Vi state chiedendo come mai…

Accadde che..., Racconti, Sapevatelo!

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…non scriva più il mio racconto a puntate?

Lo sto ancora scrivendo.
Mi sto documentando; non voglio che sia un trattato, ma vorrei evitare sfondoni spaventosi.
Sto studiando scrittura creativa.
Ho scaricato l’ottimo yWriter5 per la stesura di testi, e ho convertito tutto quello che ho scritto finora, trovandoci errori e buchi, che sto correggendo e riempiendo.

Pazientate. Sto lavorando per me come per voi, miei quattro lettori.

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C’è modo e modo.

Accadde che...

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Ieri ero a cena dai miei, e passavo da Osteria Nuova. Ne ho approfittato per fermarmi a chiedere informazioni alle Florentia libris per l’album del matrimonio. Sì, lo so, fra poco è il secondo anniversario, ma ce ne fosse piaciuto uno, finora, di quelli trovati in commercio!; pertanto abbiam cercato qualcuno che facesse roba non convenzionalissima, e a prezzi non da rene e anima. Ecco, trovati. Dicevo, mi son fermato a chiedere informazioni a questa coppia gentilissima di artigiani, che, nonostante il modello che volevo io -in realtà il “legaccio”, ma in fintapelle- non fosse fattibile, mi hanno illustrato, rubando tempo alla confezione, non so quanti colori e tipi di stoffe, carte, fintepelli e pelli -lo sapevate, voi che esiste la pelle di struzzo? sapevatelo!-, rilegature, modelli e dimensioni, nonostante dicessi a nastro “Ci si vede venerdì, serve il benestare della moglie”. La risposta è stata, alla fine “Basta che telefoniate prima, se ci siamo va bene anche dopocena”. Ecco, questa è gente che ha voglia di lavorare e vendere: cortesi, esaustivi, propositivi, disponibili. Magari lo pago più che altrove -non è vero, i prezzi sono ottimi, nonostante una qualità altissima-, ma VOLENTIERI.

Poi sono passato dall’Elettrotecnica di Viale Europa, una volta punto di riferimento per tutta la componentistica. Una volta.
Ho fatto la mia bella fila e al momento giusto ho esposto il mio problema: “Devo fare una tastiera, hai qualcosa di pronto?”
“No.”
Qui un venditore volenteroso avrebbe aggiunto “ma potresti…” oppure “però ho…”, invece è toccata a me: “Hai dei pulsanti sciolti che possa assemblare, magari su una millefori?”
“Ho questi”. Mi illustra dei pulsanti piccoli e senza un tasto vero e proprio.
“Una volta c’avevi…”
“Una volta, t’hai detto bene. Questi ti fanno?”
“No, temo di no, mi arrangio, dai. Intanto la millefori mi serve”.
Mi mette la millefori sul bancone e prende una telefonata. Satellite, disco, montaggio, cinquecent’euro, eccetera. Torna e inizia a farmi il conto.
“No, veramente mi servono ancora un paio d’altre cose”
“Cosa?”
“Del filo a wrappare”
“Poi?”
“Un contenitore adatto a una tastiera”
“Non lo so, si guarda”
“Senti, quei pulsanti quanto costano?”
“Un euro e dieci l’uno”
“Me ne servirebbe quindici”
Va e comincia a contare pezzetti.
“Il filo a wrappare?”
“Nulla”. Che è come se un macellaio non tenesse la mortadella. Nessuno lo obbliga, il grosso è la ciccia, ma uno la mortadella se l’aspetta.
“Senti, prima di codesti tasti, hai un contenitore piatto, se no mi arrangio cannibalizzando un tastierino numerico?”
“No, niente contenitori piatti” (e pensavi che io per una tasiera, prima, volessi un cubo?) “allora nulla, lascia perdere anche i tasti, scusa.”
Tiro fuori il chip di una tastiera, con il pettine in bella vista “Hai un pettine con questo passo?”
“Ho capito, tu cerchi sera. Son tre euro e trenta per la millefori”
“No, non cerco sera. Io ero partito bene, con una lista precisa”. Potevo aggiungere “ma flessibile, nonostante non ti riesca d’accontentarmi, per quanto flessibile sia. Non è colpa mia se t’ho chiesto quattro cose e n’avevi una, che fra parentesi da sola non mi serve nemmeno, ma che prenderò lo stesso perché non si sa mai”, ma s’era a bottega piena e non mi garba le piazzate.
Saluto educatamente e me ne vo.
Certo, io non compro e non ho mai comprato cinquecent’ero di parabola, però mi vedono da venticinqu’anni, ormai, dai kit della ELSE e dalle resistenze a cinque per volta, i led piatti e “magari un giorno li faranno anche blu”.
Colpa mia che non ho capito prima che da “Elettrotecnica” è diventato “Satellite”, probabilmente, ma c’è modo e modo per tenersi buono un cliente che viene con l’intenzione di spendere.
Ora, secondo voi, visto che le ultime tre volte sono uscito con la metà della roba che mi serviva -quando è andata bene-, e che qualche anno fa invece avrei trovato tutto, mi ci rivedranno spesso?
Non solo per il modo, eh, che d’essere un cliente un po’ crostino lo so, ma non c’è bisogno di essere spigolosi con uno che i soldi te li dà buoni*. Io non cercavo sera, cercavo roba, e avevo i soldi. Certo, non i soldi di una parabola. Evidentemente quei pochi non gli servivano. Buon per loro, la prossima volta vo prima da gente a cui servono.

*Bar aziendale: ho sempre preso il caffè doppio, macchiato col latte freddo.
La prima commessa me lo faceva pagare come due caffè dicendo “doppio il caffè, doppia la macchia”. Grazie.
La seconda, arrivata a sostituirla, istituì la policy del “caffè più cappuccio”. Va bene, è un altro modo di vederla. Fin qui, nulla di male.
Un pomeriggio vado a prendere il solito. Lei appoggia il caffè e il bricco del latte, vuoto.
Io le chiedo “Appena puoi, mi daresti del latte?”.
La risposta è stata “Oh, perché il latte non lo vai a prendere alla latteria in piazza?”
Ovviamente, basito, ma solo per un attimo: “Se devo andare a prendere in piazza il latte, vo a prenderci anche il caffè, d’ora in poi”.
Non mi ci hanno più visto. Niente piazza, ma percolatore, cialde e macchinetta sulle scale, che almeno il caffè, anche se peggiore, è uguale tutti i giorni e non è una roulette tra “orribile” e “ottimo”, tendente più al primo.
La mi’mamma, barista per vent’anni, diceva sempre “a farsi un cliente ci voglian vent’anni, a perderlo un secondo”. Anche se mandi avanti un bar “interno” coi clienti che non possono andare altrove, visto?

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Peccato che della ciambella non si mangi il buco.

Ce l'ho con..., Tanta iNioranza

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Alla luce dei risultati del referendum, Pier Luigi Bersani ha chiesto le dimissioni del governo,
portando così il suo stesso record di richieste consecutive a 761 giorni.
Ricordo a tutti che al perfezionamento del record ininterrotto, che altrimenti sarebbe stato di 1131 giorni, è stata fatale la “dormitona” del 13 maggio 2009, a causa della quale Bersani perse il quotidiano appuntamento mattutino con l’ANSA.
Per fortuna, referendum permettendo, non se lo caga più nessuno oltre al radiogiornale delle otto. Il suo ruolo ormai è quello, quello della sinistra attuale: la negazione di Berlusconi. E non solo 1/B, ma pure i/B, che oltre l’immaginario non vanno.
A me dispiace pure, che c’avrebbero pure ragione per tante cose, ma non si può vivere solo come contrappunto a qualcuno e poi pretendere che questo qualcuno scompaia.

Se va via Berlusconi, che ruolo resta alla sinistra italiana? No, dico, oltre criticare, e spesso fuori luogo (aspetto le critiche della sinistra tutta sulle dichiarazioni di Tremonti di ieri, un piano volto alla semplificazione e alla riduzione degli sprechi che se l’aveva proposto il governo precedente era sempre lì a farsi le seghe allo specchio), dicevo, oltre a criticare, cosa sanno fare, i sinistrorsi di oggi, capaci di criticare pure il Renzi che, seppur furbo, troppo furbo -e non è un difetto-, populista (no, che lui con avantipopolo, forzaviola, vivagesù si tira dietro tutta Firenze) e arrampichino (che passare da ciellino al Dante, alla Margherita a “ci vorrebbe un rinnovamento ai vertici della sinistra, che so, uno con meno di quarant’anni e che abbia già avuto ruoli di responsabilità in una grande città del centro italia che inizia con F e finisce con -irenze” è un bel carpiato) -tirate fiato assieme a me, che forse ho esagerato con l’inciso- le sue cose buone le ha fatte? Dell’operato di Renzi, di cui personalmente non mi fido perché non mi piace la sua attitudine a cambiare casacca, non posso che dir bene: niente tramvia in piazza del Duomo -bravo Domenici, bella idea del cazzo che era-, giù la pensilina Toraldo, pisciatoio a cielo aperto, e un sacco di altre cosucce. Certo, ha ancora tanto da lavorare e da fare, ma gli conviene. Che lui fa e se ne bulla. Non mi garba che se ne bulli, ma almeno fa. E intanto gli amicici di parte sua gli dicono che è “amico di Berlusconi” se pesta ai piedi ad altri amicici di amicici non propriamente a destrissima. Non che quest’ultima destra abbia il culo pulito, ma almeno non esiste solo come negazione di spazio vuoto.
No, sul serio.
Guerra in Libia: l’unica che si oppone è la Lega. La Lega. Roba che alla prossima sagra del seitan, al banchino Vegan mi aspetto Cikatilo e Dahmer.
Per vendere la Telecom ai privati, amicici di amicici, c’è voluto D’Alema, invece.
Liberalizzazioni delle licenze: forte coi deboli e debole coi forti, l’ottimo Bersani ha fatto perdere 15000 euro da un giorno all’altro a gente con un piccolo bar come il mi’fratello, poi s’è calato le brache davanti ai tassisti.
Lo stesso Bersani ha messo nel mezzo gli studi di settore, e nel mezzo a una strada gli artigiani e le PMI interessate dai medesimi, che ovviamente “non possono guadagnare così poco, son ladri che non dichiarano”.
Riduzione delle spese e degli sgravi: c’è voluto Tremonti, che, ovviamente, sta sulle palle, come sta sulle palle Brunetta, altro che, checchè non abbia egli stesso il culo pulitissimo- cercava di aumentare l’efficienza degli stipendiati dallo Stato.

Già, l’efficienza. Che destra del cazzo, quella del lavoro, del fare.
Il problema è che in Italia, a noi il lavoro ci fa schifo. Ci fa schifo guadagnare per il lavoro svolto. In America uno si bulla ed è un ganzo, se il suo lavoro gli consente di avere uno stipendio sopra la media; in Italia è il contrario, sei un ladro. Una testa di cazzo recentemente incontrata, che a mente fredda avrei dovuto infamare come la peggio merda, un MEDICO che mi disse “io quando devo fare sciopero faccio sciopero, mi importa assai se chi ha l’operazione programmata deve fare altri sei mesi di attesa”, adduceva come motivazione dell’ultimo suo sciopero “Ma ti pare giusto che il mio capo guadagni il doppio di me?”. Sì, troia infame, visto che A TE non toglie niente, e che anzi, sei troppo pagata (si bullava di aver regalato l’Ipad alla figlia in seconda media, “sai, io ho comprato quello grigio-bianco con la mela dietro, quello a trenta? sono trenta? forse trentacinque? pollici, che non ci capisco nulla ma per tenere i numeri di telefono e fare internet mi basta”). Io, invece di picchiarla dicendole “queste sono per il bambino che patisce di non so cosa, e che tu hai fatto patire altri tre-sei mesi perchè sei una troia invidiosa e stronza”, le spiegavo che se qualcuno guadagna più di me senza a me rubare, non tocca a me preoccuparmi del suo stipendio. Se è lì lui e non io, e l’azienda va bene perché lavora e funziona, un motivo c’è. E non tocca a me decidere del suo stipendio, ma a chi questo stipendio lo elargisce. Evidentemente se li merita. Il mio sindacalista del tavolo accanto, per salvare non so quanti scaldaseggiole, ha giustificato un contratto di solidarietà* che a me, tra straordinari bloccati e riduzione di stipendio, toglie un’ottantina di euro. A me va pure bene (li spendo in fumetti, vaffanculo, se ce ne è bisogno si fa questo e altro), ma c’era gente a cui togliere gli straordinari ha tolto parecchi più soldi. E si parla di gente che ne aveva bisogno, non gente prossima alla pensione che non vuole accettare una mobilità che firmerei IO. Perché? “Perché già con la detassazione degli straordinari si invogliava la gente a farli, e non è corretto bla-bla-bla”. Eh, cazzo, sia mai che chi lavora di più prenda più soldi. Mi dice “Se gli straordinari costano tanto si invogliano le aziende ad assumere”. Certo, come no. Forse la FIAT -che però vi sta sulle palle, Marchionne merda che fa i controlli su un 8% certificato di assenteisti. L’8% di assenteismo vuol dire che su dieci operai, quasi uno non fa un cazzo, o proprio poco. e che il prezzo del lavoro di quella azienda è dell’8% maggiore di ogni sua concorrente. E poi non assume. O come mai?-, non certo una PMI che NON PUO’ PERMETTERSI di assumere un tizio in più per tre settimane l’anno di picco di produzione. E cercateveli voi, i dati di quanti sono impiegati in PMI e quanti in FIAT o equivalenti.

La sinistra, soprattutto, non fa che parlare di diritti e mai di doveri. Si deve tutelare il posto di “lavoro” anche dei fancazzisti, senza se e senza ma. Non si capisce che se si lavora alla cubana, tutti ci rimettono. Se per fare un certificato, invece di chiederlo via mail ed averlo con lo stesso mezzo (come ad esempio in Unibo, prima che gettassi la spugna per l’ultima volta) servono tre “signore, deve tornare settimana prossima, che lo devo far bollare, e il dottore è fuori stanza fino a stasera”, due dei quali sono in pausa caffè 9-11.30 e poi a far la spesa, “che una lavora tutto il giorno, mica ha il tempo di fare pure ’ste cose” (Vista in posta. Per poco non la ammazzano. Purtroppo non l’hanno toccata), ci si rimette tutti. TUTTI. Io di più perché ci devo perdere un’altra mattinata, almeno, ma pure tu che ’sto tizio in Comune lo paghi coi tuoi soldi. Però no, Brunetta** è un nano del cazzo (già, ormai quelli che fanno del male all’Italia si riconoscono dall’altezza) che non può assoggettare la ggente ai suoi metodi fascisti***.

Sarà che io son stato educato differentemente. Il mi’nonno materno ha iniziato a lavorare come garzone a dodici anni, quello paterno grossomodo, i miei genitori si son fatti un culo come il rosone di Notre-Dame per quarant’anni, e mi è sempre parso giusto vedere che di questa fatica, quando è andata bene -perchè non sempre è andata bene. Il mi’babbo non ha mai saltato un giorno di lavoro, e quando fu licenziato da gastronomo divenne lavapiatti prima e interno cucina poi, ma in casa mia il pane non è mai mancato, e non s’è mai aspettato-, se ne godevano i frutti. Io, per quanto pigro possa essere, ho goduto più delle tre lire che ho guadagnato facendo il manovale che di tutti i premi produzione, seppur basati sul lavoro svolto, di questo mondo.

Ma torniamo a noi.
Se va via Berlusconi, che cazzo fa la sinistra? Qualche governo fa la parola d’ordine era “conflitto d’interessi”. Vince la sinistra, non fa niente per risolverlo, nonostante una maggioranza e tutti i crismi. Vince la destra (ahem), la norma se la fa da sola. Al che la sinistra insorge di nuovo.
Ecco, mi pare un ottimo esempio di cosa sa fare la sinistra di adesso: criticare senza fare.
Criticare senza competenze. Criticare senza VOGLIA di fare. Criticare e dare del ladro a chi suda e guadagna, perchè prende qualche lira di più di chi non suda per nulla. Certo, principi eccetera eccetera.
Se invece che di princìpi si parlasse di estetica, vi direbbero che è meglio farsi le seghe con Playboy che fare all’amore con una donna brutta. Contenti loro, contenti tutti. Cioè, se non governassero o rischiassero di farlo.

Non sono del tutto convinto della tesi di un Wolfstep che dice che le sconfitte elettoralii di sinistra siano volute, che sia un ruolo sicuro e tranquillo (come si dice, si taglia sempre la spiga più alta), ma tanta mediocrità, tanta RICERCA della mediocrità non può essere frutto solo di meccanismi sani e democratici.
La selezione naturale del politico, “se sei un imbecille ti trombano o ti incastrano”, dovrebbe prevenire la mediocrità e l’incapacità. Quindi, qualcosa non funziona alla base, che mette il mediocre in ruoli in cui non solo non va avanti, ma blocca pure la strada a chi vorrebbe procedere. magari nella direzione sbagliata, ma avanti.
Magari la ciambella del titolo non sarà alta pasticceria, ma a forza di mangiare solo i buchi che “per fortuna sono tutto l’opposto della ciambella” si muore di fame.

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*checchè si dica che sia stato fatto a malincuore, visto che “meglio 1500 incazzati in piazza che 15000 al lavoro”

** Edit: Ho scritto prima dell’incidente coi precari. Al solito. Io la vedo così: aveva tutto il diritto di non rispondere a una domanda che non c’entrava un cazzo col convegno (sull’innovazione, tra parentesi); aveva tutte le ragioni di dire a quelli che erano andati lì solo per fare polemica quel che ha detto; lui stesso ha detto che non si riferiva, e che sarebbe stato stupido riferirsi, ai precari in genere; una cosa con gli striscioni già pronti è un agguato mediatico, e lui c’è cascato. Ovviamente è ANCHE il modo che fa la differenza, e Brunetta ha dei modi di merda. Punto.
Nonostante tutto, mi fa cacare, e cacare a spruzzo, il fiorire di citazioni imbecilli e malmesse da De Andrè che ho visto sui social networks. Ah, lo sapete che la tipa che voleva porre la domanda è la figlia di un senatore? Probabilmente poi la tipa se ne è avuta a male per il consiglio dato da Brunetta a casa Gruber, grossomodo “Ai mercati generali, a scaricar cassette lavoro si trova, ci sono quattro milioni di immigrati che fanno lavori del genere che gli italiani non vogliono”. _IO_, che sono un pigro fascista ladro di merda, quando ho voluto lavorare ho fatto pure il manovale di un muratore, e ho stuccato i pozzi neri dal di dentro, con gli orecchi tesi per lo sciacquone della vecchina del terzo piano.

*** “tornelli marcatempo”.

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Cos’hanno in comune questi video?

(é Nathalie Morales, quella sulla panchina?)

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Chi è il cretino che ha diviso per zero?

Audio/Video, Follia

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Francoforte, 2011. Il progettista della facciata ha utilizzato “0″ al posto di uno dei valori strutturali. Questo il risultato.

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Sicuro sicuro, Roberto?

Ce l'ho con...

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Questo è un post che, come penseranno molti dei mie tre lettori, è pieno di luoghi comuni e preconcetti. Liberi di non leggerlo, visto che siete stati avvertiti con sufficiente anticipo, però, visto che come ha dimostrato qualcuno, luoghi comuni e preconcetti fanno risparmiare tempo ed energie e sono quindi, evoluzionisticamente parlando, una marcia in più (un solo esempio: se in Autogrill mi vogliono vendere il megaschermo a 50euro pensare “magari questo è onesto” non è una strategia vincente), lo scriverò, sia mai che a qualcuno faccia smuovere qualche sentimento che non sia disprezzo e indignazione nei miei confronti.

Unità d’Italia una bella cippa.

Non ce l’ho con regioni specifiche, persone specifiche, latitudini specifiche.
Solo, l’Italia non è un’unico organismo culturale. Ambientale, geologico, fisico, magari sì, ma culturale col cazzo.

Non ci prendiamo per il culo: Garibaldi ha fatto un lavoro che la quasi totalità dei suoi destinatari riteneva inutile o, peggio, dannoso. Quello che Benigni ha citato, il monito delle mamme del Sud ai bambini che facevano i cattivi “Arriva Canibardu”, è la minaccia di un baubau, di un cattivo. Al Sud Garibaldi non ce lo volevano: quando mai al bambino che non vuol dormire dici “Arriva Superman”?
O’Roberto, dalle parti mie c’era il Bobo, da altre ci sarà stato l’Uomo Nero, ma certo in nessun posto del mondo si dice “se non mangi arriva Che Guevara”*.

L’Italia unita, dicevo, è una cazzata: l’Italia non è uguale dappertutto.  Le regioni a statuto speciale non le ho inventate io. Se una regione deve godere di particolari vantaggi (no, dico, guardate la Sicilia quanti quattrini riceve e riceverà, alla faccia del federalismo fiscale), vuol dire che non è uguale alle altre. Se il Trentino vuole andare con l’Austria, benissimo. In Alto Adige si ricordano ancora (“Mio nòno dicefa…”) quando ”stavan meglio”. Nelle valli molti non parlano italiano. Il servizio militare si svolgeva nella regione. Anche solo le scritte in due lingue significano che NON SIAMO DEL TUTTO IN ITALIA. Volete farvi riannettere dall’Austria? Buon referendum e buon viaggio, per il vostro bene.

Da una certa latitudine in giù -per dirla alla grossa, che non c’è omogeneità nemmeno nella disomogeneità- l’Italia, gli altri Italiani sono il nemico, i fessi, mucche da mungere. E se ne bullano. Ho seguito con schifo l’allegria con cui veniva data la notizia che “sono già in circolazione finti sacchetti biodegradabili”. Ah, quale fantasia, che simpatici mariuoli!

No. Sono pezzi di merda, che per pochi centesimi lo tirano in culo a te che paghi di più, anche in sbattimento, il sacchetto come deve essere, lo tirano in culo all’ambiente, ai loro conterranei** e, soprattutto, allo Stato e alle sue leggi.

Io non mi sento uguale a gente del genere. Non mi sento uguale a gente che dall’Italia aspetta tutto e all’Italia non vuole dare niente. Ci sono zone d’Italia che a sventure simili rispondono in maniera opposta. Piove dappertutto, i fiumi esondano dappertutto, però in qualche zona si prende la pala e si comincia a scavare, pulire e ricostruire; in altre zone si prende la sedia e si comincia a frignare “sono vent’anni che sapevamo che stava per succedere, lo Stato deve darci una nuova casa”. No, cocco bello: per vent’anni, per clientelismo, hai votato rappresentanti locali che magari davano il posto a tuo figlio e se ne sono fottuti dell’argine. Ora sono cazzi tuoi, rifattela coi quattro sindaci/presidenti di provincia precedenti.

Ma si, diamo pure la colpa alla Mafia/Camorra/N’drangheta/Stidda/Sacra Corona. Peccato che siano tutte organizzazioni che hanno bisogno di un sostegno e di un terreno di connivenza VASTO.
I mafiosi non sono quattro capomafia quattro che comandano e taglieggiano milioni di innocenti, no.
Non è Romanzo Criminale. C’è tutto un sottobosco di amici di amici di amici ai quali la $organizzazionemalavitosa$ fa comodo perchè aiuta, dà una mano, chiude un occhio. Per due lire, ovviamente, che se la Camorra dovesse dare uno stipendio intero a tutte le brave nonnine che tengono in casa il carico di droga in attesa dei pusher, non ci guadagnerebbe più un cazzo.
Perchè a Rosarno si sono rivoltati gli immigrati e non i paesani? Chi c’era nei campi, chino a raccattar pomodori al nero? Non certo gli “Italiani”***.  Gli “Italiani”  sono quelli che evadono tasse e norme prendendo gente che muore di fame e dando loro una miseria per spezzarsi la schiena.
Magari il proprietario del campo non è un malavitoso propriamente detto, però con la malavita ci guadagna. Quanti proprietari di campo vanno avanti in questo modo? Quanti macellai, benzinai, negozianti, prendono soldi da questi agricoltori, facendo finta di non sapere da dove vengono questi soldi?
Poi però si lamentano “non c’è lavoro”. Vaffanculo, coglione, vai tu a raccogliere pomodori, denuncia chi non assume come  deve****, se hai fame, invece di aspettare aiuto dallo Stato, tanto per cambiare. Il Federalismo fiscale prevede la compartimentazione dell’I.V.A., le attività produttive fanno rientrare soldi in regione. Ovvio, se l’I.V.A. la dichiari e paghi. Quando ti dicono “Col federalismo ci saranno meno soldi” dimenticano di dirti “per le regioni che non hanno controlli e politiche fiscali degne di tale nome”.

Abbiamo regioni nelle quali non ci sono risorse? No.
Se non credete a me, prendete una cartina e contate i fiumi della Sicilia come in “Meri per sempre”.
Le uniche risorse che mancano in talune regioni sono la voglia di darsi una scossa e il rispetto delle regole. Se ci fossere queste, se l’Italia non fosse una mucca dalla quale prendere il latte già munto, non ci sarebbero aree “depresse” e sovvenzionate da sessant’anni.

Sia chiaro, non ce l’ho con regioni intere. Ce l’ho con le mentalità di tanti, troppi, dei loro abitanti.
Conosco persone fantastiche, genii, lavoratori, gente con quattro coglioni per parte in ogni campo, provenienti da queste regioni. Il mio sospetto è che le conosca solo perchè da queste regioni si sono spostate, sono venute via, perchè sono differenti da tanti, troppi, in quelle regioni.  Son venuti via per lavorare, per studiare, per smettere di aspettare la pappa scodellata dando contemporaneamente la colpa al cuoco che non è un ristorante a cinque stelle.
Certo, viaggiare è scomodo, è scomodo lavorare lontano da casa, soprattutto quando l’alternativa è un’eterna ora della siesta. Tanta, tanta stima. Stimo anche chi è rimasto a “lottare”, ovviamente, non è tutta un’erba un fascio. Però, capiamoci, quanti sono?

L’Italia non è una sola. Ci sono zone dove lo Stato siamo noi e zone dove lo Stato sono “quei fessi che pagano e seguono le regole”. Poi ci sono anche zone dove lo Stato dovremmo essere noi solamente, senza quelli per i quali siamo fessi; non sono d’accordo nemmeno con queste, ma le capisco un po’ di più.

Insomma, io oggi non trovo nulla da festeggiare.
L’unità d’Italia non è mai stata fatta davvero, se non per quelli che la guardavano dall’alto di una seggiola imporporinata: i confini non sono solo linee sulla cartina.
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*Al massimo Gandhi.
** Parliamo di rifiuti, volete? Chi c’era a presidiare le discariche? Chi dava fuoco ai camion? Chi bloccava la strada a chi la città la voleva ripulire? Fossi stato io non mandavo l’esercito coi compattatori, ma coi lanciafiamme. Non la vuoi in discarica? La incenerisco qui dove mi hai fermato, cazzi tuoi, idiota, e respira a fondo, per favore, che non vada sprecata. Anche qui, pensaci quando voti gli amministratori locali, cretino.
*** Si, tra virgolette.
**** Vedrai che se costa assumere un senegalese quanto uno che conosci, assumi uno che conosci. Non è guerra tra poveri, è guerra verso chi dei poveri se ne approfitta.

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Due cifre

Accadde che...

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99.

Finalmente.

Signori, ho perso 13 kg e spiccioli dal 28 ottobre.

Non è finita, ma è un bel giro di boa.

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Antani?

Dio li fa e poi li accoppa, Follia

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“Mi alzo un attimo, tanto siamo a metà precisa del telefilm”
“Hai sbagliato di trenta secondi, come hai fatto?”
“Stanno pianificando. Pianificano a metà, falliscono a tre quarti, recuperano in fondo”
“Ah, come in Love Boat, che quando litigavano erano a metà puntata”
(passano trenta secondi, torno in stanza, chiedo:)
“Senti, ma la cosa di Love Boat l’hai inventata tu?”
“No, non l’ho inventata io la volta a botte. Ma ti pare?”
(battute sulla malcomprensione, sui brevetti, sipario)

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E’ bene ripassare, di tanto in tanto, le leggende metropolitane.

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Un altro post per il cui titolo ho dovuto obrigado più che al post stesso

Follia

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Ho sviluppato -non so se è completamente mia o una reminiscenza di qualcosa sentito da qualche parte, ma in tutta sincerità, anche se mi pare un’ovvietà, non ricordo di averla mai sentita prima- una tecnica per accertarmi se il mio interlocutore mi ascolta.

Vi è capitato mai che, a metà di un racconto, magari sollecitato da qualcuno (“dai, raccontaci dell’attraversamento della Siberia a piedi, e non omettere nulla!”), gli occhi di quest’ultimo diventino come gli specchi delle sale da interrogatorio dei film polizieschi, cioè che SAI che c’è qualcuno dietro, ma non hai modo di sapere se c’è davvero, e temi di fare il tuo spettacolo per una stanza vuota? A me è successo spesso; sarà che sono logorroico e quindi i miei “attraversamenti della Siberia” durano più da raccontati che dal vivo, ma spesso m’è venuto voglia di accostare la testa a quella di un interlocutore che magari annuiva pure, seppur con frequenza troppo elevata, e sentire se si udiva il suono della risacca o il runore bianco di una tv mal sintonizzata -lo so, non usa più, l’effetto neve, ora i televisori lo filtrano e vanno in nero subito. Godiamoci i ricordi dell’analogico finchè li abbiamo, però, ok?-.

Torniamo a noi. Quel che mi uccide è l’incertezza, il non sapere se sto sfiatando a vuoto.
Quindi, di tanto in tanto, quando ho il timore di cui sopra, infilo una parola in portoghese a metà del discorso, abbastanza simile all’italiano da non stonare nella musicalità del contesto (col tedesco sarebbe impossibile, ad esempio, vi immaginate “con mia moglie ero al cinema e abbiamo preso un KATZENJAMMER, con le bibite”? Si sveglierebbe anche uno statale a tre mesi dalla pensione) ma abbastanza alieno da far sì che un interlocutore attento ti chieda spiegazioni.
Se dite, ad esempio “…Insomma, appena inizia a nevicare, il tipo davanti a me frena di botto e si intraversa. Io non potevo garota de ipanema per colpa sua, e ho fatto il possibile, ma anche io ho slittato…” e non siete interrotti da un “Come, scusa?”, ho una brutta notizia per voi: del danno al braccetto dello sterzo che avete fatto alla vostra macchina non importa un accidente.
Di contro, può essere difficile -e carioca se non funziona- trovare il modo di costruire una frase in modo da nascondere la parola-allarme, però è efficace. Certo, tocca a voi reagire di conseguenza quando vedete che il vostro ascoltatore si limita a fare come quando si da una pedalata ogni duecento metri per tenere la bicicletta in movimento a un ritmo che ti consenta di pensare a tutt’altro.
Io mi limito a un brusco “Ma dai, dimmi di te, invece, come va?”. Poi, mentalmente, ripasso la lista della spesa.

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Stralci -post per due-

Audio/Video, Dio li fa e poi li accoppa

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“Lo sai che i Proms non costavano nulla?”
“No, ma che fico… i Brits sanno troppo fare spettacolo. Il tipo lì si sta cacando addosso”
“Quel bambino è un genio”
“No, la morte del decimo dottore no… mi vien già da piangere… UUUHHH!!! quel cazzo di Ood con quella palla in mano è un colpo bassissimo, bastardi”
“Il tema, lo senti il coro? oh, ma piangi ancora?”

Se uno dei due era normale mica ci si era sposati.

(con la colonna sonora e accompagnamento video dei BBC proms 2010)

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Nannanana-nannannà-nannanà…

Dio li fa e poi li accoppa, Follia

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Piove.

Autostrada.

Il tergicristalli, a tutta forza, batte ritmicamente.

La Figlioluccia, timida, prorompe:

“Senti, non mi prendere in giro…”

“…Dimmi…”, faccio io, abituato a simili incipit.

“Da quando hai acceso il tergicristallo, ho un pezzo musicale in testa”

Nannanana-nannannà-nannanà“, canticchio io.

“Si, come hai fatto?”

“Secondo te?”

“L’avevi in testa anche tu?”

“O non siamo grulli uguale?”

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Dice che era un complimento…

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa

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Un solerte passante mi sciorina una serie di indicazioni per andare in un posto. Il tutto a velocità infinita e con purissimo accento british (ergo, con una patata in bocca). Fiera per aver compreso il tutto, mi volto verso l’amorevole coniuge.

- Amore, hai visto, ho capito tutto! Sono migliorata, non sei fiero di me?

- Sì, sì, anzi, secondo me se restassi qui…

Dice che era un complimento, dice.

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Buone notizie

Tanta iNioranza

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Da quando siamo qui, ho letto qualche giornale.

Di Berlusconi e delle sue escort, di Fini e della sua Scavolini, della sinistra in genere e della sua assenza, NON GLIENE IMPORTA UN CAZZO A NESSUNO. Tony Blair l’hanno scoperto amico di un trafficante di organi, pensa te.

Altro che “zimbello d’Europa”, “figure di merda internazionali” e altre cazzate. Come diceva in “Caos calmo” Veronesi, “gli altri parlano di noi molto meno di quanto immaginiamo”.

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90 pences

Accadde che..., Ce l'ho con...

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32 pastiglie di paracetamolo 500mg e 32 di ibuprofene 200mg.

E poi sono 90 per dire, che erano 28+28+15+15.

Ma quanto si farà cacare, noi in Italia?

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3×13

Accadde che..., Feelings, Sapevatelo!

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No, non è una puntata di BTVS, TBBT o di Fringe.

E’ che tre per tredici, due numeri primi -oh, è l’unica corrispondenza che riesco a trovare- è la mia età da oggi alle 15 grossomodo.

E quest’anno quali mete ho raggiunto? Boh, nulla da sventolare, a parte un anno con la Figlioluccia senza strepiti, lacrime, o attriti. E non mi pare poco.

Con gli amici ci stiamo allontanando come pezzi della Pangea infranta, lentamente ma costantemente -ed è così che funziona, dicono, diventare vecchi e maturi- ; il lavoro “l’è quel che l’è”, grazie anche a chi ce lo dovrebbe facilitare; ho dimostrato che se voglio posso perdere 10kg in quaranta giorni, e riprenderne tre in due giorni di torte con candeline; il mio wannabe romanzo piange in un angolo della mia testa, trascurato ma non dimenticato, perchè pensa che non gli voglia più bene, e invece sono solo un padre che torna tardi dal lavoro, e pure stanco.

Insomma, calma piatta, ma non bonaccia. E allora alla via così, verso la boa dell’anno prossimo.

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Macchine

Accadde che..., Ce l'ho con...

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Ricordate, vero, che un tipo m’ha disfatto la macchina passando col rosso?

Ecco, non son due settimane che l’ho riavuta indietro. Tralascio i casini connessi, eh?

Ieri mattina, alla guida dell’auto della Figlioluccia, il cielo sereno ci ha somministrato una tempesta di grandine. Finissima, fittissima, appena toccava  terra ghiacciava in una lastra.

Ovviamente l’imbecille davanti a me, invece di rallentare gradualmente -eravamo in discesa, perdio- ha affondato il freno. S’è intraversato.

Io, per evitarlo, son finito nel fossetto, presumibilmente distorcendo un ammortizzatore, visto che adesso l’auto tira a destra e non ha più tenuta alla minima buca. Spero che sia l’ammortizzatore, ecco, visto che l’alternativa è il semiasse fottuto. Insomma, un’ora e venti di guida a trenta all’ora, col volante fisso a 90°, correggendo a ogni asperità del manto stradale, con la Figlioluccia accanto tesa come una corda di violino.

Adesso l’auto della Figlioluccia è ferma in parcheggio in attesa di visita specialistica. Chi ci ha riportati a casa? Mio fratello è passato a prenderci, e ci ha portati a recuperare l’auto di mia madre. Che non partiva: batteria scarica. Accostiamo, attacchiamo i cavi, partiamo.

Stamattina Deb deve uscire. Le do le chiavi della mia auto. Scendo a prendere roba dalla macchina, e vedo che la chiusura centralizzata non funziona. Batteria andata:  l’interruttore delle luci interne è a metà corsa: non abbastanza da accendere, ma evidentemente bastava.

Ora, per fortuna a casa mia ho un caricabatteria, per le emergenze, e, anzi, è bastato portare l’auto di mia madre accanto alla mia. Ma diciamocelo: io mi sarei anche rotto i coglioni delle gaussiane, della statistica e degli incidenti a grappolo.

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Lui non credeva

Ce l'ho con..., Recensioni

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Mario Mortone, intervistato sul successo del suo film “Noi credevamo”, ha quasi testualmente detto:

“Ci aspettavamo di riscuotere i nostri riconoscimenti in altre sedi, Cannes, Venezia, non credevamo che il pubblico avrebbe apprezzato e sarebbe andato a vederlo”.

No, dico: tu hai fatto un film che non pensavi sarebbe piaciuto?

E che cazzo l’hai fatto a fare? Il tuo fornaio te l’ha detto spesso “no, sai, io il pane l’ho fatto, ma pensavo che sarebbe stato contento il vetrinista, non pensavo di venderlo”?

Vi rendete conto che gliene è fregato talmente poco, una volta avuti i soldi -suppongo in buona parte statali- per la produzione, hanno avuto la spocchia di fare un film solo per “fini esteti e addetti ai lavori”?

Poi si lamentano dei tagli al cinema. Perchè io Stato dovrei sovvenzionare dei film CHE NEMMENO IL REGISTA REPUTA DEGNI DI ESSERE VISTI?

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Aperture

Tanta iNioranza

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Il P.A.P.A. si è detto favorevole, in alcuni casi, all’uso del preservativo.

Visto che ai missionari vengono distribuiti da anni, mi chiedo cosa stiamo per sapere dai giornali.

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Advanced managing

Sapevatelo!

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Una ricerca dell’Università di Catania ha vinto il premio IgNobel.
I ricercatori hanno dimostrato matematicamente che le aziende e le amministrazioni hanno in generale un principio di promozione inefficiente. Ovverosia: se hai un ottimo chirurgo, perchè promuoverlo a direttore sanitario? Ci rimetti un ottimo chirurgo, appunto, e non è detto che il soggetto abbia le competenze e le attitudini al nuovo incarico.  C’era una legge che diceva che “chiunque, in sufficiente tempo, verrà promosso al massimo livello di incompetenza”.
Poi, viste le promozioni clientelari e nepotistiche tipiche del costume italiano, il meccanismo è ancora falsato.

Cosa hanno inoltre dimostrato ’sti tipi? Che le promozioni sarebbero più efficienti se fossero sorteggiate. Si, proprio estratte a caso.

Ma mi sa che questa cosa molte aziende l’hanno già capito.

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