October 26, 2006

Volo

Hop.
Lo sapeva, era questione di un attimo. La paura era già passata, e mentre lui prendeva velocità tra l’ottavo ed il settimo piano, il tempo rallentò.
Quante altre volte il cervello gli aveva giocato questo scherzo? Contò… durante il primo incidente in moto, una volta in cui si era immerso nei suoi pensieri per un tempo soggettivo lunghissimo che poi si era rivelato di pochi secondi… e quella sera.
Già: una stretta di mano durata una vita.
Lei gli era sempre piaciuta, ma fu quella sera che se ne innamorò davvero, in una maniera che non aveva mai sperimentato con nessun’altra.
Bastò quel banale contatto pelle-a-pelle, in cui percepì TUTTO, in cui i suoi sensi divennero iperattivi, al punto di fargli perdere quasi ogni remora. Fino allora aveva avuto paura di scoprirsi, ma da quel momento avrebbe cercato di farle capire ciò che provava. Non voleva muoversi troppo presto: per lui l’amore era come la fiamma di una candela: favolosa da fermi, ma che si rischia di spegnere con un movimento troppo brusco.
(Sesto piano) Già la gente, lenta come se immersa nella colla, si voltava verso di lui. Una donna cominciò ad urlare, e il suono che uscì dalla rossa “O” delle sue labbra fu una specie di basso muggito. Rise mentalmente, come faceva sempre quando era con lei. Cristo, che gioia gli dava anche solo starle vicino ed ascoltarla! Per questo aveva aspettato così a lungo prima di dichiararsi: quasi gli bastava. Quasi.
(Quinto piano) Sentiva che la gravità faceva sempre maggior presa su di lui, velocizzando la sua corsa verso la fine.
Bah. Non si era sentito già così quando lei gli aveva detto un “no” che ora pareva inciso a fuoco nel suo animo? E ora, che differenza faceva? Avrebbe fatto male per così poco tempo ancora…
(Quarto) Ma cosa l’aveva spinto davvero a fare il “grande salto”? La disperazione o solo una stupida e infantile voglia di
(Terzo) farsi notare da lei, di dimostrarle che, a modo suo, la amava davvero?
(Secondo) Il marciapiede era sempre più vicino, la donna continuava a muggire. Ebbe paura del “di là”.
(Primo) Okay. Era finita. Vedeva ormai la grana del cemento. Cinquanta centimetri, venti. Ora era quasi a contatto del terreno. Un tempo molto simile a zero e l’impatto l’avrebbe
SVEGLIATO!!
Gli arti gli si erano contratti sul letto. Aprì gli occhi con i polmoni ancora legati dalla paura.
Uff! Che sogni stronzi! E per chi, poi? Per lei? Beh, per come si sentiva, forse si. Quella delusione gli aveva fatto passare la voglia di vi
L’impatto fu forte davvero, ed un brevissimo dolore simile ad una vampata di caldo fuggì per sempre l’ultimo gioco della mente di lui.

Posted by i'C under Senza Categoria |

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