Archive for the ‘Feelings’ Category

Accadde che..., Feelings, Sapevatelo! 3×13

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No, non è una puntata di BTVS, TBBT o di Fringe.

E’ che tre per tredici, due numeri primi -oh, è l’unica corrispondenza che riesco a trovare- è la mia età da oggi alle 15 grossomodo.

E quest’anno quali mete ho raggiunto? Boh, nulla da sventolare, a parte un anno con la Figlioluccia senza strepiti, lacrime, o attriti. E non mi pare poco.

Con gli amici ci stiamo allontanando come pezzi della Pangea infranta, lentamente ma costantemente -ed è così che funziona, dicono, diventare vecchi e maturi- ; il lavoro “l’è quel che l’è”, grazie anche a chi ce lo dovrebbe facilitare; ho dimostrato che se voglio posso perdere 10kg in quaranta giorni, e riprenderne tre in due giorni di torte con candeline; il mio wannabe romanzo piange in un angolo della mia testa, trascurato ma non dimenticato, perchè pensa che non gli voglia più bene, e invece sono solo un padre che torna tardi dal lavoro, e pure stanco.

Insomma, calma piatta, ma non bonaccia. E allora alla via così, verso la boa dell’anno prossimo.

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Feelings, Mi rammento, Sapevatelo! Tests

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Ho sentito in un Moebius -trasmissione di Radio24- di un esperimento sulla solitudine riportato in un saggio di tal Cacioppo.

Han preso diverse persone e han detto loro “Dobbiam fare un esperimento, e vi dovete dividere in squadre. Per le squadre non le facciamo noi, le farete voi sulla base delle simpatie. Frequentatevi, conoscetevi, che poi vi chiederemo.”
Dopo qualche tempo hanno convocato un soggetto alla volta e gli han fatto compilare un modulo nel quale doveva indicare chi gli era rimasto simpatico e con chi voleva dunque andare in squadra.

Alla convocazione successiva, sempre individuale, alla met dei soggetti veniva detto “Beh, non sei simpatico a nessuno, nessuno ti ha segnalato, ma vabb, fallo da solo, questo esperimento” e veniva posto davanti un vassoio con diversi biscotti al cioccolato con la richiesta di esprimere un giudizio sulla bont di quest’ultimi.
All’altra met dei soggetti veniva detto “Cavolo, sei simpatico a tutti, ma non possiamo fare squadre troppo grandi… ti chiediamo quindi di fare l’esperimento da solo” e veniva quindi posto lo stesso vassoio e la stessa richiesta.

Risultato?
A quelli convinti di essere antipatici occorrevano una media di nove biscotti al cioccolato, per decidere se eran buoni o no. A quelli convinti di esser simpatici non ne son serviti pi di quattro.
Se ne dedotto che la sensazione della solitudine insorge immediatamente, e che la gratificazione del mangiare di pi, e soprattutto dolci, un meccanismo conseguente.

E’ un cane che si morde la coda: ti senti inadeguato, mangi, ingrassi, ti incattivisci, ti senti ancora pi inadeguato, mangi ancor di pi…

Adesso sapete, come l’ho saputo io, come mai dall’adolescenza in poi sono stato sovrappeso, essendo partito dall’essere un bimbo magrissimo.

E vaffanculo pure a tutti i canoni estetici da anoressici di questo mondo.

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Feelings, Mi rammento Troppo tardi

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Tre decenni fa, il Cicali era piccino. Ai tempi pure sottopeso, ma, si sa, le cose belle non durano.
I miei avevano una gastronomia che riforniva supermercati, mense e alimentari di cose tipo “insalata in bellavista”, “tronchetto di pathe”, “pollo in galantina”, “latte alla portoghese, “aspik in gelatina”, “uova a funghetto”, cose cos, sul genere insalata russa sulla quale mio padre passava mezz’ore decorando con saccapoche ripiene di maionese e losanghe, tondini, anelli, cazzabubboli di peperone e verdura.
Tra i clienti che venivano a ritirare personalmente c’era Rolando, un omone -per me lo era, avevo cinqu’anni- taciturno ed educato, che per la sua correttezza e, diciamocelo, bont sconfinante nell’ingenuit, si guadagn simpatie ed affetto da tutti i lavoranti. C’ero anche io, spesso, in quel laboratorio, assieme al mi’fratello, e ricordo questo pover’uomo che mentre aspettava il completamento di un ordine ci portava in edicola o, spesso, veniva direttamente con un Topolino o un pacchetto di figurine. Ci voleva un bene dell’anima, suppongo anche perch, single, figli suoi non ne aveva avuti. Ricordo la sua manona sulla spalla e un sorriso paterno.

Quando il laboratorio chiuse, ovviamente i contatti cessarono. Beh, diciamo che fu per educazione. Mia madre telefon una volta, e Rolando le ricord che lui le doveva ancora saldare gli ultimi ordini. Lei, per non sembrare in vena di solleciti, non richiam pi.

Troppi anni fa.

Un mesetto fa ho richiesto informazioni ai miei, per poter invitare al mio matrimonio questo vicenonno, visto che i nonni miei ormai non ci sono pi.
“Gli farebbe piacere, pover’uomo, vi voleva tanto bene”
Cerco sul 1254.
“Abitava con la sorella, non a nome suo, il telefono”
Niente.

Chiedo una ricerca anagrafica all’attrezzatissimo Mike.
“Ce ne sono due. Uno ha quarant’anni, l’altro purtroppo…”
Purtroppo, anni fa, pochi mesi dopo l’ultima telefonata di mia madre.

Maledetta pigrizia del “lo chiamo presto” che prima o poi prende tutti.
E’ sempre troppo tardi, se non “adesso”.

Perch sono solo le lezioni spiacevoli che ci vengono ripetute cos spesso?

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Accadde che..., Feelings Ricorrenze – seguir comunicazione personale a mano.

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GrazieRiccina!!!

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Accadde che..., Ce l'ho con..., Feelings E tanti auguri!

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Giust’ieri, dopo il lavoro, su richiesta dei miei genitori, son tornato ai Gigli coi medesimi.

La miaterza volta in quattro giorni.
La prima per comprare il regalo di compleanno al mi’babbo. La seconda per comprare il seitan da arrostire. La terza ieri, per il regalo di compleanno al mi’fratello.*

Gi che gli s’ comprato una macchina fotografica, che praticamente non era una sorpresa visto che ce l’aveva ventilata, non m’ha lasciato particolarmente soddisfatto.
Che poi ci fosse la mi’mamma che a un certo punto, davanti a una cornice digitale, un prezzo scritto a caratteri alti come me, e soprattutto al mi’babbo abbia vociato “OH! L’hai comprata qui, vero?”, m’ha proprio scazzato.
Al banco chiede”E se non gli piace?”. Il commesso, gentilissimo, la informa che ci sono otto giorni, mentre io la avviso “Se non gli piace, un regalo, se la tiene e basta”

Iersera da casa dei miei si telefona al mi’fratello perch venisse a cena festeggiare il compleanno. E magari prendersi il regalo.
Lui: “No, son stanco, passo domenica”. Ad uso degli ignari: abita a due (2)km da casa dei miei genitori, non doveva perdere troppo tempo.
La mi’mammadecide che il regalo l’avrebbe portato lei, al bar, l’indomani.
Io mi oppongo, e che cavolo, visto che magari avrebbe fatto piacere anche a me e al mi’babbo vedere la reazione del destinatario. E, per sicurezza, spennarello di nerol’etichetta col prezzo.

Iersera ho dormito a casa dei miei, visto che stamani volevo lavorare in garage col mi’babbo -e suppongo non vogliate sapere a cosa finch non l’ho finito-; ovviamente, senza frutto, visto che dovr tornare presto ai Gigli medesimi per procurarmi il materiale adatto che credevamo mio padre avesse.

Ovviamente la macchina fotografica non c’era pi, uscita di casa assieme alla mi’mamma.

Riassumiamo: regalo quasi chiesto. Non incartato. Consegnato a mano solo da mia madre. Astutamente, con lo scontrino e la ricevuta dentro la scatola.

Un regalo tanto privo di trasporto, robache l’SDA in confronto lavora a lume di candela.

Ora, va bene la fretta di sostituirlo nel caso che eccetera eccetera, ma son otto giorni; van bene tante cose… ma che dite, mi devo aspettare un assegno per posta, per il mio prossimo compleanno?

E, oltretutto, sapeste quanto mi rode che la mia opinione per mia madre non conti mai un cazzo.

*Sono una personcina fortunata:
Mio padre: 30/9
Mio fratello: 2/10
Mia madre: 14/10
Io: 15/12, abbastanzavicino aNatale da ricevereun regalo solo, oltre a essere l’unico sagittario che combatte contro tre bilance in un baccello -per me lo cerco: due dei miei migliori amici sono bilancia.E adesso che ci penso: Rick? devo chiedere scusa perch sono un coglione o ancora presto?

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Accadde che..., Feelings Copio e incollo.

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Indovinate chi l’autore del commento a “25 ore” che mi limito a copiare per dargli il giusto rilievo. A lei dico solo “Grazie”.

…tutti all’inizio siamo degli estranei.
Io lo sono per te, tu lo sei per me.
Ma non per molto, nel tempo se lo si vuole si lascia un segno anche piccolo ma importante.
Lo stiamo facendo.
Tutti ne abbiamo/hanno bisogno.
Chiunque.
Chi sta male ha bisogno di ricevere e anche di dare.
Non so, gi prima pensavo le cose in questo modo ma ora non posso fare a meno di vedere questa grande forza che si esprime libera solo se si uniti, se si insieme.

Spero che in parte sia rimasto dentro le persone con cui ho condiviso questo, anche in voi che leggete.
Sono molte le strade.
Non c’ un modo da cui si possa partire ad accorgersi degli altri, della vita, del miracolo della tua, del sentire che anche chi non c’ pi vive in te, non ti lascia. Si in due ora a vivere nello stesso corpo.
Quello che auguro a chi mi ha conosciuto o sta cominciando a farlo che non si arrivi a tanto per scoprire quanto meravigliosi possano essere i giorni se condivisi.
Riprendendosi la propria vita per quanto sentiamo per intero, spaziamo lontano dai meccanismi feroci della frenesia che se ci pensate non pu esistere se non glielo permettiamo.
Il tempo dell’amore per gli altri non mai perduto.

Vivere ogni tanto nella “luccicanza” dentro le vene della vita, dimenticando qualsiasi rancore, rabbia, orgoglio: tutti sentimenti senza futuro… quanto grande la forza che ti spazia dentro nell’attimo di quando insieme ci fermiamo e Guardiamo fuori con il respiro sgombro da ogni…siamo qui ora.

Nei corridoi e nelle stanze di quell’ospedale ho lasciato persone che neppure per un attimo avrebbero da pensare che quando sono con te si privano di qualcosa. Non c’ stata esitazione.
Non so se riuscite ad immaginarvi una situazione in cui tra tutti tu sei fra i pochi che torneranno a camminare e chi non pu, o lo potr fare dopo forse un anno… vive della tua gioia. Perch? Perch abbiamo condiviso le persone che siamo. Ti abbracciano felici per te. E ti dicono: torna presto a trovarci anche quando saremo a casa, ti aspettiamo.

Non nella dimensione di vivere ogni giorno come fosse l’ultimo. Ma lasciarsi stupire da ci che pu avvenire, accogliere aperti gi tutte le sfumature che possono esserci dietro e dentro ogni volto.

Scompaiono i segni lasciati dagli interventi, scompare il lento e rauco suono della voce di chi ha tenuto la tracheo per mesi ma senti ci esprimono.
Non esistono, mentre parli con loro, le difficolt che hanno a muoversi, o parlare, non ci sono sedie a rotelle. Non c’ sofferenza quando ci si guarda negli occhi o ci si stringe le braccia. C’ lotta, la gioia di (con)vivere.

Chi sono io? Chi sono gli altri? Neanche la paralisi riesce a schiacciare quello che in noi. Mentre parli ti dimentichi di te e loro dimenticano il loro corpo se tu glielo permetti. Noi non siamo ci che l’incidente ha fatto di noi. Noi siamo. Non ci sono segreti dietro i volti che non sorreggano altro che una piccola chiave, la semplicit.

Quello che pi fa male sentirsi dire “poverina” o sentirsi addosso tutt’acquosa complicazione di uno sguardo compassionevole… questo fermarsi, tagliarsi fuori da quanto ci possiamo dare.
Entrambi. Chi “malato” e chi no.
Forse…un sorriso, un contatto.
Chi sulla sedia a rotelle spesso pu dare di pi perch non ha i limiti che le persone si danno di solito.
…vorrei che lo sentiate anche voi tutte le volte che entrate in un ospedale.
Gli ospedali sono luoghi molto speciali.
Quello che successo malattia o incidente sempre presente o addirittura evidente ma ci che ci si dimentica chi c’ dentro la pelle delle persone a letto.
Per la guarigione o per la serenit della persona importante far ri-vivere quella parte che meno si vede…
Un sorriso, un contatto…
Ho ancora fisso dentro di me tutto questo e terr vivo quanto ho ricevuto da tutti. Grazie a quelli che mi hanno permesso di entrare a passi silenziosi nella loro vita e di riuscire a dare tantissimo.

Quello che stato che mi hanno dato quanto di pi forte, le persone che esternamente ora hanno meno possibilit di riprendere una vita, o una vita normale.
Sono stati Giorgio e Ines, rispettivamente il marito e la figlia di Cristina, la donna che imprigionata in un corpo che non le risponde.
Lei c’! lo potreste sentire con i vostri occhi se ve ne date il tempo…ore che non darei mai in cambio per nessuna ragione al mondo.
Cristina c’… colei di cui avete letto da Simone delle fotografie:
“Prenditi tutto il tempo che vuoi, noi ti rivogliamo cos”.
Non ne sanno i medici di quando Cristina improvvisamente da contratta che era se sente il tocco o la voce di sua figlia Ines riesce a rilassarsi e trovare pace in un corpo che la lega. Cristina c’.
…sono stati Giorgio e Ines a entrare, sedersi accanto ai nostri letti e a darci coraggio e amore pi di tutti quanti gli altri.
Io vi chiedo di trovare la risposta da voi al… Perch?

Vi abbraccio,

Back to the basic

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Accadde che..., Feelings 25 ore

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23.03 di venerd. Parto. Un ticketless e due codici, un palmare con i dati di viaggio e diverse ore di telefilm, un litro d’acqua, fazzolettini, la mia borsa geek, due libri. Un cellulare che si scaricher ben presto, nonostante alla partenza sembrasse carico.
Ad Arezzo uso i codici per stampare i biglietti che mi porteranno da Arezzo a Verona, da l a Brescia, da Brescia a Bergamo. Ho scelto l’Arezzo-Verona perch dura sei ore, e magari riesco a dormire e ad arrivare non troppo presto a Bergamo.
Appena entro nello scompartimento assegnatomi, il pianista smette di suonare, l’oste di versare whisky, le sciantose si fermano con un piede sulla prima sedia disponibile. Vengo fissato e analizzato. Me ne frego, e mi siedo abbracciato allo zaino.

Tento inutilmente di dormire. Il caldo -tengon tutto serrato- e la puzza di piedi mi cacciano.
Mi siedo sullo strapuntino nel corridoio e finisco Palahniuk. Dormicolo pure un po’, finch una folle mi sale addosso per chiudere tutti i finestrini del corridoio dicendo “Fa freddo”. Io le rispondo “Nel caso, l c’ il mio posto. Non chiuder tutto, che a malapena fresco, chiuditi nello scompartimento”. A Bologna si alza un ragazzo con la faccia da ingeNiere da uno scompartimento in cui tengono la luce accesa e porta e finestrino semiaperti. Prendo il suo posto, leggo una ventina di minuti giusto per pudore e dormo benino fino a Modena, dove sale un tizio che occupa il posto liberatosi accanto a me e quello accanto ancora, resta a piedi nudi a stropiccia la faccia contro un sedile. Io, che ho schifo a metterci il sedere e la nuca, rimango basito. Ma dormo lo stesso a sprazzi fino quasi a Verona.

Di l a Bergamo, poca storia. A Bergamo vengo depistato tre volte da una fermata del bus all’altra, visto che gli autisti stessi non sanno dove stanno andando e non sono in grado di dare informazioni certe ai turisti. Temo che l’ospedale che sto cercando sia un ospedale militare, a questo punto.
Scendo a Mozzo e inizio a inerpicarmi su per una collina, tra le ville. In una villa pi grande delle altre, seduta su una panchina, mi aspetta sorridente attraverso la recinzione Ilaria. E’ quella la sorpresa di cui mi parlava via mail: il trovarla seduta invece che a letto.

Ilaria la ragazza che ha avuto l’incidente assieme a Giacomo. Ha subto la frattura di tre vertebre, e avrebbe dovuto tornare in piedi solo a ottobre. E invece.

Quando mi abbraccia, senza una parola, come fa lei, ho dei seri problemi. Ha un busto che le va dalle anche alla nuca e poi alla fronte, dove una fascia le da un’aria alla Bjorn Borg, e i capelli tirati su la fanno sembrare un ananas. Non so dove metter le mani, e quando poi le metto una mano alla vita quasi la sbilancio. “Ma quanto sei dimagrita?” E’ alta quanto me, e pesa nemmeno quarantacinque chili. “Eh, sono pure ingrassata, prima avevo la dieta frullata”.
Agguanta il deambulatore, e contenta e ancora incredula che ci sia davvero mi porta a fare un giro del centro di riabilitazione. La palestra, la fisioterapia. Il busto le tiene in linea il torso colla testa, quindi non si volta e non si china. Le cammino un passo avanti, cos mi vede, anche.
Vedo macchine e cartelli che mi spezzano il cuore solo perch esistono: “Vedi, quella serve a chi ancora non riesce a stare in piedi da solo”, dice lei indicandomi una specie di inginocchiatoio imbottito, con contrappesi e alloggiamenti per i piedi. Non so a cosa serva, e credo che mi farebbe male saperlo.

Andando verso la sua stanza saluta mille infermieri e mille pazienti, tutti per nome. “Vedi, lui caduto dalla moto, cammina da una settimana e gi se ne va”; “Lui ha la mia et e gi infermiere”; “Lui un furbo: le braccia le muove meglio di me, ma quando c’ l’infermiera carina si lascia imboccare”.

Passiamo in una stanza dove una donna, dal letto, sembra guardare di sottecchi verso la porta. Le mani sono contratte, il volto triste, gli occhi semichiusi, la testa oscilla un po’ e le labbra sembrano recitare qualcosa come se lei stesse debolmente negando qualcosa, un dolore, un dispiacere. “Salve” faccio io. Ilaria invece entra, le prende la mano e basta, zitta, la guarda fissa. Non so, nemmeno un minuto, ma a me sembra un’eternit, quando capisco che la donna l ma non c’. Ilaria si stacca, mi fa vedere un pannello di sughero dietro le mie spalle. Ci sono attaccate le foto di una bellissima donna al mare, nell’acqua fino al ginocchio in costume intero, la stessa che partecipa a una gara in bicicletta, e la scritta “prenditi il tempo che vuoi, ti rivogliamo cos”. Ilaria mi dice solo “Sposata, una figlia di diciassette anni, una caduta in bicicletta”.

Un’altra stanza. Una donna coi pantaloncini, coi quali le calze antitrombosi sembrano costituire una specie di tut. Lei parla a fatica, le hanno tolto da poco l’intubazione da tracheotomia. Caduta in casa, tre mesi di coma, ha ricominciato a parlare da poco.

E poi Ilaria mi racconta mille cose. Della carenza di invidie e rancori. Di come tutti facciano il tifo per tutti, l dentro, dove quello che di peggio c’ il vittimismo. Di come abbia imparato a essere contenta di come sta, anche nel dolore.

Le ore passano in fretta e lentamente assieme, come se fossi ubriaco. Sono pi stanco in testa, nel cuore, che addosso. La sofferenza e i sorrisi assieme mi hanno prostrato pi del viaggio.

Strappo a Ilaria la promessa che una delle sue prime trasferte sar a Firenze, che lei dice mancarle tanto. La abbraccio -ho quasi imparato a farlo- e mentre mi allontano vedo che aspetta che sparisca senza muoversi dall’ingresso della clinica. Saluto con la mano.

Poi, beh, il McDonald col cesso pi sporco del mondo e i commessi pi gentili, il viaggio di ritorno dove, convinto di avere un’ora per un cambio, a Milano sono sceso dal treno per Bergamo e salito sul treno per Santa Maria Novella con un minuto di scarto, cazzeggiando nel frattempo per la stazione. I tre telefilm visti dal palmare sull’eurostar grazie alla mia borsa geek e alla presa sotto il tavolino del treno medesimo. Le tre quindici-sedicenni salite a Bologna, che, convinte che con le cuffie non sentissi, si sono fatte ingannare dalla mia faccia da poker e hanno raccontato cose da far arrossire un camallo. La skater in SMN che ha fatto il biglietto arrivando alla self-service e andandosene a rotelle, e ha dimostrato che si pu essere aggraziati anche da emo -non si direbbe- e con la faccia devastata da non so quante caccole di metallo.

E alle 23.57, pi sei minuti a piedi, a casa mia. Abluzioni e letto, fino a stamani a mezzogiorno. E poi di nuovo a letto nel pomeriggio, ancora stanco e devastato. Che non il viaggio, dove vai, che ti cambia, checch ne dicano poeti e registi.

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Accadde che..., Feelings Ciao

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Ciao, Giacomino.

Ho saputo solo iersera. Ti saluto qui, in un posto pieno di boiate, perch “c’ anche un monte di donne” e a te di certo avrebbe fatto piacere essere in tanta compagnia.

Volevo trovare qualche foto di te al Gathering, magari senza maschera da orco, ma in posa da battaglia. Non l’ho trovata. Ma rimedier.

Sono sicuro che hai lottato, in quegli ultimi secondi, come facevi sul campo, come hai fatto per una vita.

Sono sicuro che tu stesso rassicureresti la povera figlioluccia che ti era accanto. Non colpa sua, si chiamano incidenti per quello.

Ci ricorderemo del tuo vocione, della tua risata, dell’essere sempre in prima fila.Mi ricorder della volta che mi hai pagato in fumetti un paio di guanti da battaglia. Non avr pi coraggioe modo di venderli, e pagarti la differenza che non hai voluto al momento.

E sono certo che se c’ un aldil, stai sorridendo, e magari smezzando Drow.

E’ per questo che ti saluto con un sorriso anche io, e non una lacrima.

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Feelings, Plauso e lodi Superpoteri

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CAPAREZZA – EROE

Questa che vado a raccontarvi la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libert

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era lattore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi l, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere lotto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io

sono un eroe, perch lotto tutte le ore. Sono un eroe perch combatto per la pensione
Sono un eroe perch proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perch sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrer cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque et io sono gi fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando taffami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ci che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne lUomo ragno ne Rocky, ne Rambo ne affini
farebbero ci che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

sono un eroe, perch lotto tutte le ore. Sono un eroe perch combatto per la pensione
Sono un eroe perch proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perch sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrer cosa so fare col mio super potere

Per far denaro ci sono pi modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
L i pianisti sono pi pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non far la mia famiglia a fette perch sono un eroe.

sono un eroe, perch lotto tutte le ore. Sono un eroe perch combatto per la pensione
Sono un eroe perch proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perch sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrer cosa so fare col mio super potere.

Ecco. Chiunquefaccia la sua parte dignitosamente, onestamente e senza scendere a compromessi morali, un eroe.
Caperezza -un genio, come al solito- ha espresso quel che ho sempre sentito: gli eroi non son quelli che fanno cose grandi con grandi poteri, o che affrontano incoscientemente pericoli, ma coloro che sanno cosa rischiano e fanno quel che possono con quel che hanno, rischiando per il bene dei propri cari.

Quando lavoravo in hotel, mia madre diceva in giro che ero un “interno”. Quando la sentivo, io la correggevo: “Puoi pure dire che faccio il facchino”.
Ho fatto il facchino, il manovale, stuccato pozzi neri, venduto porta-a-porta, a testa alta, perch erano lavori onesti anche se faticosi. Gi allora ero orgoglioso, mi sentivo eroe.
A mia madre, chedel mio lavorare era contenta ma che comunque sperava e spera in”qualcosa di meglio”, sempre, come tutte le mamme, pure quella diAgnelli, suppongo,spiegai che le piramidi le hanno costruite non un faraone, ma forse un architetto, e certamente degli operai che si sono spaccati la schiena.
Io non vedo le piramidi come un monumento al faraone, ma ai mille e mille operai, al sudore, al Lavoro.

Esono orgoglioso di poterringraziare i miei nonni e i miei genitori se ho questo punto di vista.

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Feelings The silence sounds like a little question

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Grosso errore, premere il “mute” della radio. Il silenzio in auto mi lascia il tempo di pensare. E torna fuori quella domanda.
Una piccola domanda che mi gira in testa ormai da un po’, e non pu che intristire una partenza peraltro allietata da una graditissima telefonata.

Una domanda passepartout che mi si ripresenta da anni, ogni volta che mi giro intorno e guardo da abbastanza lontano.
“Perch io no?”

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Accadde che..., Attentismo, Feelings, HELP!, Plauso e lodi “Non l’autore, n il luogo in cui viene espressa, che fanno la dignit di una affermazione”

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(prof. C. Florenzano, I.T.I.S. A. Meucci, circa 1990)

Quanta ragione, professore, quanta ragione.
Questa sera (per un altro quarto d’ora almeno “questa sera”), tra una pinta di sidro e una chiacchiera con una amica improvvisamente, inaspettatamente e fugacemente giunta dal bergamasco, mi son dovuto recare in bagno.
Alle mie spalle, mentre shakeravo via gli ultimi distillati, giunto il Geometra, diretto per fortuna verso l’orinale accanto.
Il Geometra un ragazzo dall’et collocabile in maniera sicura solo tra i venticinque e i quarantacinque anni, lungo lungo e secco secco, sempre con un paio di pantaloni di pelle e una t-shirt scura, che, probabilmente non mai tornato da qualche “viaggio” di piacere.
Deve il soprannome di Geometra -quantomeno tra me e il mi’fratello- al fatto che spesso ci entrava nel bar a passi resi ancora pi lunghi dalle gambe da trampoliere, talvolta sacramentando, talvolta discutendo tra s e s, spesso contando i passi come se stesse effettuando un rilievo catastale. Lui ci ha dato la prova che sono i fatti quelli che contano, noi, per riferirci a lui, gli si mise questo soprannome.
Insomma, mentre arriva, mi guarda e mi fa, oppure “fa” e basta, senza per forza rivolgersi a me che comunque ero l’unico presente:

“Eh, il mondo strano”.

Dieci minuti prima stavo pensando a chiudermi in casa per una settimana, sovraccarico di input emotivi come mi sento da tre o quattro giorni, e da quella frase ho capito che, beh, se la saggezza, per quanto spicciola e fatalista, si trova pure nel “Gents” del Joyce, bene che veda pi gente possibile.

Eh, gi. Il mondo proprio strano.

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Accadde che..., Feelings, Plauso e lodi Andata

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Teso come una corda di violino, eppure con un mezzo sorriso perch “Tranquilla, mamma, tutto normale, anzi”.

Un passo nella stanza. E’ voltato dall’altra parte, dalla parte dei tagli, del polmone che non c’ pi tutto. Capisco che per non far tirare i punti. Vado avanti io: un visitatore per volta.
Dorme. Ormai da dodici ore, ma quando gli sfioro la mano alza le sopracciglia. Sorrido a mia madre, che rimasta sulla soglia. Sul torso nudo, elettrodi attaccati alla macchina che lampeggia verde, una di quelle macchine che finora avevo visto bene solo nei telefilm. Mi accorgo sorpreso che so leggerla. Hanno tacitato l’allarme della saturazione, ma mi spiegano che perch quando parte lo sfigmomanometro si azzerano i rilevamenti, e scatterebbe un allarme ogni quarto d’ora. Tutto a posto; dice mamma che ha pure ripreso colore, da oggi, quando lei piangeva al telefono, la telefonata dopo “E’ tutto a posto, uscito”, quella in cui lei diceva “mi par che soffra cos tanto, non so cosa fare” e io “dai, tranquilla, per quello che gli hanno fatto un po’ di male lo sente per forza, sanno quello che fanno” e altre banalit confortanti.
“E’ normale che dorma cos tanto?” “Normale non esiste” “Giusto.”

E allora stiamo un po’ per uno, dentro e fuori, ad aspettare che per caso apra gli occhi. Vedo le sacche e le fiasche ai piedi del letto, lo sento respirare ritmicamente ma a fatica sotto la mascherina. Vedo il torace che si gonfia asimmetricamente. Aspetto che apra gli occhi. “Tranquilla, mamma, lo sai che noi di casa siamo famosi per le dormite”, le dir poi in auto, e ricorderemo il volo fino a Nairobi.

Finisce la mezz’ora di passo, aspettiamo il medico montante.

Lui entra nella stanza, lo sveglia, sente come sta. Mia madre sorride di nuovo di lontano, ma si volta e si allontana quando mio padre si lamenta dopo il colpo di tosse chiestogli dal medico. Quando si gira di nuovo, ha gli occhi lucidi, e io per distrarla ammicco verso la stanza e faccio il click-click colla bocca che facciamo per chiamarci quando le parole son di troppo. Lui non si volta, non ha sentito.

Il medico esce, ci rassicura. Poche parole, precise, cordiali. Ci chiede se vogliamo farci vedere da lui per un secondo. Mio padre ancora intontito dall’anestesia, ma ci riconosce, chiede da bere, appena brusco per il dolore del parlare. Avviso l’infermiere, gli chiedo se gli si possono bagnare le labbra, mentre mia madre dice al mi’ babbo che saremo di nuovo l domani.

Ringraziamo medico e infermiere, gentilissimi verso di noi e premurosi verso lui, salutiamo loro, il compagno di stanza e mille volte mio padre, e andiamo via.

“Visto, mamma, sei pi tranquilla, adesso? Te l’avevo detto, io”

E adesso so di non aver detto una bugia.

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Accadde che..., Feelings LSD

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Sto sorridendo, canticchiando, fischiettando.

I colleghi devono pensare che sia sotto allucinogeni.

Qualcuno di voi invece sa :)

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Accadde che..., Feelings, Tanta iNioranza Dell’Attentismo

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Praticamente, una comunicazione di servizio.

Stasera provo a finire la puntata del racconto, Rick, giuro. Per tu togli gli spilloni da quella bambola, che tanto non funziona, gne-gne-gne! (titoli dei giornali di domani: “Trentaseienne trovato morto in casa, al PC, mentre cazzeggiava invece di scrivere” “S.C., 36 anni, stato trovato morto dai vicini, insospettiti da qualsiasi cosa, visto che i cavoli propri non se li sono fatti mai. Il cadavere, riverso sulla tastiera di un PC, connesso a una chat presumibilmente satanica o pedofila, a seconda che MSN stia per “Mighty Satan Network” oppure “Minori Stuprati Nottetempo” -le ipotesi sono al vaglio degli esperti- presentava numerosi segni di spillone nella zona lombo-sacrale, la scritta “muovi il culo!” graffiata sulla schiena (che si tratti di un omicidio legato all’ambiente omosessuale del quale il C. adesso sospettato di fare parte?) e del cotoneda imbottiturain bocca e all’interno dello stomaco.Gli inquirenti stanno puntando su quest’ultimo particolare, indicante l’appattenenza del C. a una qualche flangia sudista-razzista-segregazionista-neonazista americana, per la soluzione del caso.”)

Dicevo? Ah, si, Rick, posa quello spillone, eh?

Dicevo anche che appena ho finito con quello, bisogna che inizi davvero a buttar gi i fondamenti dell’Attentismo -ma che nome del cavolo: meglio Curazionismo, Focalismo, o suggerite voi il nome per un comportamento basato sulla cura e attenzione, che mi fate un favore- visto che ieri una mia amica mi ha comunicato che quando ne applica uno dei principi si sente felice.

No, non vero. Me l’hanno chiesto di nuovo. Inmaniera semiseria, ma mihanno di nuovo chiesto come mai eccetera eccetera. Io ho scherzato su ciclotimia e pasticche, ma mi han risposto: “dai, sul serio, dimmi come fai”.Volentieri, per urge un disclaimer.

Io non penso di essere, e non penso che voi pensiate che io sia, un guru, un maestro di vita, o men che meno un filosofo. Ragazzi/e, io sono un buffone. Sono sereno perch sono un irresponsabile, ho la faccina liscia perch non mi preoccupo di nulla. Non vi fidate, ve lo dico subito.

Per, visto che pure Ron Hubbard, mediocre scrittore di fantascienza, ha fondato per motivi fiscali una religione per ricchi -o per chi ha parenti ricchi-, mi sento autorizzato a divulgare i precetti della MIA felicit, sia mai che possa essere utile a qualcuno. A me per primo. Gratis, cavolo.

Se qualcuno ha da ridire, lo faccia ora, o taccia per sempre.

OUCH! RICK, POSA LO SPILLONE!

edit: guardate come suona questo per la quarta di copertina.

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Accadde che..., Feelings, Sing Single Dentro e fuori

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Ieri dopo il lavoro sono andato al LIDL, che c’erano in offerta l’HUB USB e la pendrive.

Mia madre, saputolo in anticipo, ne ha approfittatoappioppandomi una lista ditre oggetti per una mezza dozzina di kg (“confezione da 6 bottiglie acqua tonica, varechina flacone convenienza…”), pertanto prima di scendere dall’auto, per una volta in vita mia, mi son ricordato di prendere il borsone da carrello per poter portare tutto.

Ovviamente, in corsia niente pendrive. Agguanto una commessa, che mi riferisce “Memorie finite, le porte sono alle casse”.

Mi metto in fila.

Quando sto per appoggiare il borsone sul chilometrico nastro, vedo una tizia dietro a me sommersa di roba tenuta in mano, tipo tappetini in poliuretano salvaginocchia. Dico solo “Posso?”, glieli levo di mano, li appoggio sopra il borsone.

“Uhgrazie,” fa lei “eh, non sono organizzata come te… sono entrata per due cose, non ho preso il carrello e poi…”

“Tranquilla” dico io guardandola in faccia e sorridendo (Molto caruccia. Una bella Signora curata. Magari un cinque o seianni pi di me, e lo stesso caruccia assai. “Da battaglia”, come avrebbe detto il Ragno ai tempi d’oro) “di solito ci sono io, sormontato di roba, che dimentico la borsa in auto… e ho solo tolto il pi leggero”

“Ma che bella borsa… ma dove l’hai trovata?”

OK, io sono un nerd. Sono pure un perfetto imbranato nei rapporti col gentil sesso. Ho “broccolato” solo DUE volte, “a vista”, e della seconda non sono nemmeno sicuro.

Per, in quanto latore di molte delle medesime, so riconoscere le “scuse pretestuose di conversazione”. E lo sguardo trombino lo so riconoscere, visto che la sua carenza nelle mie interlocutrici ha segnato la mia esistenza. Oddio, ci stava provando!!! UNA DONNA CHE CI PROVA CON ME (aspettatevi il settimo sigillo, a breve)

Ho cominciato, stranamente senza balbettare, a decantare le lodi della borsa agganciacarrello della esselunga, con tasca portamonetina il gettone contenuto nella quale ottimo per la CONAD… una quantit di stronzate impareggiabile. E continuava ad ascoltarmi rapita.

Mi ha salvato dall’implodere solola cassiera, che non sapeva dove tenesse le HUB. “SilverCrest, quella scatola l”, faccio io, e quando me la porge taglio col Victorinox che tengo in tasca il nastro adesivo che ne copre l’ottanta per cento della superficieper evitare che la cassiera continui a graffiarlo con le mani, come un gatto alla finestra.

“Uuuh, com’ attrezzato!” sento dire dallaSignora dietro di me. Mi mordo il labbro inferiore per non rispondere “Gi mi immagina nudo, eh?”, battuta peraltro scontata ma che la signora non si meritava.

Continuando a sorridere,pago, saluto la cassiera, saluto ancora pi amabilmente la signoraetorno all’auto, e solo l realizzo che ho lasciato cadere un’occasione che quelcheanno fa avrei considerato implausibile (“A chi, a me? naah”)

Perch magari sono piaciuto (credo, ovviamente, che di certo non ero nel capo alla Signora)? Perch ero rilassato, tranquillo, credo. Le ho tolto di mano i salvaginocchia senza secondi fini, senza tensione, perch era meglio farlo, non perch “se lo faccio magari…”.

Non ero di fretta, non ero teso, ero sorridente e tranquillo.

Questo mio stato di beatitudine, per quanto preludio a chiss quale tragenda, si sta davvero estendendo al mio esterno, al mio modo di agire e relazionarmi, evidentemente.

(Non assumo sostanze stupefacenti, giuro!)

Non sono autocelebrativo perch me ne bullo… che sono sorpreso, sto cercando di condividere, finch dura, questo stato di serenit. Mica posso scrivere solo post di disgrazia, atarassia e rancore!

E poi…

Sono sorpreso anche solo di non aver indagato. Una donna che compra dei salvaginocchia pratica certamente attivit molto interessanti, no?

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Accadde che..., Feelings, Sing Single Ritmi

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Sto meglio. Ho trovato i miei ritmi per la mattina, suppongo. Fisici e mentali. Ne parlavo ieri davanti a un’acqua tonica e mozzarelline fritte, coi soliti del mio Cheers.

Svegliadieci minuti prima del solito.

Appena in piedi, succo e biscotti, in modo daalzare subito la glicemia eavere il”carburante”.

Qualche minuto diesercizio leggero. Talvolta pesi, talvolta corpo libero,a seconda diquanto volenteroso mi sono alzato.

Abluzioni.

Preparazione bento, se non giin frigo dalla sera precedente.

Sul viadotto Marco Polo, sosta dal McDonald, per caff e brioche (un euro) da portare via.

Cinquanta metri piavanti, coda.Invece di dannarmiimprecando esbuffando,faccio colazionecon quanto sopra, ancora calduccio. E, diciamocelo,la mattina inizia meglio, se usi un tempo morto facendo qualcosa che ti piace quasi quanto le facce di invidia deivicinidi auto. A volte c’entra pure un ritocco alla rasatura col rasoio a pile che tengo nel cruscotto.

Arrivo al lavorocalmo e rilassato, e soprattutto, gi sveglio sia nel fisico che nella mente. E, sospetto perch do una bella “pedalata” al metabolismo, ho pure perso tre kg. O cos, oppure ha letto il blog e mi vuol dimostrare di cosa capace.

Ho poi imparato a cercare piccole mete, piccole gioie.

Le dieciper il caff, mezzogiorno per ilbento, le quattordici per il the o il caff alla macchinetta coi colleghi, il libro la sera, il telefilm appena a casa, anche il prima tanto odiato turno serale perch al mattino posso far la spesa con calma, la birra con gli amici.

La vita fatta anche di piccole gioie che dobbiamo imparare a riconoscere. Stamattina mi sono svegliato piena di voglia di fare, muovermi, lavorare. Che bello, quel quarto d’ora a lettoad aspettare che passasse!!!

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Accadde che..., Feelings Comprensione

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Quando ti dicono che “Lei”, quella per la quale hai stillato sangue da ogni poro per due anni, sangue misto a amore, rimpianti e speranza tracimati pure su un blog, quella che con te stata in coppia per due settimane circa in fila, e diversi finesettimana e pure qualche pomeriggio estemporaneo, quella con la quale ai tempi “hai rischiato” e non sapevi cosa sperare, quella che vedevi come un tuo futuro troppo tardi ritrovato e ingiustamente perso, quella che t’ha strapazzato pi il cuore che altro, quella con la quale avevi dei feelings che non riuscivi a spiegare razionalmente,

incinta

e ti viene solo da dire “ma che bello! le auguro tanta felicit” PERCHE’ LO PENSI DAVVERO, perch capisci che magari la TUA vita da un’altra parte e davvero speri che lei sappia da che parte la sua, finalmente,

ecco, ALLORA capisci d’essere cresciuto.

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Accadde che..., Feelings 3 di 4

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Vabb.Bar-logo2a.JPG

Bioritmi calanti, spero d’esser scusato.

La notizia questa: il mi’fratello, dopoun anno di ferie,oggi ha aperto un bar tutto per s.

Ovviamente, i miei sono tutti presi a dargli una mano per i primi giorni.

Ovviamente, lo erano anche la settimana scorsa.

A parte il mi’babbo che era in ospedale per un esame di routine, e a momenti ci resta (vedete dei paralleli col mi’nonno, morto d’angiografia? si? pure io. E non avete idea di come stessi settimana passata). Ma lasciamo perdere, va’, che tornato un grillo.

Venerd notte ho dormito a casa di mia madre, per non lasciarla sola. Sabato mattina si alza per andarea far commissioni col mi’fratello e poia prendere mio padre dall’ospedale. Io, tranquillo aspetto, che so che sar in ospedale alle 13.

Alle 13.45, quando sarebbero dovuti arrivare a casa, arriva una telefonatadi mia madre che mi chiede non ricordo bene cosa, e mi comunica che i tre sono all’Ikea per comprare roba per il bar.

Mi incazzo come una biscia per non esser stato avvertito prima, che magari avrei voluto andare anche io, che mi avrebbe fatto piacere rivedere il mi’babbo prima del cassiere dell’Ikea, e soprattutto per non esser nemmen stato considerato.

Domenica mattina vengo invitato -strano, eh?- per un nuovo giro all’Ikea, all’OBI e alla Metro, per gli ultimi acquisti. Accetto.

La faccio breve: alla Metro, a un certo punto, ho realizzato che non solo non ero necessario, ma neppure realmente presente. Non ero al corrente di cosa dovevano comprare, di “quali tipi” di “cosa” servissero.

Dopo tre ore di suggerimenti indesiderati e domande inascoltate, mi son fatto dar le chiavi e con la scusa del mal di piedi, mi sono infilato in auto.

Io son stato buono, nella passata al bar, a montargli due scaffalature e a connettere le casse dello stereo, non certo a decidere la disposizione delle chicche o la posizione del bancone di preparazione.

Sono loro tre che sanno davvero come funziona.

Sono loro tre che hanno sempre lavorato assieme, inutile che io cerchi una sintonia che loro hanno da quindici anni.

Per stato molto frustrante sentirsi alieno alla propria famiglia.

Di nuovo.

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Accadde che..., Feelings Tre dozzine

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36.
Tre dozzine.
il quadrato di due per il quadrato di tre. Clarcke sarebbe fiero di me.
Divisibile per 2,3,4,6,9,12,18.
E anche se pi vicino al quaranta che al trenta, non mi dispiace.
Ho fatto diverse cosucce, in questi trentasei anni, il bilancio abbastanza positivo. Ho avuto una vita abbastanza interessante, ecco.
Ho imparato qualche lingua. Scritto racconti che sono piaciuti ai miei pi cari amici -serve un pubblico pi vasto? non credo- e qualcuno pure stato pubblicato. Uno ha vinto un concorso.
Sono stato il fabbro pi abile di un regno Fantasy. Ho combattuto a fianco di tremila persone, scudo a scudo, in prima fila, e alla fine della battaglia mi son dimostrato anche un abile mercante di baratto, dando via bottiglie d’olio e vino contro armi.
Sono stato issato da una gru fino al ponte di una piattaforma petrolifera, aggrappato fuori da una cesta di corda, e pi tardi mi sono arrampicato fino in cima all’antenna pi alta.
Ho montato le telecamere da cui mezza Italia segue la situazione del traffico.
Ho fatto il barman al Comunale durante il Maggio Musicale.
Sono stato in cima al Monte Bianco e ho fatto immersioni nel mare di Cuba. Ho carezzato i dorsi delle gazzelle kenyote e delle renne norvegesi. Mi sono immerso in un brulicare di pesci colorati in una riserva al largo di Malindi.
Ho fatto l’amore con donne di quattro nazionalit, e gratis, perdio, che lo so voi malpensanti cosa avete pensato subito..
Ho fatto un coast to coast in USA, sono stato sotto le Torri Gemelle nel loro ultimo anno e accanto a Schwartzenegger quando era solo un attore.
Ho visto il tramonto nella Valle della Morte e l’alba sotto il Kilimanjaro.
Ho sedotto delle ragazze con un cervello tanto -professioniste affermate, manager su scala internazionale- solo colla forza della mia personalit.
Ho realizzato un 16/16 al poligono di tiro col Garand, nel ‘94.
Ho battuto a scherma ragazzi e stupito piacevolmente ragazze di dieci anni pi giovani di me.
Ho una attivit in Second Life che mi assicura guadagni quotidiani. Infinitesimali, ma quotidiani.
Ho vinto un concorso pubblico con pi di 1200 partecipanti e una selezione in Telecom.
Ho tradotto sottotitoli per delle serie televisive. Ho fatto il cameraman per tre televisioni private, una figura dignitosa in un quiz televisivo, l’ospite per qualche trasmissione, il pubblico per qualcuna in pi.
Ho sfilato con l’uniforme di Spock, conosciuto Morn, cenato con Tasha Yar, mancato di un soffio le riprese di un episodio di Voyager nella sede della Paramount.
Sono stato nella chiesa pi grande dei veri mormoni e dentro il Pentagono.
Ho riparato centrali telefoniche e moto in panne, computer palmari e orologi meccanici, impianti di amplificazione e aspirapolvere. Ho costruito mura e ricoperto tetti.
Ho guidato una Ferrari e un autocarro militare. Ho partecipato a manovre militari Nato e cenato in mensa ufficiali al seguente convegno.
Ho battuto ordini per tutta una regione militare.
Ho fatto Foggia-Bolzano in un pomeriggio per ragioni di servizio, volando basso con un’auto blu targata E.I.
Sono stato dentro l’Alcatraz americano, e ho dormito in quello umbro.
Ho “sentito” un fantasma, sperimentato la telepatia, visto un UFO, ascoltato nastri del Cerchio Firenze 77 e partecipato a sedute spiritiche.
Ho lanciato una bomba a mano e medicato ferite.
Ho vinto le vertigini e una volta al lotto, mi sono innamorato davvero e ho odiato con tutte le mie forze.
Ho passato il test per l’ammissione al MENSA.
Sono quasi vent’anni che non faccio a botte.
Sono stato nascosto in una settimana in un dormitorio a prevalenza femminile a Nantes (e non ho avuto storie; non mi smentisco mai)
Ho passato una notte abbracciato al cesso, vomitando e cantandogli “non son degno di te”.
Una slave da priv mi ha detto “ti voglio bene”.
Ho donato non so pi quanti litri di sangue.
Sono andato a un passo dal fare sesso con due donne, anche solo per il gusto di dire “sono sopravvissuto”. (sapete cosa regalarmi per il mio compleanno)
Ho scattato delle foto di nudo che hanno ricevuto la benedizione anche dai ragazzi delle modelle, ed tutto dire.
Ho carissime amiche e amici in tutta Italia, e un paio anche all’estero.
Ci sono donne che mi hanno spezzato il cuore, con alterne consumazioni carnali, da Bolzano a Messina.
Ho ricevuto applausi per delle flessioni a torso nudo fatte su un palcoscenico durante una crociera.
Ho vinto due cacce al tesoro, e perso quasi tutta l’adolescenza non capendo un cazzo del mondo.
Ho letto nonsopiquantimila libri d’ogni genere, anche se hanno apportato ben poco al mio modo di scrivere. Purtroppo.
Ho collezionato fumetti e spille, bento, coltelli e cappellini, delusioni e fregature.

Non riesco a perdere la fiducia nel prossimo, la speranza e il sorriso.

Come dicevo qualche sera fa a un’amica… non roba che sazia, magari, ma di certo ha reso la mia vita saporita. La nouvelle cousine dell’esistenza.

E tanti auguri a me.

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Accadde che..., Ce l'ho con..., Feelings Le feste

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Allora, s’ capito.

Io sotto le feste m’incupisco.

Si capisce dai post che infilo a ogni dicembre. Controllate la spettacolare infornata del dicembre 2005, particolarmente gravido di merda. Controllate il 26, va’.

Sar che il sottoscritto nella seconda quindicina di dicembre invecchia di un anno.

Sar che gi dalla met di novembre la gente ti chiede “cosa farai per l’ultimo dell’anno?” e io ogni volta, visto che per me il 31 dicembre come il 18 luglio, rispondendo “non lo so, non ho programmato nulla” mi guadagno sguardi e toni di compassione. Allora: quest’anno lo fodavvero alternativo: resto a dormire, ok? liberi di proporre, ma per ora il programma quello.

Sar che trovo ipocrita al cubo il fare auguri e doni a gente della quale, mediamente, non t’ fregato un accidente per un anno, e al massimo hai auguratoun accidente.

Sar che pure quest’anno resto basito dal numero di coppie che si forma da met dicembre in poi; non capisco mai se un’aberrazione statistica, una forma vestigiale di istinto innato al proteggersi dal freddoriunendosi almeno in coppie, oppure una forma inconscia di anti-sfigaggine “che passo le feste col mio ammooore”.

Insomma, sono indeciso se quest’anno comprare un Babbo Natale di quelli odiosissimi che si appendono al balcone. Per se lo compro -che mi rode anche il fomentarne il commercio- lo attacco sul cofano della macchina, a simulare l’investimento. Vedo se riesco a simulare il sangue con una pellicola semiadesiva di plastica rossa.

Per sul lunotto metter una bella targa rassicurante, per evitare di intristire i bimbi: “Tranquilli, anche se ho ucciso Babbo Natale, i regali non ve li portava lo stesso, che quest’anno maiala, chiedete a babbo e mamma”.

Sapete chi ne vende uno abbastanza grande, nel caso?

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