June 30, 2008
Tizio fermo a uno stop, o all’uscita di un parcheggio, o a una diramazione secondaria.
Vi vede arrivare, e aspetta.
Quando siete vicini vicini, si butta nel mezzo come se la vita non fosse la sua.
Quando, dopo la frenata, l’avete infamato benebene chiedendovi perchè cazzo non vi ha lasciato passare e che cazzo di fretta avesse,
prosegue la sua marcia a venti all’ora, nel mezzo della corsia, impedendovi il sorpasso, per almeno un quarto d’ora.
Ambosessi, d’ogni età colore e provenienza.
Però perditempo.
Il vostro.
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June 29, 2008
Venerdì a cena fuori: ideale.
Sabato a teatro: geniali.
Domenica di tutto riposo: necessario.
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June 27, 2008
“Oooh, adesso scrivo qualcosa, recupero gli arretrati del blog”
Ho fatto la cazzata di rispondere al telefono, che c’era una bega da ieri…
Ancora non ho riappeso.
edit:
nel w.e., ok?
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June 26, 2008
…se non mi rendesse a dir poco apatico e indolente.
Non c’ho voglia di uscire, di fare, di scrivere.
Sopportate finchè non m’abituo, ok?
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June 20, 2008
Ieri avevo perso le chiavi dell’auto. Trovate in portineria, staccate dal portachiavi rimastomi in tasca.
Stamani mi son messo gli occhiali, ho fatto colazione, son andato a darmi una sciacquata. Niente più occhiali, sto scrivendo senza, che sono semplicemente disapparsi.
Oggi, mentre entravo al lavoro, sono rimasto chiuso in ascensore. 80 per 80, in metallo. Un thermos. Intervento rapidissimo, per fortuna, che già cercavo un modo per bere le mie urine.
Cosa manca? Le cavallette? E meno male che non ho primogeniti.
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June 18, 2008
La macchina, mentre vado al lavoro, comincia a fare un rumore rauco di ferro che striscia su ferro. La ruota posteriore destra. L’altra volta era un cuscinetto.
Esco dal lavoro, passo dal meccanico. Mi affaccio giù dalla sua rampa di accesso.
Gli dico: provala un attimo, senti tu.
Lui sale, mette in moto. Finisce metà del MIO serbatoio (”ROOOOOOAAAAAR!!!”) e tre quarti della MIA frizione (”WEEEURRRR!!! WEEEEURRRR!!!! WEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEURRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!”) mentre cerca di salire in retromarcia il mezzo metro di rampa.
BOM! -inserire qui bestemmione tripartito da parte sua-: sbatte il dietro della MIA auto sul SUO cancello, facendo una bozza non indifferente.
Riesce ad uscire, snocciolando il rosario di Belial, fa cinquanta metri.
Mi dice “Sono i freni”
Io: “Abeh, allora te la lascio”
“No, oggi no, riportamela domani; non correre, però”
“Ma dai che te la lascio, passo a prenderla quando hai fatto”
“Nono, non c’è proprio posto, ti tocca portarmela domani”.
Ecco. Non so se mi sono spiegato.
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June 15, 2008
Cinquantamila visite.
Qualcuna anche vostra (grazie!!!).
Pensa te se scrivevo pure qualcosa di intelligente!!!
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June 11, 2008
Ciao, Giacomino.
Ho saputo solo iersera. Ti saluto qui, in un posto pieno di boiate, perchè “c’è anche un monte di donne” e a te di certo avrebbe fatto piacere essere in tanta compagnia.
Volevo trovare qualche foto di te al Gathering, magari senza maschera da orco, ma in posa da battaglia. Non l’ho trovata. Ma rimedierò.
Sono sicuro che hai lottato, in quegli ultimi secondi, come facevi sul campo, come hai fatto per una vita.
Sono sicuro che tu stesso rassicureresti la povera figlioluccia che ti era accanto. Non è colpa sua, si chiamano incidenti per quello.
Ci ricorderemo del tuo vocione, della tua risata, dell’essere sempre in prima fila. Mi ricorderò della volta che mi hai pagato in fumetti un paio di guanti da battaglia. Non avrò più coraggio e modo di venderli, e pagarti la differenza che non hai voluto al momento.
E sono certo che se c’è un aldilà, stai sorridendo, e magari smezzando Drow.
E’ per questo che ti saluto con un sorriso anche io, e non una lacrima.
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June 10, 2008
Esce il 2.0
199 dollari, cioè circa 130 euro.
In Italia sarà venduto a 499 euro.
Per la gioia dei truffatori su E-bay, dei venditori statunitensi e del resto del mondo.
Perchè dobbiamo sempre farci mungere come imbecilli?
Da noi libri, DVD, qualsiasi cosa, costa più che negli altri paesi. E mi può anche andar bene.
Però tre volte tanto lo stesso telefono distribuito in tutto il mondo, non tradotto, non editato, è proprio scandaloso.
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June 5, 2008
Spero di non esser malcompreso, e non inimicarmi nessuno. Se mi leggete, ormai mi capite, quindi sopportate.
Ieri un conoscente, salutato su msn, mi comunica che dovrà venire a Firenze in settimana. Io, come già fatto con un’altra conoscente COMUNE* che mi comunicava la stessa cosa, mi dichiaro disponibile a indicargli posti dove mangiare e dormire.
Per i primi, glielo dico subito: in centro, Za-zà. Si trova bene, si mangia meglio, si spende il giusto.
“Ma è chic?” chiede lui.
Io penso alla carta gialla sui tavoli, e rispondo “No, mi spiace. Però si mangia benissimo”
“Io volevo un posto chic”
Mi perplimo, che io ho sempre guardato, sia a “casa mia” che fuori, al rapporto qualità/prezzo, che il fattore “figaggine” non è mai stato compreso. “Temo di non conoscerne”, comunico, “mi spiace”
“E le ragazze dove le porti?”
“In una mezza dozzina di posti, che però non sono chic, mi spiace”. Raramente invito fuori chi penso guardi più all’apparenza che alla sostanza. Anche perchè so già che io se ci si ferma all’apparenza offro davvero poco.
Ricapitolo. Za-zà, Pizzaman, Bombay… “Giapponese?” mi illumino. Abbastanza chic, magari.
“Sono italiano, io!”
Mi arrendo.
“No, allora non ti aiuto, davvero. Mi spiace”
“E io che ti tengo a fare, a Firenze?”
“Eh, scusa, ma a parità di qualità, non ho mai scelto il ristorante più caro per via dell’apparenza”. Non lo sto cazziando, gli sto spiegando che io l’apparenza non la mangio.
Buonasera, grazie, saluti vari, conversazione terminata. Solo una domanda mi perplime.
‘Azzo vorrà dire “chic”?
Edit: Ma state venendo TUTTI a Firenze, questo w.e.? E cinque.
*No, non pensate male, che tanto l’ho già fatto io.
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June 3, 2008
Ieri s’era per strada.
C’era un SUV che cercava d’entrare da un’intersezione, e s’è rallentato per farlo passare.
“Ci si pentirà, di questa gentilezza” dico, molto Cassandra.
Nemmeno cento metri e questo rallenta fino a dieci all’ora, mette la freccia a destra e sbanda a sinistra, poi a sinistra e accosta a destra. Mentre si prova a sorpassare, riparte e si riallarga mentre da davanti arriva un’altra auto, e imbocca una intersezione dallo stesso lato da cui proveniva.
Quando uno le cose se le sente, se le sente.
(e io l’ho sempre detto che per guidare un SUV essere coglioni non è necessario, ma aiuta).
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May 30, 2008
http://www.sagradelseitan.it/
E chi non viene, colesterolo lo colga!
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May 28, 2008
Ieri ero dalla superba Signora del The, in piazza Cittadella, a Lucca.
M’era presa bene, e s’è fatto una degustazione di non so quanti tipi di the, tra bianchi, verdi e neri.
Nomi tipo “silver needle”, “silver pearl”, il gyokuro che ho bevuto come deve esser fatto da chi lo sa fare, e uno al sapore di malto di cui sono stato omaggiato di una piccola quantità di foglie, visto che non avrei potuto contenerne altro in forma liquida, nonostante avessi già essudato una maglietta e con la seconda sembrassi lo straccio di un benzinaio.
L’ottima padrona di casa ce ne spiegava le differenze nel gusto, nella coltivazione e nella preparazione via via che ce li serviva, e sopportava le mie domande. Addirittura ci ha spiegato cosa differenzia la Camelia Sinensis da quella Assamica e quella Japonica. Insomma, roba da gourmet per un palato al lampredotto come il mio, ma davvero costruttivo.
Ovviamente, al giapponese poco dopo abbiamo cenato accompagnandoci con un cha alla “temperatura del sole” (cit.).
Altrettanto ovviamente, non solo sono tornato a casa a un’ora a malapena proponibile senza accenni di sonno -e anzi godendomi come mai prima, quasi in maniera lisergica, la sensazione dell’aria notturna che veniva deviata dalla mano fuori dal finestrino fino sul mio volto: il flusso, il fresco, una sensazione tattile e rilassante.
Sempre ovviamente, ho dormito di profilo come un bassorilievo egizio. Sul soffitto.
E Dalì avrebbe pianto di gioia se avesse fatto i sogni che ho fatto io.
Grazie, Maestra del The
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May 22, 2008
No, via, non c’è granchè da dire, anche perchè ormai son due settimane…
A parte la stanza per la quale erano rubati anche i 30 euro che alla fine c’è costata, amministrata dalla hostess di “Pappa e Ciccia” (ricordate? “e te che vòi? seme o lupini, stronzone?”) mi son ritrovato nella mia Disneyland.
I subbers, amichevoli, pazzi, professionali, colti e espansivi.
I telefilm… dico solo: “Big bang theory” e, per una volta, l’adattamento di Chuck.
Le mie percosse mancate di un soffio… uscendo da una sala mi trovo davanti una ragazzuccia bellina da morire… io faccio il mio solito “macciaooo!” ebete infantile e sognante che faccio dai tempi del Ragno in piedi su una panca che urla “Ricca, vieni, c’è **** per tutti”*. Lei sorride e ricambia. Vedo poi che quello che avevo scambiato per un armadio e una credenza in ebano sono le guardie del corpo. Come in Chuck, rivedo il programma della giornata. La Toffanin. Bella, ma non vale 40 giorni in trazione salvo complicazioni. Sorridendo, vado via retrocedendo.
Bally che rischia l’avvelenamento… Co-subber che al ristorante chiama URLANDO la cameriera: “EHI, TIPA!”. La suddetta giunge e sibila “Adesso esigo uno ’scusi signorina’”. Bally rincara: “No, che a Pavia non è offensivo, e siccome qui a Milano siamo in frazione…”. La signorina taglia corto: “Dimmi cosa ordini, ti dirò chi sei”. Qui il Bally si perde per fortuna l’occasione di chiedere un profiterole** e ammette “eh, scusa, sono maleducato”. Lei: “tanto tanto”. A quel punto intercedo io: “Te lo chiedo come favore personale: non gli sputare sul dolce, potrebbe capitare a un altro”. Uscendo, venti minuti dopo, tutti abbiam chiesto scusa alla cameriera, indipendentemente, mentre passavamo. Ventidue minuti dopo Bally cercava di calzarsi un profilattico in testa e gonfiarlo dal di dentro.
Le mille foto con Supercar, con la Delorean di “Ritorno al futuro”, con la nuova Donna Bionica… e ovviamente, al bidet ai piedi del letto nella stanza mia e di Obsidian.
Insomma… Il festival dei telefilm è sempre quello, ma più che i telefilm conta la gente che lo frequenta… se non ci fossero stati gli amici di Subsfactory non credo che mi sarei mosso da Firenze…
Viaggio per la gente, non per i posti. E ne vado fiero.
* magari un giorno la racconto. magari. un giorno.
** Dolce con le palle
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May 19, 2008
Sempre qua. Colle gambe che fan sempre piu’ male, colla tastiera sempre senza accenti, con Giove pluvio che ha deciso di affogare tutta Madrid per tenere vergine uno come me (cit.).
Visto il Prado ma non Goya -non chiedete, non infierite-, Guernica al Reina Sofia -e non lo capiro’ mai davvero-, tutto il Thyssen.
Evitatata accuratamente la corrida e la Plaza de Toros, vista la Stazione di Atocha e quant’altro vi passi in mente scorrendo le guide.
Alimentarmente gonfio di formaggi, soprattutto. L’altra notte l’ho passata discutendo animatamente con una porzione di caprino che ancora nel piatto era in grado di spezzare la schiena a un mulo, stanotte con una specie di gorgonzola secco, verde come l’Irlanda, piccante come l’inferno e forte come un cavallo da tiro. Non so se io ho mangiato lui o lui ha assimilato me, che stamani sto sudando il suo odore, nonostante la doccia. Se comincio a scrivere della liberazione dei latticini, sapete che mi sta mangiando dal di dentro e prendendo il controllo.
Ho fatto colazione con due purificanti fette d’ananas, quando il buffet e’ lungo come la Stramilano. Fate voi.
Torno presto. Temetemi, che stasera c’e’ un altro post automatico.
UPDATE: Clamorosa figura dimmerda. Starbuck, commessa carina e semisorridente. Mi serve e sorridendo mi chiede come mi chiamo.
Io: “Simone, e te?”
Non risponde.
Capisco solo quando tra i mille bicchieroni di carta sul bancone, in attesa di coloro che l’hanno ordinato, ne spunta uno con su scritto “Simone”.
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May 16, 2008

Salve. Scrivo da un computer senza accenti e coi caratteri speciali da tutt’altra parte, quindi siate pazienti.
Ho messo in post automatico la seconda regola dell’attentismo, per domani, visto che leggo che la prima funziona. E che mi piace fare il santone
Lo so, ancora devo fare il post per il TelefilmFestival, e sono di nuovo in giro… sopportatemi.
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May 14, 2008
“Fooorte!”
Sognante e bambolosa come Cassie di Skins quando dice “wow!”
Ecco, però uno si basisce quando glielo fanno tre volte al minuto.
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May 6, 2008
Uno degli indizi che sono impegnato, oltre al dover chiedere scusa per le mille cose che ho dimenticato, è che sul mio palmare cominciano a lampeggiare icone.
Oggi lampeggiano una S, una maglietta e una scopa. Lavoro fino alle 20, poi passo alla tipografia per prendere i contatti, poi pulisco tutta casa.
Domani lampeggiano una N, una maglietta e uno spezzone di pellicola, di nuovo una scopa. Lavoro fino alle 16.38, devo telefonare alla tipografia suddetta per sapere se prendono contatti e ordini di stampa magliette via email, poi ho “Iron Man” fissato con Rick e Mike. Nuova pulizia appena a casa.
L’8 corrente mese ci sono una M, un rullino e una valigia. Lavoro dalle 7.30 alle 15.08, poi sono a far foto alla mia modella preferita, forse un set in esterni e qualcuno in interni. Quindi la preparazione della valigia per il TelefilmFestival.
Il 9, il 10 e l’11 lampeggia una televisioncina. Il TelefilmFestival, appunto, per il quale le magliette serviranno e non so quando potrò ritirare. Esco dal lavoro alle 16.38 di venerdì e il MIO telefilm viene proiettato alle 23, a Milano. Poi la maratona Visitors fino alle 4, così magari riesco a saltare un pernotto che non ho prenotato. SE trovo un treno, ovviamente.
Se c’entra, dovrei finire i sottotitoli di Skins 2×02, e il montaggio de “la pulce nell’orecchio” (inserire mia testa cosparsa di cenere qui. Chi sa, sa).
Se mi muovo un pelo più in fretta con spazi un po’ meno ampi intorno mi accendo come un cerino, temo.
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May 5, 2008
Venti giorni fa becco Roxy su MSN. Ha cambiato motto da “next trip: IRELAND” a “next trip: Norway”, e la battuta “oh, ma te, ferma, mai?” viene da sè.
Lei mi coglie in contropiede con un “Il volo costa pochissimo, vieni anche te?” e io non posso che rispondere “Certo! però dormiamo insieme!”
“Scordatelo” risponde lei “Vieni o no?”
“Si, ovvio. Quanti siamo?”
Salta fuori che siamo sei. Io già mi figuro quattro squinzietti adolescenti metalemogoticodiosi dai capelli incolti e dalle barbe improbabili, ma accetto lo stesso.
Prenoto online aereo e treno, prendo ferie per il ponte, mi spiego male nei suggerimenti per il noleggio auto.
Poi arriva la partenza. Per essere all’aeroporto alle 5.30 devo partire da Figline, a piedi, alle 21.27.
E via verso nuove fantastiche avventure.

30/4/08 22.30 FIRENZE SMN - L’autista del bus delle 22.25 trovato per miracolo -no, dico, perchè l’unica indicazione su dove è la fermata del bus è in caratteri submicroscopici sul cartello delle partenze al binario, a seicento metri dalla fermata stessa?-, sul quale salgono assieme a me una ragazza dell’est, una signora snob amante di gufi e rondini -”bella vita, che fanno gli animali, vorrei rinascere cavallo…”, dice all’improvviso. e poi di tanto in tanto saltella fuori con un “Ma anche gufo!” “Però le rondini viaggiano tanto!”, un sessantenne tinto vestito e pettinato come Vasco Rossi e due tizi di etnia incerta, chiede il biglietto solo a me a alla ragazza dell’est e poi soggiunge “via, si va, che dite?”. Una piccola votazione approva. Si parte mentre lui cerca una stazione alla radio. Fino a Pistoia, dove la radio si stabilizza sul concorso canoro “Il microfono d’oro”
1/5/08 1.18 PISA AEROPORTO - L’autista ha fatto i comodi suoi e dei viaggiatori abituali, ma mi ha portato a destinazione, seppure con diversi minuti di ritardo dovuti all’acquisto da parte del suddetto di non ricordo quale prodotto nel forno antistante la stazione di Pisa. Per fortuna non vado di fretta. Mi siedo in aeroporto. Impossibile dormire. L’altoparlante ricorda di continuo che non posso esser qui dopo l’ultimo volo. Finisco di leggere un romanzo di Ben Bova, di vedere un paio di film sul palmare, cerco senza successo, visto che i bagni sono in pulizia, una presa per ricaricare il suddetto. I carabinieri mi guardano male, col filo elettrico che corre dal palmare nella mia mano al pacco batterie nel marsupio alla mia cintura. Io faccio la faccia tipo “Aspetto ci sia più folla prima di farmi saltare” e loro passano oltre.
1/5/08 4.54 PISA AEROPORTO- Inizia il check in. Una addetta chiama a gran voce da una fila semivuota “Passeggeri per Trapani, Trapani, TRAPANI?”. Qualcuno esce dalla fila per Oslo e si mette nell’altra. Scrupolosa, l’addetta chiede di nuovo “Trapani?” “No, Oslo”. L’addetta non risponde nemmeno. I miei compagni ancora non si vedono. Arrivano a fine coda, senza aver pagato il check-in online. Devono fare di nuovo la fila dopo averlo pagato e salgono da buoni ultimi. Abbiamo tenuto i posti che possiamo. Già voglio bene a tutti: non sono nemmeno lontanamente come avevo temuto, e, anzi, mi stanno simpatici a prima vista. Si riveleranno poi cinque persone d’oro, colti e disponibili, cosmopoliti e adattabili, insomma, i compagni idelai per un viaggio.
Il volo è un gioiello, a parte un atterraggio balzellante e rollante da far paura. Alla Hertz il mio co-pilota si distrae drammaticamente quando si siede la prima della lunga serie di bellezze nordiche con cui avremo a che fare, e non sente dove è la MIA macchina. La cerco con calma nel parcheggio, sistemo il mio laocoonte di cavi e cavetti che alimentano, dall’accendisigari attraverso un hub, due pacchi batterie, il lettore mp3 di Roxy, il mio palmare, il ricevitore GPS. Partiamo che già ho fatto tre figure di merda e mi son qualificato come un geek.
1/5/08 13.08 SELJORD - Nel tragitto verso quella che sarà la nostra meta per il pernotto, visto che la meta finale è solo la Norvegia, con tutti i suoi panorami, troviamo tutto allagato. Diversi fiumi hanno straripato, al telegiornale poi vedremo che è una situazione molto diffusa. Troviamo camping e poderi allagati, ci preoccupiamo per le montagne che dovremo attraversare. Sarà neve, lassù?
Pranziamo in un locale lungo la strada. Suppongo, vista la patata al forno con panna acida, che siamo stati oggetto di esperimenti alimentari: “vediamo cosa riesco a spacciargli per cucina tipica senza che si lamentino”.
Per tutto il pranzo continuo a sentire ringhiare dietro di me, poi capisco che è il corpo di un’autoctona, inguainata in un pantacollant e un dolcevita neri, praticamente pennellati addosso. Bella come il sole, mora e riccia. Chiedo i moduli per la cittadinanza.
2/5/08 20.07 EIDFJORD - Arriviamo al nostro albergo ubriachi di bellezze naturali -si, insomma, la maggioranza era nettamente a favore dei giochi d’acqua. La Norvegia gioca con l’acqua in tutte le sue forme… nebbia, neve, cascate, ghiaccio, fiumi e rapide… bello oltre la descrizione. Ovviamente siamo in un posto bellissimo che è la patria anche del nulla, i ragazzini sono già abbrutiti verso il niente, e il vecchierello al bancone del fast-food non capisce nemmeno i numeri, in inglese. Io mangio due vaschette di patatine, e basta, che in Norvegia “vegetariano” è una malattia della pelle.
Prima di andare a letto cominciamo a fare conti, maneggiamo banconote in due valute nella hall dell’hotel come Yakuza fino allo sfinimento e al forfettario. Io mi trovo in tasca 400 euro in più di quando sono partito, sei corone, la Kamchatka e un buono per una confezione di dadi da brodo -credo-. La cosa non mi è di conforto qualche minuto dopo, quando vengo attaccato dall’interno.
Attenzione, si sta per parlar di cacca: bambini, a letto!
A chi non gliene fregasse nulla può saltare al 2/5.
Tranquilli, dai, su, saltate.
Sempre qui? Saltate, non mi offendo.

Allora. Cosa succede a tutti, in vacanza? O si diventa stitici, o si va in diarrea, alla Montezuma. No, io no. Io ho sommovimenti tellurici improvvisi e lancinanti, degni della seconda, salvo poi diventare un blocco di marmo una volta in grado di espletare. Io sospetto che tutto quel lavoro sia un sistema del mio corpo per compattare e asserbare, roba tipo “ambiente estraneo, limitiamo l’impatto non facendoci notare, riteniamo le feci”.
Dicevo: mi devo comunque chiudere in bagno, quando ho questi Maelstrom interiori, perchè non si sa mai. E spesso esco dal bagno senza aver prodotto. Vi rendete conto cosa possa pensare un compagno di stanza quando mi vede uscire agitato dal bagno e non avverte gli effluvi che di solito si accompagnano ad una operazione correttamente svolta? No, non che cago saponette.
2/5/08 9.35 EIDFJORD - Roxy, una mimmina alta un soldo di cacio, tenera e dolcina, però in grado di picchiarti come un fabbro ferraio con un bastone di rattan fino a renderti incosciente, si presenta al ritorno dal buffet con una colazione degna di Godzilla dopo il letargo. Il pane è tagliato più alto delle travi portanti. Carne e pesce ricoprono il bisogno proteico del Bangladesh. Il succedaneo della Nutella ha tante calorie da andare in combustione spontanea. Nemmeno Marcus, la cui colazione è gelatinosa, puzza di pesce e ha tutti i toni del grigio, è così appariscente. Inoltre, sfacciatamente e contro tutte le norme basilari dell’autoconservazione, Roxy regge in una mano un panino con salsa di gambero e strie di Nutella e nell’altro un panino con Nutella e strie di salsa di gambero. E qui suppongo che si sia nutrita a morsi alterni, ma l’osservazione diretta mi è impedita dalle minacce provenienti dalla colazione stessa, che mi guarda incazzosa e strafottente, mi chiede “‘azzo guardi?” e mi minaccia di percosse. Abbasso lo sguardo e, anzi, mi metto al sicuro tornando in camera con Necros -e vabbè, sono i soprannomi che mi avevano fatto pensare agli squinzietti, adesso lo sapete-.
Premo il pulsante sbagliato in ascensore. Invece che davanti alla stanza 320 ci troviamo alla 218. Io me ne accorgo e dico a Necros, che ha la chiave e non se ne è accorto: “Ti vedo ottimista”. E invece no. La porta si apre. Siamo entrambi basiti. Io per la mancata sicurezza dell’albergo, Necros perchè lì per lì pensa che abbiano girato la stanza mentre non c’eravamo.
2/5/08 10.29 hardangenvidda nature park - Ci passano un documentario su fiordi, panorami e animali. Inclusi caccia e pesca. Come se al museo della Ferrari ci facessero vedere come si rigano le fiancate. E’ quasi tutto girato dall’elicottero, a 120°, panoramico e coinvolgente. Aver fatto una robusta colazione per saltare il pranzo non mi pare più un’idea così buona. Ma sopravviviamo, ripartiamo, testiamo gli istinti suicidi di Roxy sul ciglio di un burrone. Marcus, ripartendo dal medesimo si fa tamponare da una roccia. Si preoccupa più del dovuto, poverello, ma visto che toccherà forse a me ripararne il costo della riparazione alla Hertz attraverso la mia carta di credito, gliene sono ben grato.
Intorno alle 13 Roxy -si, proprio quella della colazione ruggente- ulula dalla fame. Ci fermiamo in un centro commerciale, dove, nonostante avessimo pianificato di saltare il pranzo, tutti rimangiamo. O, meglio, io ci provo, frustrato nei miei tentativi da una commessa che pare astiosa e stronza. “I am vegetarian, can I eat that?” chiedo indicando la foto di un panino “We have not those two”, risponde lei, tra lo stranito e il distaccato. “How lucky I am!” faccio lo spiritoso io, sorridendo. Lei non risponde, anzi. Le chiedo cosa altro posso mangiare. E lei risponde che hanno panini con pollo, manzo, pesce… “Ok,” dico io “thank you, I understand”. Stronza e scostante, soprattutto per le facce che ha fatto.Resto digiuno. Poi, ormai in auto, ci viene in mente che lei non abbia sentito o abbia frainteso la mia prima frase, roba tipo
“Sono Italiano, lo posso mangiare?”
“Non ce l’abbiamo”
“Allora è una fortuna”
“Cosa posso mangiare, qui?”
“Pollo, manzo, pesce”
“Ho capito, non importa”
E allora chissà cosa ha pensato lei, di me.
2/5/08 16.29 Kongsberg-Tønsberg Dopo aver girovagato attorno al museo chiuso e fatto la spesa, ripartiamo. Giungiamo all’albergo prenotato per la serata, gestito da un tizio soprannominato “il Gotico” a causa dell’allegria che gli sprizza da ogni poro. Ci avvisa che in città ci sarà una festa collo stesso tono con cui annuncerebbe che le stanze sono inagibili a causa di un incendio. Molliamo i bagagli, io subisco gli effetti di una Nagasaki interna, stavolta esente da sospetti, e andiamo a fare una passeggiata, prima nel bosco e poi in città. Sul molo ci sono solo locali che cucinano (male)italiano, o con la cucina già chiusa alle 21.
Ne troviamo uno con cucina internazionale, ci sediamo. E mentre io temo che l’eccessiva gentilezza del peraltro bellissimo -vaffanculo alla genetica- cameriere sottenda un anelare a fiocinarmi nello sfiatatoio, passa LEI.
Ok, lo so. Di tope spettacolo -scusate il francesismo- ne saranno passate millemila. A’nfatti. Però questa è l’unica belloccia che saluta Marcus di là dal vetro, gli sculetta in faccia, passa a presentarsi qualificandosi come briaca di strizzo salvo poi essere recuperata quasi per un orecchio dall’amica stizzosa. E qui scatta la mia Facciadiculo(tm). “Ok, Marcus. Andiamo al tavolino. Io distraggo Acidella e tu lavori ai fianchi la biondina”. Dieci minuti dopo le due sono ai nostri tavoli, che mangiano dai nostri piatti come se non ci fosse un domani. Il Marcus si becca pure un bacio in bocca -che non si fa per gli amici-, io a malapena su una guancia e solo per la foto richiesta da Roxy, che in realtà mi pareva essere più appetibile di noi due per la coppia di uiarnorvegianuidrinkalot.
Torniamo all’Hotel ancora meditando su qualche meccanismo sociale della serata, soprattutto su chi fosse il pazzo che si è seduto con noi verso una cert’ora.
3/5/08 4.45. Ci svegliamo tutti assieme un quarto d’ora prima delle sveglie, suppongo per un comando mentale del Gotico. Facciamo colazione. A un certo punto Marcus domanda, impaurito: “Ma cosa c’è, un cane?”. Gli spiego che ha sentito ringhiare il sanbernardo che ho nell’intestino, e faccio l’ultima, inutile, capata al bagno.
3/5/08 6.56 Siamo al distributore, per fare il pieno per la Hertz. Ovviamente, alla cassa non possono prendere E la mia carta di credito E i contanti che a casa sarebbero inutili, quindi una vettura deve tornare al bancomat. Il check-in è tra un’ora, tempo ce ne è. Abbiamo 140 corone, ne servono 400 tonde per la benzina.
Quando Marcus torna, io esordisco con “Abbiamo fatto un danno”
“No,” dice lui “c’è un problema”
“Quale?”
“Al bancomat son finiti i soldi, il più vicino è a 20km”
“Porca putt…”
“SCHERZONE!!!” ride lui “Tutto a posto”
“Tutto a posto un accidente,” resto serio io “te l’ho detto avevamo fatto danno. Quanto avete prelevato?”
“400, perchè?”
“Abbiam rifatto colazione, non ci ho pensato, non bastan più, tocca tornare al bancomat”
“Porca putt…”
“PARI!!!!!” rido io.
Avevo giocato d’anticipo. Ma che, secondo voi, “Amici miei” l’hanno ambientato a Firenze a caso? al massimo con un toscano puoi spuntare un pareggio.
3/5/08 9.58 Avvisata la Hertz della boccia sul paraurti, discusso come del resto per quasi tutto il viaggio di astrofisica, relatività e fisica quantistica (non scherzo: son tutti marozziani, quei ragazzi, e i marozziani hanno una mediamente una cultura superiore, dice Marcus. Io l’ho stupito conoscendo il limite di Chandrasekar -o come si scrive-), salgo per primo sull’aereo, grazie al mio priority boarding, per prendere sei posti vicini.
Stendo su tre posti il mio giubbotto e mi metto nei tre posteriori, avvisando i passeggeri che arrivano che siamo sei e vorremmo viaggiare assieme. Tutti capiscono, tranne un inglese che dice -traduco a braccio-
“Non puoi tenere tre posti”
“Infatti, ne sto tenendo sei, però siamo tutti assieme”
“Noi siamo cinque, vorremmo sederci assieme anche noi”
“Buona fortuna più avanti”
“Noi siamo in fila davanti a loro”
“Si, però non è colpa mia se eravate dietro a me”
“Noi siamo cinque”
“Se guardate più avanti e non bloccate la fila, magari i miei amici arrivano pure prima”
Quello abbozza borbottando e se ne va.
Mai stato così gentile e assieme così… così… tignoso in vita mia, nonostante la faccia a pigliapeicculo dell’inglese, che probabilmente pensa ancora che sia colpa degli italiani se lui non s’è svegliato presto quella mattina.
3/5/08 12.51 PISA AEROPORTO - Ci salutiamo in fretta e furia ma calorosamente, che alle 13.05 ho il treno. Saluto con la promessa sincera di un prossimo viaggio il Tigre, Necros, Tappo, Marcus e Roxy, la migliore compagnia che potessi sperare di avere per un viaggio in terra straniera, nonostante qualche preoccupazione su “ma quanto corre, con quella macchina” o un “ma quanto tempo le ci vuole?”, del tutto fisiologica, suppongo. Se mi leggete, grazie, ragazzi, è stato un piacere avervi conosciuti.
3/5/08 14.35 - Arrivo a Firenze Rifredi, in ritardi di dieci minuti, mentre parte il treno per Figline. Proseguo per Firenze SMN. Si, sono tornato in Italia.
3/5/08 15:33 - Faccio due conti: ci vuole più tempo da Pisa a Firenze che da Oslo a Pisa. Crollo a letto, dove dormirò quattordici ore, quasi bidonando Mike, che mi aspetta per un resoconto.
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May 4, 2008

Poi vi aggiorno
(Intanto potete trovare tutte le altre foto su Flickr)
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