Una decina d’anni fa il sottoscritto si avventurava, armato -è il caso di dirlo- di un’armatura a scaglie in PVC da 3mm piegata a caldo e di due esperimenti di spada in lattice con anima in acetalica, visto che la vetroresina era di là da venire, verso Spondon, in Inghilterra.
Lì si teneva il Gathering, L’evento -notate la maiuscola- di Gioco di Ruolo dal Vivo più importante d’Europa e, credo, del mondo.
Un’esperienza, sia per il gioco che per il viaggio, unica, della quale ci troviamo a parlare ogni volta che ci troviamo intorno a una birra -o quasi- coi compagni d’avventura: la Mary, Rick, Lore, il mi’fratello. Come non citare gli attacchi puntuali all’ora di cena, “‘what’s your name?’ ‘NAME’ ‘where are you from?’ ‘NO’ ‘oh, thank you’”, i gendarmi francesi che spadacciavano per strada, i caffè allucinogeni?
La voglia di continuare a giocare ci fece aderire a una delle nascenti associazioni di Gioco di Ruolo dal Vivo ITALIAne, che però non citerò. Si dice il peccato e non il peccatore.
Molti di voi nemmeno sanno cos’è, il GRV, quindi spiegherollo, anche se dopo questo antefatto. Il Gioco di Ruolo consiste nell’interpretare un personaggio -nell’ambientazione fantasy qualcosa tipo mago, guerriero, ladro- e farlo reagire agli eventi proposti da un narratore in maniera coerente al suo ruolo, recitandone la personalità. Nel Gioco di Ruolo dal Vivo le azioni del personaggio non sono solo descritte, ma anche messe in pratica: ci si abbiglia e arma -armi inoffensive, per carità-, si recita, si agisce. Ma torniamo a noi.
Per qualche anno abbiam girato l’Italia, portando lo scompiglio in paeselli -ah!, Barga, cara a Chtulhu in quanto non euclidea come R’lyeh: in ogni punto sei contornato da salite, in qualsiasi direzione tu ti muova, sempre. soprattutto se hai venti chili di armatura addosso- e in brulli prati ai confini del mondo -Cottanello- seguendo le nostre mire politiche e urlando in battaglia il nome del dio che avevamo creato, per una serie di eventi qui troppo lunga a ricostruire, in Inghilterra: NAME, il dio dell’indipendenza.
Per un po’ sono state quasi rose e fiori. Nonostante una gestione, diciamo così, arrangiata, si giocava e ci si divertiva.
Poi, beh, nuova gestione, nuove regole.
Prima di tutto il gioco via IRC prima e via messaggistica poi. Tra una sessione e l’altra, se il tuo capogruppo non aveva un cazzo da fare e viveva online, stringeva e scioglieva alleanze, provocava offese mortali, cambiava il culto E TU NON NE SAPEVI NIENTE FINO ALLA SESSIONE SUCCESSIVA.
La disorganizzazione e il disinteresse ai giocatori non VIP. Io, da fabbro -PRIMO FABBRO PG dell’ambientazione, mica cacca- mi son trovato, dopo mesi (24) di “le facciamo o no queste regole per i fabbri? serve aiuto?”, un bellissimo tomo di regole per le Baronie. Come se ci fossero in giro più Baroni che fabbri. Mi son trovato inutile. E vabbè. Insieme vien fuori la storia che BISOGNA fare anche il PNG, servizio di “comparsa”. Prima potevi pagare e giocare tutto l’evento col tuo personaggio, oppure non pagare e giocare un nemico, un personaggio di contorno, deciso dal narratore.
No. Bisogna pagar tutti, e allora che si fa? Paghi, e all’evento fai ANCHE il PNG per un po’ del tuo tempo. Poco male, eh, se non per chi, diversamente impegnato durante parte della sessione di gioco con eventi di vita vera -che so, lavoro, studio, famiglia, quelle cazzate là-, avrebbe preferito giocare il proprio personaggio per tutto il tempo disponibile o per quelli che, scarsi di pecunia, venivano a giocare per l’amor del gioco.
Poi la gestione autarchica. Un consiglio che non tollera recriminazioni (“Simone, torni a giocare, prima o poi?” “Già. una sessione, dico qualcosa che non va bene al presidente, sei mesi di sospensione, una sessione, altri sei mesi…”) nemmeno dai giocatori più anziani ed esperti, accusati anche di far fronda perchè, a parte, cercavano un metodo per far funzionar meglio le cose.
I favoritismi. I bonus estetici d’armatura che si sono visti solo applicati ad armature prodotte da un negoziante affiliato.
Le astuzie*. L’affitto della sede legale pagato coi proventi degli eventi mi va pure bene, ma scindiamo la sede legale da una civile abitazione, ok?, che a me non va di contribuire a pagarti l’affitto di casa. E neppure uno stipendio a due-tre membri scelti, anche se con lo sgamotto “premio per l’evento sportivo” -già, che siamo diventati associazione sportiva, solo Name sa perchè, visto che le gare evidentemente le vincono sempre i soliti-.
Name -il dio che avrei douto conoscere meglio di chiunque altro, visto che era stato un’invenzione mia, della Mary e poi di Lore- era stato violentato, cambiato di ruolo e di credo, diventando tutto un’altra cosa da quello che il mio Nerocorvo “lentobraccio” Mangialupi degli Antelli era stato chiamato ad adorare.
Nel frattempo, io m’ero già rotto i coglioni. Avevo trovato la scherma medievale prima e quella rinascimentale poi, in modo da tenermi quel po’ di nobile arte che avevo intravisto. Avevo un lavoro vero al quale dedicarmi, e altri hobbies più soddisfacenti. Il fisico, seppur giovanilissimo, non era più quello del ventequalcosenne che aveva iniziato, e non si poteva più permettere giornate a correre in armatura sotto il sole.
Non avevo voglia di cambiare il mio stile di gioco dall’azione al sotterfugio.
Soprattutto, ero deluso da coloro che avevano iniziato con me, colla mia stessa ottica, e che adesso mi giustificano ogni cosa con “e vabbeh, dai, si gioca uguale, si cambia dall’interno” senza cambiare nulla da anni ormai. A uno di questi ho pure detto come la penso: i quattrini miei ’sta gente non li becca più. Se dovessi trovare il tempo e la verve -ecco, quella, soprattutto- per giocare di nuovo, mi rivolgerò a vecchi compagni emigrati verso altre associazioni, non certo a quella nella quale il mio personaggio era cresciuto tanto salvo poi non esser più nessuno da un momento all’altro: monete non più riconosciute (“eh, sei mancato un anno!”), esperienza di gioco inutile (“ora ogni fabbro può far tutto”), e, anche se una volta son stato accolto con “ah, ma tu sei Nerocorvo! avevo sentito parlare di te in Gilda Armorieri”, beh, non è più il mio posto, son rimasto indietro con troppe cose.
Neppure a quella la cui capa si è dispiaciuta di più per una giornata di gioco non ben pianificata che per il funerale di un amico comune, se è per quello. A scatola chiusa. Diciamo che è bastato.
Tutto questo pippone perchè, per la prima volta da anni, non invidio più gli amici che hanno passato una settimana ininterrotta di gioco, tra battaglie, incantesimi e falò. Birra e Amici, con la maiuscola, li posso trovare anche scevri da un sacco di gente che si sente grande solo quando… beh, Goethe disse “E’ felice e grande solo chi non ha bisogno di comandare per essere qualcuno”.
Birra, sidro o idromele, gente?
*Raccolte negli anni da diverse fonti. Non saranno esatte al 100%, ma c’è concordanza nelle testimonianze, e se fossi un finanziere una verifichina la farei, visto che l’atmosfera è quella.