dalla poltrona, che ci ingegniamo per capire come possiamo fare a rispettare di pi?donne o a liberare il Tibet. tanto, mica tocca noi, la nostra parte l’abbiamo fatta con quel click, no?

Pigrizia. La stessa pigrizia che -non ne sono esente- ti fa scrivere “giornata del cavolo” nel tuo status, senza spiegare perchè e nessuno te lo chiede. In un blog, scorrete per credere, il perchè lo spieghi: scrivere ti aiuta a sfogarti, a vedere le cose pi?are, a trovare magari una soluzione.
E nessuno clicca “mi piace” se ti girano le palle.

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Ce l'ho con..., Follia La gente non normale

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Ruralia, a Villa Demidoff.
Mi son sentito scemo per esser arrivato a mezzogiorno e aver aspettato cinque minuti per parcheggiare davanti alla villa e andare a trovare, libri e plaid al seguito, i miei che esponevano.

Quando siamo andati via, la fila iniziava a Trespiano.
Cosa non fa, la gente, per una domenica di relax!

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Ce l'ho con... Bene bravi bis(cheri)

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Come volevasi dimostrare, e come facilmente prevedibile,
i grillini, appena eletti, hanno gi cominciato a scannarsi per poltrone e quattrini.

Come dice anche il mi’socero, “appena arrivano al trogolo, doventan tutti maiali”

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Ce l'ho con... Il buongiorno si vede dal mattino

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Dal corriere della sera FIRENZE

Tramvia, ancora in prova
Deragliata ad un collaudo
Un treno della linea uno del tram uscito dai binari durante il collaudo finendo contro un palo dell’alimentazione elettrica della ferrovia.

No, complimentoni, bella figura davvero.
Nessuno la voleva, non risolver un accidente, ha causato pi danni della grandine, sar completata in vergognoso ritardo, ha fatto arricchire solo i soliti noti, e oltretutto fa cacare.

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Ce l'ho con... Grandissimi ladri, estorsori e figli di troia…

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E’ mai possibile che ogni volta sia questa storia?
Ogni volta che non mi paro il culo con le mutande di bandone, finisce che mi fottete. Colpa mia, pure, eh, che non vengo a cercarvi personalmente.
Ultimi due acquisti online: bastone e coltelli-bomboniera. Il bastone costava nemmeno quaranta euro, me ne avete messi TRENTASETTE di diritti doganali, in contrassegno. La Figlioluccia, che ha ritirato, ha dovuto pagare e festa finita, se no il bastone non lo vedevo. Quasi il doppio, maledetti, non vi auguro di morire di lesmaniosi solo perché on educato.
I coltelli… beh, tassati al 40%, a conti fatti, perché mi avete imposto un “valore statistico” (che cazzo vuol dire, grandissimi ladri, estorsori e figli di troia?) superiore di quaranta euro a quello dichiarato, OTTO euro di dazio (così, a caso); in più, DIECI di “diritti amministrativi”. Enormi figli di puttana, mi avete fatto pagare le tasse sulle tasse, e pure il doppio dell’IVA che avrei invece pagato volentieri.
Adesso posso pure dare per perso un regalo, l’unica vincita stragradita che abbia mai fatto, un set coltello-custodia-torcia Victorinox che avevo vinto su multitool.org giocando la data del mio matrimonio.
Maledetti merdosi che vi siete messi in tasca quel che è mio, la mia merce e i miei soldi non dovuti, spero che quei soldi vi servano per pagare l’iniezione eutanatica per voi e tutti i vostri cari infettati da un taglio provocatovi nell’aprire la scatola di quel coltello che mi avete rubato. Spero che quel coltello venga usato per mutilarvi i genitali da un coniuge geloso e incazzato perché gli avete attaccato la muffa squamante mucotica ai medesimi. Spero che quella torcia venga raccolta al lato di una strada da un agente della stradale e utilizzata per raccogliere in un secchio i resti dei vostri occhi, mani e spina dorsale dopo un incidente stradale. Spero che in quella custodia dobbiate sempre portare un dispositivo GPS che consenta alle forze dell’ordine di ritrovarvi, sbavanti, quando scapperete di casa in preda alla confusione datavi dall’encefalopatia spongiforme presa affettandovi la carne con quel coltello (si, era usato, veniva dall’Inghilterra, ma era MIO, grandissimi ladri, estorsori e figli di troia). Spero che la sua lama si spezzi tra due delle vostre vertebre lombari durante l’impeto di una sodomia coatta in galera da parte di un detenuto superdotato e sieropositivo. Perché è in galera che dovete finire, grandissimi ladri, estorsori e figli di troia che rovinate il buon nome di coloro -saranno due o tre, almeno- che lavorano tra dogana e poste.

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Accadde che..., Ce l'ho con... L’utilit di una preparazione religiosa

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Suona il campanello alle otto e zero zero dell’unico giorno in cui posso dormire magari fino alle dieci.
Salto in un paio di pantaloncini, rispondo al citofono.
“Salve, sono Giovanni”
“Giovanni chi?”
“Siamo nel quartiere per incoraggiare la lettura della Bibbia”
Un Testimone di Qualcheduno o Qualchecosa, ovviamente. Ma com’ che non li trovi mai quando hai fatto un incidente e ti voglion dare la colpa?
Non ho ritenuto opportuno fargli notare che a quell’ora incoraggiano solo l’evocazione dei protagonisti principali del Vecchio e Nuovo testamento, magari accostati ad animali da cortile a zoccolo fesso, e sono stato educato.
“Mi sto per sposare e devo scegliere le letture, quindi sto leggendo molta Bibbia. Lei che ne dice della lettera ai Tessalonicesi*, ove si dice “badate agli affari vostri e non disturbate i vicini”?

Non ha risposto.

*1 tessal. 4,11

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