Maggio 12, 2008

Quest’oggi si scrive a richiesta

-lo so, è un banale temporeggiamento, e non si nasconde-

Volete per primo un post sul TelefilmFestival o uno sulla prima regola dell’Attentismo? Che oggi non riuscirò a fare entrambi. E forse nemmeno domani.

 

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Maggio 8, 2008

Superpoteri

CAPAREZZA - EROE

“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere.

 

Ecco. Chiunque faccia la sua parte dignitosamente, onestamente e senza scendere a compromessi morali, è un eroe.
Caperezza -un genio, come al solito- ha espresso quel che ho sempre sentito: gli eroi non son quelli che fanno cose grandi con grandi poteri, o che affrontano incoscientemente pericoli, ma coloro che sanno cosa rischiano e fanno quel che possono con quel che hanno, rischiando per il bene dei propri cari.

Quando lavoravo in hotel, mia madre diceva in giro che ero un “interno”. Quando la sentivo, io la correggevo: “Puoi pure dire che faccio il facchino”.
Ho fatto il facchino, il manovale, stuccato pozzi neri, venduto porta-a-porta, a testa alta, perchè erano lavori onesti anche se faticosi. Già allora ero orgoglioso, mi sentivo eroe.
A mia madre, che del mio lavorare era contenta ma che comunque sperava e spera in ”qualcosa di meglio”, sempre, come tutte le mamme, pure quella di Agnelli, suppongo, spiegai che le piramidi le hanno costruite non un faraone, ma forse un architetto, e certamente degli operai che si sono spaccati la schiena.
Io non vedo le piramidi come un monumento al faraone, ma ai mille e mille operai, al sudore, al Lavoro.

E sono orgoglioso di poter ringraziare i miei nonni e i miei genitori se ho questo punto di vista.

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Maggio 6, 2008

Autocombustione

Uno degli indizi che sono impegnato, oltre al dover chiedere scusa per le mille cose che ho dimenticato, è che sul mio palmare cominciano a lampeggiare icone.

Oggi lampeggiano una S, una maglietta e una scopa. Lavoro fino alle 20, poi passo alla tipografia per prendere i contatti, poi pulisco tutta casa.

Domani lampeggiano una N, una maglietta e uno spezzone di pellicola, di nuovo una scopa. Lavoro fino alle 16.38, devo telefonare alla tipografia suddetta per sapere se prendono contatti e ordini di stampa magliette via email, poi ho “Iron Man” fissato con Rick e Mike. Nuova pulizia appena a casa.

L’8 corrente mese ci sono una M, un rullino e una valigia. Lavoro dalle 7.30 alle 15.08, poi sono a far foto alla mia modella preferita, forse un set in esterni e qualcuno in interni. Quindi la preparazione della valigia per il TelefilmFestival.

Il 9, il 10 e l’11 lampeggia una televisioncina. Il TelefilmFestival, appunto, per il quale le magliette serviranno e non so quando potrò ritirare. Esco dal lavoro alle 16.38 di venerdì e il MIO telefilm viene proiettato alle 23, a Milano. Poi la maratona Visitors fino alle 4, così magari riesco a saltare un pernotto che non ho prenotato. SE trovo un treno, ovviamente.

Se c’entra, dovrei finire i sottotitoli di Skins 2×02, e il montaggio de “la pulce nell’orecchio” (inserire mia testa cosparsa di cenere qui. Chi sa, sa).

Se mi muovo un pelo più in fretta con spazi un po’ meno ampi intorno mi accendo come un cerino, temo. 

 

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Maggio 5, 2008

Norvegia mon amour - ci saranno strascichi-

Venti giorni fa becco Roxy su MSN. Ha cambiato motto da “next trip: IRELAND” a “next trip: Norway”, e la battuta “oh, ma te, ferma, mai?” viene da sè.

Lei mi coglie in contropiede con un “Il volo costa pochissimo, vieni anche te?” e io non posso che rispondere “Certo! però dormiamo insieme!”
“Scordatelo” risponde lei “Vieni o no?”
“Si, ovvio. Quanti siamo?”

Salta fuori che siamo sei. Io già mi figuro quattro squinzietti adolescenti metalemogoticodiosi dai capelli incolti e dalle barbe improbabili, ma accetto lo stesso.

Prenoto online aereo e treno, prendo ferie per il ponte, mi spiego male nei suggerimenti per il noleggio auto.

Poi arriva la partenza. Per essere all’aeroporto alle 5.30 devo partire da Figline, a piedi, alle 21.27.

E via verso nuove fantastiche avventure.
Si parte?
30/4/08 22.30 FIRENZE SMN - L’autista del bus delle 22.25 trovato per miracolo -no, dico, perchè l’unica indicazione su dove è la fermata del bus è in caratteri submicroscopici sul cartello delle partenze al binario, a seicento metri dalla fermata stessa?-, sul quale salgono assieme a me una ragazza dell’est, una signora snob amante di gufi e rondini -”bella vita, che fanno gli animali, vorrei rinascere cavallo…”, dice all’improvviso. e poi di tanto in tanto saltella fuori con un “Ma anche gufo!” “Però le rondini viaggiano tanto!”, un sessantenne tinto vestito e pettinato come Vasco Rossi e due tizi di etnia incerta, chiede il biglietto solo a me a alla ragazza dell’est e poi soggiunge “via, si va, che dite?”. Una piccola votazione approva. Si parte mentre lui cerca una stazione alla radio. Fino a Pistoia, dove la radio si stabilizza sul concorso canoro “Il microfono d’oro”

1/5/08 1.18 PISA AEROPORTO - L’autista ha fatto i comodi suoi e dei viaggiatori abituali, ma mi ha portato a destinazione, seppure con diversi minuti di ritardo dovuti all’acquisto da parte del suddetto di non ricordo quale prodotto nel forno antistante la stazione di Pisa. Per fortuna non vado di fretta. Mi siedo in aeroporto. Impossibile dormire. L’altoparlante ricorda di continuo che non posso esser qui dopo l’ultimo volo. Finisco di leggere un romanzo di Ben Bova, di vedere un paio di film sul palmare, cerco senza successo, visto che i bagni sono in pulizia, una presa per ricaricare il suddetto. I carabinieri mi guardano male, col filo elettrico che corre dal palmare nella mia mano al pacco batterie nel marsupio alla mia cintura. Io faccio la faccia tipo “Aspetto ci sia più folla prima di farmi saltare” e loro passano oltre.

1/5/08 4.54 PISA AEROPORTO- Inizia il check in. Una addetta chiama a gran voce da una fila semivuota “Passeggeri per Trapani, Trapani, TRAPANI?”. Qualcuno esce dalla fila per Oslo e si mette nell’altra. Scrupolosa, l’addetta chiede di nuovo “Trapani?” “No, Oslo”. L’addetta non risponde nemmeno. I miei compagni ancora non si vedono. Arrivano a fine coda, senza aver pagato il check-in online. Devono fare di nuovo la fila dopo averlo pagato e salgono da buoni ultimi. Abbiamo tenuto i posti che possiamo. Già voglio bene a tutti: non sono nemmeno lontanamente come avevo temuto, e, anzi, mi stanno simpatici a prima vista. Si riveleranno poi cinque persone d’oro, colti e disponibili, cosmopoliti e adattabili, insomma, i compagni idelai per un viaggio.
Il volo è un gioiello, a parte un atterraggio balzellante e rollante da far paura. Alla Hertz il mio co-pilota si distrae drammaticamente quando si siede la prima della lunga serie di bellezze nordiche con cui avremo a che fare, e non sente dove è la MIA macchina. La cerco con calma nel parcheggio, sistemo il mio laocoonte di cavi e cavetti che alimentano, dall’accendisigari attraverso un hub, due pacchi batterie, il lettore mp3 di Roxy, il mio palmare, il ricevitore GPS. Partiamo che già ho fatto tre figure di merda e mi son qualificato come un geek.

Da Oslo verso EidFjord 1/5/08 13.08 SELJORD - Nel tragitto verso quella che sarà la nostra meta per il pernotto, visto che la meta finale è solo la Norvegia, con tutti i suoi panorami, troviamo tutto allagato. Diversi fiumi hanno straripato, al telegiornale poi vedremo che è una situazione molto diffusa. Troviamo camping e poderi allagati, ci preoccupiamo per le montagne che dovremo attraversare. Sarà neve, lassù?
Pranziamo in un locale lungo la strada. Suppongo, vista la patata al forno con panna acida, che siamo stati oggetto di esperimenti alimentari: “vediamo cosa riesco a spacciargli per cucina tipica senza che si lamentino”.
Per tutto il pranzo continuo a sentire ringhiare dietro di me, poi capisco che è il corpo di un’autoctona, inguainata in un pantacollant e un dolcevita neri, praticamente pennellati addosso. Bella come il sole, mora e riccia. Chiedo i moduli per la cittadinanza.

2/5/08 20.07 EIDFJORD - Arriviamo al nostro albergo ubriachi di bellezze naturali -si, insomma, la maggioranza era nettamente a favore dei giochi d’acqua. La Norvegia gioca con l’acqua in tutte le sue forme… nebbia, neve, cascate, ghiaccio, fiumi e rapide… bello oltre la descrizione. Ovviamente siamo in un posto bellissimo che è la patria anche del nulla, i ragazzini sono già abbrutiti verso il niente, e il vecchierello al bancone del fast-food non capisce nemmeno i numeri, in inglese. Io mangio due vaschette di patatine, e basta, che in Norvegia “vegetariano” è una malattia della pelle.
Prima di andare a letto cominciamo a fare conti, maneggiamo banconote in due valute nella hall dell’hotel come Yakuza fino allo sfinimento e al forfettario. Io mi trovo in tasca 400 euro in più di quando sono partito, sei corone, la Kamchatka e un buono per una confezione di dadi da brodo -credo-. La cosa non mi è di conforto qualche minuto dopo, quando vengo attaccato dall’interno.
Attenzione, si sta per parlar di cacca: bambini, a letto!
A chi non gliene fregasse nulla può saltare al 2/5.
Tranquilli, dai, su, saltate.
Sempre qui? Saltate, non mi offendo.
EIDFJORD
Allora. Cosa succede a tutti, in vacanza? O si diventa stitici, o si va in diarrea, alla Montezuma. No, io no. Io ho sommovimenti tellurici improvvisi e lancinanti, degni della seconda, salvo poi diventare un blocco di marmo una volta in grado di espletare. Io sospetto che tutto quel lavoro sia un sistema del mio corpo per compattare e asserbare, roba tipo “ambiente estraneo, limitiamo l’impatto non facendoci notare, riteniamo le feci”.
Dicevo: mi devo comunque chiudere in bagno, quando ho questi Maelstrom interiori, perchè non si sa mai. E spesso esco dal bagno senza aver prodotto. Vi rendete conto cosa possa pensare un compagno di stanza quando mi vede uscire agitato dal bagno e non avverte gli effluvi che di solito si accompagnano ad una operazione correttamente svolta? No, non che cago saponette.

2/5/08 9.35 EIDFJORD - Roxy, una mimmina alta un soldo di cacio, tenera e dolcina, però in grado di picchiarti come un fabbro ferraio con un bastone di rattan fino a renderti incosciente, si presenta al ritorno dal buffet con una colazione degna di Godzilla dopo il letargo. Il pane è tagliato più alto delle travi portanti. Carne e pesce ricoprono il bisogno proteico del Bangladesh. Il succedaneo della Nutella ha tante calorie da andare in combustione spontanea. Nemmeno Marcus, la cui colazione è gelatinosa, puzza di pesce e ha tutti i toni del grigio, è così appariscente. Inoltre, sfacciatamente e contro tutte le norme basilari dell’autoconservazione, Roxy regge in una mano un panino con salsa di gambero e strie di Nutella e nell’altro un panino con Nutella e strie di salsa di gambero. E qui suppongo che si sia nutrita a morsi alterni, ma l’osservazione diretta mi è impedita dalle minacce provenienti dalla colazione stessa, che mi guarda incazzosa e strafottente, mi chiede “‘azzo guardi?” e mi minaccia di percosse. Abbasso lo sguardo e, anzi, mi metto al sicuro tornando in camera con Necros -e vabbè, sono i soprannomi che mi avevano fatto pensare agli squinzietti, adesso lo sapete-.
Premo il pulsante sbagliato in ascensore. Invece che davanti alla stanza 320 ci troviamo alla 218. Io me ne accorgo e dico a Necros, che ha la chiave e non se ne è accorto: “Ti vedo ottimista”. E invece no. La porta si apre. Siamo entrambi basiti. Io per la mancata sicurezza dell’albergo, Necros perchè lì per lì pensa che abbiano girato la stanza mentre non c’eravamo.

2/5/08 10.29 hardangenvidda nature park - Ci passano un documentario su fiordi, panorami e animali. Inclusi caccia e pesca. Come se al museo della Ferrari ci facessero vedere come si rigano le fiancate. E’ quasi tutto girato dall’elicottero, a 120°, panoramico e coinvolgente. Aver fatto una robusta colazione per saltare il pranzo non mi pare più un’idea così buona. Ma sopravviviamo, ripartiamo, testiamo gli istinti suicidi di Roxy sul ciglio di un burrone. Marcus, ripartendo dal medesimo si fa tamponare da una roccia. Si preoccupa più del dovuto, poverello, ma visto che toccherà forse a me ripararne il costo della riparazione alla Hertz attraverso la mia carta di credito, gliene sono ben grato.
Intorno alle 13 Roxy -si, proprio quella della colazione ruggente- ulula dalla fame. Ci fermiamo in un centro commerciale, dove, nonostante avessimo pianificato di saltare il pranzo, tutti rimangiamo. O, meglio, io ci provo, frustrato nei miei tentativi da una commessa che pare astiosa e stronza. “I am vegetarian, can I eat that?” chiedo indicando la foto di un panino “We have not those two”, risponde lei, tra lo stranito e il distaccato. “How lucky I am!” faccio lo spiritoso io, sorridendo. Lei non risponde, anzi. Le chiedo cosa altro posso mangiare. E lei risponde che hanno panini con pollo, manzo, pesce… “Ok,” dico io “thank you, I understand”. Stronza e scostante, soprattutto per le facce che ha fatto.Resto digiuno. Poi, ormai in auto, ci viene in mente che lei non abbia sentito o abbia frainteso la mia prima frase, roba tipo
“Sono Italiano, lo posso mangiare?”
“Non ce l’abbiamo”
“Allora è una fortuna”
“Cosa posso mangiare, qui?”
“Pollo, manzo, pesce”
“Ho capito, non importa”
E allora chissà cosa ha pensato lei, di me.

2/5/08 16.29 Kongsberg-Tønsberg Dopo aver girovagato attorno al museo chiuso e fatto la spesa, ripartiamo. Giungiamo all’albergo prenotato per la serata, gestito da un tizio soprannominato “il Gotico” a causa dell’allegria che gli sprizza da ogni poro. Ci avvisa che in città ci sarà una festa collo stesso tono con cui annuncerebbe che le stanze sono inagibili a causa di un incendio. Molliamo i bagagli, io subisco gli effetti di una Nagasaki interna, stavolta esente da sospetti, e andiamo a fare una passeggiata, prima nel bosco e poi in città. Sul molo ci sono solo locali che cucinano (male)italiano, o con la cucina già chiusa alle 21.
Ne troviamo uno con cucina internazionale, ci sediamo. E mentre io temo che l’eccessiva gentilezza del peraltro bellissimo -vaffanculo alla genetica- cameriere sottenda un anelare a fiocinarmi nello sfiatatoio, passa LEI. Ok, lo so. Di tope spettacolo -scusate il francesismo- ne saranno passate millemila. A’nfatti. Però questa è l’unica belloccia che saluta Marcus di là dal vetro, gli sculetta in faccia, passa a presentarsi qualificandosi come briaca di strizzo salvo poi essere recuperata quasi per un orecchio dall’amica stizzosa. E qui scatta la mia Facciadiculo(tm). “Ok, Marcus. Andiamo al tavolino. Io distraggo Acidella e tu lavori ai fianchi la biondina”. Dieci minuti dopo le due sono ai nostri tavoli, che mangiano dai nostri piatti come se non ci fosse un domani. Il Marcus si becca pure un bacio in bocca -che non si fa per gli amici-, io a malapena su una guancia e solo per la foto richiesta da Roxy, che in realtà mi pareva essere più appetibile di noi due per la coppia di uiarnorvegianuidrinkalot.
Torniamo all’Hotel ancora meditando su qualche meccanismo sociale della serata, soprattutto su chi fosse il pazzo che si è seduto con noi verso una cert’ora.

La colazione3/5/08 4.45. Ci svegliamo tutti assieme un quarto d’ora prima delle sveglie, suppongo per un comando mentale del Gotico. Facciamo colazione. A un certo punto Marcus domanda, impaurito: “Ma cosa c’è, un cane?”. Gli spiego che ha sentito ringhiare il sanbernardo che ho nell’intestino, e faccio l’ultima, inutile, capata al bagno.

3/5/08 6.56 Siamo al distributore, per fare il pieno per la Hertz. Ovviamente, alla cassa non possono prendere E la mia carta di credito E i contanti che a casa sarebbero inutili, quindi una vettura deve tornare al bancomat. Il check-in è tra un’ora, tempo ce ne è. Abbiamo 140 corone, ne servono 400 tonde per la benzina.
Quando Marcus torna, io esordisco con “Abbiamo fatto un danno”
“No,” dice lui “c’è un problema”
“Quale?”
“Al bancomat son finiti i soldi, il più vicino è a 20km”
“Porca putt…”
“SCHERZONE!!!” ride lui “Tutto a posto”
“Tutto a posto un accidente,” resto serio io “te l’ho detto avevamo fatto danno. Quanto avete prelevato?”
“400, perchè?”
“Abbiam rifatto colazione, non ci ho pensato, non bastan più, tocca tornare al bancomat”
“Porca putt…”
“PARI!!!!!” rido io.
Avevo giocato d’anticipo. Ma che, secondo voi, “Amici miei” l’hanno ambientato a Firenze a caso? al massimo con un toscano puoi spuntare un pareggio.

3/5/08 9.58 Avvisata la Hertz della boccia sul paraurti, discusso come del resto per quasi tutto il viaggio di astrofisica, relatività e fisica quantistica (non scherzo: son tutti marozziani, quei ragazzi, e i marozziani hanno una mediamente una cultura superiore, dice Marcus. Io l’ho stupito conoscendo il limite di Chandrasekar -o come si scrive-), salgo per primo sull’aereo, grazie al mio priority boarding, per prendere sei posti vicini.
Stendo su tre posti il mio giubbotto e mi metto nei tre posteriori, avvisando i passeggeri che arrivano che siamo sei e vorremmo viaggiare assieme. Tutti capiscono, tranne un inglese che dice -traduco a braccio-
“Non puoi tenere tre posti”
“Infatti, ne sto tenendo sei, però siamo tutti assieme”
“Noi siamo cinque, vorremmo sederci assieme anche noi”
“Buona fortuna più avanti”
“Noi siamo in fila davanti a loro”
“Si, però non è colpa mia se eravate dietro a me”
“Noi siamo cinque”
“Se guardate più avanti e non bloccate la fila, magari i miei amici arrivano pure prima”
Quello abbozza borbottando e se ne va.
Mai stato così gentile e assieme così… così… tignoso in vita mia, nonostante la faccia a pigliapeicculo dell’inglese, che probabilmente pensa ancora che sia colpa degli italiani se lui non s’è svegliato presto quella mattina.

3/5/08 12.51 PISA AEROPORTO - Ci salutiamo in fretta e furia ma calorosamente, che alle 13.05 ho il treno. Saluto con la promessa sincera di un prossimo viaggio il Tigre, Necros, Tappo, Marcus e Roxy, la migliore compagnia che potessi sperare di avere per un viaggio in terra straniera, nonostante qualche preoccupazione su “ma quanto corre, con quella macchina” o un “ma quanto tempo le ci vuole?”, del tutto fisiologica, suppongo. Se mi leggete, grazie, ragazzi, è stato un piacere avervi conosciuti.

3/5/08 14.35 - Arrivo a Firenze Rifredi, in ritardi di dieci minuti, mentre parte il treno per Figline. Proseguo per Firenze SMN. Si, sono tornato in Italia.

3/5/08 15:33 - Faccio due conti: ci vuole più tempo da Pisa a Firenze che da Oslo a Pisa. Crollo a letto, dove dormirò quattordici ore, quasi bidonando Mike, che mi aspetta per un resoconto.

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Maggio 4, 2008

Intanto godetevi questa

Uvdal

Poi vi aggiorno :D

(Intanto potete trovare tutte le altre foto su Flickr)

Posted by i'C under Accadde che... | Commenti (8)

Aprile 30, 2008

The silence sounds like a little question

Grosso errore, premere il “mute” della radio. Il silenzio in auto mi lascia il tempo di pensare. E torna fuori quella domanda.
Una piccola domanda che mi gira in testa ormai da un po’, e non può che intristire una partenza peraltro allietata da una graditissima telefonata.

Una domanda passepartout che mi si ripresenta da anni, ogni volta che mi giro intorno e guardo da abbastanza lontano.
“Perchè io no?”

Posted by i'C under Feelings | Commenti (5)

Aprile 30, 2008

No, non mi sta antipatico nessuno

“Venerdì una birra?”

“Mi spiace, sono in Norvegia”

“Oh, vaffanculo”

Vallo tu a spiegare.

Posted by i'C under Accadde che..., Follia | Commenti (0)

Aprile 30, 2008

Ci si vede domenica

Nei prossimi tre giorni sarò qui

No, non sono quello in rosso che corre verso il baratro, anche se ne avrei ben donde.

Di correre verso il baratro, non di vestire di rosso, intendo. Per quello non ce ne è mai.

Posted by i'C under Accadde che..., Follia | Commenti (5)

Aprile 28, 2008

Action Figures

Apprendo questo pomeriggio che una casa produttrice di giocattoli ha realizzato una serie di pupazzi ispirati a Kurt Cobain.

Acoustic Kurt.

Electric Kurt.

Io che sono uno stronzo insensibile ho pensato subito a Rifle Headroofless Kurt.

Posted by i'C under Tanta iNioranza | Commenti (2)

Aprile 28, 2008

Colazionologia comparata

Si parlava l’altro giorno di come la gente affronti diversamente la giornata secondo la colazione.

Ecco, credo che la gente affronti pure diversamente la colazione secondo l’indole. E si capisce, temo, da come ne parliamo, pure.

Noi Italiani “facciamo” colazione. Quel “fare” comprende la manualità, la ritualità, la mamma che prepara pane e burro per i bambini e spreme l’arancia… La cultura della buona tavola…

Gli Inglesi “hanno” colazione. “Hanno” come si ha un conto in banca, una macchina, un paio di pantaloni. Utilitaristico, se serve c’è, se non serve si lascia lì.

I Tedeschi “Colazionano”. Frustucken, se ben ricordo la grafia. Un verbo con con FR, ST, K. Duro come tre passi con gli scarponi o una raffica da tre. Più che un piacere, una missione, senza fronzoli di altri verbi o aggettivi ad allungare il caffè.

 

Però mi sorge un dubbio: i francesi c’hanno qualcosa tipo “vantare la colazione”?

Posted by i'C under Tanta iNioranza, Follia | Commenti (9)

Aprile 23, 2008

Spigolature

  • Apprendo dal giornale che a Teheran per guida pericolosa danno fino a 74 frustate. Suppongo che i punti sulla schiena siano più deterrenti di quelli sulla patente.
  • Musica troppo alta, katana contro i vicini. Cito: “lama anche oltre i 30cm”. Si, piuttosto spesso.
  • Il prestito ponte all’Alitalia. Ma come? non si fa quello di Messina perchè sono soldi sprecati, e si fa a questi che dovrebbero volare e invece sono in agitazione tre giorni alla settimana e han fatto scappare Spinetta?

Posted by i'C under Tanta iNioranza, Spigolature | Commenti (5)

Aprile 22, 2008

Bee-uh-thee-full… Bras-let! Who-men… see-ku-reety.

Rutelli è un genio.

Si fa per dire, ovviamente. Diciamo che è originale nelle sue cazzate.

Faccio un breve riassunto: Rutelli è quello del portale informatico più caro, più brutto, più sfottuto in Italia e all’estero e più inutile della storia del web. Però, come dice la base a terra in “Star Trek” delle vittime dell’incidente col teletrasporto, “quel che ci è arrivato non ha vissuto a lungo, per fortuna”.

Rutelli è quello che è attualmente in ballottaggio come sindaco di Roma, appoggiato da Caruso e Casarini -e già questo basterebbe per NON votarlo- dopo una bella condanna per irregolarità nella gestione dell’Amministrazione Comunale.  Non è Berlusconi, quindi pochi ci fanno caso. Controllate wikipedia, se non vi fidate.

Insomma, se la risposta è Rutelli, è la domanda che è sbagliata.

Torniamo a noi.

Dopo la violenza sessuale e aggressione in una stazione romana ad opera di un clandestino,  cosa propone lui?

I braccialetti elettronici per le donne.

Astuto. Siccome prendere le impronte agli stranieri è immorale -però le mie sono, assieme a  quelli di tutti i maschi italiani che hanno fatto la visita di leva, in qualche scaffale polveroso a disposizione di TUTTI- e i clandestini non è possibile rimandarli a casa, anzi, “vanno tutelati in quanto elementi deboli della società”, noi cosa facciamo? Schediamo le donne che sono a rischio.

Come dire, non facciamo nulla per fermare i topi d’appartamento, però facciamo un bel censimento delle abitazioni che sono facilmente accessibili e appetibili per gli svaligiatori, e mettiamo una bella insegna sul palazzo.

Utile, certo, come no. Io maniaco, se vedo una donna con quel braccialetto, so che frequenterà zone appartate. E so che vale la pena seguirla.

Ma cosa c’ha nel cervello quell’uomo, il travertino?

Posted by i'C under Ce l'ho con..., Follia | Commenti (8)

Aprile 21, 2008

Eh, me ne ero dimenticato

Juubako Juubako level 1 Juubako level 3

kappa maki (quelli al cetriolo), maki al philadelphia e sesamo, nel juubako nuovo.

Posted by i'C under Senza Categoria | Commenti (3)

Aprile 21, 2008

Quello che non mi uccide mi rende più forte

Ma come è possibile che ogni, OGNI volta che infilo la cintura nei pantaloni puliti tenendoli indosso io mi frusti la fibbia nei coglioni?

E’ un messaggio subconscio da me stesso a me? Mi voglio così male o sono solo imbranato?

Posted by i'C under Senza Categoria, Accadde che... | Commenti (2)

Aprile 20, 2008

Un locale che mi premia

Finalmente!

Peccato si tratti solo di abbigliamento :S

Posted by i'C under Accadde che..., Plauso e lodi, Spigolature | Commenti (2)

Aprile 19, 2008

Rosario

Sveglia alle 5.30 dopo tre ore scarse di sonno.

Lavoro pure mezz’ora in più.

Poi passo al bar del mi’fratello, più a far compagnia che ad aiutare.

Alle 20.00 mi tocca declinare l’invito per un aperitivo. E si che proveniva da una combriccola a netta prevalenza femminile, twenty-something e sveglia.

Solo, non ce la facevo.

Mi son pure fermato a dormire a casa dei miei, che non avevo la forza di guidare quell’altra mezz’ora che ci separa.

A letto dopo aver avuto il tempo di cancellare per errore il lavoro di montaggio fatto per un’amica assieme ai file obsoleti, essermi dimostrato incapace di compierne un altro, esser stato frettolosamente scostante con qualche altra persona, controllato la posta.
Pensate bello svegliarsi alle 23 ricordandomi che ho lasciato l’autoradio in macchina, e che il mese passato già ne han portato via uno, in zona, vestirmi e andarlo a prendere sotto la pioggerellina.

No, quello del titolo non è Fiorello.

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Aprile 18, 2008

Sveglia alimentare

Caprino con pepe del Madagascar e  olio extravergine, bagnato  da chianti Classico. Due piatti.
Bruschetta con taleggio noci e miele, sotto un Negramaro.

Profiterole ripieno di gelato di vaniglia.

Stamattina mi stavano consumando l’acqua dal di dentro, drenandola verso quell’iperspazio infradimensionale nel quale finiscono gli spiccioli, gli ombrelli il martedi pomeriggio, le chiavi quando servono,  e talvolta i gatti.

Se non mi alzavo a bere mi essiccavo come un feticcio voodoo, ma va benissimo così.

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Aprile 18, 2008

Ma te guarda a quest’ora…

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Si, lo so, dovrei dormire, e invece attacco etichette.

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Aprile 17, 2008

A domanda han risposto

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Gentile Sig.Cicali

lieti del Suo interessamento, scusandomi del ritardo nella risposta (ho ritrovato solo ora la Sua mail nel diluvio della posta) in allegato Le invio l’elenco completo dei punti vendita dove ad oggi abbiamo installate le aree Eco Point e le aree Eco Goccia (detersivi alla spina).
purtroppo ad oggi non abbiamo aree Eco Point a Firenze (dove abbiamo aperto da poco un punto vendita in centro storico nel quale ci piacerebbe certo installarlo), per cui non vi sono al momento aree Eco Point nella Sua zona.
Potrà se lo desidera tenersi aggiornato sulle prossime installazioni collegandosi al sito www.craiweb.it nella sezione Etica & Ambiente / Eco Point.
RingraziandoLa comunque del Suo interessamento, inviandoLe in allegato un paio di foto, cordialmente La saluto.
Corrado Menozzi
Area Marketing Crai Secom
….seguono tutti gli indirizzi e i recapiti del signor Menozzi. Devo aggiungere altro?

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Aprile 16, 2008

“Ma anche” no

(Scusate, è stato più forte di me)

Signori, sento da più parti, all’indomani delle elezioni, che, vi ricordo, sanciscono la volontà democratica e popolare di una nazione, le stesse frasi, alle quali DEVO rispondere, pur sapendo di attirarmi molti commenti negativi.

 ”Non mi sento italiano” : No, ti manca solo un po’ di informazione sul concetto di democrazia.

“Dobbiamo lottare” o, peggio, “La piazza può rovesciare questo stato di cose”: A parte che la piazza non ha mai rovesciato quel che è uscito dalle urne, spero che per “lottare” si intenda qualcosa di pacifico. Se no di ragione ci si fa torto, sempre.

“Voglio espatriare” : Buon viaggio, le frontiere sono aperte e di gente che vuol venire qua a lavorare è pieno il mondo. Lascia qua il pallone, però, che noi si gioca anche se si perde.

 

Posted by i'C under Ce l'ho con..., Tanta iNioranza | Commenti (29)

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