Dark’s end

Le strade erano deserte, ma quella cosa era lě, dietro di lui…
Non voleva ammetterne l’esistenza mettendosi a correre.
Non osava voltarsi.
Eppure doveva convincersi che non c’era niente nell’ombra dietro di lui.
Quelle impressioni, quei passi che era SICURO di aver udito, quei fruscii, non erano che la corsa di una immaginazione troppo fervida, paure da bambino.
Ma ugualmente una mano di gelo gli stringeva il cuore. Non poteva aspettare domani per il disco di Gitane Demone, invece di uscire al freddo e al buio?
Piů avanti il lampione era pure spento, lasciando in ombra un largo tratto della sua strada.
Rallentň il passo, come cercando di rimandare il problema; ma non osava fermarsi o voltarsi: la cosa sarebbe stata dietro di lui, pronta a ghermirlo.
Crollň sotto il peso del terrore: attraversň di corsa la zona in ombra, e continuň a correre.
Giunse sotto casa con il cuore che gli martellava nelle tempie e il fuoco nei polmoni. Si voltň. Nessun segno della cosa. Sollievo. Entrň tranquillo nel familiare buio dell’androne.
Fu lě che lo trovarono, riverso, gli occhi sbarrati a fissare il soffitto schizzato del suo stesso sangue. In un’altra pozza rossa, Gitane Demone sorrideva dalla copertina di un album.

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