Archive for the ‘Gadgets’ Category

Dio li fa e poi li accoppa, Follia, Gadgets Redshirted is not only on ST

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“Non posso credere che tu ti stia mettendo una maglietta rossa”
“Questo e altro pur di indossare l’emblema di… HURRICANE POLIMAR!”

“…vai a lavorare, vai”

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Follia, Gadgets Chindogu

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Raffreddaramen USB (si, è un ventilatore)

Raffreddaminestra

Lo so, sembro più pazzo di quello che sono. Il ventilatore era già lì, poi mi son preparato i ramen… poi il chindogu.

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Gadgets Ok, adesso rispolvero il lego.

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Gadgets Leggere le avvertenze e le modalità d’uso

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http://www.leevalley.com/wood/page.aspx?c=2&p=53927&cat=1,43413,45992

Una cintura portaattrezzi magnetica. Si sono accorti anche loro che è una boiata, vero? :)

Disclaimer – Not for use in proximity to large masses of ferritic steels. Do not wear when operating power machinery, particularly (but not limited to) hand-held grinders, drills, weed-whackers, and chainsaws. Ineffective for use with bronze tools (the bronze age is over). Not for use as a human suspension device. We cannot ship by air. Use prohibited within 50m of navigational devices. Keep off migratory bird paths. Keep away from pacemakers, credit cards, active forges, and MLEV tracks. Do not enter VHS rental premises. Limit one per household – do not approach other belt users. Does not improve blood flow, automobile mileage, or the taste of food.

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Gadgets, Plauso e lodi Good Companies

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Sabato e ieri io e la Figlioluccia eravamo di corvee lavatrice.
La suddetta macchina è una Ocean PK100 di seconda mano, acquistata da un collega quando casa mia contava a malapena un letto matrimoniale con un materasso singolo, una cucina difettata della Emmelunga e un paio di scaffalature industriali utilizzate come libreria.
A fine lavaggio, lo sportello non si apre. Aspettiamo.
Nulla. Facciamo ripetere l’ultima fase, e aspettiamo il nuovo sblocco.
Ancora nulla.
Andiamo a letto, e appena sveglio iermattina provo a riaprire lo sportello.
Hop, un gioiellino. Capisco che non è questione di programma, visto che la macchina è spenta da dodici ore, ma di temperature, effetti ventosa e quant’altro possa fisicamente impedire la corretta apertura, tant’è che il secondo carico viene estratto senza problemi dopo aver spento la macchina per venti minuti.
Per sicurezza, cerco il manuale della macchina sul sito della Ocean. Ottimo, ben organizzato, intuitivo, ma per il mio modello non c’è un pdf da scaricare. C’è però un indirizzo di mail al link “richiesta manuali”.
Clicco, compilo come si deve e mi preparo ad un’attesa eterna.
Invece no.
Stamattina arriva questo:

Gentile Cliente,
in risposta alla Sua richiesta La informiamo che il libretto specifico per la sua lavatrice non è disponibile in supporto informatico e quindi provvederemo a spedirLe gratuitamente con servizio di posta prioritaria un libretto cartaceo generico.

La invitiamo a comunicarci il Suo indirizzo ed autorizzarci al trattamento dati ai sensi della legge 196/03

Porgiamo nell’occasione i nostri più cordiali saluti

Servizio Clienti
BRANDT ITALIA SpA

Insomma, l’esempio più lampante di OTTIMO servizio assistenza, e ricerca della soddisfazione del cliente. E merita, come meritava Emmelunga tutta la mia pubblicità negativa, una gran pubblicità POSITIVA, visto che quando le cose funzionano bisogna ringraziare e premiare chi si impegna per renderle funzionanti -ricordate la mia avventura con l’ottima Logitech e con l’altrettanto ottima Weider? ecco.

Della stessa risma è Brando, che mi ha sostituito senza far domande una penna USB PICO-C che aveva cessato di funzionare con una nuova, appena ho inviato loro quella guasta. Mi hanno comunicato la ricezione e contestualmente il reinvio. Arrivata sabato direttamente a casa senza spese se non quelle di invio.

Che dire?
Grazie. E’ un piacere separarmi dai miei soldi quando so che oltre a un bene avrò un servizio, e la cortesia di un interlocutore. Ormai la differenza sta tutta lì.

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Gadgets Perseverare è diabolico

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A Fimo-mod Wenger

Però da delle soddisfazioni quando ti trovi in mano un oggetto unico che hai fatto tu, e lo puoi regalare a qualcuno che se lo dimenticherà in borsa.

Edit: soprattutto se c’è qualcuno che lo apprezza :)

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Dio li fa e poi li accoppa, Gadgets Se lo vede l’esercito svizzero, mi nuclearizza il garage

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DSCN0015No, che uno trova un vecchio coltello dell’esercito svizzero, mentre sistema il garage.

Lo trova colle guancette tutte battute, scheggiate, disfatte, come se questo povero Victorinox non avesse avuto altra utilità che essere usato come un martello, cosa che rende impossibile che il Victorinox già fosse appartenuto al Cicali, e rende probabile che sia un ritrovamento del vecchio bar.

Allora che fa? Visto che alla Figlioluccia non disgarba, prova prima a stuccare le guancette col fimo, ma visto che il risultato è tragico, prende e fa delle guancette nuove.
Illumìna i pesciolini

Prima gnuda il coltello delle vecchie. Prende due colori di fimo e li mescola ma non troppo. Ricostruisce due guancette grossolane.  Effettua una prima cottura a 60° dei due pezzi già attaccati al coltello, in modo che acquistino una certa resistenza, li stacca dal medesimo e poi ricuoce come si deve.

Poi scatta il lavoro di rifinitura, carteggiatura, scavo col Dremel degli alloggiamenti per la penna, le pinzette e lo stuzzicadenti, poi una nuova carteggiatura e lucidatura fine. Col lucido per fimo si da una mano protettiva, e prima che asciughi si applica il logo Victorinox certosinamente staccato dalle guancette vecchie. Un’altra mano di lucido, e meno di ventiquattr’ore dopo il multiuso messo a nuovo è nella borsa della Figlioluccia, che sarà libera di dimenticarsi di averlo e/o borbottare perchè pesa troppo.

Il Cicali, invece, avrà dimostrato come ama bullarsi di qualsiasi sua opera manuale, per quanto minore o nerd essa sia.

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Follia, Gadgets Post per geek

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Avessi contanti da buttar via unirei questo:

http://www.david-laserscanner.com

con questo:

http://www.fabathome.org

 

Chiamatemi Seth Brundle.

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Gadgets Soluzione

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QUIZ 3 - soluzione 2QUIZ 3 - soluzione 3

E’ un telaio da ricamo, regolabile in altezza, chiudibile a valigetta.
Può essere usato da seduti, poggiato a terra o tenuto tra le gambe; montando il piano di appoggio al contrario e appesantendolo o fissandolo -non così, insomma-, può essere usato anche su un tavolo.

Quanto c’eravate andati vicini?

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Gadgets Quiz – editato :)

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Secondo voi cos’è questo?

Immag056

Sappiate che è il frutto congiunto di una richiesta femminile, un mio progetto (“si, ma si può migliorare… metterci una maniglia… e dentro c’è spazio…”) e la manovalanza di mio padre.

E la persona che lo sa abbia il pudore di non rispondere, per favore :D

Aggiungo una foto da aperto, che ci siamo quasi :)

 

 Quiz 2

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Gadgets No, dico!!!

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Cika Skaffala
Lungi, ben lungi, molto ben lungi dall’essere perfetto, visto che ha da essere zeppato, che il muro è di nuovo da stuccare e che in un punto o due va ritoccato il colore… ma… direi che ci siamo quasi, no?

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Accadde che..., Gadgets Ri-update

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La casa, grazie a Chtulhu e all’olio di gomito di un’anima pia, è spolverata.

La scala-piattaforma è sempre nel mezzo, perchè, una volta fissati i montanti al muro, abbiam visto che la vernice a smalto sui ripiani O ancora non è ben secca OPPURE resterà gommosa. E ciò non è bene, visto che devo metterci soprattutto libri.

INOLTRE, sono rimaste delle chiazze bianche sul sotto dei ripiani stessi, dovute alla vernice nera forse fresca che, appoggiata su quella bianca secca sulle capre, l’ha asportata e incorporata.

Domani, con altre 48 ore di “tiraggio” deciderò il da farsi. Temo una nuova scartatura e pittura.

Temo davvero.

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Accadde che..., Gadgets Update

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La cucina è ingombra di capre, assi, piena di giornali sul pavimento, polverosa quanto può essere (babbino d’oro, perchè in mia assenza hai scartato lì invece che sul terrazzo come l’altra volta?); in camera mia ai piedi del letto ci sono valigette di attrezzi e materiale; il corridoio è ancora più polveroso della cucina, con una scala aperta a piattaforma nel mezzo, giornali e nylon a terra e il battiscopa e il pavimento schizzati di vernice murale.

Però la scaffalatura è stata dipinta da signori, un miracolo di quelli che solo il mi’babbo sa fare. Domani pulisco, monto e ripulisco -e prima scarto i termosifoni, toh, già che ci siamo che già c’è polvere in giro e son da ridipingere- e vi fo vedere.

(Ah, e ancora il tapis roulant non ha fatto mezzo metro)

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Accadde che..., Gadgets, Sing Single No, dico.

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Step TWOEcco qua. vi agevolo la diapositiva 1, dove si nota che siamo quasi a metà lavoro.
Foto presa appena abbiamo finito di intagliare le tacche nei ripiani.

Ovviamente era presto presto oggi.

Abbiamo smontato tutti i ripiani e svitato i montanti, e li abbiamo sottoposti a stuccatura e scartatura.
Ho passato la giornata con in mano alternativamente la raspa quadra, la scartatrice, il dremel, la spatola dello stucco, l’avvitatore, il seghetto -si, che in cima abbiamo fatto i montanti “a scalare”, il trapano.
Adesso il mio ingresso, la mia cucina e il mio balcone sono un inferno di polvere di legno e di stucco, il muro ha la prima mano che copre i segni… ALT!

Già, qui serve una parentesi…

S’era partiti con l’idea di fare i montanti bianchi e i ripiani neri, no?

Ecco, stamani il mi’babbo s’è presentato pure con un bidone di grigio chiaro.

Io: “O beh?”
Lui: “Per la prima mano, m’avanzava”
E mi va pure bene, visto che il nero m’è costato un occhio dalla testa.
Salta però fuori che secondo lui devo pure correggere il muro con quello.
“O non è grigio?”
“E’ chiarissimo quasi bianco, non si vede nemmeno, e poi se fai tutta la nicchia grigia non si vede la differenza”
“Scusa, eh… ma perchè dovrei far la nicchia grigia?”
La logica è inattaccabile: “Non vorrai mica buttar via tutta quella tinta, è uno spreco”.
Insomma, mi lascio convincere a dare la prima mano in grigio mentre lui finisce di lisciare le assi stuccate (e anche il muro, sbeccatosi quando l’asse è andata a premerci contro perchè tirata più a sinista che a destra, come da diapositiva 2).

Credeteci, invece la differenza si vede.
Chiusa parentesi.
Domani mio padre torna di nuovo, una mezza giornata, col nylon da stendere a terra mentre diamo la prima mano -grigia, c’è da chiederlo?) a tutte le assi, e pure a una porta misteriosamente macchiatasi di nero in basso. Per fortuna quella nasceva di quel colore, e non si vedrà troppo. Forse.

So per certo che fino almeno a mercoledì prossimo la scaffalatura non sarà agibile, anche se la vernice che ho comprato (12mq, secondo l’etichetta) dovesse bastare alla bisogna; nel frattempo il mio appartamento da scapolo ha più polvere di casa Addams, nonostante un robot aspirapolvere che vaga senza sosta, e sembra una falegnameria di quartiere.

Vi tengo informati, così sapete di preciso per cosa pregare.

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Accadde che..., Follia, Gadgets, Sing Single Manuale di fai da te a casa tua e non rompere le scatole a tuo padre.

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A ferragosto c’erano il mi’babbo e la mi’mamma a casa mia.

La scusa ufficiale eran le pulizie, che la mi’mamma aveva promesso/minacciato secoli fa “Passo a casa tua e ti aiuto a fare(1) le pulizie, che chissà che strato di polvere c’è dappertutto”(2). O si letica, o le si permette di pulire -con quel tanto che basta di riarredamento che lei spera passi inosservato-, e si da da fare pure qualcosa al mi’babbo.
Invece di farmi aiutare a, che so, fissare e allestire la panoplia che giace nel mio garage da almeno sei mesi, o a ridipingere i termosifoni che, poverelli, piangono ruggine da più di tre anni(3), dopo aver appeso una mensola Malm in bagno, ho proferito la mia condanna ai lavori forzati per le prossime tre settimane:

“Prendiamo le misure della nicchia dell’ingresso, che è un pezzo che vorrei metterci una scaffalatura?”

Inaspettatamente, il po’er’omo ha preso il  metro a nastro e mentre io impedivo a mia madre di spostare il tapis-roulant in terrazza, ha preso le misure.

S’è fatto due calcoli, e stabilito che sarebbe stata una scaffalatura all’ungherese, coi montanti per tutta l’altezza del muro su cui appoggiano, incastrati, gli scaffali. Tipo il disegno qui accanto,shelf.jpg solo che avevamo -”ho”, è tutta colpa mia- deciso di mettere le viti di fissaggio al muro nello scavo per il ripiano, in modo che non si vedessero a montaggio eseguito.

Essendo poco profonda, al massimo 15 cm, ma alta, larga e irregolare, vista la non regolarità della nicchia, avremmo dovuto fare un lavoro singolo per ogni montante e scaffale. Lo sapevamo, non avevamo scuse.

Il 16, dopo il sabato lavorativo del sottoscritto, siamo andati al Leroy Merlin a comprare il legno. E già lì si sono aperte le trattative. I montanti da due metri e cinquantotto non esistono in commercio. “Ok, allora, se ne prende uno in più e si giuntano in fondo con due spine, in modo che la giuntura venga nascosta sotto un ripiano e faccia da piede alla struttura.”

Non esistono nemmeno ripiani da due e trenta (o più) spessi due centimetri e profondi quindici o giù di lì.
Esistono però dei pannelli da due e cinquanta -che va bene, si scorciano a misura sul posto- spessi due -che va benissimo-, larghi sessanta -che va benino, si fanno segare in assi da quindici direttamente dal commesso Leroy- che costano QUARANTATRE’ EURO cadauno -che non è proprio il meglio-. Uno di noi piangeva fortissimo quando si è accorto che ne servivano due, più cinque montanti da sette euro e spiccioli cadauno, più una utilissima livella laser autolivellante da trentanove virgolanovanta euro in offerta, più non so bene che e cosa per i miei.

DUECENTO SANGUINOSI EURO di materiale e attrezzi. Lo riscrivo: DUECENTO EURO.

E vabbè, sarà contento almeno il signor Visa.

Portiamo tutto a casa mia. Come? Vabbè che mio padre ha una Kia Sportage, ma il portapacchi non l’ha montato. Quindi le assi da due metri e mezzo vanno tra sedile e sedile, con mia madre che le sostiene col braccio sinistro, io col destro sul sedile posteriore e il vetro del portellone posteriore aperto. Roba da arresto da parte della stradale. Spero come mai prima che non succeda niente per strada, che in caso di incidente per togliermi le schegge di sottopelle servirebbero le tenaglie.

Cominciamo a fare i segni sul muro. Spiego a mio padre che due metri e trenta scarsi divisi in quattro montanti sono 25+60+60+60+25, con i montanti al posto dei più, e che i fori si segnano indipendentemente dallo spessore. Quell’uomo è un genio dell’ “a occhio”, ma per la pianificazione e le misure ha una antipatia spettacolare. Roba tipo “Se era per me si faceva tutta la scaffalatura a terra e poi s’alzava” “E poi si segava dove avanzava dal muro?” “Meglio che far mille tagli”

Insomma: mi sdraio e segno sul battiscopa il punto dove andranno i montanti. Prendo la livella laser, la setto su “verticale” e salgo sulla scala. Segno “il posto” dei quattro montanti. Poi seghiamo in quattro il montante d’avanzo, e ne attacchiamo i 4 pezzi a ognuno di quelli interi. Detta così son tre sillabe, e invece son state due ore d’angoscia, visto che nel frattempo c’era pure mia madre che “Simone, dove lo tieni il Glassex?” “Simone, ma il letto te lo cambio?” “Simone, ti lavo TUTTI gli asciugamani” “Simone, dov’è la mia bottiglina rosa?(4)”.

Insomma, già preventiviamo un buon lavoro di stucco per nascondere le giunture.

Cominciamo a segnare dove andranno gli scaffali, direttamente sul muro. Ovviamente stavolta consideriamo lo spessore del legno, e son tutti conti tipo “ottantasette più quarantadue?”. Si prende la livella laser, si setta il raggio sull’orizzontale a destra, e si proiettano le altezze sulle altre linee verticali a partire dalla prima a sinistra. Facile, no?

No.

La livella era finita in mano a mio padre, visto che io dovevo passare da ’sdraiato’ a ‘pericolosamente in ciabatte cima alla scala’, e, non si sa come, i primi tre livelli sono venuti inclinati verso l’alto. Diciamo che anche l’autolivellamento laser ha i suoi limiti, se si tiene la livella “quasi a 45°” invece che “quasi orizzontale”. Ma vabbè. Cancello con un cerchietto i segni sbagliati e ne faccio di nuovi. La livella passa in mano a me e la matita a mio padre, per i segni “a portata di mano”.
“Ecco, ho fatto un tondino intorno a quelli buoni” sento proferire dopo qualche decina di secondi.

Terzo passo: frecce bilaterali sui segni definitivi.

Prendiamo quindi i montanti, che, tirati e asciutti, possono esser presentati alle rispettive misure. Sfortuna, o ormai abitudine, vuole che non possiamo nascondere sotto una mensola bassa la giunta, visto che in basso la medesima corrisponderebbe quasi perfettamente con una vite, rendendo inutile quest’ultima, fragile il sostegno, e destinato a crollare rovinosamente il ripiano corrispondente.

Facciamo la tacca per incastrare il battiscopa e rendere i montanti aderenti al muro -vana speranza, il muro è pure concavo, vediamo(5)-, poi su ogni montante marchiamo dove dovrà essere avvitato al muro da una parte e intaccato per la mensola dall’altra. Geometria vorrebbe che, una volta allineati a partire da terra, tutti i segni siano alla stessa altezza. Invece no. Non ce ne sono due pari. Capiamo che anche il pavimento ha qualche ondulazione. Quindi, l’atto di incoscienza. Mandiamo a fanculo i segni sul muro, tiriamo una riga ”di media” a quelli sulle assi e li facciamo tutti corrispondenti. Anche qui, sembra che quattro montanti per otto scaffali, quindi trentadue scanalature, siano tre minuti di lavoro. NO. Ditelo ai vostri figli, usate me e mio padre come esempi da non seguire. Comprate delle Billy all’IKEA che, si, non son granchè, non sono a misura di nicchia, ma almeno se non torna il pezzetto andate a faccina dura al banco clienti e gli dite “eeeh, è segato troppo follo” “Eh?” “Cambialo e basta”. Bisogna prima segnare dove va il foro per la vite. Riportare la misura sull’altra faccia dell’asse, con squadra e precisione. Poi disegnare la scanalatura aggiungendo simmetrici, precisi, lo spessore del ripiano e la profondità dell’incastro. Fatto? Ecco, per trentadue, mentre CONTEMPORANEAMENTE cercate di impedire a vostra madre (quindi senza utilizzare violenza, male parole o toni troppo accesi) di riarredarvi lo studio, riordinarvi i cassetti della biancheria, nascondervi e/o perdervi e/o “mettere al sicuro” (il sinonimo dei primi due preferito da mia madre*(6)) minuteria elettronica, appunti vitali, viti e/o molle non rimpiazzabili che voi avete messo “lì” proprio perchè non c’era pericolo di perderle, in bella vista come erano (“Ni’mezzo, non si poteva nemmen spolverare”, dirà lei. “E ora dove le hai messe?” “O ‘un son lì?” “No” “L’hai a rimettere a posto te, la roba, vedrai tu la ritrovi!”), e ricatalogarvi anche le bollette (in ordine di importo, che data e beneficiario sono concetti superati)

Torniamo a noi. Abbiamo, io nel ruolo di terza capra poggiaassi, mio padre a manovrare la sega radiale (trentacinque kg, per lo meno, immaneggiabile e intrasportabile. Però ringrazio Chtulhu per la sua presenza, se no ero sempre lì a segacciare), fatto le tacche. Poi è sorto il problema dei fori delle viti. Quattro centimetri di legno da forare, in fondo a un’asola di cinque, in mezzo a un’asse di due centimetri. Come si fa a esser precisi senza sbordare qua e là, o spezzare il legno? A occhio, e col trapanino a colonna, e vaffanculo. Portiamo le assi in garage calandole dal terrazzo, e provvediamo. Il mio trapano a colonna ha la potenza di quei cosini che si mettono nei bicchieri per far fare la crema al caffè, e sussulta e sbuffa come un toro meccanico, e questo va a nostro onore, visto che ce la caviamo più che bene.

Ora, mio padre è convinto che solo i gay possano usare un avvitatore(7). Quindi, una volta fatte risalire in terrazza le assi, abbiamo provveduto a inserire le viti nei fori del legno per poterci segnare il muro lungo le linee dei montanti corrispondenti. Per fortuna, la sua convinzione è relativa solo al MIO avvitatore, che in realtà ha una sua dignità, e abbiamo potuto quindi abbozzare colle autofilettanti i primi fori nell’intonaco nonostante l’esplosione della batteria del SUO Makita.

Ovviamente, trentadue fori, trentadue espansori, due punte “cotte” sulla protrusione di cemento armato dalla colonna a mezzo metro, e solo UN foro non perfettamente corrispondente alla rispettiva vite alla fine.

Impolverati di segatura, mattone e gesso, molliamo le armi. Mio padre e mia madre se ne tornano a casa loro portando seco come bottino di guerra e retribuzione il mio tapis roulant, che mia madre ”deve assolutamente usare(8)”.

Ieri mio padre è tornato da me dopo il mio turno di lavoro. Abbiamo segato a misura i ripiani(9), segandoli secondo la larghezza della nicchia in quel punto (e in quel momento, temo di dover dire), allargato a suon di Dremel e carta vetrata le tacche nei montanti, usato i medesimi per stabilire i punti dove scavare i ripiani. Anche qui, trentadue costruzioni a forza di squadra, e non una sbagliata. Solo uno spiacevole incidente con “tiralo via diritto, se no mi si” -CRACK!- “scorteccia il muro”, e tanta di quella polvere di legno nel corridoio da far sembrare che mia madre non mi avesse mai fatto visita.

Temo per domani, che vanno scartate anche le tacche sui ripiani -già segate, stavolta a mano-, smontato tutto,vanno resi ottusi gli angoli retti “a vista”, poi va stuccata, scartata e lisciata, ed infine verniciata ogni asse, ovviamente a mano. 

Vi tengo informati. Intanto ho preso ferie per venerdì, e comprato due barattoli di colore nero, che neppure il mio ottimista padre riteneva sufficiente mezzo barattolo da mezzo kg per otto ripiani da due metri e mezzo.

 

Ah. Se tornassi indietro lo rifarei(10). Sarò scemo?

 

 

(1) Leggasi: “Ti faccio, come pare a me, criticando arredamento, disposizione, colori di casa e la tua vita in generale e guai a te se ci metti bocca”
(2) In realtà no. E che cavolo.
(3) Lo so, sono vergognoso. Ma la pittura non è una delle tre cose che mi riescono.
(4) Lo sgrassatore. L’ha perso sei volte.
(5) Riassumo. Quella nicchia è un quadrilatero che non ha due lati paralleli nemmeno a pagarli, non ha profondità uguale ai due lati, destro e sinistro (15 contro 13,5), e la cui unica parete è una sezione di sfera. Fate voi se poteva venir fuori qualcosa di rapido e facile. 
(6) Ai tempi, aveva messo talmente al sicuro le tessere elettorali che abbiamo fatto la fila in comune il giorno prima delle elezioni per farcele rifare. E poi tanto al sicuro non erano, visto che, banalmente, le abbiamo trovate dove poi ha messo le copie.
(7) Però lui ha un Makita che se fermi la vite e ti attacchi al manico ti sventola come a Siena il giorno del palio.
(8) Sarei stupito se venisse mai calpestato.
(9) Ne è venuto solo uno, troppo corto, poi “spinato” e sistemato. Mi son distratto per via di una telefonata, e mio padre l’ha segnato da solo. Sul nylon protettivo, che ovviamente è scivolato e ha presentato la misura alla sega una panna più in là. Per fortuna mio padre non è un cardiochirurgo, oppure farebbe i segni preoperatori sui cappotti.
(10) Ovviamente, tranne l’acquisto della livella. Un salasso, e poi s’è rifatto tutto a spanne. E meglio.

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Gadgets THE BAG!

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bag

Questa è la borsa che contiene tutto, compreso il più volte citato Palm Tungsten in case protettivo di alluminio(2). Appesi alla tracolla ci sono un victorinox Multitool (1) -il rosa che vedete è una lima per le unghie, utile per mille altre cose-, un Nokia 3110 omnitel (3) e un Samsung Zqualcosa aziendale.(4).

Il peso non lo so, ma l’ingombro è assai ridotto, e tutto ha il suo posto.

Ah, la borsa è un gadget promozionale del TelefilmFestival. Ne ho una colla scritta “Chuck” -il re dei nerd-, ma ahimè è grigia militare invece che nera. Qui c’è la scritta “One tree hill”, che per fortuna nessuno conosce.

Tutto più chiaro, Sir? ;)

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Gadgets Nerdità

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pack
Questo è il contenuto del mio marsupio-borsello-borsina geek. E’ difficile che esca senza. Adesso sapete con chi avete a che fare, e anche perchè *Lu* mi chiama “l’uomo dei cavetti”. Con la gentile concessione del copridivano dei miei.
1- Blocco appunti e adesivi MOO
2- Salvietta
3- Adattatore Nokia
4- Torcia LED – puntatore Laser
5- Spazzolino-dentifricio
6- Penna
7- Multiuso con cacciaviti, lime, seghetto, punteruolo, pinzette
8- trimmer
9- Penna
10- Bastoncini cinesi
11- Tastiera pieghevole Palm
12- Panno occhiali
13- Porta SD
14- Mini HUB USB 4 porte
15- Adattatori per cellulare (vedi 36)
16- 4x batterie AAA
17-18 Auricolari Bluetooth
19-20 Memorie USB
21- Caricabatteria-Battery pack- Torcia Led USB
22- Portabiglietti da visita
23- Multiuso
24- Posate da campo
25- Prolunga USB retrattile
26- Cavo USB per alimentazione e ricarica Palm
27- Porta minuteria
28- Pettine
29- Alimentatore USB da auto
30- Calibro
31- Auricolare Nokia
32- Cuffie Retrattili
33- Lettore SD da USB
34- Alimentatore USB da rete, pieghevole
35- Prolunga USB retrattile
36- Cavo USB-Nokia adattabile USB e cellulari
37- Dolcificante
38- Battery pack USB “passante”
39- Minicacciaviti pieghevoli
40- Victorinox Cybertool
41- Duplicatore jack
42- Prolunga Jack+phono
43- Specchietto

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Gadgets Eccole.

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Martedì allo Warner. Ma non parlerò di Batman. No. Davvero. Solo di quanto geek sta diventando il sottoscritto, a debordare nel nerd.

Nell’atrio c’è la statua in cartone di Wall-e, che non si sa bene quando esce.

Vedo che nel cingolo destro c’è un altoparlante. Mi chiedo perchè.

Vedo una coppia di fili gialli che sbucano dall’intrico di pezzi di cartone che costiruiscono il cingolo suddetto.

“Guarda, Riccardo, non l’hanno cablato” dico quando vedo che i fili, lenti, terminano in una specie di connettore.

Vedo invece che il fondo del connettore -un tubicino di plastica nera- è affogato nella colla a caldo, non sembra nemmeno un jack femmina.

Realizzo dopo che è il tubo di un sensore a infrarossi o luminoso, e che la colla in fondo serve per tener fermo quest’ultimo. Estraggo la torcia elettrica che ho sempre nella borsageek e la punto verso il fondo del tubo. Ancora non ho fatto in tempo a pensare “fotoresistenza” che Wall-e fa un rutto meccanico “GRUUAAK!”.

Guardo il davanti del robottino. Nello chassis c’è un buco che sembra fatto apposta.

Vado dal ragazzo della biglietteria: “Posso aggiustare Wall-e?”

“Eh?”

“Si, insomma, montarlo come si deve”

“Che, non va bene?”

“No, è che gli manca di fissare un pezzo”

“Ah.” Mi guarda come se gli avessi chiesto il permesso di spogliarmi lì. “Non ce ne eravamo accorti”

“Lo so. Dai, lo sistemo”

Mi guarda ridendo mentre entro dentro lo chassis fino al gomito e faccio sporgere il tubicino dal davanti, in modo che chi passa davanti faccia ombra e al tornare della luce Wall-e chiacchieri.

Lo so, sembro scemo. Ma un lavoro ben fatto è premio a sè stesso. E a me piace aggiustare le cose.

Ci sono hobbies più pericolosi o dannosi, credo. Si, insomma, lo spero.

 

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Gadgets Servivano altre prove?

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sku_1103_6.jpg

L’ho visto QUI e l’ho DOVUTO prendere.

Il nerd che c’è in me mi ha fatto capire come si sentono le donne davanti alle vetrine dei negozi di scarpe durante i saldi.

 

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Follia, Gadgets Geek and proud to be

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geek.JPG

1 – Appendiabiti

2 – Copy

3 – Antenna GPS Bluetooth

4 – Telepass

5 – Porta CD

6 – Pieropirro

7 – Palm Tungsten T3 con funzioni di navigatore GPS, lettore MP3, lettore DivX, dialer per i cellulari. Ovviamente estraibile.

8 – Ingresso AUX autoradio, in questo caso collegato al Palm

9 – Staffa portacellulare 1 con relativo caricabatteria

10 – Staffa portacellulare 2 con relativo caricabatteria

11- HUB USB 4 porte incassato a mano dal sottoscritto per la ricarica di auricolari, cellulari, antenna GPS, ecc.

12 – Multipresa 12V con Battery-tester e Ionizzatore inserito

Non ci sono le tazze, non si vedono i ganci portaborse e un altro paio di chicche, ma si dovrebbe capire quanto nerd sono.

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