Archive for the ‘Accadde che...’ Category

Accadde che..., Plauso e lodi Una soddisfazione, finalmente

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In questo momento la Figlioluccia è sull’aereo per Berlino, diretta verso la messe di allori che la aspetta al Bread & Butter per la campagna che ha realizzato per una nota ditta di piumini.
Il privarmi della di lei compagnia, anche se solo per pochi giorni, mi pesa già, ma mi è alleviato dal fatto che, nonostante la campagna sia stata firmata come agenzia e non col nome di lei, il lavoro di copy e organizzazione sia TUTTO suo, e tutte sue saranno le lodi come lo sono state la standing ovation in sede cliente alla presentazione e i complimenti di tutti coloro che con quella produzione hanno avuto a che fare.
Il biglietto è pagato dall’agenzia -anche se probabilmente prenotato all’ultimo momento, visto che la Figlioluccia viaggia da sola su un volo di categoria superiore-, e la mia dolce metà alloggerà in un loft nel centro di Berlino.
Io intanto non riesco a decidere cosa farmi portare per souvenir per farle alleviare la coscienza dall’avermi lasciato solo -serata del veNERDì a parte- mentre lei se viene osannata in giro per l’Europa. Suggerimenti?

(No, scherzo. Vai tranquilla, Debbina, che ti meriti questo e altro, ennesima prova del genio che sei)

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa Silenzio forzato

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…dal fatto che, apotropaicamente toccando quel che apotropaicamente va toccato, va tutto troppo bene per bubare*.

C’è da aggiungere il mio silenzio SMS dato dalla sim defunta e insostituibile causa esaurimento delle 256k in tutto il territorio fiorentino.

Vi fo sapere. Vogliatemi bene lo stesso.

*Lamentarsi

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi Astonished

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Oggi rinfresco coi colleghi. Questo il biglietto allegato alla tradizionale “busta”:
colleghi fronte
colleghi retro1

…e io che credevo che i miei colleghi non sapessero nulla di me!
E’ sempre un piacere essere stupiti così.

Però mi perplime la giunta del sindacalista:
colleghi retro2

Accadde che..., Ce l'ho con... L’utilità di una preparazione religiosa

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Suona il campanello alle otto e zero zero dell’unico giorno in cui posso dormire magari fino alle dieci.
Salto in un paio di pantaloncini, rispondo al citofono.
“Salve, sono Giovanni”
“Giovanni chi?”
“Siamo nel quartiere per incoraggiare la lettura della Bibbia”
Un Testimone di Qualcheduno o Qualchecosa, ovviamente. Ma com’è che non li trovi mai quando hai fatto un incidente e ti voglion dare la colpa?
Non ho ritenuto opportuno fargli notare che a quell’ora incoraggiano solo l’evocazione dei protagonisti principali del Vecchio e Nuovo testamento, magari accostati ad animali da cortile a zoccolo fesso, e sono stato educato.
“Mi sto per sposare e devo scegliere le letture, quindi sto leggendo molta Bibbia. Lei che ne dice della lettera ai Tessalonicesi*, ove si dice “badate agli affari vostri e non disturbate i vicini”?

Non ha risposto.

*1 tessal. 4,11

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi Doverosi ringraziamenti

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Devo, anzi, dobbiamo visto che parlo anche a nome della Figlioluccia che mi si sposa, ringraziare, ora che ho modo e memoria,
tutti coloro che stanno contribuendo alla riuscita di questo matrimonio come giorno di festa.
- I nostri genitori, che si stanno sbattendo comunque per mille cose, dal pranzo ai rinfreschi ai fiori ai mille consigli;
- Tutti gli amici, testimoni e musici in primis, che stanno lavorando e lavoreranno “gratis et amore nostrum” adesso, da qualche settimana e temo fino al 25, su mille e mille aspetti di un evento che sarà unico anche grazie a loro;
- Tutti coloro che interverranno, in qualche caso attraversando mezza Italia, per condividere la nostra gioia;
- Coloro i quali e le quali ci hanno regalato un addio al celibato e un addio al nubilato straordinari; da parte mia, grazie per non aver tirato fuori omini unti per la Figlioluccia.
- Tutti coloro che, magari pur non intervenendo, si son sobbarcati la rottura di scatole di andare in agenzia o a fare un bonifico, perchè noi abbiamo un viaggio di nozze indimenticabile;

Grazie a tutti, davvero e col cuore.

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Follia Avvantaggiarsi

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Ieri, al ristorante, due ore di Tetris col ristoratore, per i tavoi “opzione pioggia”.
-Inserire bestemmia a piacere, purchè forte forte qui-, ma è possibile che fino a ieri s’andava in giro nudi e per il 20 le previsioni danno -6 gradi e tsunami diffusi?
Insomma, s’organizza “la peggiore delle ipotesi”. Tavoli al chiuso, in tre salette comunicanti.
Genitori a portata di forchettata.
Oggi, e dico oggi, chiama la mi’mamma. Per fortuna -e sottolineo _per fortuna_- una parente è riuscita a liberarsi e a presenziare.
“Ottimo,” faccio io “chiamo subito il ristorante coi tavoli riarrangiati”
Il ristoratore non c’è, lascio un messaggio e mando un SMS.
Richiamo casa: “Fatto. Tutto a posto, può darsi però che cambiando i tavoli ci allontanino un po’ da voi…”
“ECCO! VE L’AVEVAMO DETTO NOI CHE IL RISTORANTE ERA PICCINO! VI FARETE RIDERE DIETRO! SE AVEVATE FATTO COME DICEVAMO NOI (affittare il salone dei Cinquecento, ndr) QUESTO NON ERA”

Riassumiamo: io ho risolto un problema presentatomi dai miei, e vengo pure cazziato. Mi sfugge qualcosa, ma tant’è.

Comunque, almeno sono in anticipo coi tempi: meglio stasera, ’sto discorso, che domenica. Anche se temo che sia solo una prima parte, è bene avvantaggiarsi.

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa Addio al celibato: fffatto.

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Camminata

Intanto beccatevi questi, poi vi racconto!

(e grazie Alex, Antonio, Lorenzo, Michele, Riccardo)

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa Non avete visto Leverage

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…e avete sovrastimato il personaggio. Va bene il gioco di squadra, però così è troppo.

(forse ’sto post lo capiscono in quattro)

Accadde che..., Ce l'ho con..., Tanta iNioranza Sono leghista e non lo sapevo

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Lega: «Pronti a rivedere il Concordato»

Famiglia Cristiana: «Bossi sprezzante»

Se continuano le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche. Il settimanale cattolico: «Lega crea il “mare mostrum”»
ROMA – Basta accuse al Carroccio dal Vaticano o a tornare in discussione saranno i Trattati lateranensi che regolano, per Costituzione, i rapporti fra Italia e Vaticano. L’avvertimento arriva dalla “Padania”, quotidiano del partito di Umberto Bossi, con una riflessione in prima pagina sui rapporti fra Italia e Chiesa cattolica dal titolo “Strane ingerenze ideologiche in uno Stato laico”. L’articolo della “Padania” definisce le parole di mons. Vegliò all’indirizzo del ministro leghista Calderoli come «l’ultimo episodio di una lunga serie di ingerenze ideologiche e squisitamente politiche da parte di uomini delle gerarchie ecclesiastiche nelle faccende di uno Stato che, fino a prova contraria, è laico».

IL MONITO – «Se i rapporti fra lo Stato e la Chiesa andranno avanti lungo questa deriva, ossia le gerarchie ecclesiastiche proseguiranno in questa politica marcatamente interventista nei confronti delle decisioni e degli orientamenti della politica e delle istituzioni al di là di ogni ragionevole confine di neutralità delle rispettive sfere di intervento – avverte l’articolo della “Padania” a firma Stefano B.Galli – bisognerà inserire nell’agenda delle riforme anche una revisione di Concordato e Patti Lateranensi. Non ci pare il caso».(…)

Come sarebbe a dire “Non ci pare il caso”?

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Ricette L’idromele c’è.

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E vi vuole bene.
Un pomeriggio a filtrare, lavare, versare, pastorizzare, attento al cicalino del termometro e al gocciolìo del liquido ambrato nella caraffa.

Dieci bordolesi rase con tappo cognac e, appena ho cinque minuti, se mi gira, capsula termorestringente.

Nonostante si sia indietro per molte cose, dalle conferme ai fiori alla lista di nozze, almeno quello per il matrimonio è pronto.

Etichetta a parte, ma non è quella, che apprezzerete.

Accadde che..., Recensioni Radio24

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Gentilissimi, io vi stimo, vi voglio tanto bene e ho una piccola statua di Cruciani che ingombra il mio salotto.
Solo un appunto: non vi pare fuori luogo un’ora di trasmissione su Marinetti e il Futurismo alle sei di mattina? Vabbè che a quell’ora siamo svegli e vi ascoltiamo io e due-tre internati in casa di cura, ma se per caso un camionista, facendo zapping, incappa in una cosa del genere gli prende un abbiocco fulminante e falcia TUTTA la A1, e CE L’AVETE SULLA COSCIENZA VOI.

(meglio, molto meglio cantare a squarciagola “Heaven on their minds” ed entrare nel parcheggio del lavoro sulla serie di battiti di mani)

Accadde che..., Ce l'ho con..., Mi rammento Quando il gioco si fa duro…

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Una decina d’anni fa il sottoscritto si avventurava, armato -è il caso di dirlo- di un’armatura a scaglie in PVC da 3mm piegata a caldo e di due esperimenti di spada in lattice con anima in acetalica, visto che la vetroresina era di là da venire, verso Spondon, in Inghilterra.
Lì si teneva il Gathering, L’evento -notate la maiuscola- di Gioco di Ruolo dal Vivo più importante d’Europa e, credo, del mondo.
Un’esperienza, sia per il gioco che per il viaggio, unica, della quale ci troviamo a parlare ogni volta che ci troviamo intorno a una birra -o quasi- coi compagni d’avventura: la Mary, Rick, Lore, il mi’fratello. Come non citare gli attacchi puntuali all’ora di cena, “‘what’s your name?’ ‘NAME’ ‘where are you from?’ ‘NO’ ‘oh, thank you’”, i gendarmi francesi che spadacciavano per strada, i caffè allucinogeni?
La voglia di continuare a giocare ci fece aderire a una delle nascenti associazioni di Gioco di Ruolo dal Vivo ITALIAne, che però non citerò. Si dice il peccato e non il peccatore.
Molti di voi nemmeno sanno cos’è, il GRV, quindi spiegherollo, anche se dopo questo antefatto. Il Gioco di Ruolo consiste nell’interpretare un personaggio -nell’ambientazione fantasy qualcosa tipo mago, guerriero, ladro- e farlo reagire agli eventi proposti da un narratore in maniera coerente al suo ruolo, recitandone la personalità. Nel Gioco di Ruolo dal Vivo le azioni del personaggio non sono solo descritte, ma anche messe in pratica: ci si abbiglia e arma -armi inoffensive, per carità-, si recita, si agisce. Ma torniamo a noi.
Per qualche anno abbiam girato l’Italia, portando lo scompiglio in paeselli -ah!, Barga, cara a Chtulhu in quanto non euclidea come R’lyeh: in ogni punto sei contornato da salite, in qualsiasi direzione tu ti muova, sempre. soprattutto se hai venti chili di armatura addosso- e in brulli prati ai confini del mondo -Cottanello- seguendo le nostre mire politiche e urlando in battaglia il nome del dio che avevamo creato, per una serie di eventi qui troppo lunga a ricostruire, in Inghilterra: NAME, il dio dell’indipendenza.
Per un po’ sono state quasi rose e fiori. Nonostante una gestione, diciamo così, arrangiata, si giocava e ci si divertiva.
Poi, beh, nuova gestione, nuove regole.
Prima di tutto il gioco via IRC prima e via messaggistica poi. Tra una sessione e l’altra, se il tuo capogruppo non aveva un cazzo da fare e viveva online, stringeva e scioglieva alleanze, provocava offese mortali, cambiava il culto E TU NON NE SAPEVI NIENTE FINO ALLA SESSIONE SUCCESSIVA.
La disorganizzazione e il disinteresse ai giocatori non VIP. Io, da fabbro -PRIMO FABBRO PG dell’ambientazione, mica cacca- mi son trovato, dopo mesi (24) di “le facciamo o no queste regole per i fabbri? serve aiuto?”, un bellissimo tomo di regole per le Baronie. Come se ci fossero in giro più Baroni che fabbri. Mi son trovato inutile. E vabbè. Insieme vien fuori la storia che BISOGNA fare anche il PNG, servizio di “comparsa”. Prima potevi pagare e giocare tutto l’evento col tuo personaggio, oppure non pagare e giocare un nemico, un personaggio di contorno, deciso dal narratore.
No. Bisogna pagar tutti, e allora che si fa? Paghi, e all’evento fai ANCHE il PNG per un po’ del tuo tempo. Poco male, eh, se non per chi, diversamente impegnato durante parte della sessione di gioco con eventi di vita vera -che so, lavoro, studio, famiglia, quelle cazzate là-, avrebbe preferito giocare il proprio personaggio per tutto il tempo disponibile o per quelli che, scarsi di pecunia, venivano a giocare per l’amor del gioco.
Poi la gestione autarchica. Un consiglio che non tollera recriminazioni (“Simone, torni a giocare, prima o poi?” “Già. una sessione, dico qualcosa che non va bene al presidente, sei mesi di sospensione, una sessione, altri sei mesi…”) nemmeno dai giocatori più anziani ed esperti, accusati anche di far fronda perchè, a parte, cercavano un metodo per far funzionar meglio le cose.
I favoritismi. I bonus estetici d’armatura che si sono visti solo applicati ad armature prodotte da un negoziante affiliato.
Le astuzie*. L’affitto della sede legale pagato coi proventi degli eventi mi va pure bene, ma scindiamo la sede legale da una civile abitazione, ok?, che a me non va di contribuire a pagarti l’affitto di casa. E neppure uno stipendio a due-tre membri scelti, anche se con lo sgamotto “premio per l’evento sportivo” -già, che siamo diventati associazione sportiva, solo Name sa perchè, visto che le gare evidentemente le vincono sempre i soliti-.
Name -il dio che avrei douto conoscere meglio di chiunque altro, visto che era stato un’invenzione mia, della Mary e poi di Lore- era stato violentato, cambiato di ruolo e di credo, diventando tutto un’altra cosa da quello che il mio Nerocorvo “lentobraccio” Mangialupi degli Antelli era stato chiamato ad adorare.
Nel frattempo, io m’ero già rotto i coglioni. Avevo trovato la scherma medievale prima e quella rinascimentale poi, in modo da tenermi quel po’ di nobile arte che avevo intravisto. Avevo un lavoro vero al quale dedicarmi, e altri hobbies più soddisfacenti. Il fisico, seppur giovanilissimo, non era più quello del ventequalcosenne che aveva iniziato, e non si poteva più permettere giornate a correre in armatura sotto il sole.
Non avevo voglia di cambiare il mio stile di gioco dall’azione al sotterfugio.
Soprattutto, ero deluso da coloro che avevano iniziato con me, colla mia stessa ottica, e che adesso mi giustificano ogni cosa con “e vabbeh, dai, si gioca uguale, si cambia dall’interno” senza cambiare nulla da anni ormai. A uno di questi ho pure detto come la penso: i quattrini miei ’sta gente non li becca più. Se dovessi trovare il tempo e la verve -ecco, quella, soprattutto- per giocare di nuovo, mi rivolgerò a vecchi compagni emigrati verso altre associazioni, non certo a quella nella quale il mio personaggio era cresciuto tanto salvo poi non esser più nessuno da un momento all’altro: monete non più riconosciute (“eh, sei mancato un anno!”), esperienza di gioco inutile (“ora ogni fabbro può far tutto”), e, anche se una volta son stato accolto con “ah, ma tu sei Nerocorvo! avevo sentito parlare di te in Gilda Armorieri”, beh, non è più il mio posto, son rimasto indietro con troppe cose.
Neppure a quella la cui capa si è dispiaciuta di più per una giornata di gioco non ben pianificata che per il funerale di un amico comune, se è per quello. A scatola chiusa. Diciamo che è bastato.

Tutto questo pippone perchè, per la prima volta da anni, non invidio più gli amici che hanno passato una settimana ininterrotta di gioco, tra battaglie, incantesimi e falò. Birra e Amici, con la maiuscola, li posso trovare anche scevri da un sacco di gente che si sente grande solo quando… beh, Goethe disse “E’ felice e grande solo chi non ha bisogno di comandare per essere qualcuno”.

Birra, sidro o idromele, gente?

*Raccolte negli anni da diverse fonti. Non saranno esatte al 100%, ma c’è concordanza nelle testimonianze, e se fossi un finanziere una verifichina la farei, visto che l’atmosfera è quella.

Accadde che..., Follia Tiro alla Gioconda

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Una turista russa ha lanciato una tazza di the contro la Gioconda.
Dice che era infuriata perchè aveva chiesto la nazionalità francese e le era stata negata.
Si sospetta che non fosse in pieno possesso delle facoltà mentali.

Rileggete: “aveva chiesto la nazionalità francese”.

E’ OVVIO che non sia sana di mente.

Accadde che..., Spigolature, Tanta iNioranza Se ci trovate dell’umorismo è colpa vostra

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In attesa del bus:
“Quest’ c’nese shtanne dappett’tte. Anche Prate è tutte de lore. Un altre poche e ci venghene a case nostre e ci butt’ne fuore.”

Accadde che..., Tanta iNioranza In ritardo

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Posso dire “come al solito”, anche se un po’ me ne vergogno?

SalendoNon vi ho nemmeno detto che siamo stati a Londra. Solo un week-end lungo, per carità, ma abbastanza da divertirci, educarci, sfogarci.
Appena prima di partire, ancora in fila per l’imbarco, una lezione di vita.
Noi primi della fila non-priority, accanto all’hostess di terra che aspettava l’apertura del check. Accanto a noi, una dozzina di persone che avevan pagato di più per essere i primi a imbarcarsi e scegliere i posti. Dietro di noi un centinaio di persone, in educata fila o sedute sulle poltroncine d’attesa. All’orizzonte appare, armato di un mezzo sorrisino con cui passa in rassegna le code, un fighetto (un wannabe fighetto, per verità, uno di questi ultraquarantenni lampadati tutto l’anno, pantaloni bianchi e camicia sportiva aperta) che punta diritto all’hostess senza degnare di uno sguardo le poltroncine.
“Senta,” fa lui “visto che ho avuto un incidente e oltre al polso” mostra una fasciatura semirigida” ho dei fastidi al ginocchio e non posso stare in piedi, potrei salire per primo anche senza priority?”
La hostess, alla quala vorrei erigere un busto in bronzo nella sala imbarchi, ribatte “Scherza? Piuttosto, ha un certificato che attesti che può imbarcarsi dopo un incidente?”
Il tizio boccheggia, il mezzo sorrisino è tornato al metal detector. “Veramente no… è che…”
“No, guardi, io questa responsabilità non me la prendo. O lei mi esibisce un certificato, o non posso farla salire”
“Ma io non ce l’ho, non ci ho pensato, non lo sapevo” (“quando ho provato a fare il furbo per passar avanti a tutti” aggiungo io mentalmente)
“Facciamo così: lei va all’ufficio Ryanair qui sotto, se le danno il benestare io la faccio salire; altrimenti, mi spiace, ma i regolamenti parlano chiaro”.
E’ finita che siamo partiti in ritardo, visto che con ogni probabilità al tipo -mai più visto- han fatto sbarcare il bagaglio. Ma con quale soddisfazione!New Globe Theatre

Beh, poi a parte piccolissimi screzi col personale dell’hotel… la faccio breve: avevo chiesto col massimo della mia gentilezza che le uova strapazzate, al momento liquide, mi venissero cortesemente cotte un po’ di più. La cuoca, dell’est, ha finto di non capire per le prime due volte, borbottando stizzita chissà che in chissà quale lingua, poi una collega ha accettato di farci questo piacere, come se non fosse il loro mestiere. La prima cuoca è poi uscita della stanza, probabilmente andandosene finalmente affanculo e urlacchiando “This is english breakfast, not ‘international breakfast’” a nessuno in particolare. Al che il campanilista che è in me ha innalzato il tricolore e gli ha risposto in modo che sentisse bene “You DREAM of Italian breakfast!” La tipa, inglese, suduta accanto a noi ha commentato verso la Deb “They are not happy people”. Giura?<>Controluce

Però ce la siamo goduta, eh!, se ce la siamo goduta. Shopping furioso a Forbidden Planet -giuro, la mia dolce metà ha speso più di me- e in un negozio di modellismo dove abbiamo ottenuto un modello di Tardis immenso per due lire, e che la Deb ha promesso di dipingere personalmente, salvandolo dalle mie pennellate a casaccio.; una rappresentazione dell”How you like it” al New Globe theatre, dove, nonostante l’inglese aulico, abbiamo riso trascinati dal ritmo dei bravissimi attori; un tour sul London Eye, uno al binario 9 e 3/4, uno al museo di storia naturale e al British, uno al japan center, uno per Soho a caccia di lingerie (“Fiiico, nei negozi di intimo vendono le batterie” “E son tutte mezza torcia, pensa te”) con inaspettato acquisto di ombrelli e magliette con equalizzatore grafico -don’t ask-, l’immancabile Piccadilly, l’evitabilissimo Trocadero -eh, com’è peggiorato negli anni!-, e a un paio di pub vicino a Covent Garden che ci han lasciato sazi, ebbri e soddisfatti.Gusto di cattedrale moderna

Imbarco per il ritorno, interno dell’aeroporto. Deb: “Simone, ti sei perso due tipe spettacolari”
“Che han fatto?”
“Son passate davanti alla libreria e una ha detto all’altra: ‘qui son tutti libri, noi che entriamo a fare?’”
Per me e Deb è una bestemmia, sappiatelo. Possiamo calpestare le rispettive madri che si mettessero tra noi e una svendita di libri. Anche usati.
Ovviamente le stesse tipe ce le troviamo sedute davanti in aereo, una al corridoio e una al finestrino, per non aver nessuno seduto accanto, che parlottano allegramente di quanti cent’euro han speso di scarpe.
Però un tizio fa sedere la moglie nell’unico posto libero nella fila avanti a loro e attende che loro due smettano di parlottare. “E meno male,” penso io “adesso chiede a ’ste prepotenti di sedersi accanto per poter star almeno vicino alla moglie”.
Invece, una scena tra Ionesco, Fantozzi e il ragioner Linguetta: “Tu lavori in $Nomeazienda$, ti vedo sempre in mensa, non mi conosci, ti volevo solo salutare”. Una delle tipe è un pezzo grosso, si capirà poi.
Il tipo si pulisce la bocca da un tarzanello e si siede quattro file ancora indietro, agli antipodi della moglie, che ora suppongo sia sollevata.
Avvisi necessari e comodi riflessi
Nel frattempo un tizio sta pestando le nostre scatole di modelli con la sua valigia, nel tentativo di farla stare nella cappelliera sopra il nostro sedile invece che il suo. Ha già fatto una cosa che io non mi permetterei mai di fare, ha spostato valigie altrui per far star la propria, però quella vendemmia mi costringe a un “Oh, se magari la prendi un po’ più calma e cerchi un altro posto invece di schiacciare la roba mia mi fai un piacere”
“Eh, sto pigiando, scusa”
“Si, a me le mie scatole piacciono con quella forma, per cortesia pigia un po’ meno”
Il tipo assesta un po’ più delicatamente, borbotta uno “scusa, la prossima volta…” (ma quale prossima volta, coglione? spero di non incontrarti mai più se non il due novembre) e si siede. Passerà il volo con in testa un cappello più piccolo di quello di Magilla Gorilla, ma che evidentemente essendo comprato a Londra lo fa fico ed esente dal senso del ridicolo e dall’educazione di toglierselo al chiuso.
Appena partiamo, le simpaticissime davanti si siedono accanto lasciando il posto al corridoio libero. Si volteranno solo per chiedermi di abbassare l’aria condizionata che, casualmente, dal mio posto arriva sul loro, probabilmente spettinandole.

Insomma, vediamo d’esser chiari. Io e la Deb siamo molto distanti dall’essere perfetti. Però se nel mezzo di Piccadilly c’era uno che urlava, era italiano. Se c’era uno che provava a saltare la fila mentre mi sequestravano il Victorinox con cui voloevo dirottare The Eye, era italiano. Siamo burini, siamo convinti d’essere più belli, simpatici e furbi degli altri. E non è vero, soprattutto a Londra, dove un melting-pot secolare ha prodotto una folla che in metropolitana è silenziosa anche quando gli sopprimono la linea sotto i piedi -testimone io-, una folla in cui non trovi un uomo o una donna veramente brutto se non ti impegni o non visiti il museo di storia naturale, una folla in cui un tizio in un chiosco informazioni esce e attraversa la strada per farti vedere dove devi andare da un’angolazione migliore, visto che hai problemi a comprendere l’accento infame -cockney?- che ha.

Insomma, capiamoci: son contento d’essere italiano. Sarei più contento se meno miei connazionali pensassero d’esser la crema della crema della genetica e cultura mondiale, perchè quando si va all’estero si va per imparare, sempre e ovunque, e ci si deve andare con umiltà e rispetto.

Accadde che... L’importanza delle parole

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I miei stanno ammodernando un bagno, a casa loro.
Sono rimasti, penduli da una forassite, dei fili inutili, incastrati chissà dove ma staccati dalla tensione.
Io ho suggerito che gli operai smurassero la forassite fino al punto di blocco, in modo da poterli togliere e fare una cosa pulita al momento di intonacare.
“Eh,” fa la mi’ mamma al telefono “non so se lo fanno, che pare vogliano ricoprire e basta”*
“Beh, se non lo fanno loro, tocca farlo a me, che così non può e non deve stare; quindi, visto che stanno scavando le altre tracce…”
La sento urlare verso i muratori, pure stizzita e polemica con me: “Se non lo fate voi va bene lo stesso, lo fa lui”

Io mi rassegno: “Ecco, digli di lasciarmi uno scalpello adatto”.

*la capacità decisionale di un muratore relativamente a lavori per i quali è profumatamente pagato è spesso sottovalutata.

Accadde che... Una bella settimana

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Settimana scorsa:
- ho pagato la rata del mutuo
- la rata dell’armadio (la penultima, per fortuna)
- mi è saltata un’otturazione, rivelando che il dente va devitalizzato, portando con sè un buon quarto del dente medesimo; il dentista non può sistemare il tutto fino a dopodomani, ovviamente
- è arrivata la richiesta del condominio di circa 1200 euro per il rifacimento del tetto
- abbiam spostato la data del viaggio a Londra
- mi è stata comunicata la visita dell’ispettore alla caldaia per giovedì prossimo
- dulcis in fundo, ieri si è rotta la lavatrice, dopo aver allagato il ripostiglio.
- Dimenticavo, quindi edito: il tagliabarba mi è morto a metà di una rasatura, nel momento in cui sembravo Gazzè sotto aminoacidi.

Una bella settimanina di merda, nevvero?

Accadde che... Io ci sarò, credo

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Sagra del seitan
Qui il programma

C’han mangiato anche dei “cicciai” irriducibili, e ci son stati bene.
V’aspetto?

Accadde che..., Virtuality Volete sapere cos’è successo al blog?

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Eh, pure io.
Anche se temo di saperlo.

Accadde che..., Follia Plagio involontario

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Da “il Corriere” del 9/5

“Alla durissima presa di posizione del Va­ticano, il rappresentante del governo libi­co risponde con altrettanta fermezza: «Quando abbiamo allentato i controlli sia­mo stati accusati di mandare la gente a mo­rire. Ora che abbiamo deciso di potenziarli ci accusano di violare i diritti umani. Noi siamo aperti a tutti i tipi di cooperazione, se volete possiamo portare a piazza San Pie­tro tutti gli stranieri che le vostre navi han­no portato qui. Bisogna capire che la Libia da sola non ce la fa, queste persone scappa­no dalla fame, non dalla guerra. La coscien­za dell’Europa deve svegliarsi perché noi proveremo a fermare chi affronta il mare per avere una vita migliore, però saremo costretti a fermarci se continueremo ad es­sere il luogo di transito di tutta l’Africa. E saremo costretti a sospendere i controlli delle frontiere verso l’esterno qualora ci rendessimo conto che il peso migratorio sta diventando troppo pesante».”

Non è mai bello scoprire di pensarla come Gheddafi, tranne quando c’è di mezzo il Vaticano.