June 11, 2008

Ciao

Ciao, Giacomino.

Ho saputo solo iersera. Ti saluto qui, in un posto pieno di boiate, perchè “c’è anche un monte di donne” e a te di certo avrebbe fatto piacere essere in tanta compagnia.

Volevo trovare qualche foto di te al Gathering, magari senza maschera da orco, ma in posa da battaglia. Non l’ho trovata. Ma rimedierò.

Sono sicuro che hai lottato, in quegli ultimi secondi, come facevi sul campo, come hai fatto per una vita.

Sono sicuro che tu stesso rassicureresti la povera figlioluccia che ti era accanto. Non è colpa sua, si chiamano incidenti per quello.

Ci ricorderemo del tuo vocione, della tua risata, dell’essere sempre in prima fila. Mi ricorderò della volta che mi hai pagato in fumetti un paio di guanti da battaglia. Non avrò più coraggio e modo di venderli, e pagarti la differenza che non hai voluto al momento.

E sono certo che se c’è un aldilà, stai sorridendo, e magari smezzando Drow.

E’ per questo che ti saluto con un sorriso anche io, e non una lacrima.
 

 

 

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May 8, 2008

Superpoteri

CAPAREZZA - EROE

“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere.

 

Ecco. Chiunque faccia la sua parte dignitosamente, onestamente e senza scendere a compromessi morali, è un eroe.
Caperezza -un genio, come al solito- ha espresso quel che ho sempre sentito: gli eroi non son quelli che fanno cose grandi con grandi poteri, o che affrontano incoscientemente pericoli, ma coloro che sanno cosa rischiano e fanno quel che possono con quel che hanno, rischiando per il bene dei propri cari.

Quando lavoravo in hotel, mia madre diceva in giro che ero un “interno”. Quando la sentivo, io la correggevo: “Puoi pure dire che faccio il facchino”.
Ho fatto il facchino, il manovale, stuccato pozzi neri, venduto porta-a-porta, a testa alta, perchè erano lavori onesti anche se faticosi. Già allora ero orgoglioso, mi sentivo eroe.
A mia madre, che del mio lavorare era contenta ma che comunque sperava e spera in ”qualcosa di meglio”, sempre, come tutte le mamme, pure quella di Agnelli, suppongo, spiegai che le piramidi le hanno costruite non un faraone, ma forse un architetto, e certamente degli operai che si sono spaccati la schiena.
Io non vedo le piramidi come un monumento al faraone, ma ai mille e mille operai, al sudore, al Lavoro.

E sono orgoglioso di poter ringraziare i miei nonni e i miei genitori se ho questo punto di vista.

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April 30, 2008

The silence sounds like a little question

Grosso errore, premere il “mute” della radio. Il silenzio in auto mi lascia il tempo di pensare. E torna fuori quella domanda.
Una piccola domanda che mi gira in testa ormai da un po’, e non può che intristire una partenza peraltro allietata da una graditissima telefonata.

Una domanda passepartout che mi si ripresenta da anni, ogni volta che mi giro intorno e guardo da abbastanza lontano.
“Perchè io no?”

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April 8, 2008

“Non è l’autore, nè il luogo in cui viene espressa, che fanno la dignità di una affermazione”

(prof. C. Florenzano, I.T.I.S. A. Meucci, circa 1990)

Quanta ragione, professore, quanta ragione.
Questa sera (per un altro quarto d’ora almeno è “questa sera”), tra una pinta di sidro e una chiacchiera con una amica improvvisamente, inaspettatamente e fugacemente giunta dal bergamasco, mi son dovuto recare in bagno.
Alle mie spalle, mentre shakeravo via gli ultimi distillati, è giunto il Geometra, diretto per fortuna verso l’orinale accanto.
Il Geometra è un ragazzo dall’età collocabile in maniera sicura solo tra i venticinque e i quarantacinque anni, lungo lungo e secco secco, sempre con un paio di pantaloni di pelle e una t-shirt scura, che, probabilmente non è mai tornato da qualche “viaggio” di piacere.
Deve il soprannome di Geometra -quantomeno tra me e il mi’fratello- al fatto che spesso ci entrava nel bar a passi resi ancora più lunghi dalle gambe da trampoliere, talvolta sacramentando, talvolta discutendo tra sè e sè, spesso contando i passi come se stesse effettuando un rilievo catastale. Lui ci ha dato la prova che sono i fatti quelli che contano, noi, per riferirci a lui, gli si mise questo soprannome.
Insomma, mentre arriva, mi guarda e mi fa, oppure “fa” e basta, senza per forza rivolgersi a me che comunque ero l’unico presente:

“Eh, il mondo è strano”.

Dieci minuti prima stavo pensando a chiudermi in casa per una settimana, sovraccarico di input emotivi come mi sento da tre o quattro giorni, e da quella frase ho capito che, beh, se la saggezza, per quanto spicciola e fatalista, si trova pure nel “Gents” del Joyce, è bene che veda più gente possibile.

Eh, già. Il mondo è proprio strano.

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April 1, 2008

Andata

Teso come una corda di violino, eppure con un mezzo sorriso perchè “Tranquilla, mamma, è tutto normale, anzi”.

Un passo nella stanza. E’ voltato dall’altra parte, dalla parte dei tagli, del polmone che non c’è più tutto. Capisco che è per non far tirare i punti. Vado avanti io: un visitatore per volta.
Dorme. Ormai da dodici ore, ma quando gli sfioro la mano alza le sopracciglia. Sorrido a mia madre, che è rimasta sulla soglia. Sul torso nudo, elettrodi attaccati alla macchina che lampeggia verde, una di quelle macchine che finora avevo visto bene solo nei telefilm. Mi accorgo sorpreso che so leggerla. Hanno tacitato l’allarme della saturazione, ma mi spiegano che è perchè quando parte lo sfigmomanometro si azzerano i rilevamenti, e scatterebbe un allarme ogni quarto d’ora. Tutto a posto; dice mamma che ha pure ripreso colore, da oggi, quando lei piangeva al telefono, la telefonata dopo “E’ tutto a posto, è uscito”, quella in cui lei diceva “mi par che soffra così tanto, non so cosa fare” e io “dai, tranquilla, per quello che gli hanno fatto un po’ di male lo sente per forza, sanno quello che fanno” e altre banalità confortanti.
“E’ normale che dorma così tanto?” “Normale non esiste” “Giusto.”

E allora stiamo un po’ per uno, dentro e fuori, ad aspettare che per caso apra gli occhi. Vedo le sacche e le fiasche ai piedi del letto, lo sento respirare ritmicamente ma a fatica sotto la mascherina.  Vedo il torace che si gonfia asimmetricamente. Aspetto che apra gli occhi. “Tranquilla, mamma, lo sai che noi di casa siamo famosi per le dormite”, le dirò poi in auto, e ricorderemo il volo fino a Nairobi.

Finisce la mezz’ora di passo, aspettiamo il medico montante.

Lui entra nella stanza, lo sveglia, sente come sta. Mia madre sorride di nuovo di lontano, ma si volta e si allontana quando mio padre si lamenta dopo il colpo di tosse chiestogli dal medico. Quando si gira di nuovo, ha gli occhi lucidi, e io per distrarla ammicco verso la stanza e faccio il click-click colla bocca che facciamo per chiamarci quando le parole son di troppo. Lui non si volta, non ha sentito.

Il medico esce, ci rassicura. Poche parole, precise, cordiali. Ci chiede se vogliamo farci vedere da lui per un secondo. Mio padre è ancora intontito dall’anestesia, ma ci riconosce, chiede da bere, appena brusco per il dolore del parlare. Avviso l’infermiere, gli chiedo se gli si possono bagnare le labbra, mentre mia madre dice al mi’ babbo che saremo di nuovo lì domani.

Ringraziamo medico e infermiere, gentilissimi verso di noi e premurosi verso lui, salutiamo loro, il compagno di stanza e mille volte mio padre, e andiamo via.

“Visto, mamma, sei più tranquilla, adesso? Te l’avevo detto, io”

E adesso so di non aver detto una bugia.

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April 1, 2008

LSD

Sto sorridendo, canticchiando, fischiettando.

I colleghi devono pensare che sia sotto allucinogeni.

Qualcuno di voi invece sa :)

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March 26, 2008

Dell’Attentismo

Praticamente, una comunicazione di servizio.

Stasera provo a finire la puntata del racconto, Rick, giuro. Però tu togli gli spilloni da quella bambola, che tanto non funziona, gne-gne-gne! (titoli dei giornali di domani: “Trentaseienne trovato morto in casa, al PC, mentre cazzeggiava invece di scrivere” “S.C., 36 anni, è stato trovato morto dai vicini, insospettiti da qualsiasi cosa, visto che i cavoli propri non se li sono fatti mai. Il cadavere, riverso sulla tastiera di un PC, connesso a una chat presumibilmente satanica o pedofila, a seconda che MSN stia per “Mighty Satan Network” oppure “Minori Stuprati Nottetempo” -le ipotesi sono al vaglio degli esperti- presentava numerosi segni di spillone nella zona lombo-sacrale, la scritta “muovi il culo!” graffiata sulla schiena (che si tratti di un omicidio legato all’ambiente omosessuale del quale il C. è adesso sospettato di fare parte?) e del cotone da imbottitura in bocca e all’interno dello stomaco. Gli inquirenti stanno puntando su quest’ultimo particolare, indicante l’appattenenza del C. a una qualche flangia sudista-razzista-segregazionista-neonazista americana, per la soluzione del caso.”)

Dicevo? Ah, si, Rick, posa quello spillone, eh?

Dicevo anche che appena ho finito con quello, bisogna che inizi davvero a buttar giù i fondamenti dell’Attentismo -ma che nome del cavolo: meglio Curazionismo, Focalismo, o suggerite voi il nome per un comportamento basato sulla cura e attenzione, che mi fate un favore- visto che ieri una mia amica mi ha comunicato che quando ne applica uno dei principi si sente felice.

No, non è vero. Me l’hanno chiesto di nuovo. In maniera semiseria, ma mi hanno di nuovo chiesto come mai eccetera eccetera. Io ho scherzato su ciclotimia e pasticche, ma mi han risposto: “dai, sul serio, dimmi come fai”. Volentieri, però urge un disclaimer.

Io non penso di essere, e non penso che voi pensiate che io sia, un guru, un maestro di vita, o men che meno un filosofo. Ragazzi/e, io sono un buffone. Sono sereno perchè sono un irresponsabile, ho la faccina liscia perchè non mi preoccupo di nulla. Non vi fidate, ve lo dico subito.

Però, visto che pure Ron Hubbard, mediocre scrittore di fantascienza, ha fondato per motivi fiscali una religione per ricchi -o per chi ha parenti ricchi-, mi sento autorizzato a divulgare i precetti della MIA felicità, sia mai che possa essere utile a qualcuno. A me per primo. Gratis, cavolo.

Se qualcuno ha da ridire, lo faccia ora, o taccia per sempre.

OUCH! RICK, POSA LO SPILLONE!

edit: guardate come suona questo per la quarta di copertina.
 

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March 7, 2008

Dentro e fuori

Ieri dopo il lavoro sono andato al LIDL, che c’erano in offerta l’HUB USB e la pendrive.

Mia madre, saputolo in anticipo, ne ha approfittato appioppandomi una lista di tre oggetti per una mezza dozzina di kg (”confezione da 6 bottiglie acqua tonica, varechina flacone convenienza…”), pertanto prima di scendere dall’auto, per una volta in vita mia, mi son ricordato di prendere il borsone da carrello per poter portare tutto.

Ovviamente, in corsia niente pendrive. Agguanto una commessa, che mi riferisce “Memorie finite, le porte sono alle casse”.

Mi metto in fila.

Quando sto per appoggiare il borsone sul chilometrico nastro, vedo una tizia dietro a me sommersa di roba tenuta in mano, tipo tappetini in poliuretano salvaginocchia. Dico solo “Posso?”, glieli levo di mano, li appoggio sopra il borsone.

“Uhgrazie,” fa lei “eh, non sono organizzata come te… sono entrata per due cose, non ho preso il carrello e poi…”

“Tranquilla” dico io guardandola in faccia e sorridendo (Molto caruccia. Una bella Signora curata. Magari un cinque o sei anni più di me, e lo stesso caruccia assai. “Da battaglia”, come avrebbe detto il Ragno ai tempi d’oro) “di solito ci sono io, sormontato di roba, che dimentico la borsa in auto… e ho solo tolto il più leggero”

“Ma che bella borsa… ma dove l’hai trovata?”

OK, io sono un nerd. Sono pure un perfetto imbranato nei rapporti col gentil sesso. Ho “broccolato” solo DUE volte, “a vista”, e della seconda non sono nemmeno sicuro.

Però, in quanto latore di molte delle medesime, so riconoscere le “scuse pretestuose di conversazione”. E lo sguardo trombino lo so riconoscere, visto che la sua carenza nelle mie interlocutrici ha segnato la mia esistenza. Oddio, ci stava provando!!! UNA DONNA CHE CI PROVA CON ME (aspettatevi il settimo sigillo, a breve)

Ho cominciato, stranamente senza balbettare, a decantare le lodi della borsa agganciacarrello della esselunga, con tasca portamonetina il gettone contenuto nella quale è ottimo per la CONAD… una quantità di stronzate impareggiabile. E continuava ad ascoltarmi rapita.

Mi ha salvato dall’implodere solo la cassiera, che non sapeva dove tenesse le HUB. “SilverCrest, è quella scatola là”, faccio io, e quando me la porge taglio col Victorinox che tengo in tasca il nastro adesivo che ne copre l’ottanta per cento della superficie per evitare che la cassiera continui a graffiarlo con le mani, come un gatto alla finestra.

“Uuuh, com’è attrezzato!” sento dire dalla Signora dietro di me. Mi mordo il labbro inferiore per non rispondere “Già mi immagina nudo, eh?”, battuta peraltro scontata ma che la signora non si meritava.

Continuando a sorridere, pago, saluto la cassiera, saluto ancora più amabilmente la signora e torno all’auto, e solo lì realizzo che ho lasciato cadere un’occasione che quelche anno fa avrei considerato implausibile (”A chi, a me? naah”)

Perchè magari sono piaciuto (credo, ovviamente, che di certo non ero nel capo alla Signora)? Perchè ero rilassato, tranquillo, credo. Le ho tolto di mano i salvaginocchia senza secondi fini, senza tensione, perchè era meglio farlo, non perchè “se lo faccio magari…”.

Non ero di fretta, non ero teso, ero sorridente e tranquillo.

Questo mio stato di beatitudine, per quanto preludio a chissà quale tragenda, si sta davvero estendendo al mio esterno, al mio modo di agire e relazionarmi, evidentemente.

(Non assumo sostanze stupefacenti, giuro!)

Non sono autocelebrativo perchè me ne bullo… è che sono sorpreso, sto cercando di condividere, finchè dura, questo stato di serenità. Mica posso scrivere solo post di disgrazia, atarassia e rancore!

E poi…

Sono sorpreso anche solo di non aver indagato. Una donna che compra dei salvaginocchia pratica certamente attività molto interessanti, no?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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March 5, 2008

Ritmi

Sto meglio. Ho trovato i miei ritmi per la mattina, suppongo. Fisici e mentali. Ne parlavo ieri davanti a un’acqua tonica e mozzarelline fritte, coi soliti del mio Cheers.

Sveglia dieci minuti prima del solito.

Appena in piedi, succo e biscotti, in modo da alzare subito la glicemia e avere il ”carburante”.

Qualche minuto di esercizio leggero. Talvolta pesi, talvolta corpo libero, a seconda di quanto volenteroso mi sono alzato.

Abluzioni.

Preparazione bento, se non è già in frigo dalla sera precedente.

Sul viadotto Marco Polo, sosta dal McDonald, per caffè e brioche (un euro) da portare via.

Cinquanta metri più avanti, coda. Invece di dannarmi imprecando e sbuffando, faccio colazione con quanto sopra, ancora calduccio. E, diciamocelo, la mattina inizia meglio, se usi un tempo morto facendo qualcosa che ti piace quasi quanto le facce di invidia dei vicini di auto. A volte c’entra pure un ritocco alla rasatura col rasoio a pile che tengo nel cruscotto.

Arrivo al lavoro calmo e rilassato, e soprattutto, già sveglio sia nel fisico che nella mente. E, sospetto perchè do una bella “pedalata” al metabolismo, ho pure perso tre kg. O così, oppure ha letto il blog e mi vuol dimostrare di cosa è capace.

Ho poi imparato a cercare piccole mete, piccole gioie.

Le dieci per il caffè, mezzogiorno per il bento, le quattordici per il the o il caffè alla macchinetta coi colleghi, il libro la sera, il telefilm appena a casa, anche il prima tanto odiato turno serale perchè al mattino posso far la spesa con calma, la birra con gli amici.

La vita è fatta anche di piccole gioie che dobbiamo imparare a riconoscere. Stamattina mi sono svegliato piena di voglia di fare, muovermi, lavorare. Che bello, quel quarto d’ora a letto ad aspettare che passasse!!! 

 

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February 9, 2008

Comprensione

Quando ti dicono che “Lei”, quella per la quale hai stillato sangue da ogni poro per due anni, sangue misto a amore, rimpianti e speranza tracimati pure su un blog, quella che con te è stata in coppia per due settimane circa in fila, e diversi finesettimana e pure qualche pomeriggio estemporaneo, quella con la quale ai tempi “hai rischiato” e non sapevi cosa sperare, quella che vedevi come un tuo futuro troppo tardi ritrovato e ingiustamente perso, quella che t’ha strapazzato più il cuore che altro, quella con la quale avevi dei feelings che non riuscivi a spiegare razionalmente,

è incinta

e ti viene solo da dire “ma che bello! le auguro tanta felicità” PERCHE’ LO PENSI DAVVERO, perchè capisci che magari la TUA vita è da un’altra parte e davvero speri che lei sappia da che parte è la sua, finalmente,

ecco, ALLORA capisci d’essere cresciuto.

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January 10, 2008

3 di 4

Vabbè.Bar-logo2a.JPG

Bioritmi calanti, spero d’esser scusato.

La notizia è questa: il mi’fratello, dopo un anno di ferie, oggi ha aperto un bar tutto per sè.

Ovviamente, i miei sono tutti presi a dargli una mano per i primi giorni.

Ovviamente, lo erano anche la settimana scorsa.

A parte il mi’babbo che era in ospedale per un esame di routine, e a momenti ci resta (vedete dei paralleli col mi’nonno, morto d’angiografia? si? pure io. E non avete idea di come stessi settimana passata). Ma lasciamo perdere, va’, che è tornato un grillo.

Venerdì notte ho dormito a casa di mia madre, per non lasciarla sola. Sabato mattina si alza per andare a far commissioni col mi’fratello e poi a prendere mio padre dall’ospedale. Io, tranquillo aspetto, che so che sarà in ospedale alle 13.

Alle 13.45, quando sarebbero dovuti arrivare a casa, arriva una telefonata di mia madre  che mi chiede non ricordo bene cosa, e mi comunica che i tre sono all’Ikea per comprare roba per il bar.

Mi incazzo come una biscia per non esser stato avvertito prima, che magari avrei voluto andare anche io, che mi avrebbe fatto piacere rivedere il mi’babbo prima del cassiere dell’Ikea, e soprattutto per non esser nemmen stato considerato.

Domenica mattina vengo invitato -strano, eh?- per un nuovo giro all’Ikea, all’OBI e alla Metro, per gli ultimi acquisti. Accetto.

La faccio breve: alla Metro, a un certo punto, ho realizzato che non solo non ero necessario, ma neppure realmente presente. Non ero al corrente di cosa dovevano comprare, di “quali tipi” di “cosa” servissero.

Dopo tre ore di suggerimenti indesiderati e domande inascoltate, mi son fatto dar le chiavi e con la scusa del mal di piedi, mi sono infilato in auto.

Io son stato buono, nella passata al bar, a montargli due scaffalature e a connettere le casse dello stereo, non certo a decidere la disposizione delle chicche o la posizione del bancone di preparazione.

Sono loro tre che sanno davvero come funziona.

Sono loro tre che hanno sempre lavorato assieme, è inutile che io cerchi una sintonia che loro hanno da quindici anni.

Però è stato molto frustrante sentirsi alieno alla propria famiglia.

Di nuovo.

 

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December 15, 2007

Tre dozzine

36.
Tre dozzine.
il quadrato di due per il quadrato di tre. Clarcke sarebbe fiero di me.
Divisibile per 2,3,4,6,9,12,18.
E anche se é piú vicino al quaranta che al trenta, non mi dispiace.
Ho fatto diverse cosucce, in questi trentasei anni, il bilancio é abbastanza positivo. Ho avuto una vita abbastanza interessante, ecco.
Ho imparato qualche lingua. Scritto racconti che sono piaciuti ai miei piú cari amici -serve un pubblico piú vasto? non credo- e qualcuno é pure stato pubblicato. Uno ha vinto un concorso.
Sono stato il fabbro piú abile di un regno Fantasy. Ho combattuto a fianco di tremila persone, scudo a scudo, in prima fila, e alla fine della battaglia mi son dimostrato anche un abile mercante di baratto, dando via bottiglie d’olio e vino contro armi.
Sono stato issato da una gru fino al ponte di una piattaforma petrolifera, aggrappato fuori da una cesta di corda, e piú tardi mi sono arrampicato fino in cima all’antenna piú alta.
Ho montato le telecamere da cui mezza Italia segue la situazione del traffico.
Ho fatto il barman al Comunale durante il Maggio Musicale.
Sono stato in cima al Monte Bianco e ho fatto immersioni nel mare di Cuba. Ho carezzato i dorsi delle gazzelle kenyote e delle renne norvegesi. Mi sono immerso in un brulicare di pesci colorati in una riserva al largo di Malindi.
Ho fatto l’amore con donne di quattro nazionalitá, e gratis, perdio, che lo so voi malpensanti cosa avete pensato subito..
Ho fatto un coast to coast in USA, sono stato sotto le Torri Gemelle nel loro ultimo anno e accanto a Schwartzenegger quando era solo un attore.
Ho visto il tramonto nella Valle della Morte e l’alba sotto il Kilimanjaro.
Ho sedotto delle ragazze con un cervello tanto -professioniste affermate, manager su scala internazionale- solo colla forza della mia personalitá.
Ho realizzato un 16/16 al poligono di tiro col Garand, nel ‘94.
Ho battuto a scherma ragazzi e stupito piacevolmente ragazze di dieci anni più giovani di me.
Ho una attivitá in Second Life che mi assicura guadagni quotidiani. Infinitesimali, ma quotidiani.
Ho vinto un concorso pubblico con piú di 1200 partecipanti e una selezione in Telecom.
Ho tradotto sottotitoli per delle serie televisive. Ho fatto il cameraman per tre televisioni private, una figura dignitosa in un quiz televisivo, l’ospite per qualche trasmissione, il pubblico per qualcuna in piú.
Ho sfilato con l’uniforme di Spock, conosciuto Morn, cenato con Tasha Yar, mancato di un soffio le riprese di un episodio di Voyager nella sede della Paramount.
Sono stato nella chiesa piú grande dei veri mormoni e dentro il Pentagono.
Ho riparato centrali telefoniche e moto in panne, computer palmari e orologi meccanici, impianti di amplificazione e aspirapolvere. Ho costruito mura e ricoperto tetti.
Ho guidato una Ferrari e un autocarro militare. Ho partecipato a manovre militari Nato e cenato in mensa ufficiali al seguente convegno.
Ho battuto ordini per tutta una regione militare.
Ho fatto Foggia-Bolzano in un pomeriggio per ragioni di servizio, volando basso con un’auto blu targata E.I.
Sono stato dentro l’Alcatraz americano, e ho dormito in quello umbro.
Ho “sentito” un fantasma, sperimentato la telepatia, visto un UFO, ascoltato nastri del Cerchio Firenze 77 e partecipato a sedute spiritiche.
Ho lanciato una bomba a mano e medicato ferite.
Ho vinto le vertigini e una volta al lotto, mi sono innamorato davvero e ho odiato con tutte le mie forze.
Ho passato il test per l’ammissione al MENSA.
Sono quasi vent’anni che non faccio a botte.
Sono stato nascosto in una settimana in un dormitorio a prevalenza femminile a Nantes (e non ho avuto storie; non mi smentisco mai)
Ho passato una notte abbracciato al cesso, vomitando e cantandogli “non son degno di te”.
Una slave da privè mi ha detto “ti voglio bene”.
Ho donato non so più quanti litri di sangue.
Sono andato a un passo dal fare sesso con due donne, anche solo per il gusto di dire “sono sopravvissuto”. (sapete cosa regalarmi per il mio compleanno)
Ho scattato delle foto di nudo che hanno ricevuto la benedizione anche dai ragazzi delle modelle, ed è tutto dire.
Ho carissime amiche e amici in tutta Italia, e un paio anche all’estero.
Ci sono donne che mi hanno spezzato il cuore, con alterne consumazioni carnali, da Bolzano a Messina.
Ho ricevuto applausi per delle flessioni a torso nudo fatte su un palcoscenico durante una crociera.
Ho vinto due cacce al tesoro, e perso quasi tutta l’adolescenza non capendo un cazzo del mondo.
Ho letto nonsopiùquantimila libri d’ogni genere, anche se hanno apportato ben poco al mio modo di scrivere. Purtroppo.
Ho collezionato fumetti e spille, bento, coltelli e cappellini, delusioni e fregature.

Non riesco a perdere la fiducia nel prossimo, la speranza e il sorriso.

Come dicevo qualche sera fa a un’amica… non è roba che sazia, magari, ma di certo ha reso la mia vita saporita. La nouvelle cousine dell’esistenza.

E tanti auguri a me.

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December 11, 2007

Le feste

Allora, s’è capito.

Io sotto le feste m’incupisco.

Si capisce dai post che infilo a ogni dicembre. Controllate la spettacolare infornata del dicembre 2005, particolarmente gravido di merda. Controllate il 26, va’.

Sarà che il sottoscritto nella seconda quindicina di dicembre invecchia di un anno.

Sarà che già dalla metà di novembre la gente ti chiede “cosa farai per l’ultimo dell’anno?” e io ogni volta, visto che per me il 31 dicembre è come il 18 luglio, rispondendo “non lo so, non ho programmato nulla” mi guadagno sguardi e toni di compassione. Allora: quest’anno lo fo davvero alternativo: resto a dormire, ok? liberi di proporre, ma per ora il programma è quello.

Sarà che trovo ipocrita al cubo il fare auguri e doni a gente della quale, mediamente, non t’è fregato un accidente per un anno, e al massimo hai augurato un accidente.

Sarà che pure quest’anno resto basito dal numero di coppie che si forma da metà dicembre in poi; non capisco mai se è un’aberrazione statistica, una forma vestigiale di istinto innato al proteggersi dal freddo riunendosi almeno in coppie, oppure una forma inconscia di anti-sfigaggine “che passo le feste col mio ammooore”.

Insomma, sono indeciso se quest’anno comprare un Babbo Natale di quelli odiosissimi che si appendono al balcone. Però se lo compro -che mi rode anche il fomentarne il commercio- lo attacco sul cofano della macchina, a simulare l’investimento. Vedo se riesco a simulare il sangue con una pellicola semiadesiva di plastica rossa.

Però sul lunotto metterò una bella targa rassicurante, per evitare di intristire i bimbi: “Tranquilli, anche se ho ucciso Babbo Natale, i regali non ve li portava lo stesso, che quest’anno è maiala, chiedete a babbo e mamma”.

Sapete chi ne vende uno abbastanza grande, nel caso?

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November 18, 2007

Qualcuna di più

Tana delle Tigri mi porta una merda che metà basta.

Contento ed esausto d’un pomeriggio d’allenamento, sono uscito di casa per una tonica (si, una tonica, nemmeno una birra) con gli amici.

Mando qualche sms per riprendere i contatti col mondo.

Buone notizie? zero. Al limite calma piatta, qualche cattiva notizia.
Poi, torno a casa, controllo mail blog mio e di amici e contatti.

E mi chiedo come mai al silenzio segua sempre un tuono. Ancora non è pioggia, no, ma è un BRUTTO tuono, tanto per cambiare, e non solo ho sobbalzato, ma quella che verrà non sarà la pioggerellina lieve di marzo, ma le solite, solite, solite gocce fredde e pesanti, pungenti come aghi e violente come una bestemmia che periodicamente m’arrivano in capo, proprio stavolta che pensavo d’aver trovato un posto al riparo nel quale fermarmi.
Comincio ad averne le palle piene, di tutta quest’acqua. e che vada a fare in culo anche Il Corvo.

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November 17, 2007

Solo una parola

Lontano.

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November 15, 2007

Quando meno te l’aspetti

Mauro Pellegrini, questa è per te.

Hai capito tutto vent’anni fa.

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October 26, 2007

Non ci crederete…

…oggi è il chissenefrega day.

Sono più tranquillo per diverse cose, e sto seguendo il precetto cinese “se c’è soluzione non ti preoccupare, se non c’è soluzione non ti preoccupare” per tutte le altre.

Ho visto che qualcuno oltre me si preoccupa, anche se non l’avrei mai sospettato. Sono GRATO a quelle persone che hanno dato una pacca, seppur virtuale o solo pensata, sulle spalle di questo bipolare.

Sono in atarassia, forse, ma siccome gli angoli della mia bocca si stanno piegando verso l’alto, credo che due o tre cosette successe, un cioccolatino al rum, un dialogo o due avuti dal pomeriggio di ieri non possano che portare verso il positivo, o quantomeno, in un negativo sopportabile fino al fatidico 29, il mio umore.

Stanco, ma non domo.

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October 24, 2007

Soap

Abbiate pazienza per l’ennesimo post figurato, ma, come coloro che hanno studiato qualche volta con me, o mi hanno chiesto spiegazioni di concetti, io so ragionare solo con esempi.

Nuovamente, il titolo dice tutto. Mi sento in una soap opera (ma non solo, eh, non solo!), ma non come il Ridge di turno, bello buono (o sennò gli si perdona tutto) ricco e fortunato. Ecco, se ci fosse una soap che avesse per protagonista un medio-brutto che si incattivisce e si incinicisce per le carognate altrui, con colpi di sfortuna o fortuna non enormi ma molto alterni, senza storie d’amore travagliate ma solo sopravvalutate, ecco, sarei io quello che fissa la telecamera con sguardo vacuo (ma belliffimo!) e pronuncia soffiando battute del tipo “non riesco più ad aprire il mio cuore, amami per quel che sono”. La telenovela più noiosa del mondo.

Certo, io ci infilerei una supercazzola di tanto in tanto, ma il senso è quello. In questo momento -in questo PRECISO momento- mi sento esaurito, ma proprio nel senso di “consumato”, “finito”.

Sto studiando da non so più quanto, e mi sento un perfetto deficiente ogni qual volta riguardo gli appunti (”l’ho scritto io, questo? si, è la mia calligrafia”) o apro il libro.

Il cuore, beh, nell’ultimo anno-anno e mezzo è stato sballottato abbastanza. Adesso credevo di averlo messo a ninne sante tra due pagine di un libro di testo, e invece basta un sms o due, e mi ritrovo a capriolare, fantasticare, illudermi, e venire puntualmente sbattuto a terra dalla triste realtà, da una parola, una frase scritta, da un procrastinare, da un silenzio. Colpa mia.

Gli amici… beh, i soliti, grazie a Nyarlatothep, forse qualcuno in più visto che il ritorno a scherma mi ha permesso di riagganciare qualche cosa. Lontani, impegnati, accoppiati, però.

E intanto ’sta vitazza continua a smacinarmi. Nulla di che, ma l’avete capito. E’ come lo smog. Magari non lo vedi, ma ti ingrigisce fuori e t’ammazza dentro, alla lunga. Il mio buonumore, il mio non scoraggiarmi, il mio fatalismo, son serviti tanto, oh, se son serviti, come una saponetta che, appena a casa, appena avessi il tempo di fare due conti mentali, lavasse via quel grigio. Sto lottando per tutte le mie mete. Cuore, studio -anche se so che non sarà un successo, lotto-, lavoro, riesco a trovare le forze pure per la scherma, che abbandonare ANCHE quest’anno sarebbe arrendersi all’avverso destino invece di sopportarne i dardi e gli strali, come diceva coso, lì.

E la saponetta va, scorre su e giù, fa quello sporco lavoro che qualcuno deve pur fare, e intanto si consuma come tutte le saponette fanno, si è ridotta come si è ridotto adesso il sorriso che ha accolto le prime macchie di grigio a suo tempo.

Sto finendo nello scarico assieme all’acqua sporca. A testa alta, con un piccolo sorriso, un po’ alla volta, consumato più dal deludersi delle mie illusioni che dalle scarse disavventure.

E il bello è che quel poco di fatalismo che mi rimane fa sì che me ne freghi il giusto.

 

Rileggo il post. Non sono andato da nessuna parte, ho detto poco e nulla per chi non mi conosce, un post mediocre, insomma. Al solito: oh, beh.

 

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October 6, 2007

Sul ponte

Forse qualcuno dei miei lettori meno disattenti ricorda che io, ai miei tempi, ho lavorato pure sull’autostrada.

Ero uno di quegli omìni che vanno in giro vestiti d’arancione a fare cose improbabili di là dai coni, mentre di qua -e troppo spesso a cavallo, contro e pure di là- circolano a velocità proibite mezzi sui quali parabrezza ti spatasceresti in uno strato nemmeno troppo alto.

Amarord un pomeriggio assolato e ventoso durante il quale ho montato una stazione di rilevamento meteo su un cavalcavia.

Sotto, ad una distanza che se fossi caduto sarei morto di noia prima di battere il capo (”AAAAAAaaaaaaahhhh! Ah! Ah! … ah. Uhm.”) una verde valle sul fondo della quale scorreva placido non so quale torrente in magra.

Dietro di me circolavano, parzialmente smaterializzati per effetto relativistico, WEEEEEW!! multicolori uno attaccato all’altro.

Per qualche minuto, mentre le mani andavan da sole a girar dadi e controdadi, gli occhietti e il pensiero hanno vagato.

E ricordo la sensazione che m’ha dato questo dualismo. Ero a metà tra una quiete totale, immensa, immutabile nei secoli, la pace della natura che se ne frega di quei cosi in acciaio e idrocarburi che passano per uno iota, e quell’andiamoandiamoandiamocazzocheètardi.

E come la linea tra Yin e Yang, non ero nè l’uno nè l’altro. Mi ero assottigliato tanto che ero come quell’illusione che divide l’infinito passato dall’infinito futuro, e chiamiamo presente, una soglia, un concetto più che un oggetto.

Poi il dado, arrivato in fondo al bullone, ha smesso di girare.

 

Ieri di nuovo, stavolta mentre andavo sul raccordo verso il mio Cheers.

Mi sono accorto che corro da una parte all’altra, lavoro, seguo un corso che probabilmente non riuscirò a superare,  mi do da fare per sottotitoli-scherma-secondlife, vedo gente faccio cose… e intanto le cose importanti scorrono sotto di me, tanto lentamente che io stupidamente le ritengo ferme ed eterne, come un torrente in magra.

Amici veri, persone che sono passate anche per poche ore nella mia vita e che invece tanto mi hanno dato, che puntualmente “domani chiamo”. I miei “progetti a lungo termine”: il romanzo, mille libri da leggere, mille cose da sistemare, una casa da mandare avanti e finire di arredare da non so più quanto.  Questo cuore, che ormai non prendo più sul serio nemmeno io, perchè ogni volta ha scelto il momento o la persona sbagliata per impegnarsi, e ogni volta è tornato a casa con la testa un po’ più bassa.

E adesso, di nuovo, sono sul ciglio, nè davvero sulla strada nè davvero nel fiume. Ho paura a buttarmi giù, che la strada più facile è continuare a guardare i fanalini posteriori dell’auto davanti e pestare l’acceleratore come se fosse la mia stessa testa, come se fosse questo nodo vuoto che troppo e sempre più spesso viene a formarsi tra stomaco e viscere, correre senza guardare intorno quel che mi sto perdendo.

Però, prima o poi, ’sta benzina finirà. E il fiume potrebbe non esser più lì ad aspettarmi.

 

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September 26, 2007

Complimenti.

Evidentemente sono allergico.

Sono diffidente, perchè io per primo non ci credo.

Lo so, pecco in autostima, come mi diceva la teutonica, e la mia amica Elena: “quando ti dicono bravo te stai zitto e piglialo, che non ti devi giustificare” e io “succede tanto poco, non sono abituato”.

Oh, che ci volete fare… c’era quello (Flaiano?) che quando gli davano ragione veniva immediatamente assalito dal sospetto d’aver torto; io, invece, quando mi fanno un complimento, vengo assalito dal disagio, e penso che mi si pigli per il culo.

Non sono abituato al complimento sincero, sarà che capita o quantomeno è capitato tanto poco, che statisticamente è più sicuro se non ci credo e controbatto ironicamente. Lo so, è sbagliato, però è più forte di me.

Chiedo scusa se ho offeso colei alla cui affermazione “sei un tesoro!” ho DOVUTO rispondere “perchè, mi vorresti seppellire su un’isola lontana?” e alla qui sotto commentante Gradiva, alla cui frase “Sei il pezzo meglio” DEVO rispondere “meglio se non dici un pezzo di che”.

Ci sto lavorando, giuro. Se no col cavolo che scrivevo questo post.

Posted by i'C under Feelings, Follia | Comments (4)

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