Il solipsista
Ti ricordi di me? Naturalmente no, mi hai rimosso dalla memoria, volontariamente. Ma ti voglio rinfrescare le idee, dal principio.
Tre anni fa eri internato nella casa di cura per malattie mentali Rex, su Reina IV.
Soffrivi di una grave forma di schizofrenia, che ti faceva credere di essere l’unica creatura reale dell’universo e che tutti noi altri non fossimo altro che creature della tua immaginazione. Fin qui tutto bene, come te ce ne erano tanti -il solipsismo era di moda, allora-, ma poi avesti quel colpo di fortuna. Avesti una crisi nervosa, e i medici ti sottoposero ad un nuovo trattamento nella camera ipnotica di Barker. Lě qualcosa andň storto -ancora non sono riusciti a stabilire cosa-, e tu ne uscisti sconvolto nella mente e nel fisico. Sconvolto e POTENZIATO.
Riuscivi ad emanare un’onda psichica capace di far provare a chiunque nelle vicinanze sofferenze atroci. A me, la persona a te piů vicina in quei pochi secondi, ha causato anche dei danni fisici permanenti. Ma proseguiamo nella tua breve storia.
Raggiungesti lo spazioporto, e ti procurasti un’astronave. Non poterono impedire il decollo, anche se presto ti accorgesti che non avevi bisogno di altri mezzi che della tua mente.
Abbandonasti la nave durante il volo, e ti dirigesti verso una zona vuota dello spazio.Lě creasti una stella, e la fornisti di pianeti. Rendesti il terzo abitabile, e ti ci stabilisti.
Avevi impiegato sei giorni standard di sforzo mentale ininterrotto -uno, solo per la stella-, e ti meritavi un po’ di riposo.
Riprese le forze, superasti te stesso: popolasti il pianeta di creature simili a te nell’indole bellicosa, ognuna con una propria personalitŕ. Le dividesti per territorio, caratteristiche somatiche, credi religiosi e politici. Infondesti nelle loro culture storie di battaglie, sia a livello ufficiale che di tradizione. Le fornisti insomma di ogni motivo valido per combattersi.
Per te riservasti un posto di scarso rilievo, ti creasti un nuovo passato, dimenticando il vecchio ma continuando ad emettere l’onda che ci teneva lontani ma che alla tua gente non arrecava fastidi.
Inviammo sonde meccaniche -adesso te li spieghi gli UFO?- e studiammo il mondo che avevi creato, impotenti.
Fino ad ieri. Ieri. Sono lieto di informarti che stamani io, un banale psichiatra, sono riuscito dove sono falliti i piů grandi tecnici: ho capito e ricreato l’anomalia della camera Barker. Beh, ci sono entrato, ed adesso ho poteri simili ai tuoi. E sono giŕ sul tuo pianeta.Ti ho fatto pervenire questo messaggio -che le tue creature non possono comprendere nella sua completezza, ma solo farti arrivare in qualche modo- perché spero che tu sia tanto potente da riuscire a recuperare la memoria di ciň che sei stato.
Voglio combattere con te ad armi pari. Si, mi voglio vendicare di ciň che mi hai inflitto tre anni fa. Ti ricordi? Mi rendesti cieco, e facesti in modo che fossi perennemente afflitto da tremende sofferenze fisiche. Mi voglio vendicare di questi tre anni -una eternitŕ, per me- in cui mi hai condannato alle tenebre ed alle fiamme.
Voglio che tu recuperi i tuoi poteri. Ti concedo un giorno da quando avrai letto il mio messaggio. Cerca di essere veloce, perché domani č, come l’hai definita su una presunta opera tradizionale delle tue creature che vagamente ricorda la tua e la mia storia, la mattina dell’Apocalisse.











