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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa Silenzio forzato

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…dal fatto che, apotropaicamente toccando quel che apotropaicamente va toccato, va tutto troppo bene per bubare*.

C’è da aggiungere il mio silenzio SMS dato dalla sim defunta e insostituibile causa esaurimento delle 256k in tutto il territorio fiorentino.

Vi fo sapere. Vogliatemi bene lo stesso.

*Lamentarsi

Dio li fa e poi li accoppa Scene (arancioni) da un matrimonio

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Se tutto è andato come doveva andare, in questo momento sono in volo verso il Giappone. Miracoli della pubblicazione programmata di Wordpress.
Se tutto è andato come doveva andare, i fotografi e la prode Sissa -la nostra salvavita, collega della Deb-battisissa mi hanno già dato gli indirizzi delle gallerie Flickr (o quant’altro) da linkarvi per farvi vedere come s’era messi ieri. Questa la prima prova:

Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.

Si, insomma, ci si dovrebbe esser sposati, ecco.
Ci siamo preparati bene, quantomeno, nonostane il Giochi senza Frontiere continuo che la sorte ha voluto darci in dono. Volete che vi narri i retroscena?
Si comincia dalla scelta della chiesa e del corso prematrimoniale, parecchio ma parecchio alternativi, ma dei quali sia io che la Deb abbiam già parlato qui, qui, qui e qui.
Poi, i millemila piccoli dettagli.
Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.
Le bomboniere? Si comprano online, a Sulmona. Tre giorni prima del sisma che ha devastato buona parte dell’Abruzzo.
Cosa ci mettiamo assieme? M&M’s coi nostri nomi e la data. Arrivano in gran parte crepate, occorre un nuovo ordine.Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.
Le pubblicazioni religiose? Il prete della parrocchia della Deb, normalmente irreperibile, in un momento di reperibilità, sbaglia il mio nome (come se Simonefabio esistesse) e posticipa tutta la burocrazia -pubblicazioni civili, Curia, quant’altro- di due settimane. Sotto agosto. Quando la parte burocratica civile è fatta -tempi comunali e cortesia da record- e manca solo il suo “visto si sposi” per portare tutto in Curia, ohp!, lui è in ferie. Quando torna, dobbiamo esserci tutti e due, Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.mi fa firmare le rinunce alla patria potestà in materia di educazione dei figli, chiede a Deb se la obbligo a sposarmi (no, è solo pazza), e compila i fogli in maniera che in Curia glieli rimandano indietro per non so quale vizio di forma. Roba che se non mi rassicuravano l’ufficiale d’anagrafe a Campi prima e l’assistente del parroco celebrante poi, gli avevo riempito le acquasantiere di sodio metallico e soda caustica in polvere. Ma se leggete questo vuol dire che è andata bene. O che mi son Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.dimenticato di bloccare la pubblicazione automatica, preso da altre beghe. Francamente spero la prima.

Torniamo a noi. La confezione delle bomboniere con gli M&M’s è spettata alle agili manine della Deb, che ne ha fatte 200 in due pomeriggi, invece di godersi le ferie, coadiuvata anche da una macchinetta-supporto-forma creata dal su’babbo, il mi’geniale suocero. Reperire il tulle e il nastro, farsi stampare gli adesivucci, invece è stato un buon lavoro di squadra. E’ venuto un cesto tanto bello che pure la mi’infallibile mamma ha dovuto dire “Mai mi sarei aspettata un così bel risultato”.
1
La scelta delle musiche -tacitamente avallate (oddio, più che tacitamente, visto che la malleveria è stata “fate voi, dev’essere una festa”, dovrei dire “irresponsabilmente”) da Don Giorgio è stata più travagliata. Il mio ingresso -al momento in cui scrivo non riesco ancora a immaginare la reazione della mi’mamma, ma spero che la prenda bene, visto che “dev’essere una festa” e che sa che nè io nè la Debora 2siamo normali- è stato accompagnato da un medley della marcia nuziale e quella imperiale di Guerre Stellari… qualche nota per l’abbocco ai presenti, e poi il prode Rick ha cambiato tema. Se il tempismo è stato buono, chi ha capito ha sorriso… e spero che ci sia un filmato, come spero che ci sia un filmato dell’uscita, sulle note di “Happy together” dei Turtles, che ha sostituito “Tema” dei Giganti col minimo preavviso possibile per un musicista serio e dei coristi a modo. Però avevano a che fare con me e la Deb, poverelli, che si potevano aspettare?
Io non ero vestito solo fico, ero strepitoso. La prima volta che sono andato a sentire per il vestito, m’han messo un catalogo di tre kg in mano e m’han detto cifre come “1500, più cintura scarpe e camicia”. Aha, come no. Se va bene, lo uso una volta sola, _se va bene_. Ohp, stessa marca, outlet di Barberino: meno della metà, camicia compresa. Attenti a sinist'E visto che non sono un nababbo, ho pure pagato un quarto del prezzo di listino (scan-da-lo-so! è roba che va in terra e sotto i piedi, ve ne ricordate? ci si pesta le merde, non è un’apparecchiatura che salva le vite in sala operatoria) nel negozio accanto, delle opportune calzature. I gemelli sono un acquisto da un cliente della Deb che produce camicie.
Con la stoffa avanzata dalla messa a misura lo stilista (no, dico, “lo stilista,” mica cacca, lavora per produzioni teatrali) che ha ideato, tinto la stoffa e cucito il vestito della Deb, ha fatto pure la fascia per la mia mezza tuba. Eh, si, eh!Poi ha deciso che non ci stava bene, e voleva farne un fiocco ottocentesco. Poi niente nemmeno di quello, una cravatta bellissima a fazzoletto color avorio antico che mi piace da matti ma, ahimè, non batte la prima che ho acquistato. Mi spiace, Lucio.
Si, sono sceso dall’auto, ho intrattenuto i convitati e presumibilmente ho fatto gran parte delle foto con mezza tuba e bastone da passeggio, anche questo una sciccheria (da leggersi con la erre gutturale: “Cold Steel City Stick: vetRoResina indistRuttibile per il bastone, acciaio a specchio per il pomo. Una potenza d’impatto devastante… perchè il matRimonio è una gueRRa peR il buongusto dove il Ricco pRevale sul pRoletaRio accapaRRandosi gli accessoRi più letali”).
Già, l’auto. Un maggiolone arancione? rosa? un furgoncino Volkswagen hippy? una BMW grigia e banale? fino ai primi di settembre -spero, visto che scrivo a metà agosto e avremo notizie solo per quella data, e solo poi correggerò questo post- non l’abbiamo saputo per certo. Il furgone è stata la scelta definitiva, edito infine: verde pistacchio addobbato con tulle arancio, è alla fine un cono gelato lisergico.Potevano i miei testimoni essere normali?
Il vestito della Deb lo vedete -forse- in foto, visto che fino all’ultimo momento è stato per me un perplimente mistero, ovviamente. Ho visto prima -e di poco- solo il fiore di stoffa coordinato da mettermi all’occhiello, fonte di mille speculazioni.
I miei testimoni, dai cinque che volevo -imbarazzo totale, visto che avrei dovuto escluderne uno, presumibilmente mediante roulette russa-, con la defezione di Rick, impegnato a suonare, e del mi’fratello, impegnato a vomitarmi nella tuba fuori dalla chiesa a causa dei suoi attacchi di claustrofobia e demofobia (è di famiglia) aggravati da fiori e incenso, son diventati tre.Bomboniere
Tre persone che in un modo o nell’altro mi sopportano e accompagnano da almeno quindici anni, e per i quali ho ordinato una bomboniera speciale, che fosse utile e stravagante, ricordasse me come tipo di oggetto -ebeh- e che recasse inciso un diretto richiamo al matrimonio… insomma, spero che riescano a portarseli in tasca e a sorridere ogni volta che li usano.

Il viaggio di nozze è stato l’unica cosa certa: Giappone, il tal itinerario -che potete vedere ancora per un po’ cliccando qua a destra-, i tali giorni, la tale agenzia. Il pagamento un po’ meno. Come ci aveva avvisato l’agente di viaggio, le quote della lista di nozze sono arrivate tutte assieme negli ultimi quindici giorni. Ciò non toglie che fino a lunedì scorso io e Deb ci stessimo cacando sotto per il terrore di dover recuperare ennemila euro per non dover convertire il viaggio con uno a Riccione, che fa rima ma non è la stessa cosa.
C'erano anche i marozzo/bande ner
Le partecipazioni, ideate dalla Deb, le vedete qualche post qui sotto. I capi le avevano promesso “ci pensiamo noi”. Ovviamente, come sempre succede quando si promette qualcosa con tanta sicurezza, altre faccende più pressanti li hanno distratti, e la povera Figlioluccia, anima di pubblicitaria, ha dovuto inventarsi tutte quelle balle sul mio conto per rendermi simpatico ai parenti.

topperIl cake topper come lo volevamo noi, scanzonato e magari autobiografico, tipo due tatini al computer che si sorridevano, e magari che ci somigliassero -”Si, come no, America!”- NON ESISTE. Lo dico con sicurezza, perchè s’è cercato, almeno con due su tre delle qualità suespresse. Non era nemmeno realizzabile, visto che l’unica persona con la manualità adatta che conosco l’ha rimosso dalla memoria almeno due volte, come si fa coi concetti estranei al senso comune.
Insomma, se ne è preso uno tenero, inusuale, direttamente dagli iuessèi, niente coppia col palo in culo, ma due tatini seduti sul bordo torta che si sbaciucchiano.
E ci piace.

Il ristorante e i rinfreschi, o almeno la loro pianificazione, sono stati travagliati.
Assai. Che vi basti sapere “assai”, visto che i ricordi dei dettagli sono per me ancora dolorosi.
Sia per il tempo atmosferico incerto fino all’ultimo (“Fuori si sta bene, ma dentro più di cento sarà un problema”), sia per l’impossibilità di trasportare ennemila bellissime tartine fatte in casa nel bagagliaio di un SUV senza mescolarle come una mano di briscola, sia per la difficoltà di trovare qualcuno che sporzionasse e versasse due bicchieri di spumante senza chiederti in cambio l’anima del primogenito.
idromeleA fine pasto abbiamo offerto il mio idromele, etichettato dall’ottima Circetta, sigillato a ceralacca e dotato di capsula sul tappo cognac richiudibile, da me e da un paziente genitore proprietario della MIA* pistola ad aria calda.
Nel momento in cui scrivo, spero ancora che sia gradito da amici e parenti, se no tocca regalare le bottiglie ammezzate ai compagni di sala d’arme, che di solito gradiscono assai l’idromele di “Nerocorvo”:)

Danze, e poi un rimbalzo sul letto in albergo, pronti a partire verso il Giappone… e magari integrerò la cronaca e le notizie più avanti, ok? :D

*Si, vabbè, ne avevo comprata una io, mio padre l’ha fusa, ne ha comprata un’altra da darmi in sostituzione, se l’è tenuta. E va pure bene così perchè quella che ha comprato lui se la lasci da sola fa il caffè e predica alle genti, la mia spargeva polonio in giro.

Dio li fa e poi li accoppa Work in progress

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…Stiamo lavorando per rendervi edotti.
Intanto, perculatemi per questa, va’ :)

SIMONE 2 WEB

Dio li fa e poi li accoppa Today is the day

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ed ancora non ho deciso la mia promessa definitiva :(

Ho inoltre delle occhiaie che fra un po’ ci pago l’ICI. Ho dormito due ore, stanotte, nonostante io mi senta tranquillo.
Il mio subconscio sa qualcosa che io non so?

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi Astonished

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Oggi rinfresco coi colleghi. Questo il biglietto allegato alla tradizionale “busta”:
colleghi fronte
colleghi retro1

…e io che credevo che i miei colleghi non sapessero nulla di me!
E’ sempre un piacere essere stupiti così.

Però mi perplime la giunta del sindacalista:
colleghi retro2

Dio li fa e poi li accoppa Nel caso voleste passare al brindisi

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Ecco qua la partecipazione.
Fronte chiuso
Fronte aperto
Retro
E’ o non è un genio, la Figlioluccia?

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi Doverosi ringraziamenti

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Devo, anzi, dobbiamo visto che parlo anche a nome della Figlioluccia che mi si sposa, ringraziare, ora che ho modo e memoria,
tutti coloro che stanno contribuendo alla riuscita di questo matrimonio come giorno di festa.
- I nostri genitori, che si stanno sbattendo comunque per mille cose, dal pranzo ai rinfreschi ai fiori ai mille consigli;
- Tutti gli amici, testimoni e musici in primis, che stanno lavorando e lavoreranno “gratis et amore nostrum” adesso, da qualche settimana e temo fino al 25, su mille e mille aspetti di un evento che sarà unico anche grazie a loro;
- Tutti coloro che interverranno, in qualche caso attraversando mezza Italia, per condividere la nostra gioia;
- Coloro i quali e le quali ci hanno regalato un addio al celibato e un addio al nubilato straordinari; da parte mia, grazie per non aver tirato fuori omini unti per la Figlioluccia.
- Tutti coloro che, magari pur non intervenendo, si son sobbarcati la rottura di scatole di andare in agenzia o a fare un bonifico, perchè noi abbiamo un viaggio di nozze indimenticabile;

Grazie a tutti, davvero e col cuore.

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Follia Avvantaggiarsi

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Ieri, al ristorante, due ore di Tetris col ristoratore, per i tavoi “opzione pioggia”.
-Inserire bestemmia a piacere, purchè forte forte qui-, ma è possibile che fino a ieri s’andava in giro nudi e per il 20 le previsioni danno -6 gradi e tsunami diffusi?
Insomma, s’organizza “la peggiore delle ipotesi”. Tavoli al chiuso, in tre salette comunicanti.
Genitori a portata di forchettata.
Oggi, e dico oggi, chiama la mi’mamma. Per fortuna -e sottolineo _per fortuna_- una parente è riuscita a liberarsi e a presenziare.
“Ottimo,” faccio io “chiamo subito il ristorante coi tavoli riarrangiati”
Il ristoratore non c’è, lascio un messaggio e mando un SMS.
Richiamo casa: “Fatto. Tutto a posto, può darsi però che cambiando i tavoli ci allontanino un po’ da voi…”
“ECCO! VE L’AVEVAMO DETTO NOI CHE IL RISTORANTE ERA PICCINO! VI FARETE RIDERE DIETRO! SE AVEVATE FATTO COME DICEVAMO NOI (affittare il salone dei Cinquecento, ndr) QUESTO NON ERA”

Riassumiamo: io ho risolto un problema presentatomi dai miei, e vengo pure cazziato. Mi sfugge qualcosa, ma tant’è.

Comunque, almeno sono in anticipo coi tempi: meglio stasera, ’sto discorso, che domenica. Anche se temo che sia solo una prima parte, è bene avvantaggiarsi.

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa Addio al celibato: fffatto.

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Camminata

Intanto beccatevi questi, poi vi racconto!

(e grazie Alex, Antonio, Lorenzo, Michele, Riccardo)

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa Non avete visto Leverage

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…e avete sovrastimato il personaggio. Va bene il gioco di squadra, però così è troppo.

(forse ’sto post lo capiscono in quattro)

Dio li fa e poi li accoppa Una vita difficile

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“Ciccia, mi hai attaccato in faccia”
“E’ lunedì”
“Già, che il lunedì è il giorno che mi attacchi in faccia. Dai, me lo scrivo”
“Basta che te lo ricordi, non importa scriverlo”

Quando una è pronta così, come si fa a arrabbiarsi? :)

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Ricette L’idromele c’è.

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E vi vuole bene.
Un pomeriggio a filtrare, lavare, versare, pastorizzare, attento al cicalino del termometro e al gocciolìo del liquido ambrato nella caraffa.

Dieci bordolesi rase con tappo cognac e, appena ho cinque minuti, se mi gira, capsula termorestringente.

Nonostante si sia indietro per molte cose, dalle conferme ai fiori alla lista di nozze, almeno quello per il matrimonio è pronto.

Etichetta a parte, ma non è quella, che apprezzerete.

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi That’s amore

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Dopo due notti fuori casa -anche se a casa di amici gentilissimi, mica sulle panchine-, due giorni ricchi di impegni -cogli amici gentilissimi di cui sopra- e un appuntamento annuale che, visto il gradimento della Figlioluccia posso sperare di rendere fisso anche per lei, dopo aver incontrato DiNozzo di NCIS e Annachiara del Grande Fratello (quella è topa per topa per tre e quattordici, più dal vivo che in televisione, per stessa ammissione della Figlioluccia, se no col cavolo che mi azzardavo a scriverlo qui, capitemi), dopo essermi innamorato di almeno sei serie televisive nuove con le quali ammorberò la Figlioluccia e il mio PC per almeno un’estate, ieri s’era finalmente di ritorno. Quando ho finalmente iniziato a vedere per la prima volta e sul palmare il musical “Hair”, giusto sei minuti per capire che mi sta sulle palle (no, dico, fancazzisti drogati che campano alle spalle del prossimo), il nostro treno è arrivato a Firenze.
Alle 22.42.
La Figlioluccia propone di prendere un taxi, “che tu domani monti alle sette, e io ho un sonno boia, e mi fa pure male lo stomaco”, così un tassista logorroico ci accompagna all’auto.
Tre minuti dopo mi accorgo di non aver con me il cellulare.
Chiamo. Trilla a vuoto. Bene, almeno non l’hanno raccattato e spento, o stirato con un’auto. Non è nel taxi nè a terra, quindi, visto che nemmeno risponde nessuno.
La Figlioluccia -che l’auto è sua- sfida il sonno e mi reca prima in stazione -di nuovo- dove io accerto la sparizione del treno tutto. Un gentilissimo ferroviere -mica ci sono solo quelli che chiudono gli sportelli in faccia ai passeggeri impedendo loro di salire in un giorno di sciopero TRE MINUTI prima della partenza, e qui ogni riferimento alla Freccia Rossa partita da Milano verso Roma alle 19:30 è puramente casuale- telefona prima senza successo al convoglio, poi in deposito e avvisa che sto arrivando.
La Figlioluccia fa arrampicare l’auto fino all’Osmannoro, sopportando pure la mia fretta e i miei commenti di impazienza, e, espletate le verifiche di sicurezza del caso in guardiola ed esplorato metà dell’impianto in cerca del reparto lavaggio, mi guarda vagare in pellegrinaggio da un addetto all’altro fin quando ne trovo uno in grado di capire l’italiano e che mi indica che la Freccia Rossa è una delle due agli estremi dell’impianto. Una è in arrivo per il lavaggio, l’altra boh. Per fortuna quella che interessa a me è quella da lavare, quindi dieci minuti dopo e innumerevoli binari scavalcati, busso alla motrice come avevo visto fare al gentilissimo ferroviere di SMN, mi faccio aprire la carrozza e recupero il cellulare abbandonato sul tavolino.
Da un coglione, aggiungerei, quello che vi sta scrivendo.
La Figlioluccia, che aveva esordito con “ho sonno”, ricordate?, mi recupera e, imboccata l’autostrada, mi scodella a Figline verso le una, dove ci fiondiamo a letto dopo aver bevuto un bicchiere di Caleffi per il suo mal di stomaco, e quindi rovesciato le valigie sul divano e la roba sporca nel cesto in bagno.
Senza un’offesa, senza scaricarmi in faccia lo spray al peperoncino, senza farmi controllare la ruota posteriore in area di servizio e partire sgommando, senza farmi per sbaglio manovra addosso durante il parcheggio, senza suggerirmi di legarmi le cose al collo o di andare in vacanza in paesi nei quali non batte sole.

Capito perchè la sposo?

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Virtuality Nota personale: “Mentalmente” è diverso da “Ad alta voce”.

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Pomeriggio forzatamente casalingo. Io e la Figlioluccia ci alterniamo alla Wii-fit, uno a far esercizi e l’altra sul divano.
Durante le flessioni con stacchi laterali, il trainer automatico mi fa, per spronare e incoraggiare: “Visualizza mentalmente il corpo che vorresti avere”
Io, a denti stretti: “Claudia Schiffer, Claudia Schiffer!”

Ho sbloccato tre livelli avanzati della corsa solo tenendo in mano il controller nella decina di minuti successivi.

Dio li fa e poi li accoppa Ci si sposa?

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No, che uno la fa facile.
Per noi è stato abbastanza immediata la decisione -si, insomma, ci siam visti e presi-, e la proposta non è stata su un ginocchio col brillocco in mano, ma al telefono con una cosa del tipo “ma per la data del matrimonio cosa si fa 9/10/11, 8/9/10, 20.10.2010?” “9/10/11 e 8/9/10 paiano la Sagra del Cacio Peposo, meglio il 20.09.2009″ “Ma io veramente…” “Ottobre no, eh?”
Insomma, siam qui.
Abbiamo già fissato la chiesa, il correlato prete -un ganzo-, stiamo frequentando un corso prematrimoniale in cui io ogni sera mi trovo più in accordo con quel che dice il prete (“Dio, se esiste…”) e più lontano da quel che dicono i partecipanti (“Il Cardinale Tonini c’ha un mondo dentro” -al quale ho però risposto “eh, se lo tenesse, dentro”, autocensurandomi una battuta sessuale, una scatologica e altre tre sulla fame del mondo e beccandomi comunque una gomitata dalla Figlioluccia), stiamo vagliando bomboniere e cake topper, pianificando il viaggio di nozze, abbiam fissato il ristorante-ma ancora non gli addobbi del medesimo nè il menu- capace di contenere un centinaio di partecipanti. E qui cominciano le beghe. La Figlioluccia c’ha qualcosa come sedici zii più relativi consorti, il mi’babbo c’ha tre fratelli. Ergo, fin da subito i posti son risicati.
Purtroppo in famiglia bisogna vivere e, anche se metà dei parenti son almeno diec’anni che non si vedono e quindici che ci si sta pacatamente sui coglioni, tocca invitare. Quindi io e la Figlioluccia siam qui che si gioca a Tetris coi posti sviluppando scenari sul genere “ma se non viene Ortoclasio i posti liberi diventan tre, e allora ci sta la famiglia Snafùz. Se Ortoclasio si porta la Fidanzata Ignota, allora niente Snafùz e si invita Antani che è pinza*”; insomma, il numero esatto dei partecipanti sarà un sistema di disequazioni a trentun variabili e ventinove incognite, tant’è che che, saputolo, Falacci ci ha offerto un centinaio di dollari per comprarlo come soggetto di una puntata di Numb3rs (il titolo dovrebbe essere “Hiconoclast wedding”, e i titoli di apertura dovrebbero essere “1 priest – 16000 km – 387 flowers – X seats”).
A parte quello, dobbiam pure decidere i testimoni, da uno a quattro cadasposo. La Figlioluccia dice che non ha problemi, io son diventato un asino di Buridano. Ho pochi amici veri, tutti affettivamente per me allo stesso pari, e non ho proprio idea di chi fare oggetto della proposta senza sminuire tutti gli altri. Li vorrei tutti, davvero, ma son troppi per ridurre il numero a quattro. Quindi, o si tira a sorte la prossima volta che li vedo tutti assieme, o qualcuno di loro mi fa uno sgarbo mortale, o il testimone lo fa il mi’fratello da solo.
Però ora ora il mi’fratello dice che il testimone non se la sente di farlo, e neppure un de’quattro ai quali avevo pensato. Restano in tre, e temo che allora la battaglia diventi per escludere uno dalla firma. Insomma, un casino.
Nle frattempo, all’incontro del corso, il tizio che si sposa dopo di noi ci chiama da una parte e ci fa:
“Voi siete quelli che si sposano prima di noi, vero?”
“Si. Giusto voi: organizziamoci per l’addobbo della chiesa, che magari si risparmia qualcosa tutti e due”
“Sapete, quelli che dovevano sposarsi il sabato hanno rinunciato; noi ci s’era fatto un pensiero, ma i parenti lavorano e non potrebbero venire…”
“Oh, tranquilli, in massima libertà… noi si voleva qualcosa di semplice… se vi basta il nostro, bene; se volete aggiungere qualcosa il tempo c’è, tra una cerimonia e l’altra, se proprio non vi garba, noi si spende quel che si doveva, si smonta ogni cosa dopo la nostra cerimonia**, voi montate il vostro, spendete quel che volevate, e amici come prima”
“Noi vi s’è detto perchè se nel caso voleste sposarvi il sabato, ecco, sarebbe libero…”
“Tranquillo, eh, massima libertà.”
Avete notato come noi s’è ignorato bellamente la velata richiesta di levare la nostra cerimonia di culo e lasciar la domenica libera a uno che s’è svegliato dopo i fòchi? Aggiungete la prontezza della Figlioluccia nel comunicare che abbiamo già le partecipazioni stampate, e il tizio s’è dovuto adattare e, anzi, ha preso l’email della Figlioluccia per concordare gli addobbi.
S’è fissato coll’ottimo Rick le musiche, grossomodo. C’è da accordare, che so, l’uscita dalla chiesa, che io vorrei qualcosa la Cavalcata delle Walkirie e la Figlioluccia, siccome si sposa con me, la Lacrimosa.
Ci manca, causa defezione di un driver, il mezzo di trasporto per la sposa. Se conoscete qualcuno che abbia una Bianchina, una Lisetta, un Maggiolone o una Cinquecento in buono stato, fateci un fischio, che si può concordare un noleggio -e pure una guida, se gli va-.
Uff. Adesso restano pure il mio vestito, la torta, gli addobbi al ristorante, il rinfresco al lavoro, mille ore di lavoro d’aggiustaggio e sistemazione di mille particolari… resta poi la paranoia della Sindrome di Ross -la conoscete, no?- seppur in forma blanda, tipo l’impappinarmi e conseguentemente moccolare sull’inginocchiatoio, e venire ovviamente frustato con un turibolo acceso dall’officiante.
Non vedo l’ora che tutto questo tour de force sia finito, e d’aver perso i diritti fiscali e d’esenzione dei single.
Che cosa non si fa per dare una sicurezza a una Figlioluccia!

*Zitella
** Marcato bene con la voce, acciocchè capisse che non s’ha intenzione di regalare nulla a uno che provasse a fare il furbo.

Dio li fa e poi li accoppa Oooops!

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Fine telefonata pucci-pucci.
“Buonanotte pantofolina”. E’ un nomignolo che con lei uso spesso. Indica che con lei sto bene, ci sto comodo, senza bisogno di far salti mortali, caldo e rilassato.
“Buonanotte ciabattino”
“Buonanotte zoccoletta”

La telefonata è durata ancora un po’, ecco.

Dio li fa e poi li accoppa Il matrimonio è la culla del dolore

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Ieri al corso prematrimoniale c’era il supplente.

Ovviamente, oserei dire, visto che la Figlioluccia e un’altra ragazza -con un bellissimo neonato in una cesta- si eran gufate dicendo “Ah, io son qui per il sacerdote, che è così moderno! Parla di matrimonio per come dev’essere, lascia da parte le preghierine e parla di sentimenti… e che bambino buono e silenzioso, che hai! non un vagito in due riunioni!”

Di sicuro qualcuno sapeva, visto che eravamo un po’ meno delle altre volte -oddio, magari io e la Figlioluccia non si fa statistica,  visto che tra lavoro e malesseri ci siam stati tre volte su cinque- nonostante la presenza di un paio di coppie nuove.

In ogni caso, il sacerdote di turno è pure quello che celebrerà la cerimonia se quello da noi prescelto -ricordate? cerimonia mista perchè io ateo e Figlioluccia credente- sarà per qualsiasi motivo impossibilitato. Ecco, credo che sarebbe un matrimonio molto divertente, o molto imbarazzante, secondo i punti di vista, con me che puntualizzo, correggo e contesto per tre quarti della cerimonia.

Appena entrato, se ne è fregato dell’impronta data dal “titolare” ai corsi, e ha fatto iniziare con segno della croce e padre nostro. Ovviamente, il sottoscritto è rimasto a fissare gli altri, non tanto per sfida, quanto per la sorpresa (“sta scherzando, vero?”).

Poi, tra ricordi d’infanzia (molto, molto lontana), invettive contro la legge italiana per il caso Englaro*, chicche come “sono stato aiutato a sopportare il celibato da due giovanotti”, palinfrascando tanto velocemente da impedire replica che non fosse un colpo di pistola in aria (ma la prossima volta vengo attrezzato, se i fulminanti son sempre buoni) ha dato la sua personalissima versione del matrimonio, agli antipodi della mia, di quella della Figlioluccia e suppongo anche di quella del sacerdote titolare: croce, sofferenza, dedizione totale e masochistica -forse dovrei scrivere sottomissione-, disperazione e rassegnazione. E lì ho realizzato quale tipo di persona e pensiero si contrappone alle decisioni della Cassazione e del succitato papà Englaro.

Nel frattempo il neonato, che come tutte le creature semplici riconosce il Male a prima vista**, piangeva e urlava come se fosse nelle mani di Torquemada. Una gufata perfetta, tre su tre, era da giocare alla SNAI.

Il sacerdote, infilando “Gesù, croce, martirio, Domineddio***” ogni sei secondi (così ad orecchio secondo lo schema ABBACDDC), andava avanti colla sua biografia,  la sua gestione patrimoniale, rispondeva perfettamente a domande che aveva udito solo lui al posto di quelle effettivamente fatte da un paio di stoici.

Io stavo a capo chino. Inspiravo profondamente. Trattenevo mille obiezioni (“Si, ma mi si da per scontato l’esistenza di Gesù”, “Bell’esempio, quello dell’indemoniato nel tempio. Parliamo di nazisti in Vaticano?” “Si ricorda, vero, che qui ci sono anche non credenti, e pure i cresimandi che lei ha appena infamato perchè di tardo risveglio?”) e rassicuravo la Figlioluccia (“Tu non sei la mia croce, e comunque non dovrai adorarmi incondizionatamente”).

Quando uno degli astanti, ritenendolo in buona fede un complimento, ha accostato il sacerdote a Madre Teresa di Calcutta, io e la Figlioluccia ci siamo alzati e siamo scappati.
A tutto c’è un limite, cavolo.

 

 

* Rode, eh, che il padre di una ragazza voglia mantenerle una dignità?
**Tipo i cani coi Terminator.
*** Giuro. Domineddio, come nei romanzi della Invernizio.

Dio li fa e poi li accoppa, Gadgets Se lo vede l’esercito svizzero, mi nuclearizza il garage

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DSCN0015No, che uno trova un vecchio coltello dell’esercito svizzero, mentre sistema il garage.

Lo trova colle guancette tutte battute, scheggiate, disfatte, come se questo povero Victorinox non avesse avuto altra utilità che essere usato come un martello, cosa che rende impossibile che il Victorinox già fosse appartenuto al Cicali, e rende probabile che sia un ritrovamento del vecchio bar.

Allora che fa? Visto che alla Figlioluccia non disgarba, prova prima a stuccare le guancette col fimo, ma visto che il risultato è tragico, prende e fa delle guancette nuove.
Illumìna i pesciolini

Prima gnuda il coltello delle vecchie. Prende due colori di fimo e li mescola ma non troppo. Ricostruisce due guancette grossolane.  Effettua una prima cottura a 60° dei due pezzi già attaccati al coltello, in modo che acquistino una certa resistenza, li stacca dal medesimo e poi ricuoce come si deve.

Poi scatta il lavoro di rifinitura, carteggiatura, scavo col Dremel degli alloggiamenti per la penna, le pinzette e lo stuzzicadenti, poi una nuova carteggiatura e lucidatura fine. Col lucido per fimo si da una mano protettiva, e prima che asciughi si applica il logo Victorinox certosinamente staccato dalle guancette vecchie. Un’altra mano di lucido, e meno di ventiquattr’ore dopo il multiuso messo a nuovo è nella borsa della Figlioluccia, che sarà libera di dimenticarsi di averlo e/o borbottare perchè pesa troppo.

Il Cicali, invece, avrà dimostrato come ama bullarsi di qualsiasi sua opera manuale, per quanto minore o nerd essa sia.

Dio li fa e poi li accoppa, Follia E’ più forte di me, sono un buffone

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“Ciccia, ti voglio tanto bene”
“Anche io, tatino”

E allora mi produco in un indice verso l’alto, pollice contro il palato e resto delle dita piegate, e un sonoro “Abboccano!”

Meno male che mi conosce e sa che resisto più sott’acqua che serio.

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, HELP!, Sing Single Cose di casa

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Lo sapevate che tra un qualche (un po’ troppo) tempo la Figlioluccia verrà a convivere con me? No? Sapevatelo.
Ecco. Il problema è lo spazio, per ora; non tanto per lei, quanto per l’accresciuta necessità volumetrica per vestiti, scarpe e pentolame (si, che ho il culo che alla Figlioluccia piaccia cucinare, che lo faccia bene e in gran varietà e copia).

In attesa che mi riesca progettare e costruire la cassapanca che, addossata al muro, contemporaneamente sostituirà tre sedie, costituirà dispensa e “romperà” ulteriormente la stanza, abbiamo iniziato la MISSIONE ARMADIO.
Siamo stati da IKEA, KREA (noo, non è quasi plagio, noooo!), Mobildiscount, Mondo Convenienza, qualche altro rivenditore minore, abbiamo scartato a priori Emmelunga del cavolo; abbiamo passato ore all’IKEA -per Befana. Vi rendete conto? Per Befana!!!- l’una o china sul programma di planner guardaroba, l’altro saltabeccante qua e là per il reparto a cercare, che so, com’era l’APPLAD dal vivo, o se c’era un’anta similMALM che non fosse la BIRKELAND (oddio, ormai le so a memoria).

Poi, appena optato per la terza delle combinazioni partorite dal planner 3d (e da una silente promessa a Pasusu che se alla Figlioluccia fosse andato bene l’angolare da me proposto avrei, dopo la mia dipartita, torturato personalmente per l’eternità le anime di una buona parte dei designers IKEA -che secondo me meritano un inferno a parte, tutto in melammina, truciolare e colori fluo, ma è un altro discorso-), tornando da LIDL, siam passati davanti al Mobilmarket.
“Che si fa, si passa anche lì?”
“Giusto per completezza”
Diciamo che per entrare abbiamo dovuto girare attorno all’armadio dei nostri sogni che ingombrava l’ingresso.
Scontato del 45%, in massello.
Indebitatici nel giro di mezz’ora, grazie alla simpatia e disponibilità dei commessi e del responsabile (e non è poco. Giuro, non è poco) per i prossimi sei mesi, la missione è diventata DISPENSA COI CASSETTI. Stavolta IKEA davvero.

Ci siamo andati di domenica, che a noi piace soffrire. Abbiamo dribblato le famiglie allo stato brado e ci siam fatti fare la lista dei necessari pezzi in tempo quasi zero, visto che sapevamo cosa ci serviva.
Dopo la caccia al tesoro nello scaffale 13, e relativo appunto dei pezzi mancanti, c’è stata la placida attesa al deposito, con tanto di maltrattamento e abbattimento quasi definitivo dei sedili della Multipla della figlioluccia, il dribbling di un insistentissimo accattone (“Ma non ce li hai i soldi?” “No, non ho spiccioli, e anche se li avessi col cazzo che li do a te”) e il trasporto in autostrada con me seduto dietro la Figlioluccia che si chiedeva se la odiavo.
No, non la odiavo e non la odio.
Però adesso penso a quando venerdì dovrò portare, secondo la lista materiali, cinquantasette kg di legname in pacchi da due metri e cinquanta, fino su in casa, segare lo zoccolo a misura, comprarne un altro, farlo segare -stavolta bene- dal mi’babbo, e farmi aiutare a montare la dispensa cercando di non far notare che manca il frontale di un cassetto -”arriva tra dieci giorni”-, e non è che la odio. Diciamo che la prossima volta piuttosto le pentole gliele faccio mettere nel letto al posto mio, e io dormo in cucina, sul tappetino dell’acquaio.