Archive for the ‘Tanta iNioranza’ Category
Tanta iNioranza → Certezze
Mentre attendevo la copia del finale di Lost, in background la televisione ci ammanniva Giacobbo (lo so, mi vergogno, ma avete visto cosa altro c’è stasera in televisione?) con un servizio sulla sindone. S’è citato, di straforo ma s’è citata, la teoria del falso medievale, ma ci siam dimenticati -o, almeno, io me lo son perso- di ricordare che il carbonio 14 l’ha datata IN MANIERA CERTA molto lontana dall’anno trenta, appunto intorno al quindicesimo secolo.
Uno scienziato, con cinque minuti di lavoro a ricalcare, pigmenti naturali e un forno a 140°, ha restituto alla telecamera una copia, perfetta anche nelle modalità di diffusione del pigmento, della parte del volto.
Ovviamente, per far pari, è comparsa immediatamente una tizia -non ho nemmeno fatto in tempo a capir chi- che, testuale, ci ha rassicurati:
“Si, un falsario avrebbe potuto realizzarla così, ma la sindone non è stata realizzata così”.
“O puppa!”, pareva pensare, senza dirci perchè, acciocchè non si sia tanto coglioni da farci abbagliare dalle false luci della scienza di fronte all’ineffabile mistero della Fede che, senza porsi domanda, porta fior di pellegrini paganti ad adorare un lenzuolo di provenienza altrimenti almeno dubbia.
Tanta iNioranza → Cuori solitari
Follia, Tanta iNioranza → E non credo sia nemmeno illegale
Leggo un’inchiesta sulle smart drugs.
Adderall. Approvato nel trattamento della carenza di attenzione. Rende la mente vigile e attenta. Rendendo le riserve di glucosio immediatamente disponibili, e’ usato nel trattamento dell’obesita’.
Cioe’, ’sta cosa mi renderebbe assieme magro e intelligente?
Cos’è, il Graal?
Me ne serve un quintale.
Accadde che..., Ce l'ho con..., Tanta iNioranza → Sono leghista e non lo sapevo
Lega: «Pronti a rivedere il Concordato»
Famiglia Cristiana: «Bossi sprezzante»
Se continuano le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche. Il settimanale cattolico: «Lega crea il “mare mostrum”»
ROMA – Basta accuse al Carroccio dal Vaticano o a tornare in discussione saranno i Trattati lateranensi che regolano, per Costituzione, i rapporti fra Italia e Vaticano. L’avvertimento arriva dalla “Padania”, quotidiano del partito di Umberto Bossi, con una riflessione in prima pagina sui rapporti fra Italia e Chiesa cattolica dal titolo “Strane ingerenze ideologiche in uno Stato laico”. L’articolo della “Padania” definisce le parole di mons. Vegliò all’indirizzo del ministro leghista Calderoli come «l’ultimo episodio di una lunga serie di ingerenze ideologiche e squisitamente politiche da parte di uomini delle gerarchie ecclesiastiche nelle faccende di uno Stato che, fino a prova contraria, è laico».
IL MONITO – «Se i rapporti fra lo Stato e la Chiesa andranno avanti lungo questa deriva, ossia le gerarchie ecclesiastiche proseguiranno in questa politica marcatamente interventista nei confronti delle decisioni e degli orientamenti della politica e delle istituzioni al di là di ogni ragionevole confine di neutralità delle rispettive sfere di intervento – avverte l’articolo della “Padania” a firma Stefano B.Galli – bisognerà inserire nell’agenda delle riforme anche una revisione di Concordato e Patti Lateranensi. Non ci pare il caso».(…)
Come sarebbe a dire “Non ci pare il caso”?
Follia, Tanta iNioranza → 10 buoni motivi per non aggiustare il pc agli amici…
Diventi automaticamente disponibile sempre e per sempre; a qualunque ora del giorno e della notte, ovunque tu sia: al lavoro, sotto la doccia…
“Pronto, ciao ti disturbo?”
“Beh in questo momento sono in barca in ferie…”
“Ah… ma tanto tu fai presto in queste cose. Senti ho il computer che quando lo accendo mi da errore 000×32F33. Cosa può essere? Sono disperato…”
“Si, ma sono in mezzo al mare”
“Va bene. Dimmi cosa devo fare…”
Diventi oggetto di una catena di passaparola selvaggio.
“Aspetta che lo chiedo a un mio amico, lui di sicuro lo sa. Poi è molto alla mano e se ha tempo ti da una mano volentieri.”
Diventi automaticamente il responsabile e amministratore del PC
“Ti ricordi che l’anno scorso mi avevi installato quel programma per vedere i filmati? Ecco, stamattina, vado ad accendere il PC e non si accende più, cosa può essere successo? Non è che hai fatto qualcosa di strano?”
Devi conoscere tutti i programmi e tutti i sistemi operativi esistenti sul pianeta. Da Blender al GWBASIC, da Windows ME alle più improbabili distro di Linux. Dovrai saper fare tutto di tutto: non sono ammesse lacune per chi “conosce il computer”
“Senti, scusa se ti disturbo, ma ho un problema: come faccio ad importare un audiolibro con Itunes?”
“Guarda, mi dispiace, ma non ho l’Ipod e Itunes non lo conosco”
“Dai che tu ci capisci di sicuro più di me. In due minuti tu fai tutto…”
Diventi, per esteso, la prima persona da consultare per tutto ciò che funziona a corrente elettrica
“Ciao, scusa se ti disturbo, ma ho l’home theatre della sala che non funziona più bene. Tu guardi anche quelle cose lì? Perchè è da qualche giorno che si sente un fruscio dal vufer e magari bisogna solo cambiare un fusibile…”
Vieni visto come uno spacciatore di hardware
“Ciao, scusa se ti disturbo, volevo comprarmi un PC portatile, tu non è che hai delle bazze?”
“No”
“Come no? Lavorando nei computer vuoi che non ti passi sotto mano qualche occasione? Beh se hai qualcosa fammelo sapere, intanto mi daresti un’occhiata a dei preventivi che mi sono fatto fare?”
Devi sempre navigare nell’ignoto
“Ciao, scusa se ti rompo, ma il PC non va più”
“Come non va più? Non si accende o cosa?”
“No no, si accende ma poi non va”
“Cos’è che non va? Il sistema operativo?”
“Io non ci capisco mica niente… non va”
“Ma che sistema operativo hai?”
“Cosa vuoi che ne sappia io che sistema operativo ho….cos’è il sistema operativo? Dove devo leggere? Guarda, fai prima se vieni qua a dare un’occhiata, aspetto, vai tranquillo, va bene anche stasera dopo il lavoro…”
Lavorarai sempre gratis… se va bene!
Al di là di qualche caffè offerto, non vedrai mai un soldo. Di sicuro, però, ne spenderai: viaggi, telefonate, probabilmente anche cavetti, vecchi componenti, batterie, viti, ecc…
Grazie alla tua disponibilità, sarai sempre sottovalutato e verrai classificato al massimo come “smanettone”
I “tecnici”, quelli veri, fanno le stesse cose che fai tu (forse con meno cura), ma prendendo 80 euro all’ora, saranno visti come semidei.
Serve davvero un decimo motivo?
da ntmcp
Accadde che..., Spigolature, Tanta iNioranza → Se ci trovate dell’umorismo è colpa vostra
Accadde che..., Tanta iNioranza → In ritardo
Posso dire “come al solito”, anche se un po’ me ne vergogno?
Non vi ho nemmeno detto che siamo stati a Londra. Solo un week-end lungo, per carità, ma abbastanza da divertirci, educarci, sfogarci.
Appena prima di partire, ancora in fila per l’imbarco, una lezione di vita.
Noi primi della fila non-priority, accanto all’hostess di terra che aspettava l’apertura del check. Accanto a noi, una dozzina di persone che avevan pagato di più per essere i primi a imbarcarsi e scegliere i posti. Dietro di noi un centinaio di persone, in educata fila o sedute sulle poltroncine d’attesa. All’orizzonte appare, armato di un mezzo sorrisino con cui passa in rassegna le code, un fighetto (un wannabe fighetto, per verità, uno di questi ultraquarantenni lampadati tutto l’anno, pantaloni bianchi e camicia sportiva aperta) che punta diritto all’hostess senza degnare di uno sguardo le poltroncine.
“Senta,” fa lui “visto che ho avuto un incidente e oltre al polso” mostra una fasciatura semirigida” ho dei fastidi al ginocchio e non posso stare in piedi, potrei salire per primo anche senza priority?”
La hostess, alla quala vorrei erigere un busto in bronzo nella sala imbarchi, ribatte “Scherza? Piuttosto, ha un certificato che attesti che può imbarcarsi dopo un incidente?”
Il tizio boccheggia, il mezzo sorrisino è tornato al metal detector. “Veramente no… è che…”
“No, guardi, io questa responsabilità non me la prendo. O lei mi esibisce un certificato, o non posso farla salire”
“Ma io non ce l’ho, non ci ho pensato, non lo sapevo” (“quando ho provato a fare il furbo per passar avanti a tutti” aggiungo io mentalmente)
“Facciamo così: lei va all’ufficio Ryanair qui sotto, se le danno il benestare io la faccio salire; altrimenti, mi spiace, ma i regolamenti parlano chiaro”.
E’ finita che siamo partiti in ritardo, visto che con ogni probabilità al tipo -mai più visto- han fatto sbarcare il bagaglio. Ma con quale soddisfazione!
Beh, poi a parte piccolissimi screzi col personale dell’hotel… la faccio breve: avevo chiesto col massimo della mia gentilezza che le uova strapazzate, al momento liquide, mi venissero cortesemente cotte un po’ di più. La cuoca, dell’est, ha finto di non capire per le prime due volte, borbottando stizzita chissà che in chissà quale lingua, poi una collega ha accettato di farci questo piacere, come se non fosse il loro mestiere. La prima cuoca è poi uscita della stanza, probabilmente andandosene finalmente affanculo e urlacchiando “This is english breakfast, not ‘international breakfast’” a nessuno in particolare. Al che il campanilista che è in me ha innalzato il tricolore e gli ha risposto in modo che sentisse bene “You DREAM of Italian breakfast!” La tipa, inglese, suduta accanto a noi ha commentato verso la Deb “They are not happy people”. Giura?<>
Però ce la siamo goduta, eh!, se ce la siamo goduta. Shopping furioso a Forbidden Planet -giuro, la mia dolce metà ha speso più di me- e in un negozio di modellismo dove abbiamo ottenuto un modello di Tardis immenso per due lire, e che la Deb ha promesso di dipingere personalmente, salvandolo dalle mie pennellate a casaccio.; una rappresentazione dell”How you like it” al New Globe theatre, dove, nonostante l’inglese aulico, abbiamo riso trascinati dal ritmo dei bravissimi attori; un tour sul London Eye, uno al binario 9 e 3/4, uno al museo di storia naturale e al British, uno al japan center, uno per Soho a caccia di lingerie (“Fiiico, nei negozi di intimo vendono le batterie” “E son tutte mezza torcia, pensa te”) con inaspettato acquisto di ombrelli e magliette con equalizzatore grafico -don’t ask-, l’immancabile Piccadilly, l’evitabilissimo Trocadero -eh, com’è peggiorato negli anni!-, e a un paio di pub vicino a Covent Garden che ci han lasciato sazi, ebbri e soddisfatti.
Imbarco per il ritorno, interno dell’aeroporto. Deb: “Simone, ti sei perso due tipe spettacolari”
“Che han fatto?”
“Son passate davanti alla libreria e una ha detto all’altra: ‘qui son tutti libri, noi che entriamo a fare?’”
Per me e Deb è una bestemmia, sappiatelo. Possiamo calpestare le rispettive madri che si mettessero tra noi e una svendita di libri. Anche usati.
Ovviamente le stesse tipe ce le troviamo sedute davanti in aereo, una al corridoio e una al finestrino, per non aver nessuno seduto accanto, che parlottano allegramente di quanti cent’euro han speso di scarpe.
Però un tizio fa sedere la moglie nell’unico posto libero nella fila avanti a loro e attende che loro due smettano di parlottare. “E meno male,” penso io “adesso chiede a ’ste prepotenti di sedersi accanto per poter star almeno vicino alla moglie”.
Invece, una scena tra Ionesco, Fantozzi e il ragioner Linguetta: “Tu lavori in $Nomeazienda$, ti vedo sempre in mensa, non mi conosci, ti volevo solo salutare”. Una delle tipe è un pezzo grosso, si capirà poi.
Il tipo si pulisce la bocca da un tarzanello e si siede quattro file ancora indietro, agli antipodi della moglie, che ora suppongo sia sollevata.

Nel frattempo un tizio sta pestando le nostre scatole di modelli con la sua valigia, nel tentativo di farla stare nella cappelliera sopra il nostro sedile invece che il suo. Ha già fatto una cosa che io non mi permetterei mai di fare, ha spostato valigie altrui per far star la propria, però quella vendemmia mi costringe a un “Oh, se magari la prendi un po’ più calma e cerchi un altro posto invece di schiacciare la roba mia mi fai un piacere”
“Eh, sto pigiando, scusa”
“Si, a me le mie scatole piacciono con quella forma, per cortesia pigia un po’ meno”
Il tipo assesta un po’ più delicatamente, borbotta uno “scusa, la prossima volta…” (ma quale prossima volta, coglione? spero di non incontrarti mai più se non il due novembre) e si siede. Passerà il volo con in testa un cappello più piccolo di quello di Magilla Gorilla, ma che evidentemente essendo comprato a Londra lo fa fico ed esente dal senso del ridicolo e dall’educazione di toglierselo al chiuso.
Appena partiamo, le simpaticissime davanti si siedono accanto lasciando il posto al corridoio libero. Si volteranno solo per chiedermi di abbassare l’aria condizionata che, casualmente, dal mio posto arriva sul loro, probabilmente spettinandole.
Insomma, vediamo d’esser chiari. Io e la Deb siamo molto distanti dall’essere perfetti. Però se nel mezzo di Piccadilly c’era uno che urlava, era italiano. Se c’era uno che provava a saltare la fila mentre mi sequestravano il Victorinox con cui voloevo dirottare The Eye, era italiano. Siamo burini, siamo convinti d’essere più belli, simpatici e furbi degli altri. E non è vero, soprattutto a Londra, dove un melting-pot secolare ha prodotto una folla che in metropolitana è silenziosa anche quando gli sopprimono la linea sotto i piedi -testimone io-, una folla in cui non trovi un uomo o una donna veramente brutto se non ti impegni o non visiti il museo di storia naturale, una folla in cui un tizio in un chiosco informazioni esce e attraversa la strada per farti vedere dove devi andare da un’angolazione migliore, visto che hai problemi a comprendere l’accento infame -cockney?- che ha.
Insomma, capiamoci: son contento d’essere italiano. Sarei più contento se meno miei connazionali pensassero d’esser la crema della crema della genetica e cultura mondiale, perchè quando si va all’estero si va per imparare, sempre e ovunque, e ci si deve andare con umiltà e rispetto.
Tanta iNioranza → Voglia di rompere le palle
Da oggi c’è una citazione nuova nella lista di quelle che vedete avvicendarsi in testata.
Vi copio un articolo del bollettino sindacale che ci viene distribuito in azienza, opportunamente epurato dai riferimenti troppo precisi.
“Un nipotino di Benito lavora con noi
In una nostra sede un giorno
qualsiasi gli operatori entrano nel portale (fatto in
casa) che consente l’accesso a tutti gli applicativi
dove in fondo alla pagina leggono delle frasi di
personaggi famosi. Capita che in uno di questi
giorni qualsiasi appare sul portale la frase
“bisogna porsi delle mete per avere il coraggio di
raggiungerle”, Benito Mussolini.
Ovvio un certo sconcerto tra i lavoratori che si
accorgono della frase e prontamente arrivano le
segnalazioni ai delegati sindacali e a qualche
capo. Nel giro di poche ore la frase viene
sostituita. L’episodio seppur di breve durata è di
per sé indice della cultura che sta passando e del
clima di sdoganamento di certe figure e delle loro
parole d’ordine che hanno tenuto per decenni
tantissima gente in uno stato di oppressione e di
dittatura. Condanniamo fermamente questo atto e
le eventuali responsabilità aziendali nella
speranza che non si ripeta più qualcosa di simile
invitando tutti i lettori alla massima attenzione e
alla pronta denuncia di fatti analoghi.”
Ora, io domando e dico: la frase non mi sembra una cazzata, anzi, è molto migliore di tante motivazionali pagate dall’azienda che vedo appese in giro; cos’è che dava fastidio, l’autore?
Ovvio che si.
Il mio professore di elettronica industriale diceva che non è il luogo in cui viene pronunciata che fa la dignità di un’espressione, e tantomeno il suo autore.
Che i soliti fascistipeggiodeifascisti non riescano ad accettare che una frase, pur provenendo da fonti discutibili -anche se…-, sia quantomeno non reprensibile, mi fa paura.
Si, paura, visto che un articolo come quello qui sopra è indice di una ristrettezza mentale da far paura a Torquemada.
Non è la frase, è la firma, che non garba; se la firma fosse stata “Stalin” DI SICURO E NONOSTANTE TUTTO sarebbe andata bene.
Non è apologia di fascismo, non ci sono istigazioni all’odio o messaggi discutibili. E, lo stesso, è stata fatta rimuovere (oh, beh, da lì).
Non è solo voglia di rompere i coglioni? perchè se non lo è, è imbecillità e basta, talebanesimo della peggior risma. E se lo è, io son più piccoso di questi inquisitori de no’antri.
Tanta iNioranza → Una risorsa non valorizzata
«LA LORO PRESENZA E’ INDISPENSABILE»
Il Vaticano:«Gli immigrati meritano rispetto ammirazione, gratitudine»
Le parole del nuovo presidente del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Antonio Maria Vegliò.
Io non capisco come faccia il Vaticano a campare senza questa indispensabile presenza sul suo territorio.
Anzi, per il suo stesso bene gliene fornirei una buona quantità da amministrare, direttamente in piazza S. Pietro.
Accadde che..., Tanta iNioranza → Testamento biologico
Ce l'ho con..., Tanta iNioranza → Un post stronzo
Il 31% degli stupri a Roma e dintorni è ad opera di romeni, dice il TG1.
A Lampedusa è stato dato alle fiamme il centro di accoglienza.
I romeni colpevoli di aver stuprato “per dispetto” una quattordicenne erano pregiudicati, recidivi, ma fuori e liberi nonostante un decreto d’espulsione.
Il 10% di immigrati, in Italia, commette il 42% dei crimini (non ho una fonte citabile, lo ammetto).
E si lamentano se gli prendiamo le impronte.
No, cazzo. Appena entri in Italia, se vuoi quantomeno provare a restare, ti si spara un chip RFID d’identità accanto alla giugulare o alla base del pene, a scelta.
Alimentato per induzione dalla rete di telefonia mobile, segnala su richiesta ogni tot la tua posizione attraverso la tracciatura celle. Se vieni espulso, dopo una settimana dalla sentenza il tuo chip finisce in una blacklist, e a intervalli regolari, ovunque tu sia sul territorio nazionale, ti scarica in corpo una carica dolorosa ma non letale. Gli unici posti dove non avrai scariche sono quelli dove non prende nessun cellulare, e mi va bene, purchè non rompano i coglioni a nessuno, in auto-eremitaggio. Lo stesso per eventuali detenzioni: tutte le celle che non coprano istituti di reclusione, manderanno l’impulso di scarica al tuo chip per tutto il periodo previsto della reclusione.
Se già all’inizio non dichiari la tua identità, va bene, il chip è in bianco e sulla blacklist, non me ne frega di sapere chi sei, purchè ti tolga dai coglioni, visto che hai un motivo di non far conoscere la tua identità.
Chiunque venga colto senza chip E senza un documento valido, verrà immediatamente impiantato del medesimo ed espulso.
Se dopo un periodo di tempo ragionevolmente lungo non ci saranno stati problemi, il tuo chip verrà espiantato e/o disattivato a spese dello Stato.
E’ razzista e discriminatorio? Va bene, mi metto io per primo, in fila per il chip. Il prezzo della pace è una continua sorveglianza.
Poi vi parlo anche del MIO modo per fermare l’evasione fiscale e gli incidenti dovuti ad alcool ed alta velocità.
Ce l'ho con..., Tanta iNioranza → C’è grossa grisi
E noi stiamo a preoccuparci della tassa per il permesso di soggiorno per gli immigrati -tra parentesi, variabile tra 10 e 400 euro, e i 400 credo li pagherà solo Ronaldo- come se noi ogni volta che dobbiamo rinnovare un passaporto, una carta d’identità, qualsiasi cosa, non dovessimo pagare.
La CEI, nonostante il P.A.P.A. antisemita, critica la tassa medesima; la Caritas, un po’ più sul campo, suggerisce ai clandestini disoccupati di tornare a casa, che qui non ce ne è più per nessuno.
Abbiamo, grazie al primo muro dei sindacati un anno fa, fatto risparmiare ad Air France tre miliardi di euro, che così a occhio sono una sessantina d’euro sul gobbo di ogni italiano, solo per difendere i posti di gente che vi ha lasciati a terra per Natale e poi va al Grande Fratello.
Continuiamo a passare gratis -e per fortuna- le cure mediche anche ai clandestini, MA il medico non deve denunciare il clandestino stesso. La prossima volta che devo pagare un ticket, so come fare.
L’altro ieri, l’aereo per il rimpatrio di alcuni clandestini è partito con a bordo 12 egiziani e 22 agenti.
Critichiamo la riforma Gelmini anche nei punti progettati per distruggere il sistema di caste e baronie.
Ci arrabattiamo per pagare un mutuo a tasso maledettamente -vita vissuta- variabile, con l’orecchio e il cuore sulla discesa dell’Euribor, quando qui a Firenze a chi ha occupato l’ex ospedale Meyer vengono allacciati a spese della comunità acqua e elettricità.
Abbiamo catturato, dopo due rocambolesche fughe, Setola, il boss che nel rifugio aveva spazzatura e il libro del P.A.P.A. -e io mi domando quanto sia stato difficile distinguere l’uno dall’altra-, però togliamo il carcere duro a uno dei responsabili della strage di Capaci.
Battisti resta in Brasile, perchè LUI è un perseguitato politico. E non aggiungo altro.
Però sono ripartiti il Grande Fratello, con la hostess, il Rom e la rifatta e la Carlucci riballa sotto le stelle coi suoi VIP.
Credo che un vaffanculo ci stia bene, a questo punto.
Ce l'ho con..., Tanta iNioranza → Gazebo
Leggo dall’“Oggi” “Firenze di oggi -e scusate il pleonasmo*- che il nuovo regolamento comunale per gli esercizi pubblici imporrà delle regole su dimensioni, materiali e strutture sui gazebo di bar, ristoranti e quant’altro. Dicono “per il decoro”, come se la città non fosse in un degrado pazzesco per schiamazzi, sporcizia, microcriminalità. In centro di fiorentini ce ne è sempre meno, e quelli ricchi son su in collina, dove il puzzo di piscio non arriva. Poi ci si domanda perchè le botteghe chiudono. A Firenze non è solo per la recessione.
Ora, non parlo più, per fortuna, da familiare di baristi. Però, nonostante siano cessate diverse rotture di eufemismi, la conoscenza delle medesime permane. Non è bastato trasformare gli esercizi in pisciatoi pubblici con la norma che fa obbligo di concedere i servizi a chiunque ne faccia richiesta, roba che se uno entra, ti dice “dove piscio?” e se ne va, te ci hai rimesso acqua, lavoro, detersivi, carta, pulizie, luce elettrica e troppo spesso anche lo stomaco visto lo stato in cui viene lasciato il bagno, e il tizio in questione non ha preso nemmeno il caffè che lo avrebbe trasformato nell’”avventore” che doveva essere per la norma precedente; non è bastato questo, dicevo. Non basta far pagare il suolo pubblico per le dimensioni delle tende e delle insegne -tende sotto le quali, ovviamente, chiunque ha il diritto di ripararsi quando piove, smanacciandoti le vetrine che poi TU dovrai pulire, ma fosse quello il problema-, non basta costringere qualunque esercizio a iter burocratici, fiscali, sanitari estenuanti -si, estenuanti, se no i miei eran sempre baristi- e ben oltre il dovuto o il sensato o il prudente. Non è bastato da un giorno all’altro liberalizzare le licenze -cosa che mi troverebbe anche d’accordo, guarda!- trasformando un investimento spesso di decine di migliaia d’euro in carta straccia e deprezzando per qualcuno un’attività anche in maniera radicale.
No. Adesso, per questioni di decoro, si va a regolamentare le CAZZATE. Poi, contemporaneamente, si lascian liberi di lavorare senza controlli di sorta banchini e baracchini più o meno ambulanti, senza gabinetti per il pubblico nè per gli operatori, con la merce esposta ai fumi di scarico delle auto quando va male e agli insetti quando va bene; ce l’ho anche coi kebabari, che ti (VI!) riempiono a manciate un panino, e poi ve lo danno per la strada, con la lattina presa da voi nel frigo, e talvolta anche il caffè a gettone dalla macchinetta accanto, roba che per farla un bar o un ristorante deve avere ettari di licenze-autorizzazioni-visti e attrezzature sanitarie che vanno dal lavandino a pedale alla stanza piastrellata solo magazzino al bagno con antibagno attrezzato andicappati alla turnazione di verifica frigorifera.
S’ha voglia di rompere i coglioni, a Firenze, e questo mi va pure bene. Ma perchè sempre ai soliti? perchè invece di gabellare prima e multare poi non si abbozza di dare quattrini a babbomorto, che so, -dai, una bella tiratina tacciabile di razzismo ci sta bene, tanto chi mi conosce lo sa- per costruire appartamenti per i NOMADI (un NOMADE in quanto tale non ha BISOGNO di un appartamento) invece che ai nostri pensionati con la minima -e non infierisco chiedendomi poi quanti di questi appartamenti saranno riaffittati clandestinamente-? Giusto oggi ho letto anche la lettera di un precario che chiedeva che le baracche dei nomadi non venissero abbattute, che a lui risparmiare 800 euro di affitto al mese faceva comodo, senza contare acqua e luce offerti dal Comune. Perchè non si comprano, ad esempio, alla Quadrifoglio quei mezzi che consentono di lavare sotto le auto, eliminando così la necessità di spostare le auto nei giorni di pulizia stradale? Si, lo so, perchè così si eliminano pure i quattrini di multe e rimozioni, però concedo il beneficio della buona fede e ottusità.
Riassumo. A forza di spilli si ammazza un bue. E qui la nostra stimatissima -da pochi, ma quei pochi la stiman tantissimo- amministrazione ha deciso di non smettere di pungere sempre la stessa bestia, che è quella che tira l’aratro.
*non so se è un pleonasmo, ho tirato a caso. Forse è una tautologia. Voi scusate comunque, che ho fatto l’ITI.
Tanta iNioranza → Ne dubitavate?
Eletto Obama.
Beh, nemmeno gli americani sono tanto stupidi da farsi il terzo governo Bush.
Adesso un presidente nero, pacifista, ecologista, ci lascia ben sperare.
Però quello che mi fa davvero star bene è la Palin in lacrime. Una guerrafondaia bigotta-ipocrita (non c’è peggio di chi predica bene, seppur a modo suo, e razzola male) e arrogante che assapora la sconfitta in diretta. Si, vabbè, a me stava sulle perchè cacciatrice, ma lo stesso, la giudicavo pericolosissima.
Tanta iNioranza → Della scuola -in ogni frase inserite eccezioni a piacere-
Domani c’è lo sciopero generale.
Ecco, io davvero non so cosa pensare.
Ho sui coglioni, visceralmente, le occupazioni, che privano anche chi vorrebbe continuare a lavorare dell’opportunità di farlo.
Ho sui coglioni lo stato attuale della scuola, che al momento serve più ai docenti, come stipendificio e sinecura, a partire dall’università in cui sistemare amici e parenti e qualcuno tra gli studenti più utili, fino alle elementari, dove sembra che servano tre maestri per ogni bambino, che agli studenti.
Sarà perchè lo status quo è così pro-docenti, che questi ultimi son così mobilitati?
Al momento non c’è meritocrazia. Alle elementari e medie il bambino più dotato non viene sollecitato, quello volenteroso ma lento non viene aiutato, quello stronzo e fancazzista non viene punito. L’idea democraticissima ma tardosessantottina che tutti i bambini sono uguali impedisce, salvo in pochi, fortunati casi, che ci sia una diversificazione dell’apprendimento che non sia basata sull’iniziativa personale del bambino o della famiglia.
Nella prova generale di sciopero (duemilioni, no, scusate, duecentomila) dell’altro ieri ho sentito solo critiche, non un programma o una proposta.
Non ne ho nemmeno io, figurarsi, però so che è vero che solo coi tagli poco si risolve. Occorerebbe, tanto per iniziare, una bella commissioncina che mettesse sotto esame istituti e docenti, e tagliasse rami secchi, sprechi e inefficienze.
No, dico, in Giappone sono gli studenti che fanno le pulizie della classe. Vestono in uniforme, codificata dal numero dei codini delle ragazze (“in numero pari e disposti simmetricamente rispetto all’asse del volto”) al colore dei calzini e modello delle scarpe. Altro che bidelli e grembiulino, i primi inutili da quando non hanno responsabilità nè sugli studenti nè sulle pulizie appaltate a imprese -e infatti, i bidelli, figure di comodo, si son moltiplicato a dismisura fino a superare in numero i carabinieri-, i secondi in quanto lascian comunque sbucare fuori la scarpetta di Prada o l’astuccio-zaino-quaderno dei Superfracks.
Ecco, se ho una proposta, è quella del minicollegio alla Harry Potter: uniformi, esami fitti fitti, disciplina, docenti interessati e motivati -anche economicamente, chissenefrega, un alunno che esce da scuola in grado di saper fare bene il suo lavoro, quale che sia, è certamente un patrimonio per la nazione, e chi l’ha formato deve essere ben retribuito-, e soprattutto sottoposti anch’essi a continue valutazioni da parte di altri docenti, esterni e interni, e anche degli alunni.
Però, cavolo, il problema è sempre lì. Servono docenti competenti e portati. E quanti ce ne sono, oltra alla laureata in lettere assunta a medicina -notizia dell’altro ieri- che non solo non sono in grado di insegnare, ma che neppure sanno l’italiano?
Forse l’unico pregio di una riforma che si preannuncia disastrosa sarà quello di fare tabula rasa. E magari prima o poi riusciremo a ricostruire qualcosa di buono.
Tanta iNioranza → Diamo a Cesare quel che è di Cesare
Accadde che..., Ce l'ho con..., Tanta iNioranza → Bisogna farci la tara.
La spesa alla Coop di Figline è sempre fonte di sorprese.
Stavolta, dopo venti minuti di fila al banco gastronomia col dito puntato su una burrata al tartufo (rivelatasi poi tanto scarsa in tartufo che deludente come burrata), peraltro già incartata, è venuto il mio turno.
Indico la burrata “Quella al tartufo, altro*”La commessa prende la burrata. La pesa incartata -e vabbè-, la mette in una busta di plastica. Fa un nodo alla busta. Prende un sacchetto in cartalluminio, che scoprirò troppo tardi ssere l’equivalente imbecille del tetrapack, in quanto non riciclabile, ci mette su l’etichetta del prezzo e mi consegna il tutto.
No, dico. Cinque strati, compresi i due di fabbrica, per la burrata. Se era cesio che facevate?
Non dovevamo essere ecologici e ridurre al massimo gli imballaggi?
Quello antiradiazioni che mi avete messo per ultimo cos’è, per la privacy, come se uno si dovesse vergognare di portare la burrata in un sacchetto trasparente? Ma con quel che costa la prossima volta ci fo un buco e me la metto al collo! “Va’, guardate, che io la burrata me la posso permettere. Mi fa anche un solitario di cacio peposo?”
No, che se serve per far fico magari lo capisco, argento lucido e lindo com’è… però non scriverei “Coop”, sopra, se no uno sgama subito. Scriveteci sopra “Atelier Co-operativo” e magari uno ci casca, pensa che dentro ci sia della lingerie, magari usata se ci hai messo il pecorino.
E, dal canto mio, di certo la prossima volta lo rifiuterò, che lo spreco di materiale non sia colpa mia.
*Per chi non lo sapesse “altro” è la frase in codice che si usa nel fiorentino al posto “non mi serve nient’altro, grazie”).
Tanta iNioranza → Silvito M.
Pare che Berlusconi abbia risposto a una dei lai di Veltroni -che ormai io mi figuro come un Chipmunk caricato a molla che saltella criticando qualsiasi cosa- “me ne frego”.
Di tutte le combinazioni di tre parole con lo stesso significato, lapiù evocativamente compromettente. Come se non bastassero le critiche di “ritorno nostalgico all’autoritarismo”.
Per il futuro, qualche alternativa da stampare e tenere a portata di mano:
“Che si fotta”
“Non lo cago”
“Ma chi è?”
“Fatelo stare zitto”
“Me ne fotto” -simile ma diversa, magari più forte, ma inattaccabile-
“Gne gne gne”
“Rode il culo?”
“Sai fare meglio?”
“Povero, povero, povero!”
“Naso di velluto”
“Padre perdona loro”
Qualsiasi cosa, ma MAI più “me ne frego”.
E meno male che per l’Alitalia non ha detto “Chi vola vale”.













